Ivano,
sono fresco dell'ascolto del tuo disco, da un paio di giorni non
sto ascoltando che "Musica moderna". La prima impressione
è che sia un disco più raccolto rispetto ai precedenti.
Un disco soprattutto che segue il suo tempo, un disco di oggi. Sia
come tematiche che come musica. E che rispecchia la tua storia personale
e il punto a cui sei arrivato.
Mah, penso di dover ringraziare (ridiamo). Io
ci ho provato, ci provo costantemente a stare nel mio tempo, a
occuparmi di argomenti di oggi. Attenzione, non che stanno a cuore
soltanto a me, ma argomenti che immagino possano stare a cuore
ad altre, molte persone. Poi per quanto riguarda la musica che
dovrebbe essere l'aspetto più importante è il caso
di cercare di capire cosa si sta evolvendo attorno a me e quali
sono i cicli, i ritorni, le fughe in avanti e cerco di imbrigliare
tutto e farlo diventare il mio lavoro.
Un disco che copre un periodo di
tre anni. L'ho trovato molto intimo, contenuto, anche se ha spazi
di vivacità all'interno. Però non un disco ripiegato,
un disco riflessivo.
Sai, sono tre anni della mia vita privata, che non c'entra niente
con la musica e con i dischi, dai quali ho raccolto,. come capita
sempre i temi più forti. Alcuni, come avrai potuto notare
sono quelli sui sentimenti. Che possono anche essere il presupposto
per parlare di qualcosa che li fiancheggia, di qualcosa di differente.
Altre volte sono temi che si potrebbero dire di attualità
o di quel genere di cose di cui ci occupiamo tutti o quasi tutti,
ma è l'esperienza di qualche anno ...
Le canzoni sono nate tutte nell'ultimo periodo?
Sono nate nel corso dei tre anni, sono venute fuori nella maniera
più naturale, una dopo l'altra, con alcuni argomenti ...
sì, certo, anche con argomenti che mi ero prefissato. Ti
viene spontaneo dire questa la vorrei raccontare poi devi vedere
se ne sei capace, se hai la sintesi adatta, perché poi
una canzone ti spinge alla intesi estrema. Non è detto
che la guerra dell’acqua riesci a raccontarla in 4 minuti
e facendoci stare anche l’assolo di chitarra. Non è
facilissimo.
Però
intanto si riesce a sollevare il tema …
Intanto si solleva
il tema, esatto. Il tema e vedi con quale parole evocarlo. Che
è già molto.
Giocando
tra i titoli delle tue canzoni, si può dire che i grandi
Viaggiatori d’occidente abbiano lasciato lo spazio a quelli
dei viaggi Last minute?
E’ esattamente
così. I grandi viaggiatori ormai sconfitti dai voli low
cost, dalle agenzie a basso prezzo. E’ la verità,
insomma
Che
però anche in questi voli dell’ultimo minuto a volte
si colgono occasioni importanti …
Ma certamente. Adesso
vedi che in questa Last Minute c’è questo giovane
uomo d’affari, come io lo immagino, che pensa con nostalgia
alla propria casa, alla propria donna, alla propria famiglia,
però in realtà ha un pensiero rivolto all’Europa,
a un mondo diverso e così si sente spaesato straniato e
capisce che le cose laggiù dove sta viaggiando lui, girano
in un altro modo, vanno in un altro modo. Quindi è sempre
una maniera per parlare di uomini che si spostano. Sono le modalità
che cambiano.
In
tutto il disco sento una base ritmica molto presente, anche quando
il brano è dichiaratamente un lento. E’ una scelta
ponderata? O è perché hai un figlio batterista?
Sì, hai ragione
(ridiamo). No, non è per il figlio batterista. Noi, e parlo
al plurale perché intendo tutti i musicisti che hanno lavorato
al progetto, il produttore eccetera, perché volevamo che
il disco avesse una dichiarata appartenenza al rock piuttosto
che alle canzoni, alò rock piuttosto che al pop. Sia nella
scelta delle basi ritmiche, della funzioni ritmiche diciamo, sia
nella scelta del suono che abbiamo voluto sì, certo limpido
come è scritto nelle note, ma anche ruvido, bello potente.
Volevamo essere chiaramente e fortemente imparentati con un certo
tipo di musica e non con altri.
Facendo
dei debiti paragone e debite distanze, mi ha ricordato un po’
il suo che usa Bob Dylan in Modern times. Un rock vintage …
Sì, sì,
è proprio così. Dove vedi che spuntano ogni tanto
queste chitarre che sono un po’ anni ’50 ci sogno
degli echi … e poi c’è sempre un’energia
che abbiamo proprio voluto, l’abbiamo cercata, un’energia
mantenuta tesa dalla prima canzone fino agli ultimi 5 secondi
dell’ultima. C’è sempre una grande tensione
ritmica. Che significa comunque divertimento.
Si
percepisce, infatti. A un certo punto nel disco dici “faccio
il suonatore- contadino”. Ti appartiene? Sei tu?
Mi appartiene. Sono
io. Vuol dire che faccio il suonatore senza darmi molta importanza.
Intanto la scelta del termine suonatore. Fino a qualche anno fa
avrei detto musicista. E invece no. Se pensavo a me stesso come
un musicista dieci anni fa, ti garantisco che oggi penso molto
più a me stesso come a un suonatore e questa la considero
una bella conquista (ridiamo). Veramente.
In
un altro passaggio, invece, dici che “vince la tenerezza”.
E’ forse un po’ anche uno dei temi che emerge dal
disco, a fronte di una realtà esterna molto estrema. Preoccupante.
Vince la tenerezza
è vero, vincono le cose semplici, vince uno sguardo, poi
alla fine su tutte le cose che ci capitano. Non voglio essere
retorico, ma poi, sulla lunga distanza, è vero, ci sono
cose che vincono. Io ho sempre l’idea che ognuno di noi,
nei momenti di difficoltà, quali che siano è come
se volgesse lo sguardo in un angolo dove sa di trovare il proprio
conforto. Che può essere un’altra persona, che può
essere la propria casa, la propria vita, quello che è.
E dove si posa lo sguardo c’è quella cosa che vince.
Che è per l’appunto la tenerezza, il piccolo bacio,
come ho detto nella canzone. C’è qualcosa che è
molto più potente.
L’esterno,
invece, lascia un po’ preoccupati.
Specialmente oggi.
Lascia molto preoccupati. Ma d’altro canto gli errori da
ingordigia, senza freni, ingordigia da lucro sfrenato si pagano
e come vedi si pagano addirittura in termini soprannazionali.
Il
disco suona molto “live”. Avete già fatto le
prove del concerto? Tra un po’ parti col tour …
Si sono già
in atto, tra poco partiamo. Il suono cerchiamo di mantenere questo
per tutta la parete che riguarda l’album nuovo e però
mi piacerà, stiamo lavorando in questo senso, avere degli
spazi acustici per passare da momenti così energici, elettrici,
a momenti soffici e acustici che riguarderanno altre canzoni.
Ci
sarà qualche recupero di canzoni magari poco praticate?
Certamente sì.
Ci sono un po’ di canzoni che non cantavo da qualche anno
e che abbiamo pensato tutti assieme di riprendere. Io ho la mia
band che fa come delle votazioni ogni volta (ridiamo). Mi presentano
i loro favoriti e allora in qualche modo dobbiamo anche accontentare
loro.
Di
solito presenti anche delle cover nei concerti. Sono già
in programma?
Qualche volta sì.
Qualche volta l’ho fatto in passato. Oggi che è diventato
un po’ più di moda fare cover ne sono molto contento,
perché è una cosa che è mancata molto in
Italia in tutti gli anni passati e mi è sempre sembrato
un po’ … l’ho sempre pensata come una mancanza
di generosità. E poi di curiosità. In Italia sono
state scritte veramente canzoni meravigliose da autori di tutti
i tempi, senza distinzione di attualità. Ed è sempre
stato un peccato che noi non ne abbiamo interpretata di più,
Adesso la tendenza sembra essere positiva e se questa cosa si
afferma io sono molto felice.
Un’ultima
domanda, adesso che ti senti più suonatore che musicista
può esserci ancora spazio per un seguito di Now, il tuo
disco solo musicale? Anche perché era stato annunciato
come capitolo 1 …
Mah, questo non è
detto. E’ vero che era un capitolo uno. Magari ci sarà
anche, il fatto che mi senta un suonatore non impedisce escursioni
come musicista (ridiamo). Però proprio dopo aver fatto
quel disco, quel periodo, mi sono veramente ri-innamorato delle
canzoni. Sono in una fase in cui mi piace scrivere canzoni. Ma,
come è capitato in passato, io sono abbastanza irrequieto
da quel punto di vista e prima o poi il capitolo due mi verrà
voglia di farlo.
Invece
per quanto riguarda le cose solamente scritte tu sei fermo al
“Giullare” punto e basta. E non andrai mai avanti.
Io credo di no, perché,
come ho detto molte volte, mi sembra già una grande fortuna
saper fare un mestiere e uno solo. Mi accontento grandemente di
questo. Non ho velleità di sembrare anche uno scrittore
o anche altre cose.
Tra
le canzoni di Musica moderna qual è quella che ti senti
più vicina?
Dal punto
di vista della pura simpatia musicale, forse “Miss
America”. E’ quella che mi intenerisce
di più, che mi fa più simpatia perché i personaggi
che ci abitano sono forse i più teneri di tutta la mia
discografia e anche perché l’impianto musicale è
molto ironico, molto chiaro, molto sereno.