Oscar
Prudente è uno dei musicisti più universalmente stimati
nel mondo della musica italiana. Autore di 800 canzoni, collaborazioni
con De André, di cui ha prodotto L'indiano, con Bubola, con
Fossati, con Battisti. Autore di canzoni famosissime come "Pensiero
Stupendo" e, in parte, anche "Via del campo". Dopo
anni di silenzio musicale (ma senza mai fermarsi, dedicandosi a
teatro e cinema) ha deciso di tornare in sccena in prima persona,
con un vero e proprio spettacolo. Ha debuttato a Genova, ora passa
per Milano. Con lui Giua e il gruppo degli Gnu. E non è che
la prima mossa.
Oscar, raccontaci un po’ il senso e il modo di questo ritorno.
Perché è un ritorno no?
In effetti
sì. Lo chiarirò anche in scena: questo non è
il concerto di addio. Inizio adesso a fare sul serio (ridiamo).
In realtà non è che me ne fossi proprio andato.
Ha sempre fatto tante cose. Ultimamente sì, mi ero staccato
dalla musica per occuparmi più di teatro e di cinema. Poi,
mentre collaboravo a fare il disco tributo per Lauzi, guardandomi
indietro e parlandone con Tonino Conte del Teatro della Tosse,
mi è venuto da pensare a quante canzoni avessi fatto o
contribuito a fare e mi è venuta voglia di ripercorrere
un po’ la mia strada.
E
hai chiamato lo spettacolo “Benvenuto fortunato”.
Lo sai che io ho il 45 giri di “Benvenuto fortunato”?
Ma dai! Allora
non sei giovane?
Ahimè
no. Mi ricordo anche il retro che era “Euh”: “Il
cielo terso ed i colori tenui / mi fan sentire l’anima appagata
/ scalza e vestita, fresca come l’acqua / i capelli che
ti cadono sulla fonte /saltando da un sasso all’altro /
spiccando conchiglie dagli scogli” …
Eh sì,
il finto poetico che diventa satira … Io ho iniziato da
lì. Anzi, ancora da prima, ho iniziato suonando la batteria
negli angiporti genovesi, nei bar delle bagasce. Sai perché
tutti noi delle città di mare abbiamo iniziato col jazz?
Perché ce lo chiedevano i marinai americani! Lì
ho conosciuto Tenco, ho suonato con lui. Poi ho incontrato Nanni
Ricordi a Milano e ho inciso con lui. Con Benvenuto fortunato
sono andato al Cantagiro del ’68 e ho fatto amicizia con
Lucio Battisti: lui cantava Balla Linda e arrivava sempre primo
nel girone degli esordienti e io sempre ultimo, tappa dopo tappa,
nel voto popolare. Però ero ben considerato dai giornalisti
e dagli altri cantanti che vedevano questo tipo un po’ folle
con un brano surreale (che ho scritto su un testo di Tonino Conte).
Contrariamente a quanto insegna Mogol, con cui ho lavorato al
Cet in questi ultimi anni, io amo fare musica su testi già
scritti e non viceversa. Beh, insomma Battisti mi chiede di andare
alla Numero Uno che proprio allora stava costituendo con Mogol.
Prima
hai inciso un secondo 45 giri con Nanni: “Lascia stare uomo
bianco”. Ce l’ho anche quello!
Ho incontrato
un mio collezionista! Alla Numero uno era fantastico allora. C’erano
la Pfm, La Formula Tre, i Flora Fauna e Cemento. Gli editori facevano
gli editori e proponevano le nostre canzoni ai cantanti. Poco
dopo ho iniziato a lavorare con Ivano Fossati. E il primo frutto
fu Jesahel a Sanremo. Io andavo come autore e lui come cantante
e flautista dei Delirium. Che però erano solo in cinque.
E lì abbiamo avuto quell’idea di riempire il palco
come aveva fatto Joe Cocker per With a little help from my friends.
Ivano ha portato due ragazze, io tutti i Flora Fauna e Cemento
compreso l’attuale cronista di calcio Bruno Longhi (li porterò
anche al mio spettacolo di Milano) e abbiamo dato spettacolo.
La prima sera abbiamo rischiato di essere eliminati perché
noi del coro prendevamo la nota dal mellotron che era vicino a
noi, solo che quel giorno ce l’hanno spento per dispetto,
perché allora in gara ne accadevano di tutti i colori,
e per riaccendersi ci vogliono due ore. Stonammo tutta la canzone
e passammo per miracolo. La sera dopo piazzammo un portuale a
guardia del mellotron. E fu un successo.
Successivamente
ne hai scritte molte altre di canzoni
Dopo ho fatto
l’album a quattro mani con Fossati, Prima dell’aurora
…
Ho
anche questo! Collezionista inossidabile …
Un album
che ancora adesso suona molto bene e che allora fu bene accolto
dalla critica, ma non spinto perché la numero uno era stata
appena comprata dalla Rca che non aveva interesse a spingerci.
La
tua biografia si mischia con l’attualità. Patty Pravo
ha appena compiuto 60 anni e tu sei l’autore di Pensiero
stupendo. E’ stata scritta per lei?
No, sinceramente
no. L’abbiamo scritta per Loredana Berté, ma a lei
non piacque e restò un paio d’anni in un cassetto.
Poi fu Fossati che, andato a Roma per promuovere materiale proprio,
si ricordò della canzone nel momento in cui c’era
da rilanciare Patty. Mi telefonò, noi siamo sempre rimasti
in contatto, e andammo a fargliela sentire. Piacque molto. Il
resto è noto.
Ancora
intrecci tra la tua biografia e l’attualità. Mogol
è ripartito in questi giorni per una galoppata a cavallo
sulla via Francigena e scopro che tu eri lo “stalliere”
della prima spedizione a cavallo di Mogol e Battisti.
Era Mogol
l’uomo dalle imprese impossibili. In cui coinvolgeva sempre
il povero Battisti. Pensa che ho anche una fotografia dove lo
fanno giocare a pallone, lui che non era portato! Anche nella
storia dei cavalli fu Mogol a fare tutto. Io facevo lo scudiero.
Li precedevo in macchina su una jeep, allestivo il campo, tracciavo
gli itinerari sulle mappe, badavo un po’ ai cavalli. Pensa
che ho appena chiamato Mogol per invitarlo mercoledì e
mi ha detto che stava appunto partendo di nuovo per il viaggio
a cavallo.
Infine
un’altra curiosità. Tu sei uno degli autori di Via
del campo. Com’è che ha più autori che parole
nel testo questa canzone?
(Ride) E’
tutta colpa della sciagurata prodigalità di Dario Fo. Io
allora lavoravo in teatro con lui, mi prende da parte e mi fa:
“ho sentito quest’aria medievale”. E me la canta.
Secondo me se l’era inventata. Allora io aggiusto la musica,
faccio il testo e la cantiamo nello spettacolo “La passeggiata
della domenica”, con il titolo di “Dormi dormi”
(me la fa sentire. E’ identica a Via del campo musicalmente
– NdR). A una replica a Genova c’è Fabrizio
De André cheio non conoscevo ancora. Era quattro anni più
grande di me, lui era già famoso io no. Fabrizio, dopo
lo spettacolo va in camerino da Dario e gli dice: “Bella
quella canzone. Posso farne una mia versione?” E Dario:
“Ma certo, fai pure!”. Così nacque l’attuale
Via del campo. Ma non è finita! Jannacci, in precedenza,
con Dario Fo, aveva già lavorato sulla canzone. Successivamente
si messo d’accordo con Fabrizio, poco prima che morisse
e Dori Ghezzi (per cui ho scritto “Margherita non lo sa”,
il brano di Sanremo) mi ha detto che adesso alla Siae è
registrata come Jannacci-De André. L’unico che non
ha visto un soldo da questa canzone sono io! Un po’ per
ingenuità, un po’ per giovinezza.
Ma
torniamo allo spettacolo , ossia “Benvenuto fortunato”
E’
uno spettacolo strano. Ripercorro la mia vita attraverso le canzoni:
“Benvenuto fortunato”, “Jesahel”, “Pensiero
stupendo”, “Margherita non lo sa”, “So
che mi perdonerai” (scritta per i Nomadi), “L’aurora”
(per le Orme, “Il mondo di frutta candita” per Moranti,
“Dolce rompi” per Celentano, “Il mio mondo d’amore”
per Ornella Vanoni e tante altre. Ne ho scritte 800! Ma non saranno
solo canzoni. C’è un bravo attore del teatro della
Tosse sul palco con me: Pietro Fabbri, a cui è affidato
il compito di tradurre un po’ in parole il tutto. Anche
gli aneddoti. Sai ad esempio che ho scritto la canzone più
suonata in assoluto della tv italiana? La sigla di Domenica Sprint.
E racconterò anche come è nata quella. O l’arrangiamento
della musica di Vangelis, Hymne, scelta per gli spot della Barilla.
O ancora della mia attività di produttore per l’album
“L’indiano” di Fabrizio de André e di
Tre rose di Bubola. Sul palco con me un gruppo bravissimo, ma
dal nome impronunciabile: gli Gnù, come l’animale
o i Gnu, come fosse una sigla: che sono Francesca Rapetti al flauto
e percussioni, Roberto Izzo al violino, Raffaele Rebaudengo alla
viola e Stefano Cabrera al violoncello. Infine ci sarà
anche Maria Pierantoni Giua, cantautrice anche lei ligure, di
Rapallo, chefarà Margherita non lo sa e il brano della
Vanoni, in un modo che, guarda, mi fa venire i brividi. Un gran
bello spettacolo. L’ho già fatto a Genova ed è
stato un successo.
Ma
ci saranno anche canzoni nuove. Odisseo, ad esempio …
Due canzoni
nuove: Donna del mare, perché
io sono nato in una casa che guarda il mare, si affaccia sui contrafforti
del porto di Genova, e Odisseo. Due
brani che fanno parte di un mio prossimo progetto a cui sto lavorando,
dove la mia figura viene un po’ paragonata a quella di Ulisse
… Ma per adesso è presto per parlarne. Comunque,
ripeto, non è un concerto d’addio. Io inizio adesso!