Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.

 














 
Le BiELLE Interviste
Gian Battista Galli: "è bello ritornare a casa"
I Sulutumana riprendono la Danza sul lago
di Giorgio Maimone



Ascolti collegati


Sulutumana
La Danza

Sulutumana
Di segni e di sogni

Sulutumana
Decanter

Sulutumana
Angeli a perdere

SursumCorda
L'albero dei bradipi

Piccola Bottega Baltazar
Il disco dei miracoli







"Arimo" è uno dei migliori dischi usciti nel 2008, anzi, forse il migliore. Se la giocano ancora una volta, in una sfida tutta interna al Lago di Como, i rinati Sulutumana con Davide Van De Sfroos e il suo "Pica!". Tra Eupilio e Mezzegra ci sono 29 chilometri soltanto di distanza e un lago in mezzo. A 30 km, ma sulla stessa sponda del lago di sta Bellano dove vive e opera lo scittore Andrea Vitali. E ancora a 18km da Eupilio sta Monticello Brianza dove vive e opera il Luf Dario Canossi. Zona ricca di talenti in questo 2008 il lago di Como! Per parlare di "Arimo" alla vigilia della sua presentazione al Piccolo di Milano sentiamo Gian Battista Galli, voce e autore (soprattutto dei testi) dei Sulutumana.

Allora Giamba. Diavoli di Sulutumana! Proprio quando promettete di non fare il concept album uscite con la cosa più simile a un concept che abbia mai sentito da voi! Arimo ha clima unitario dalla prima all'ultima canzone.

Si direi proprio di sì in effetti. Non è stato un obiettivo alla fonte, però poi in realtà è arrivato il risultato.

Mi sembra un po' anche un ritorno a Danza, dopo due album che sono andati in un'altra direzione: la cauta sperimentazione di Di segni e di sogni e il viaggio di Decanter.Questo è un po' un ritorno a casa ...

Sì. Diavolo di un Giorgio! E' vera anche questa. C'è un ritorno alle origini. Crediamo con maggior rigore sonoro e un corpo un po' più forte, però da un punto di vista delle atmosfere sì.

Tanta esperienza in più anche perché ormai sono anni che siete sulla breccia. Come sono nate le canzoni? Nel corso del tempo?

Sì, nell’arco del tempo: dal 2006 a oggi e poi approfittando di progetti a cui abbiamo collaborato, prima con il teatro, poi con Andrea Vitali che è comunque l’ispiratore con i suoi romanzi e i suoi personaggi di parecchie canzoni. Soprattutto perché c’è stato di mezzo “Pianoforte vendesi” che è questo spettacolo con testi suoi che portiamo in giro e da cui vengono buona parte delle canzoni di questo album. Altre canzoni invece sono di libera ispirazione. La libera ispirazione è stata la molla che ci ha spinto a tornare, non solo alla Danza, ma al secolo scorso, all’infanzia e alla memoria che, secondo me, sono elementi molto importanti.

Si avverte questo ritorno al passato. Nelle recensione su Bielle diciamo ascoltando Arimo sembra di sentire una radio, una radio di quelle a valvole che diffonde belle musiche, parole ed emozioni.

Siamo in sintonia. Non a caso il sito in allestimento dei Sulutumana ha proprio una radio sull’home page (ridiamo). Se vai a vedere ti sorprenderai di te e delle tue intuizioni.

In effetti. L’unica canzone che mi sembra fuori contesto rispetto al quadro unitario che si diceva prima è Farfalla sucullo, bellissima canzone ma che parla d’altro. Viene da un altro spettacolo teatrale. Fuori registro rispetto al resto. Non l’avrei messa in mezzo al disco, ma forse in fondo come bonus track.

Sì, ho capito. Viene dallo spettacolo omonimo. E’ una canzone a cui siamo affezionatissimi e che ha aperto come inedito tutti i nostri concerti di questo periodo di transizione, in cui non eravamo Sulutumana, ma Semi-suite. Però in effetti è una canzone che si può capire meglio guardando quello spettacolo che è scritto, diretto e interpretato da Giuseppe Adducci. Perché nella canzone si parla di un ragazzino zingaro deportato che vive tutta l’esperienza tragica della Shoa con gli occhi di un ragazzino. Quindi c’è la poetica e la magia de La vita è bella in questo spettacolo che ha vinto anche premi importanti.

Ma anche la canzone è bella. Però diversa dalle altre.

Effettivamente ascoltata lì nel lotto risalta un po’ questa mosca bianca.

Invece “Lègura” come nasce? E’ l’unica canzone dove c’è un termine in dialetto, come amate fare.

Nasce proprio per quello, sul divertimento del termine dialettale e sui due modi di dire: Ta scapa gna ‘na lègura ossia non t scappa nemmeno una lepre.

Ecco, non riuscivo a capirla. Ero incerto se fosse solo un suono o una parola in una lingua straniera.

Ma come sai noi ricorriamo al dialetto per fare questi tranelli. Quando ci suona particolarmente divertente la usiamo, senza volere affatto farlo intendere, tradurlo. Semplicemente vogliamo farlo suonare. E la canzone è nata proprio a partire dal ritornello. Mettendo insieme la frase di prima e il famoso proverbio delle nostre parti “La sa ciapa a tuti i ur la lègura senza cur” (Si prende a tutte le ore la lepre senza correre)

No, non lo conoscevo.

Per dire che non è il caso di correre dietro a quello che scappa che prima o poi arriva sotto le grinfie. Intrecciando questi due modi di dire ci è venuto improvvisando sul furgone. Allora abbiamo aggiunto due strofe che hanno solo lo scopo di portare al momento del ritornello. Come dire, non sono particolarmente ispirate, ma sono belle per quello. Vogliono essere di contorno al ritornello.

La canzone però prende.

Sì, prende perché ha anche questa coralità afro. Sembra uno scherzo della natura: dal dialetto al sud del mondo.

“La canzone del calzolaio ubriaco” invece è la vecchia “Funerale” a cui è stato cambiato il testo

Esatto, proprio così.

Questo solo i fan più accaniti riescono a scoprirlo

Assolutamente sì. E c’è già chi mi dice “però anche l’altro testo era bello!”

Però per lo spettacolo serviva questa nuova versione …

… che è certamente pertinente allo spettacolo.

Una curiosità ancora. Questa volta la scelta vostra è di mettere poca musica, molto canto ed è quasi scomparsa la fisarmonica.

Sì, questo era successo anche in “Decanter” semplicemente per un fatto di talento. Che manca. (ridiamo), Sai com’è: occupandomi dei testi e del canto trascuro la fisarmonica e quindi i risultati sono questi. Però è anche vero che riteniamo che la fisarmonica sia anche un colore talmente forte e talmente bello quando c’è che spalmarlo troppo su un disco intero darebbe un’impressione che francamente non ci interessa. Troppo folk. Invece così ci piace di più. Magari tornerò un po’ a suonarla la prossima volta.

C’è invece una grossa presenza, sia come composizione, che come strumento, il pianoforte, di Francesco Andreotti.

E’ un disco molto pianistico e di questo io Giamba sono felice. C’è tanta musica di Francesco, tanta di Nadir. Loro sono i compositori delle musiche di questo disco. Finalmente c’è anche tanta esecuzione di Francesco col suo pianoforte che ha una sonorità e un carattere ben definito e che è importante far passare.

Penultima domanda: come mai i Sulutumana hanno così pochi contatti con gli altri musicisti. Soprattutto a livello di ospiti nei vostri dischi e viceversa di presenze vostre nei dischi altrui. Mentre invece in altri ambienti, come il teatro, siete molto più introdotti? E’ una scelta o una circostanza?

Ci stiamo lavorando. E’ una sfiga, non è affatto una scelta. La volontà è proprio quella di trovare scambi e intrecci, perché ci interessano molto. Speriamo che in futuro questa cosa sia un po’più nutrita. Con il teatro invece è stata una fortuna, perché ci siamo incontrati spontaneamente e quindi abbiamo un buon rapporto e siamo molto benvoluti dal teatro, a cui vogliamo molto bene. Per quanto riguarda i musicisti la nostra volontà è assolutamente opposta a quella che è la realtà. Quindi speriamo di fare dei begli incontri e di avere anche dei begli scambi.

L’importanza dei libri nelle tue scelte compositive. Hai messo Terzani, Paolo Monelli, Andrea Vitali, poeti spagnoli. A questo punto la domanda è cosa stai leggendo e cosa entrerà nei prossimi dischi? (Ridiamo)

Sto leggendo "Luce di agosto" di Faulkner, ma non credo che ne farò una canzone! Spero proprio che non mi venga questa idea, perché mi ha veramente tirato in basso, però è un grandissimo libro. L’importanza dei libri è grande, perché sono convinto, e non sono l’unico, che si debba partire da un’idea forte per fare una canzone e quando l’idea forte non arriva dalla tua creatività pura è giusto ed è bello che venga da un’idea forte di qualcun altro. Che poi sia un libro o qualche altro spunto va bene. Essendo io uno che si diverte a leggere, più ancora che un lettore serio, mi diverto poi spesso a trasformare queste letture in canzoni quando mi appassionano e mi emozionano.

Che poi è bello anche per il motivo simmetrico. A volte gli spunti alla lettura arrivano da una canzone che hai sentito. Ad esempio ora vorrei cercare qualcosa di Paolo Monelli.
L’ho lasciato in fondo come domanda, se vuoi parlane il meno possibile, come è stato tornare a indossare la pelle dei Sulutumana?

Bellissimo! L’andata è stata molto determinata. Cambiare strada a costo di cambiare nome. Ci hanno insultato in parecchi (ride), ma in quel momento, soprattutto da parte mia, c’era questa convinzione. La discussione interna è stata chiaramente intensa. Così altrettanto convintamente torniamo al nome originario. Semi-suite si è trattato di una parentesi, di un momento importante all’interno del quale abbiamo dovuto fare delle scelte, non senza dolore, non senza fatica, ma poi abbiamo pensato molto chiaramente che fosse giusto e importante tornare a essere Sulutumana, qualora poi non lo fossimo stati per un periodo, quando usavamo questo “pseudonimo”. Per cui, come ho scritto nella mail, era giusto così. Ne abbiamo riparlato in vista dell’uscita di “Arimo” e ci siamo proprio detti che non potevamo permetterci di buttare via una storia, tenendo un nome che non era quello dei Sulutumana.

Ed è molto bello essere tornati a casa.

Assolutamente! Ne siamo molto molto felici.

Sul web
Sito ufficiale
My Space
Intervista rilasciata il 20-04-2008
HOME