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Frankie
Hi-nrg porta a Sanremo una canzone dal contenuto e
dal titolo forte: Rivoluzione. Un brano rap con una
partenza morriconiana.
Frankie, ma come ti è venuto in
mente di andare a portare la rivoluzione a Sanremo?
Io l’ho proposto. Sono loro che l’hanno
accettato. L’eroismo è molto più
loro che mio.
La canzone ha una partenza morriconiana.
L’atmosfera che abbiamo voluto restituire è
quella. Viviamo in un far west! Il problema è
che non ho ancora capito che ruolo abbiamo. Chi gioca
a fare lo sceriffo, un sacco fanno gli indiani, però
alla fine quello che lavora di più è
quel signore piccolo, coi baffoni e la bombetta nera
che prepara le bare per tutti.
In pratica è come
se a Sanremo portassi un film...
Io ha una cultura cinematografica, sia in questo brano
che nell’album si sente questo sapore. L’immaginario
a cui abbiamo attinto spazia dal western al poliziottesco.
Ce n’è un po’ per tutti per poter
sognare a occhi aperti.
L’album si chiama DePrimo maggio e uscirà
subito dopo il festival. Il 29 febbraio. Un disco
bisestile. Sono dieci tracce che fanno a gara a imporsi
nell’attenzione di chi lo ascolta - e lo dico
senza falsi pudori. E’ un disco che mi piace
parecchio e lo abbiamo realizzato con i miei collaboratori,
con una grande attenzione verso il fatto di renderlo
ascoltabile. Per questo dura come un lp. In un epoca
prolissa e ridondante in cui tutti fanno doppi album,
cd che durano ore, noi abbiamo fatto un disco che
potrebbe agevolmente strare su vinile, con lo stesso
affetto che si metteva all’epoca. Basti pensare
che la maggior parte dei dischi dei Beatles non arriva
ai 30’. Quando ci sono buone idee e sono ben
realizzate non serve essere lunghi. C’era Enzo
Flaiano, mi pare, che una volta che aveva consegnato
un articolo molto lungo disse: “Scusa, non ho
avuto tempo di farlo più breve”.
Un sacco di ospiti: Roy Paci, Enrico Ruggeri, Paola
Cortellesi, Ascanio Celestini, Giorgia.
Ce n’è proprio d’ogni.
A Sanremo?
L’ospite. E poi Francesco Bruni e Lino De Rosa,
chitarra e basso con me da 17 anni nei miei concerti
e nei miei dischi che oltre a essere amici fraterni
con il Chitarrista e il Bassista con le maiuscole.
Torniamo al brano di Sanremo. Una rivoluzione che
poi alla fine non ci sarà. L’ultima strofa
chiude negando la possibilità.
Se non si cambia, se i presupposti sono questi, no.
La rivoluzione non ci sarà. Tutte le volte
che sarebbe potuta accadere non si è realizzata
per questi motivi. Perché alla fine uno si
fa due conti e scopre che prendere posizione contro
Tizio può influenzare Caio e quindi è
meglio badare al proprio orticello, zitti e muti,
testa bassa. Chiagne e futte, come si dice a Napoli.
La rivoluzione ha un precedente a Sanremo. Con Gianni
Pettenati.
Sì, ma non ha niente a che vedere. Quella peraltro era "La
rivoluzione" ed era stata indicata da Tenco nel
messaggio che ha lasciato come un esempio di qualità deteriore.
L’ho sentita e veramente mi sembra un po’ un pezzo “lallallero
lallalà” e la rivoluzione non è così.
Può anche essere gioiosa, una risata che vi seppellirà,
ma ci vogliono dei contenuti.
Immagino che molti balzeranno dalla sedia la prima
volta che ti sentiranno.
Lo spero. E spero che non sia per cambiar canale.
Un pensierino alla vittoria?
Non so se si difficile o meno. La mia vittoria è
già stata di andare a Sanremo e non lo dico
per piaggeria. Essere lì è la conquista
del mio obiettivo. Ho scelto il rap perché
è una maniera di espressione a me consona,
ma con l’obiettivo di essere ascoltato da più
gente possibile. E cosa può esserci di meglio
della trasmissione più seguita d’Italia?
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