"Arimo"
è uno dei migliori dischi usciti nel 2008, anzi, forse il
migliore. Se la giocano ancora una volta, in una sfida tutta interna
al Lago di Como, i rinati Sulutumana con Davide Van De Sfroos e
il suo "Pica!". Tra Eupilio e Mezzegra ci sono 29 chilometri
soltanto di distanza e un lago in mezzo. A 30 km, ma sulla stessa
sponda del lago di sta Bellano dove vive e opera lo scittore Andrea
Vitali. E ancora a 18km da Eupilio sta Monticello Brianza dove vive
e opera il Luf Dario Canossi. Zona ricca di talenti in questo 2008
il lago di Como! Per parlare di "Arimo" alla vigilia della
sua presentazione al Piccolo di Milano sentiamo Gian Battista Galli,
voce e autore (soprattutto dei testi) dei Sulutumana.
Allora Giamba. Diavoli di Sulutumana! Proprio quando promettete
di non fare il concept album uscite con la cosa più simile
a un concept che abbia mai sentito da voi! Arimo ha clima unitario
dalla prima all'ultima canzone.
Si direi
proprio di sì in effetti. Non è stato un obiettivo
alla fonte, però poi in realtà è arrivato
il risultato.
Mi
sembra un po' anche un ritorno a Danza, dopo due album che sono
andati in un'altra direzione: la cauta sperimentazione di Di segni
e di sogni e il viaggio di Decanter.Questo è un po' un
ritorno a casa ...
Sì.
Diavolo di un Giorgio! E' vera anche questa. C'è un ritorno
alle origini. Crediamo con maggior rigore sonoro e un corpo un
po' più forte, però da un punto di vista delle atmosfere
sì.
Tanta
esperienza in più anche perché ormai sono anni che
siete sulla breccia. Come sono nate le canzoni? Nel corso del
tempo?
Sì,
nell’arco del tempo: dal 2006 a oggi e poi approfittando
di progetti a cui abbiamo collaborato, prima con il teatro, poi
con Andrea Vitali che è comunque l’ispiratore con
i suoi romanzi e i suoi personaggi di parecchie canzoni. Soprattutto
perché c’è stato di mezzo “Pianoforte
vendesi” che è questo spettacolo con testi suoi che
portiamo in giro e da cui vengono buona parte delle canzoni di
questo album. Altre canzoni invece sono di libera ispirazione.
La libera ispirazione è stata la molla che ci ha spinto
a tornare, non solo alla Danza, ma al secolo scorso, all’infanzia
e alla memoria che, secondo me, sono elementi molto importanti.
Si
avverte questo ritorno al passato. Nelle recensione su Bielle
diciamo ascoltando Arimo sembra di sentire una radio, una radio
di quelle a valvole che diffonde belle musiche, parole ed emozioni.
Siamo in
sintonia. Non a caso il sito in allestimento dei Sulutumana ha
proprio una radio sull’home page (ridiamo). Se vai a vedere
ti sorprenderai di te e delle tue intuizioni.
In
effetti. L’unica canzone che mi sembra fuori contesto rispetto
al quadro unitario che si diceva prima è Farfalla sucullo,
bellissima canzone ma che parla d’altro. Viene da un altro
spettacolo teatrale. Fuori registro rispetto al resto. Non l’avrei
messa in mezzo al disco, ma forse in fondo come bonus track.
Sì,
ho capito. Viene dallo spettacolo omonimo. E’ una canzone
a cui siamo affezionatissimi e che ha aperto come inedito tutti
i nostri concerti di questo periodo di transizione, in cui non
eravamo Sulutumana, ma Semi-suite. Però in effetti è
una canzone che si può capire meglio guardando quello spettacolo
che è scritto, diretto e interpretato da Giuseppe Adducci.
Perché nella canzone si parla di un ragazzino zingaro deportato
che vive tutta l’esperienza tragica della Shoa con gli occhi
di un ragazzino. Quindi c’è la poetica e la magia
de La vita è bella in questo spettacolo che ha vinto anche
premi importanti.
Ma
anche la canzone è bella. Però diversa dalle altre.
Effettivamente
ascoltata lì nel lotto risalta un po’ questa mosca
bianca.
Invece
“Lègura” come nasce? E’ l’unica
canzone dove c’è un termine in dialetto, come amate
fare.
Nasce proprio
per quello, sul divertimento del termine dialettale e sui due
modi di dire: Ta scapa gna ‘na lègura ossia non t
scappa nemmeno una lepre.
Ecco,
non riuscivo a capirla. Ero incerto se fosse solo un suono o una
parola in una lingua straniera.
Ma come sai
noi ricorriamo al dialetto per fare questi tranelli. Quando ci
suona particolarmente divertente la usiamo, senza volere affatto
farlo intendere, tradurlo. Semplicemente vogliamo farlo suonare.
E la canzone è nata proprio a partire dal ritornello. Mettendo
insieme la frase di prima e il famoso proverbio delle nostre parti
“La sa ciapa a tuti i ur la lègura senza cur”
(Si prende a tutte le ore la lepre senza correre)
No,
non lo conoscevo.
Per dire
che non è il caso di correre dietro a quello che scappa
che prima o poi arriva sotto le grinfie. Intrecciando questi due
modi di dire ci è venuto improvvisando sul furgone. Allora
abbiamo aggiunto due strofe che hanno solo lo scopo di portare
al momento del ritornello. Come dire, non sono particolarmente
ispirate, ma sono belle per quello. Vogliono essere di contorno
al ritornello.
La
canzone però prende.
Sì,
prende perché ha anche questa coralità afro. Sembra
uno scherzo della natura: dal dialetto al sud del mondo.
“La
canzone del calzolaio ubriaco” invece è la vecchia
“Funerale” a cui è stato cambiato il testo
Esatto, proprio
così.
Questo
solo i fan più accaniti riescono a scoprirlo
Assolutamente
sì. E c’è già chi mi dice “però
anche l’altro testo era bello!”
Però
per lo spettacolo serviva questa nuova versione …
… che
è certamente pertinente allo spettacolo.
Una
curiosità ancora. Questa volta la scelta vostra è
di mettere poca musica, molto canto ed è quasi scomparsa
la fisarmonica.
Sì,
questo era successo anche in “Decanter” semplicemente
per un fatto di talento. Che manca. (ridiamo), Sai com’è:
occupandomi dei testi e del canto trascuro la fisarmonica e quindi
i risultati sono questi. Però è anche vero che riteniamo
che la fisarmonica sia anche un colore talmente forte e talmente
bello quando c’è che spalmarlo troppo su un disco
intero darebbe un’impressione che francamente non ci interessa.
Troppo folk. Invece così ci piace di più. Magari
tornerò un po’ a suonarla la prossima volta.
C’è
invece una grossa presenza, sia come composizione, che come strumento,
il pianoforte, di Francesco Andreotti.
E’
un disco molto pianistico e di questo io Giamba sono felice. C’è
tanta musica di Francesco, tanta di Nadir. Loro sono i compositori
delle musiche di questo disco. Finalmente c’è anche
tanta esecuzione di Francesco col suo pianoforte che ha una sonorità
e un carattere ben definito e che è importante far passare.
Penultima
domanda: come mai i Sulutumana hanno così pochi contatti
con gli altri musicisti. Soprattutto a livello di ospiti nei vostri
dischi e viceversa di presenze vostre nei dischi altrui. Mentre
invece in altri ambienti, come il teatro, siete molto più
introdotti? E’ una scelta o una circostanza?
Ci stiamo
lavorando. E’ una sfiga, non è affatto una scelta.
La volontà è proprio quella di trovare scambi e
intrecci, perché ci interessano molto. Speriamo che in
futuro questa cosa sia un po’più nutrita. Con il
teatro invece è stata una fortuna, perché ci siamo
incontrati spontaneamente e quindi abbiamo un buon rapporto e
siamo molto benvoluti dal teatro, a cui vogliamo molto bene. Per
quanto riguarda i musicisti la nostra volontà è
assolutamente opposta a quella che è la realtà.
Quindi speriamo di fare dei begli incontri e di avere anche dei
begli scambi.
L’importanza
dei libri nelle tue scelte compositive. Hai messo Terzani, Paolo
Monelli, Andrea Vitali, poeti spagnoli. A questo punto la domanda
è cosa stai leggendo e cosa entrerà nei prossimi
dischi? (Ridiamo)
Sto leggendo
"Luce di agosto" di Faulkner, ma non
credo che ne farò una canzone! Spero proprio che non mi
venga questa idea, perché mi ha veramente tirato in basso,
però è un grandissimo libro. L’importanza
dei libri è grande, perché sono convinto, e non
sono l’unico, che si debba partire da un’idea forte
per fare una canzone e quando l’idea forte non arriva dalla
tua creatività pura è giusto ed è bello che
venga da un’idea forte di qualcun altro. Che poi sia un
libro o qualche altro spunto va bene. Essendo io uno che si diverte
a leggere, più ancora che un lettore serio, mi diverto
poi spesso a trasformare queste letture in canzoni quando mi appassionano
e mi emozionano.
Che
poi è bello anche per il motivo simmetrico. A volte gli
spunti alla lettura arrivano da una canzone che hai sentito. Ad
esempio ora vorrei cercare qualcosa di Paolo Monelli.
L’ho lasciato in fondo come domanda, se vuoi parlane il
meno possibile, come è stato tornare a indossare la pelle
dei Sulutumana?
Bellissimo!
L’andata è stata molto determinata. Cambiare strada
a costo di cambiare nome. Ci hanno insultato in parecchi (ride),
ma in quel momento, soprattutto da parte mia, c’era questa
convinzione. La discussione interna è stata chiaramente
intensa. Così altrettanto convintamente torniamo al nome
originario. Semi-suite si è trattato di una parentesi,
di un momento importante all’interno del quale abbiamo dovuto
fare delle scelte, non senza dolore, non senza fatica, ma poi
abbiamo pensato molto chiaramente che fosse giusto e importante
tornare a essere Sulutumana, qualora poi non lo fossimo stati
per un periodo, quando usavamo questo “pseudonimo”.
Per cui, come ho scritto nella mail, era giusto così. Ne
abbiamo riparlato in vista dell’uscita di “Arimo”
e ci siamo proprio detti che non potevamo permetterci di buttare
via una storia, tenendo un nome che non era quello dei Sulutumana.
Ed
è molto bello essere tornati a casa.
Assolutamente!
Ne siamo molto molto felici.