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Le BiELLE Interviste
Davide Van De Sfroos: il rispetto per la ruggine
"Ho scritto un disco, non l'ho suonato"
di Giorgio Maimone


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La notte della taranta 2005

 


Tracklist

01. El puunt
02. Lo sciamano
03. L'Alain Delon de Lenn
04. New Orleans
05. La ballata del Cimino
06. Il minatore di Frontale
07. 40 pass
08. La terza onda
09. La grigna
10. Il costruttore di motoscafi
11. Fiil de ferr
12. Furestee
13. Il cavaliere senza morte
14. Loena de picch
15. Retha Mazur


Ho ascoltato e gradito tantissimo questo Pica. Oramai penso che non si debba più utilizzare con te un approccio musicale ma letterario. Perché son libri: si leggono, si sfogliano, sono avventure, si conoscono personaggi. Lo sbocco naturale sembra quasi il teatro per te. Uno che scrive, che compone canzoni, che canta e racconta alla fine non può che andare a recitare le sue storie!.

Guarda, ne abbiamo parlato prima, di quanto a tanta gente siano rimaste nel cuore quelle due serate al Piccolo Teatro, dove proprio c’era stato un approccio di questo tipo. In un certo senso in Pica ho cercato di fare un’operazione analoga. E’ impossibile comprimere in un disco tutto quello che può accadere su un palco, però l’indole è quella. Tu hai detto giustamente c’è un approccio letterario. Quando mi chiedevano ultimamente “ma in questo periodo stai scrivendo libri?” io rispondevo “no, perché sto scrivendo un disco”. Perché per me il processo è quello: non ho “suonato” un disco, ho “scritto” un disco. Fa niente se ho in mano la chitarra. Ci pensa poi Alessandro Gioia il produttore a trasformare in suoni quello che io gli racconto: si passa attraverso la cinematografia, si passa attraverso la realtà. L’iper-realtà. Ci si avvicina alle cose come nelle fotografie che faccio.

Si ha rispetto perfino per la ruggine. Si ha rispetto per le vite. Non in base a un generico “volemose ben”. Rispetto per le vite in quanto sono state vite. Chiunque è stimolante nel momento in cui lo hai dall’altra parte del tavolo che ti racconta., E non giudichi quanto lui sia stato politicamente corretto, nel momento in cui lui è corretto raccontandoti la sua vita. I minatori di frontale hanno davvero visto l’inferno. Hanno lavorato davvero dove noi non vorremmo mai mettere piede nemmeno da morti., Sono tornati a casa e alcuni sono morti di mal della mina. E uno si chiede: cosa può spingere un uomo a dedicarsi a un lavoro tanto estremo?

La pica, tra l'altro, informatevi bene, è anche una malattia che toglie il gusto. (Ci siamo informati: la pica è un disturbo del comportamento alimentare caratterizzato dall'ingestione continuata nel tempo di sostanze non nutritive: terra, sabbia, carta, gesso, legno, etc.).

Io non ho mai fatto tatuaggi, ma ho fatto prelievi di sangue e iniezioni. Un chiudo che entra fa male. E quando lo togli stai bene. E’ come aver avuto dentro dei chiodi che si sono formati ed era ora di toglierli per conficcarli dentro a questo disco., Non potevo fare in questo momento un disco diverso da questo. Questa volta i personaggi hanno nomi e cognomi: sono reali. L’Alain Delon de Lenn esiste, il Cimino c’è, il costruttore di motoscafi c’è. Avevamo parlato una volta di come Le parole sognate dai pesci poteva ricordare Spoon River. E questa è un’altra parata di personaggi. Perché? Perché alla fin dei conti non è possibile non riassumere il vivere che in persone e luoghi. Si fanno nomi di luoghi: Nesso, Boffalora, Tresenda, Fuentes. Si va da Milano alla Valtellina. C’è Milano, siamo arrivati a Milano. … Si entra nel Duomo, non si ha più paura della grande città. E’ come un C’era una volta in America dei poveri. Loro vengono giù, sono in tre, hanno imparato i colori delle tre linee del metrò e gli sembra di conoscere Milano. Poi scoprono il carcere e c’è la redenzione e La Madonnina non è più soltanto una cosa naif di una canzone, ma forse possiamo anche entrare a ringraziarla.

I 40 passi nello specifico cosa sono

E’ lo spazio simbolico che permette a tre protagonisti della canzone di entrare nel Duomo. Questa chiesa che per noi è forse troppo grande. Forse per entrare ci vuole anche il Telepass

Adesso l'ecopass. Sei stato profetico (ridiamo)!

E alla fine dicono: è tutta per noi questa chiesa così grande e forse per entrarci basta fare 40 passi

E’ un disco musicalmente molto vario che cambia atmosfere spesso e percorre praticamente tutti gli stili americani ed europei.

Non ha paura di contaminarsi

E passi anche da una lingua all’altra, anche all’interno della stessa canzone.

Questo mi serve perché crea dei chiaroscuri

Usi, mi sembra, sia la musica che la lingua come fossero strumenti tutti di un narrare. Se per scrivere ti è necessario un colore che è dato o da una viola o da una fisarmonica o dal dialetto o dall’italiano, tu lo usi, perché è necessario per narrare.

Non aggiungerei altro.

(ridiamo)

Va bene così come l’ha detto, Ci sono dei climi diversi nelle canzoni: il Forestiero ha un colore “polveroso” e ci vogliono chitarre che ricordano Ry Cooder. Lo scavezzacollo Fil de ferr è un Pogues, musica irlandese. Il costruttore di motoscafi è un po’ crepuscolare,. Quindi richiede la ballata country. Il Cimino è un Jesse James locale quindi non si può che ricorrere al contro & western. L’Alain Delon de Lenn è questo blues perché parla della terra dei bordelli. Lo sciamano è un po’ andino e un po’ altre cose. Il Puunt è zydeco. New Orleans è la grande canzone di grande respiro musicale, il capolavoro di Alessandro Gioia. E’ riuscito a metterci questi suoni che sembra esserci tutto e niente. Questi flussi di andata e ritorno. Retha Mazur e Il Cavaliere senza morte sono invece i capolavori di Anga, il violinista. Che ha preso un pezzo trasformandomelo in qualcosa di epico alla Jetro Tull. Bob Dylan ritorna in Loena de picch, Bob Marley ne La Grigna. La terza onda è la più filosofica.

"La terza onda" poteva anche essere il titolo dell'album, vero?

Poteva. Ma non volevo parlare sempre solo di acqua e ho lasciato perdere. Il minatore di Frontale voleva essere un po’ un canto nostro e un po’ africano. E si ‘ riusciti a ricavare il suono della mina. I suoni di questo disco hanno colpito un po’ tutti e soprattutto me quando l’ho sentito mixato finalmente. Alessandro Gioia, Anga e Dario Caglioni hanno fatto il miracolo.

Dario Caglioni soprattutto per il miraggio. E’ lui che ha lavorato anche in Creuza de Ma?

Sì anche con De André. Insomma per queste canzoni io musiche diverse non avrei saputo farne. L’aiuto di strumenti d’epoca prestatici dall’amico Lorenzo hanno fatto la differenza. E’ stato un disco molto filologico e, musicalmente, un disco costruito con grande rispetto di ogni sfumatura. Quando ieri per la prima volta l’ho preso in mano mi sono sentito totalmente appagato, perché finalmente ho dato una veste a tutta quella roba che avevo in mente. Questo disco, anche se fossi stato su un pianeta dove non c’erano gli impianti per ascoltarlo, io avrei dovuto farlo per forza!

Anche se, adesso, rifarlo dal vivo non sarà semplice. E’ così ricco!

Mah, dal vivo è giusto cambiare un po’ qualcosa. Non puoi fare canzoni con 40 musicisti o con il coro lirico. Ma ho provato a fare anche Il cavaliere senza morte solo con chitarra e violino e resta una canzone che ha un suo perché. Le canzoni le puoi scarnificare molto o infarcire di mille cose. Alcune nascono dal vivo. Nascono nude. New Orleans, Il Cimino e Pica sono state suonate prima dal vivo che su disco. E quindi sono figlie del live. Per le altre ci sono luoghi più adatti a una e luoghi meno adatti. E quando fai una scaletta di un concerto ne tieni conto.

Ci sono almeno una quarantina di persone che suonano nel disco. Non è quasi mai la stessa formazione. Tra un po’ invece inizi il tour dal vivo e lì che formazione adotterai?

Ho una formazione che per alcuni versi sarà simile a quella di questa estate. Alla chitarra avrò un ragazzo che secondo me è molto valido, straordinario. Ho avuto la possibilità di fare concerti conlui ed è davvero straordinario. Versatilissimo. Suona chitarre acustiche ed elettriche, slide, banjo. Si chiama Francesco Piu.

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Intervista effettuata il 05-02-2008
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