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Le BiELLE Interviste
Pes Scarpato (Malaavia): "prog a nostra insaputa"
Tra Hegel, Gurdjieff e Marx: filosofia e alternativa
di Davide Nixon


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La scena progressiva in Italia ha creato un modo di fare musica assai rivoluzionario e talvolta sovversivo : un modo di gestire la musica in pura libertà creativa, lontana dalla rigide regole del pop massificante. Musica per viaggi mistici o concreti, che ha rigenerato e rigenera il mondo canzonettaro tanto quanto l'avvenuta dei cantautori storici. Di questa tendenza fanno appunto parte i Malaavia. Ne parliamo con Pes Scarpato, anima e deus ex machina del gruppo.

Partiamo dalla base:come nasce il progetto Malaavia?

I Malaavia nascono dalla fusione di diverse anime artistiche e sono espressione di una esigenza di condividere un percorso artistico e di vita. Ci siamo formati nel 1998.

Come nasce l'amore per il genere prog, un disco in particolare?O la filosofia artistica di questo genere?

Ci siamo trovati ad essere prog a nostra insaputa. Ce lo hanno detto gli altri.
E’ ovvio, ognuno di noi aveva ascoltato la musica dei ‘70. Noi, 10 anni fa, eravamo molto attratti dagli Osanna e dalle Orme, senza trascurare la musica popolare e il grande patrimonio che ci hanno lasciato Roberto de Simone, la NCCP e Musicanova.
Venivamo però quasi tutti dalla musica classica. Dopo abbiamo approfondito.
La nostra visione di “prog” è quella di una musica assolutamente evolutiva e totale.

L'idea di Vibrazioni Liquide,come è nata? Da quale urgenza sociale e politica?

Vibrazioni Liquide è una vera e propria esigenza, la necessità di calarci nel testo mistico ed estrarne il messaggio sociale, alieno dalla confessionalità e dal dogma.
Ciò che abbiamo trovato lo si può ascoltare tra i solchi dell’album.

L'importanza della filosofia oltre che dei gruppi prog dei 70, si avverte nei vostri lavori.
Quando sostieni che il tuo lavoro è ispirato da Hegel,che intendi di preciso?

Una impostazione che risente molto del metodo hegeliano e della fenomenologia dello spirito secondo la quale vi è risoluzione del finito nell'infinito (fenomenologia significa Scienza di ciò che appare). La fenomenologia è la storia della coscienza individuale che esce dalla sua individualità per farsi universalità: è come se nella dottrina hegeliana esistessero due piani separati che s'intersecano e sovrappongono quando l'Assoluto s'incarna nello Spirito soggettivo. La nostra musica è assolutamente questo.

La filosofia in questi tempi può essere una delle salvezze dell'uomo dalla deriva reazionaria e cialtrona?

La filosofia è da sempre un invito al pensiero di essere produttivo, speculativo, libero e indipendente. Oggi si è troppo dipendenti da tutto e non vi è quasi mai possibilità di sviluppo armonico dell’ Essere. In questo senso, la scienza filosofica può essere d’ausilio, ma bisogna essere disposti e motivati. Non serve buttarsi a capofitto in impostazioni new age o in pseudo antiche credenze orientali : queste servono solo a mascherare vuoti di pensiero.

Quali sono i filosofi principali,del cui insegnamento non possiamo fare a meno e perchè?

Ritengo importante conoscere il pensiero di Gurdjieff , ma anche ei mistici sufi e una sana rilettura in chiave moderna (non sistemica) di Marx. Questi 3 pensieri costituiscono la vera alternativa alle brutture che conosciamo.

Vi è capitato di suonare con grandi band del genere,quali possono essere le differenze maggiori tra la vostra proposta e i classici?

Abbiamo condiviso il palco con Yes, Banco del mutuo soccorso, PFM, Delirium, Gianni Leone (Balletto di bronzo), Jenny Sorrenti ed altri.
I classici restano tali e in riferimento a questi nomi, non possiamo fare altro che ammirarne la maestosità e l’onestà. Il nostro approccio alla musica trae insegnamento da questi, ma va oltre: gli anni ‘70 sono finiti da un pezzo e tutto è cambiato.

Il prog è un genere che unisce massima libertà compositiva e una certa rigidità,regole precise, eppure è il genere più anarchico per un musicista ,perchè pone al centro diversi stili di composizione ed esecuzione?

Il prog è tale solo se è evolutivo e progressista, sempre alla ricerca di nuove soluzioni.
Chi oggi fa musica ( in questo genere) alla stessa maniera dei miti dei ’70 non fa prog ma una sorta di revival, seppur con brani originali.
Poi, si sa, la progressive music vive di tante sfumature. Noi abbiamo un nostro percorso che tutti dicono d’essere originale e non derivativo. I riferimenti ci sono e si sentono, ma in questi anni abbiamo creato il MALAAVIA – Sound, unico.
In questo senso, il prog è davvero una musica libera.

La salute del progressive ,in Italia, a che punto è?

Gode di ottima salute ed interesse, soprattutto da parte dei giovanissimi.

Quale il reale interesse del popolo?

I giovani italiani sono stufi dei polpettoni sanremesi e cercano altro. In questo caso, piattaforme come il myspace o progarchives.com sono davvero ottime per trovare questa musica per menti aperte.

Quali i suoi pregi e difetti?

Gli investimenti scarsi delle etichette tra i difetti. I pregi li abbiamo già elencati.

La verità è rivoluzionaria,diceva uno che la sapeva lunga,ma - aggiungerei- anche l'arte.
Credi che oggi si possa fare un discorso di rivoluzione della musica ,sia al suo interno -quindi nel mondo della discografia ,spesso in crisi- che come elemento che possa portare le masse a una coscienza di classe, a un risveglio dell'individuo...Chi sono i nemici,i collaborazionisti di classe all'interno di un discorso artistico-rivoluzionario?

E’ vero, la discografia (quindi il potere borghese) è in crisi, ma non la musica.
I vari discografari di turno vogliono solo spremere gli artisti e farli diventare delle macchinette per produrre danaro. Almeno questo è stato fino a poco tempo fa.
Tutto ciò ora è in crisi per diverse ragioni. Questa è già una prima rivoluzione. La musica deve ritornare ad essere musica suonata davvero. Il disco è solo un accessorio che può esserci o non esserci e per questo, non deve essere un problema per l’artista autentico.
L’arte evolve. E’ intelletto vivo, è aliena dal senso borghese del volgare ed è sempre popolare, anche quando è difficile. In questo senso, ciò che tu definisci nemici di classe sono quelli che producono cose pre-confezionate che non permettono lo sviluppo del pensiero e l’evoluzione.
Fai tu stesso dei nomi.

La tradizione,la musica locale e folkloristica sono un punto di partenza anche per chi fa prog?

Per noi il folk e la musica dei vari cantacronache degli anni ’50 è stata determinante. Non abbiamo però trascurato Luigi Nono ed i grandi compositori classici o Jazz.
Ciò è avvertibile negli album dei Malaavia.
Qualche pseudo-critico da quattro soldi invece ritiene che il richiamo a dialetti e stilemi folk nel prog costituisca un limite. Limitato sarà lui !

Cosa pensi del recupero dei dialetti e del folk in parte della musica attuale.Ottiene successo per un reale valore artistico,o è pura forza di rappresentazione di un dato popolo?

Crediamo che la rappresentazione folklorica fine a sé stessa sia un dato assolutamente negativo. Il popolo si evolve e genera forme nuove, in linea o in opposizione con una tradizione antica. Il dialetto, come le lingue locali si trasformano e coniugano nuovi slang.
Ciò che è pura forza artistica deve tenere presente tutto ciò e farlo proprio. Solo così sarà autentica. Diversamente, è fiction. Il valore artistico devi misurarlo in base alla capacità di trasformazione della realtà sociale in chiave musicale. Esempi massimi di ciò che ti dico possono essere rappresentati in Peter Gabriel, Paul Simon, Franco Battiato, PFM, NCCP ed altri, a torto, definiti minori. Uno di questi è Antonello Paliotti. Cercalo in rete. La musica di Antonello è vero prog !
Comprendi bene che non stiamo parlando dei Green day o dei Blue.

Allegato alla recensione c'è anche un link dove i lettori possono ascoltare il disco.Come vivete le possibilità di usfruire la musica in modi diversi rispetto a quelli tradizionali?

Abbiamo sempre pensato a questo tipo di cose. Ora lo abbiamo realizzato grazie all’impegno del nostro discografico Tiziano Giupponi della MULTIMATI.
Pensiamo che il supporto fisico nell’era dell’IPOD sia pressoché inutile, a meno che uno non sia cultore dell’oggetto in quanto tale e quindi se lo compra.
Io, per esempio, compro solo LP. Oggi quasi tutti i nuovi dischi sono stampati anche in vinile.
Quando lo metto sul piatto è tutta un’altra musica e non c’è mp3 che tenga.
E’ però un capriccio di nicchia. I mp3 sono più comodi ed il CD è superatissimo.

Potere democratico che porta la musica come mezzo pubblico di istruzione e intrattenimento popolare?

Sicuramente, il Player multimediale è alla portata di popolo più che il supporto fisso.

O temete che il capitalismo sappia introdursi e inquinare anche gli spazi liberi di sapere in internet?

Il capitalismo in quanto prodotto scellerato dello sfruttamento si insinua ovunque, è la storia che ce lo insegna. Cosa ben diversa è l’investimento sano,equo e pulito. Internet offre enormi possibilità in questo senso ed attraverso la rete è quasi sempre possibile smascherare i trucchetti dell’ancien regime borghese.

Farete un live?

Si, il tanto sospirato MALALIVE. Speriamo che qualcuno possa credere in questo nuovo progetto. Confidiamo in un interessamento di Aerostella-Immaginifica dell’amica Iaia De Capitani.

Come sarà strutturato?

Ci saranno 3 parti :

1. Brani nostri e qualche brano del disco solista del nostro Joe La Viola.
2. Villanelle napoletane del 500 arrangiate alla nostra maniera.
3. Alcuni delicati omaggi ad artisti dei 70 come Battiato, Le Orme, Pfm, ma si tratta di brani spesso trascurati dal grande pubblico.

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Intervista effettuata il 09-08-2008
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