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Le BiELLE Interviste
Ivano Fossati: tra il sentimento e l'attualità
Dai grandi viaggiatori d'occidente ai Last minute
di Giorgio Maimone


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Ivano, sono fresco dell'ascolto del tuo disco, da un paio di giorni non sto ascoltando che "Musica moderna". La prima impressione è che sia un disco più raccolto rispetto ai precedenti. Un disco soprattutto che segue il suo tempo, un disco di oggi. Sia come tematiche che come musica. E che rispecchia la tua storia personale e il punto a cui sei arrivato.

Mah, penso di dover ringraziare (ridiamo). Io ci ho provato, ci provo costantemente a stare nel mio tempo, a occuparmi di argomenti di oggi. Attenzione, non che stanno a cuore soltanto a me, ma argomenti che immagino possano stare a cuore ad altre, molte persone. Poi per quanto riguarda la musica che dovrebbe essere l'aspetto più importante è il caso di cercare di capire cosa si sta evolvendo attorno a me e quali sono i cicli, i ritorni, le fughe in avanti e cerco di imbrigliare tutto e farlo diventare il mio lavoro.

Un disco che copre un periodo di tre anni. L'ho trovato molto intimo, contenuto, anche se ha spazi di vivacità all'interno. Però non un disco ripiegato, un disco riflessivo.

Sai, sono tre anni della mia vita privata, che non c'entra niente con la musica e con i dischi, dai quali ho raccolto,. come capita sempre i temi più forti. Alcuni, come avrai potuto notare sono quelli sui sentimenti. Che possono anche essere il presupposto per parlare di qualcosa che li fiancheggia, di qualcosa di differente. Altre volte sono temi che si potrebbero dire di attualità o di quel genere di cose di cui ci occupiamo tutti o quasi tutti, ma è l'esperienza di qualche anno ...

Le canzoni sono nate tutte nell'ultimo periodo?

Sono nate nel corso dei tre anni, sono venute fuori nella maniera più naturale, una dopo l'altra, con alcuni argomenti ... sì, certo, anche con argomenti che mi ero prefissato. Ti viene spontaneo dire questa la vorrei raccontare poi devi vedere se ne sei capace, se hai la sintesi adatta, perché poi una canzone ti spinge alla intesi estrema. Non è detto che la guerra dell’acqua riesci a raccontarla in 4 minuti e facendoci stare anche l’assolo di chitarra. Non è facilissimo.

Però intanto si riesce a sollevare il tema …

Intanto si solleva il tema, esatto. Il tema e vedi con quale parole evocarlo. Che è già molto.

Giocando tra i titoli delle tue canzoni, si può dire che i grandi Viaggiatori d’occidente abbiano lasciato lo spazio a quelli dei viaggi Last minute?

E’ esattamente così. I grandi viaggiatori ormai sconfitti dai voli low cost, dalle agenzie a basso prezzo. E’ la verità, insomma

Che però anche in questi voli dell’ultimo minuto a volte si colgono occasioni importanti …

Ma certamente. Adesso vedi che in questa Last Minute c’è questo giovane uomo d’affari, come io lo immagino, che pensa con nostalgia alla propria casa, alla propria donna, alla propria famiglia, però in realtà ha un pensiero rivolto all’Europa, a un mondo diverso e così si sente spaesato straniato e capisce che le cose laggiù dove sta viaggiando lui, girano in un altro modo, vanno in un altro modo. Quindi è sempre una maniera per parlare di uomini che si spostano. Sono le modalità che cambiano.

In tutto il disco sento una base ritmica molto presente, anche quando il brano è dichiaratamente un lento. E’ una scelta ponderata? O è perché hai un figlio batterista?

Sì, hai ragione (ridiamo). No, non è per il figlio batterista. Noi, e parlo al plurale perché intendo tutti i musicisti che hanno lavorato al progetto, il produttore eccetera, perché volevamo che il disco avesse una dichiarata appartenenza al rock piuttosto che alle canzoni, alò rock piuttosto che al pop. Sia nella scelta delle basi ritmiche, della funzioni ritmiche diciamo, sia nella scelta del suono che abbiamo voluto sì, certo limpido come è scritto nelle note, ma anche ruvido, bello potente. Volevamo essere chiaramente e fortemente imparentati con un certo tipo di musica e non con altri.

Facendo dei debiti paragone e debite distanze, mi ha ricordato un po’ il suo che usa Bob Dylan in Modern times. Un rock vintage …

Sì, sì, è proprio così. Dove vedi che spuntano ogni tanto queste chitarre che sono un po’ anni ’50 ci sogno degli echi … e poi c’è sempre un’energia che abbiamo proprio voluto, l’abbiamo cercata, un’energia mantenuta tesa dalla prima canzone fino agli ultimi 5 secondi dell’ultima. C’è sempre una grande tensione ritmica. Che significa comunque divertimento.

Si percepisce, infatti. A un certo punto nel disco dici “faccio il suonatore- contadino”. Ti appartiene? Sei tu?

Mi appartiene. Sono io. Vuol dire che faccio il suonatore senza darmi molta importanza. Intanto la scelta del termine suonatore. Fino a qualche anno fa avrei detto musicista. E invece no. Se pensavo a me stesso come un musicista dieci anni fa, ti garantisco che oggi penso molto più a me stesso come a un suonatore e questa la considero una bella conquista (ridiamo). Veramente.

In un altro passaggio, invece, dici che “vince la tenerezza”. E’ forse un po’ anche uno dei temi che emerge dal disco, a fronte di una realtà esterna molto estrema. Preoccupante.

Vince la tenerezza è vero, vincono le cose semplici, vince uno sguardo, poi alla fine su tutte le cose che ci capitano. Non voglio essere retorico, ma poi, sulla lunga distanza, è vero, ci sono cose che vincono. Io ho sempre l’idea che ognuno di noi, nei momenti di difficoltà, quali che siano è come se volgesse lo sguardo in un angolo dove sa di trovare il proprio conforto. Che può essere un’altra persona, che può essere la propria casa, la propria vita, quello che è. E dove si posa lo sguardo c’è quella cosa che vince. Che è per l’appunto la tenerezza, il piccolo bacio, come ho detto nella canzone. C’è qualcosa che è molto più potente.

L’esterno, invece, lascia un po’ preoccupati.

Specialmente oggi. Lascia molto preoccupati. Ma d’altro canto gli errori da ingordigia, senza freni, ingordigia da lucro sfrenato si pagano e come vedi si pagano addirittura in termini soprannazionali.

Il disco suona molto “live”. Avete già fatto le prove del concerto? Tra un po’ parti col tour …

Si sono già in atto, tra poco partiamo. Il suono cerchiamo di mantenere questo per tutta la parete che riguarda l’album nuovo e però mi piacerà, stiamo lavorando in questo senso, avere degli spazi acustici per passare da momenti così energici, elettrici, a momenti soffici e acustici che riguarderanno altre canzoni.

Ci sarà qualche recupero di canzoni magari poco praticate?

Certamente sì. Ci sono un po’ di canzoni che non cantavo da qualche anno e che abbiamo pensato tutti assieme di riprendere. Io ho la mia band che fa come delle votazioni ogni volta (ridiamo). Mi presentano i loro favoriti e allora in qualche modo dobbiamo anche accontentare loro.

Di solito presenti anche delle cover nei concerti. Sono già in programma?

Qualche volta sì. Qualche volta l’ho fatto in passato. Oggi che è diventato un po’ più di moda fare cover ne sono molto contento, perché è una cosa che è mancata molto in Italia in tutti gli anni passati e mi è sempre sembrato un po’ … l’ho sempre pensata come una mancanza di generosità. E poi di curiosità. In Italia sono state scritte veramente canzoni meravigliose da autori di tutti i tempi, senza distinzione di attualità. Ed è sempre stato un peccato che noi non ne abbiamo interpretata di più, Adesso la tendenza sembra essere positiva e se questa cosa si afferma io sono molto felice.

Un’ultima domanda, adesso che ti senti più suonatore che musicista può esserci ancora spazio per un seguito di Now, il tuo disco solo musicale? Anche perché era stato annunciato come capitolo 1 …

Mah, questo non è detto. E’ vero che era un capitolo uno. Magari ci sarà anche, il fatto che mi senta un suonatore non impedisce escursioni come musicista (ridiamo). Però proprio dopo aver fatto quel disco, quel periodo, mi sono veramente ri-innamorato delle canzoni. Sono in una fase in cui mi piace scrivere canzoni. Ma, come è capitato in passato, io sono abbastanza irrequieto da quel punto di vista e prima o poi il capitolo due mi verrà voglia di farlo.

Invece per quanto riguarda le cose solamente scritte tu sei fermo al “Giullare” punto e basta. E non andrai mai avanti.

Io credo di no, perché, come ho detto molte volte, mi sembra già una grande fortuna saper fare un mestiere e uno solo. Mi accontento grandemente di questo. Non ho velleità di sembrare anche uno scrittore o anche altre cose.

Tra le canzoni di Musica moderna qual è quella che ti senti più vicina?

Dal punto di vista della pura simpatia musicale, forse “Miss America”. E’ quella che mi intenerisce di più, che mi fa più simpatia perché i personaggi che ci abitano sono forse i più teneri di tutta la mia discografia e anche perché l’impianto musicale è molto ironico, molto chiaro, molto sereno.

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Intervista effettuata il 09-10-2008
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