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Le BiELLE Interviste
Lucio Dalla , il ritorno alla canzone
Fare arrivare alla gente il meglio della canzone
di Giorgio Maimone




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Volevo sapere qualcosa su questo che non è un disco nuovo, ma dal vivo. La registrazione di uno spettacolo teatrale durante la scorsa tournèe. Non ha fatto dischi per quattro anni e poi ne ha fatti due in pochi mesi.

Non è che non ho fatto dischi per quattro anni, ma non ho fatto dischi di canzoni. Però ho fatto un disco di un concerto cameristico al teatro romano di Pompei e altre cose. In effetti questo è un momento di iperproduzione nel senso che tra regie teatrale e operistiche si è incastrato anche questo tour che peraltro per ragioni di esperienza un tour magico e l’idea di registrare un dvd live e anche un disco è venuta per la risposta che non solo il pubblico, ma anche noi abbiamo ricevuto da questo tour. Per cui volevo che ci fosse un documento che rimanesse. In questi giorni al teatro Valli di Reggio Emilia ho concluso la parte italiana del tour e poi inizierà la parte europa: Mosca, Ginevra, Zurigo, Amsterdam, Madrid. Sarà quasi in maniera formale la degna fine del tour. Questa è la documentazione di questo tour che è nato anomalo e che strada facendo lo è diventato di più, perché non è un tour di canzoni, ma è una teatralizzazione delle canzoni, con una scenografia …

… e anche una regia teatrale vera e propria.

Una regia teatrale che ho fatto io. Con un aiuto molto bravo direi, ancor più che emergente, che si chiama Marco Alemanno e che è il co-produttore con me del disco, quindi della parte precedente il tour. In più c’è questa operazione che con la presenza della teatralizzazione, ma la prevalenza musicale, ci sarà la pubblicazione di un libro di Bompiani con un’altra parte del tour, molto più teatrale che vedrà l’uscita a settembre: libro con dvd accluso.

Cd e dvd differiscono in modo sostanziale? Non solo per la presenza delle immagini …

No, differiscono nella forma e nei contenuti, per quanto il cd è sostanzialmente un monouso ed è un po’ controtendenza, perché è un supporto tecnologico che è un po’ messo in disparte oggi. Nel dvd ci sono contributi, interviste, c’è la possibilità di avere una presentazione delle canzoni differente. Diciamo che è una forma tecnologicamente molto più aggiornata, più contemporanea.

Poi essendo stato un tour teatrale penso che il dvd lo rappresenti al meglio.

Certamente. Lo rappresenta nella sua logica e soprattutto è una rappresentazione fedele del tour. Anche se in questo caso non lo è fino in fondo, perché alcuni brani sono riservati all’uscita di settembre: quelli più teatralizzati e meno musicali.

Il repertorio c’è più o meno tutto a partire da "4/3/43", ma senza la produzione con Roversi. O sbaglio?

No, ce n’è una che è Anidride solforosa. E’ un omaggio che faccio a me stesso e anche un omaggio che continuo a fare a Roberto Roversi che non è stato solo un collaboratore, ma un leader nell’operazione che abbiamo fatto assieme. Subito dopo aver lavorato con Roversi io ho iniziato a scrivermi i testi da solo, quindi per me è stato anche un riferimento, una scuola. Probabilmente avrei potuto fare i testi anche prima, ma avendo a disposizione una collaborazione di questo tipo ho preferito lavorare con lui. E così mi sono preparato per scrivere i testi al momento opportuno.

E’ stata una specie di scuola …

Un master, assolutamente (ridiamo). Roversi è ancora oggi un riferimento, dato che ovviamente ci sentiamo sempre, abbiamo uno scambio quasi continuo di opinioni, oltre alla piacevolezza e alla gratitudine che ho nei suoi confronti.

Il disco è stato presentato ufficialmente a Bologna.

Sì, avendo registrato il concerto da cui è tratto a Bologna e avendo l’occasione di precedere l’inaugurazione di ArteFiera che è una manifestazione molto importante, la più importante che c’è in Italia nel suo genere e io in qualche modo ci sono legato perché avevo fino a qualche anno fa una galleria e sono appassionato d’arte. Inoltre, durante il concerto, c’è un’istallazione di Lucia Tani che abbiamo curato insieme, perchè era una sorte di occasione benefica tra virgolette, a favore dell’ospedale uno dei più importanti per quanto riguarda la patologia che c’è a Bologna.

In questa occasione ha suonato non tutti i brani del disco, immagino.

Beh, non ho fatto la parte finale che è una sorta di medley elettrico molto spinto, perché in realtà il teatro comunale di Bologna è storicamente il primo teatro lirico d’Italia e quindi non avrebbe sopportato un “rumore” come quello. Ci siamo dovuti limitare, finalizzare il livello acustico allo spazio.

Ultimamente ho visto due libri che parlano di lei. Quello sulla storia della Rca rivissuta attraverso i ricordi di Lilli Greco e quello di Maria Laura Giulietti, edito da Bompiani, su un solo album Come è profondo il mare. L’ha letto?

Io li conosco, ma il problema è che ogni volta che faccio una cosa ce ne sono tre o quattro in attesa: dalla messa in scena della Beggar’s opera per il teatro Comunale per cui sto già lavorando adesso anche se comincerò le prove al ritorno dalla Russia. Poi ho fatto la musica del film di Salemme. Insomma, non ho avuto tempo per leggere i libri che parlano di me.(ridiamo). Da dopo la Russia lo farò.

Comunque è una bella esperienza trovare un libro che parla di una album solo. Lei quando lo ha registrato sapeva già che sarebbe stato un album storico? Lo sentiva?

Ma guardi, al momento di scrivere canzoni non sai mai dove andranno a parare e quali saranno le seduzioni che la creatività procura. Non ho mai avuto la sensazione, la coscienza di quello che sarebbe successo dopo l’uscita. Devo dire che mi sembrava, era il periodo che smisi di lavorare con Roversi, che comunque fosse destinato a essere, non dico una pietra miliare, ma un sintomo di trasformazione nella storia della canzone che aveva, parlo della canzone del cantautore, che aveva un assetto moralistico, pedagogico, a volte anche fin troppo pretestuoso. Io volevo che il meglio della canzone arrivasse alla gente, non solo alla gente “intelligente” o presupposta tale. Ecco. Quindi il mio lavoro sarebbe stato un lavoro di divulgazione senza una selezione del pubblico al quale volevo rivolgermi.

E ha funzionato alla grande!

E ha funzionato! Poi soprattutto ha funzionato nel tempo, perché alcune di quelle canzoni le faccio ancora adesso:è al centro di tutto questo. Anche del lavoro che sto finendo. E’ stata una canzone che non sarà stata una pietra miliare, perché è un po’ stupido dire così, ma è stato un anello di congiunzione tra un modo di concepire la canzone e iniziare a concepire una cosa diversa.

Ma il ritorno alla canzone, al concerto, a pubblicare dischi è un buon segnale? Nel senso che possiamo aspettacene altri o sono troppe le attività collaterali? Oppure non si sa ancora?

No, no, io sto già preparando il prossimo … Ma devo dire che comunque non è più come tanto tempo fa.. Mi muovo, anche come operatività, più sul versante del teatro, facendo le regie. L’anno scorso ad esempio ho fatto un mese in Irlanda con Stravinskij e l’Arlecchino di Ferruccio Busoni e quest’anno tornerà in scena a Liegi e altrove. Però io non la seguo sempre, avendo fatto la regia e non essendo l’interprete. In realtà credo di avere più tempo per le prossime operazioni discografiche. Avendo lo studio di registrazione anche in barca. E questo fa capire l’interesse e il piacere di registrare.

Una notizia che mi sembra di avere letto da qualche parte. E’ vero che Caruso non è la sua canzone preferita?

Ma no, in realtà dal punto di vista dell’esecuzione è sicuramente la canzone che preferisco, perché è talmente uno sfogo! E questa poi è una delle ragioni per cui molti cantanti l’hanno reinterpretata.

Perché è bella da cantare.

E’ bella da cantare. Però ecco, se dovessi ascoltarla non è la canzone che preferisco.

Che invece è …?

Non ce n’è una. Ad esempio ho riscoperto una canzone che non avevo mai fatto dal vivo che è Liam, presente in questo lavoro. E poi c’è Le rondini, da "Cambio", che è un pezzo che mi diverte moltissimo. Lei calcoli che ci sono almeno una decina di pezzi che io non posso non fare, perché la gente si sentirebbe non considerata e tradita. Sto parlando di L’anno che verrà, o Attenti al lupo che però nel tour non faccio. Ma se proprio me la chiedono la inserisco come bis. Poi non posso non fare 4 marzo e Piazza grande che però faccio sotto forma di medley acustico. Cioè le camuffo un po’. Me le sto tirando dietro da un bel pezzo. E quindi riscoprire una canzone da riproprorre live come ho fatto in questo tour con Le rondini è stato un vero piacere.

Su Bielle
Intervista audio
Sul web
Intervisa rilasciata il15-01-2008
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