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Le BiELLE Interviste
Max Gazzè: il solito sesso
"L'asptto duale delle cose"
di Giorgio Maimone



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Max Gazzé va a Sanremo col Il solito sesso, una canzone dolce e delicata, quasi fuori moda rispetto agli standard.

Max, la tua è una canzone romantica, ingenua, che esprime la voglia di un amore pulito...
Lo è. Una poesia d’altri tempi con un suo aspetto romantico proteso al femminile. Può ricordare anche gli chansonnier francesi. Il testo non è mio ma di mio fratello, come sempre. E’ un brano che ha una sua linea iniziale, un suo percorso. Tutto racchiuso nel tempo di una telefonata, in cui alla persona dall’altra parte non viene lasciato neanche il tempo di replicare, di fiatare. È un paradosso, ma costringe chi l’ascolta, dalla prima all’ultima parola, a stare in attesa per sapere come andrà a finire.

Come renderai in scena la telefonata.

C’era l’idea di farlo dentro una cabina telefonica, col basso che esce fuori dalla cabina. Ma poi l’idea è uscita e abbiamo deciso di lasciare stare. Ho fatto il videoclip così.

Il duetto è con Paola Turci.

E Marina Rei. Riproponiamo il trio della tournée di questa estate. Dovevamo fare 3 o 4 concerti e ne abbiamo fatti 50. Da lì è nato un grande affiatamento. A me piace moltissimo suonare con le donne, proprio per una questione alchemica di incastro ritmico. Tra il basso mio e la batteria di Marina Rei e la chitarra di Paola si creano delle interpretazioni naturali del ritmo e dell’armonia, una al maschile e una al femminile.

Peccato che non ci sia per ora una documentazione della vostra tournée.

Ma sì. In realtà abbiamo fatto tante registrazioni e purtroppo non abbiamo avuto il tempo di realizzare qualcosa. Un cd o un dvd. Ma penso che lo faremo perché è stata proprio un’esperienza bellissima. Abbiamo fatto concerti in trio molto rock, eravamo proprio una band! Incastratissimi, affiatati, molto propositivi. Man mano che suonavamo ci siamo accorti che l’affiatamento cresceva, creando delle dinamiche bellissime, una cosa che mi ha stupito. Una percezione del tempo non standardizzata, ma un moto ondulatorio, un rapporto più sinuoso, più curviforme dle tempo che hanno le donne. Meno scandito dal metronomo. E io riesco a interagire e a interpretarlo meglio da musicista. Una ritmica gestita da maschi e femmine: l’alchimia, la geometria sacra della sezione aurea tra quadrato e cerchio. L’angolo misterico su cui si basa la sequenza Fibonacci che comprende i segreti della vita.

Veniamo al tuo album. Tra l’aratro e la radio, bellissimo titolo. Ottimo pop d’autore, rilassato ma con nerbo.

Sì, senz’altro. E’ un disco in cui ho lavorato con un altro autore, un amico con cui ci trovavamo per prendere il tè e indagare su questioni metafisiche: Gimmi (Gerolamo) Santucci. Quando ho scoperto che lui aveva questa naturale vena d’autore, ho iniziato a interagire con lui sulle canzoni. Inizialmente doveva chiamarsi "Come in cielo così in terra", che comprende l’aspetto duale delle cose. Ci sono canzoni sublimi ed altre più terrene che sono due aspetti opposti della stesa realtà. Canzoni come “Tra l’Evo e il medio” e “L’ultimo cielo” sono i due estremi. Di fatto tra l’aratro e la radio sono gli estremi simbolici del progresso avvenuto nel secolo. Dalla produzione artigianale alla trasmissione della voce via etere.
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Intervista rilasciata il 28-02-2008
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