
Ascolti collegati

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Naif |

Bandabardò
Bondo Bondo |

Paola Turci
Tra i fuochi in mezzo
al cielo |

Tiromancino
Illusioni parallele |

Francesco Renga
Camere con vista |

Giua
Giua |
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Max
Gazzé va a Sanremo col Il solito sesso, una
canzone dolce e delicata, quasi fuori moda rispetto
agli standard.
Max, la tua è una canzone romantica,
ingenua, che esprime la voglia di un amore pulito...
Lo è. Una poesia d’altri tempi con un
suo aspetto romantico proteso al femminile. Può
ricordare anche gli chansonnier francesi. Il testo
non è mio ma di mio fratello, come sempre.
E’ un brano che ha una sua linea iniziale, un
suo percorso. Tutto racchiuso nel tempo di una telefonata,
in cui alla persona dall’altra parte non viene
lasciato neanche il tempo di replicare, di fiatare.
È un paradosso, ma costringe chi l’ascolta,
dalla prima all’ultima parola, a stare in attesa
per sapere come andrà a finire.
Come renderai in scena la telefonata.
C’era l’idea di farlo dentro una cabina
telefonica, col basso che esce fuori dalla cabina.
Ma poi l’idea è uscita e abbiamo deciso
di lasciare stare. Ho fatto il videoclip così.
Il duetto è con Paola Turci.
E Marina Rei. Riproponiamo il trio della tournée
di questa estate. Dovevamo fare 3 o 4 concerti e ne
abbiamo fatti 50. Da lì è nato un grande
affiatamento. A me piace moltissimo suonare con le
donne, proprio per una questione alchemica di incastro
ritmico. Tra il basso mio e la batteria di Marina
Rei e la chitarra di Paola si creano delle interpretazioni
naturali del ritmo e dell’armonia, una al maschile
e una al femminile.
Peccato che non ci sia per ora una documentazione
della vostra tournée.
Ma sì. In realtà abbiamo fatto tante
registrazioni e purtroppo non abbiamo avuto il tempo
di realizzare qualcosa. Un cd o un dvd. Ma penso che
lo faremo perché è stata proprio un’esperienza
bellissima. Abbiamo fatto concerti in trio molto rock,
eravamo proprio una band! Incastratissimi, affiatati,
molto propositivi. Man mano che suonavamo ci siamo
accorti che l’affiatamento cresceva, creando
delle dinamiche bellissime, una cosa che mi ha stupito.
Una percezione del tempo non standardizzata, ma un
moto ondulatorio, un rapporto più sinuoso,
più curviforme dle tempo che hanno le donne.
Meno scandito dal metronomo. E io riesco a interagire
e a interpretarlo meglio da musicista. Una ritmica
gestita da maschi e femmine: l’alchimia, la
geometria sacra della sezione aurea tra quadrato e
cerchio. L’angolo misterico su cui si basa la
sequenza Fibonacci che comprende i segreti della vita.
Veniamo al tuo album. Tra l’aratro e la radio,
bellissimo titolo. Ottimo pop d’autore, rilassato
ma con nerbo.
Sì, senz’altro. E’ un disco in cui ho lavorato
con un altro autore, un amico con cui ci trovavamo per prendere
il tè e indagare su questioni metafisiche: Gimmi (Gerolamo)
Santucci. Quando ho scoperto che lui aveva questa naturale vena
d’autore, ho iniziato a interagire con lui sulle canzoni.
Inizialmente doveva chiamarsi "Come in cielo così
in terra", che comprende l’aspetto duale delle
cose. Ci sono canzoni sublimi ed altre più terrene che sono
due aspetti opposti della stesa realtà. Canzoni come “Tra
l’Evo e il medio” e “L’ultimo cielo”
sono i due estremi. Di fatto tra l’aratro e la radio sono
gli estremi simbolici del progresso avvenuto nel secolo. Dalla produzione
artigianale alla trasmissione della voce via etere.
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