
Ascolti collegati

Maria Pierantoni Giua
Giua |

Patrizia Laquidara
Funambola |

Carmen Consoli
Eva contro Eva |

Cristina Donà
La quinta stagione |

Paola Turci
Tra i fuochi in mezzo
al cielo |

Paola Turci
Stato di calma apparente |
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Allora,
Maria Pierantoni Giua, arrivi a Sanremo poco tempo
dopo aver pubblicato il tuo primo disco, che si intitola
solo Giua La tua canzone è praticamente già
in lizza per il Premio della critica. Ma come nasce?
È pensata per Sanremo o era già una
tua canzone?
Era
una canzone a cui stavo lavorando, non in vista di
Sanremo. Un pezzo che mi è uscito questa estate
in seguito a un’esperienza diretta. E poi quando
si è trattato di scegliere mi è sembrata
la più giusta da portare.
Il titolo?
“Tanto non vengo”
E l’hai scritta da sola?
L’idea e la musica sono interamente miei. Poi
ho rielaborato il testo con Gianluca Martinelli che
è l’autore con cui collaboro già
da tempo, che mi ha aiutato a fare un lavoro di limatura.
La canzone non è un brano sanremese, ma ha
caratteristiche per piacere. Raccontala un po’
E’ una canzone sull’attesa nei rapporti.,
Sono partita da questo pensiero su come la stessa
attesa possa essere strumentalizzata da parte di una
persona per tenere l’altra sulla corda e poi
come sia una tattica destinata a fallire anche in
modo ironico e goffo come viene raccontato nella canzone
e invece l’attesa che si compie in un appuntamento,
dove poi le persone si incontrano davvero. Ed è
di gran lunga la situazione che preferisco. Non mi
piace il giochino dell’”Aspettami, tanto
non vengo”.
Musicalmente cosa puoi dire del tuo brano?
Musicalmente è costruita di tre parti. C’è
una parte che ritorna come un riff che dà proprio
il senso dell’attesa, del tempo, un tempo che
diventa dispari e crea questa sorta di sorpresa nell’ascoltatore.
E’ piuttosto ritmata, orientata sul rock, ad
anticipare una mia svolta stilistica in corso. Sono
in un momento di ricerca.
Siamo alla vigilia di una svolta?
Ci sto pensando, ci sto lavorando molto. Anche
se non è una cosa che uno può decidere
a tavolino.
Tu sei di Rapallo, vai a Sanremo che è
sull’altra Riviera … sei più
preoccupata perché vai a ponente o per
il palcoscenico dell’Ariston?
(Ridiamo) Perché vado a Ponente, ovviamente.
Sono molto emozionata. Più emozionata che
preoccupata per fortuna. Perché alla fine
questo festival rappresenta una grandissima occasione
e quindi me la godo come tale. Io ce la metterò
tutta, ma ci vuole anche un pizzico di fortuna.
Per quanto mi riguarda farò tutto il possibile,
ma sono serena, perché non si può
prevedere ogni cosa. Mi sembra già un grosso
successo essere arrivata fin qua.
Hai già pensato a come ti presenterai sul
palco? Se suonerai la chitarra o meno?
Sì, suonerò la chitarra dal vivo,
assieme all’orchestra, ma senza gruppo di
accompagnamento.
Questo brano poi rientrerà nel tuo disco
passato?
Sì, verrà ristampato il disco che
era uscito a giugno ma con un’aggiunta consistente.
Oltre al brano di Sanremo ci sarà un altro
inedito, in più riusciremo a inserire Petali
e Mirto
Oh finalmente!
La canzone con cui ho vinto Recanati e una versione
chitarra e voce de La donna cannone di Francesco
De Gregari che è il pezzo con cui mi sono
aggiudicata le selezioni di Sanremo Lab
Tu esci da Sanremo Lab?
Esatto. Ho fatto queste selezioni per accedere
a Sanremo Giovani.
Come è stata?
Ah beh … tosta, eh? (ride) Un sacco di selezioni
perché eravamo tantissimi. Mi sembra 5
da settembre a dicembre,. Un impegno grande, una
bella soddisfazione e poi ho conosciuto molti
ragazzi che come me stanno provando a fare questo
mestiere. Insomma: bello, bello, bello.
Ultima domanda: i quadri. Andiamo avanti a dipingere?
Sì, andiamo avanti. In questo periodo un
po’ meno perché mi sto dedicando
tutta al Festival. Però sto andando avanti
con un sacco di stimoli e all’interno del
libretto del disco ci sarà un quadro nuovo
e poi spero di andare avanti, perché ho
delle belle possibilità.
Si chiamava Artour-o il tuo tour con quadri di
questa primavera a Shanghai. Come è andato?
Bello, bello. La cosa che mi piace di più
è proprio questo aspetto: il fatto di unire
queste due arti che hanno molti punti in comune
di cui sempre più mi accorgo. E poi il
viaggio. La possibilità di andare in giro,
incontrare nuove culture, diverse dalla mia, attraverso
un lavoro su musica e colore.”.
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