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Le BiELLE Interviste
Giua, la freschezza della qualità
"Non mi piace il gioco dell'aspettami, non vengo"
di Giorgio Maimone



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Allora, Maria Pierantoni Giua, arrivi a Sanremo poco tempo dopo aver pubblicato il tuo primo disco, che si intitola solo Giua La tua canzone è praticamente già in lizza per il Premio della critica. Ma come nasce? È pensata per Sanremo o era già una tua canzone?

Era una canzone a cui stavo lavorando, non in vista di Sanremo. Un pezzo che mi è uscito questa estate in seguito a un’esperienza diretta. E poi quando si è trattato di scegliere mi è sembrata la più giusta da portare.

Il titolo?
“Tanto non vengo”

E l’hai scritta da sola?

L’idea e la musica sono interamente miei. Poi ho rielaborato il testo con Gianluca Martinelli che è l’autore con cui collaboro già da tempo, che mi ha aiutato a fare un lavoro di limatura.

La canzone non è un brano sanremese, ma ha caratteristiche per piacere. Raccontala un po’

E’ una canzone sull’attesa nei rapporti., Sono partita da questo pensiero su come la stessa attesa possa essere strumentalizzata da parte di una persona per tenere l’altra sulla corda e poi come sia una tattica destinata a fallire anche in modo ironico e goffo come viene raccontato nella canzone e invece l’attesa che si compie in un appuntamento, dove poi le persone si incontrano davvero. Ed è di gran lunga la situazione che preferisco. Non mi piace il giochino dell’”Aspettami, tanto non vengo”.

Musicalmente cosa puoi dire del tuo brano?

Musicalmente è costruita di tre parti. C’è una parte che ritorna come un riff che dà proprio il senso dell’attesa, del tempo, un tempo che diventa dispari e crea questa sorta di sorpresa nell’ascoltatore. E’ piuttosto ritmata, orientata sul rock, ad anticipare una mia svolta stilistica in corso. Sono in un momento di ricerca.

 

Siamo alla vigilia di una svolta?
Ci sto pensando, ci sto lavorando molto. Anche se non è una cosa che uno può decidere a tavolino.

Tu sei di Rapallo, vai a Sanremo che è sull’altra Riviera … sei più preoccupata perché vai a ponente o per il palcoscenico dell’Ariston?

(Ridiamo) Perché vado a Ponente, ovviamente. Sono molto emozionata. Più emozionata che preoccupata per fortuna. Perché alla fine questo festival rappresenta una grandissima occasione e quindi me la godo come tale. Io ce la metterò tutta, ma ci vuole anche un pizzico di fortuna. Per quanto mi riguarda farò tutto il possibile, ma sono serena, perché non si può prevedere ogni cosa. Mi sembra già un grosso successo essere arrivata fin qua.

Hai già pensato a come ti presenterai sul palco? Se suonerai la chitarra o meno?

Sì, suonerò la chitarra dal vivo, assieme all’orchestra, ma senza gruppo di accompagnamento.

Questo brano poi rientrerà nel tuo disco passato?

Sì, verrà ristampato il disco che era uscito a giugno ma con un’aggiunta consistente. Oltre al brano di Sanremo ci sarà un altro inedito, in più riusciremo a inserire Petali e Mirto

Oh finalmente!

La canzone con cui ho vinto Recanati e una versione chitarra e voce de La donna cannone di Francesco De Gregari che è il pezzo con cui mi sono aggiudicata le selezioni di Sanremo Lab

Tu esci da Sanremo Lab?

Esatto. Ho fatto queste selezioni per accedere a Sanremo Giovani.

Come è stata?

Ah beh … tosta, eh? (ride) Un sacco di selezioni perché eravamo tantissimi. Mi sembra 5 da settembre a dicembre,. Un impegno grande, una bella soddisfazione e poi ho conosciuto molti ragazzi che come me stanno provando a fare questo mestiere. Insomma: bello, bello, bello.

Ultima domanda: i quadri. Andiamo avanti a dipingere?

Sì, andiamo avanti. In questo periodo un po’ meno perché mi sto dedicando tutta al Festival. Però sto andando avanti con un sacco di stimoli e all’interno del libretto del disco ci sarà un quadro nuovo e poi spero di andare avanti, perché ho delle belle possibilità.

Si chiamava Artour-o il tuo tour con quadri di questa primavera a Shanghai. Come è andato?

Bello, bello. La cosa che mi piace di più è proprio questo aspetto: il fatto di unire queste due arti che hanno molti punti in comune di cui sempre più mi accorgo. E poi il viaggio. La possibilità di andare in giro, incontrare nuove culture, diverse dalla mia, attraverso un lavoro su musica e colore.
”.

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Interevista rilasciata il 18-02-2008
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