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Tracklist
01.
El puunt
02. Lo sciamano
03. L'Alain Delon de Lenn
04. New Orleans
05. La ballata del Cimino
06. Il minatore di Frontale
07. 40 pass
08. La terza onda
09. La grigna
10. Il costruttore di motoscafi
11. Fiil de ferr
12. Furestee
13. Il cavaliere senza morte
14. Loena de picch
15. Retha Mazur
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Ho
ascoltato e gradito tantissimo questo Pica. Oramai penso che non
si debba più utilizzare con te un approccio musicale ma letterario.
Perché son libri: si leggono, si sfogliano, sono avventure,
si conoscono personaggi. Lo sbocco naturale sembra quasi il teatro
per te. Uno che scrive, che compone canzoni, che canta e racconta
alla fine non può che andare a recitare le sue storie!.
Guarda, ne
abbiamo parlato prima, di quanto a tanta gente siano rimaste nel
cuore quelle due serate al Piccolo Teatro, dove proprio c’era
stato un approccio di questo tipo. In un certo senso in Pica ho
cercato di fare un’operazione analoga. E’ impossibile
comprimere in un disco tutto quello che può accadere su
un palco, però l’indole è quella. Tu hai detto
giustamente c’è un approccio letterario. Quando mi
chiedevano ultimamente “ma in questo periodo stai scrivendo
libri?” io rispondevo “no, perché sto scrivendo
un disco”. Perché per me il processo è quello:
non ho “suonato” un disco, ho “scritto”
un disco. Fa niente se ho in mano la chitarra. Ci pensa poi Alessandro
Gioia il produttore a trasformare in suoni quello che io gli racconto:
si passa attraverso la cinematografia, si passa attraverso la
realtà. L’iper-realtà. Ci si avvicina alle
cose come nelle fotografie che faccio.
Si ha rispetto perfino per la ruggine. Si ha rispetto per le vite.
Non in base a un generico “volemose ben”. Rispetto
per le vite in quanto sono state vite. Chiunque è stimolante
nel momento in cui lo hai dall’altra parte del tavolo che
ti racconta., E non giudichi quanto lui sia stato politicamente
corretto, nel momento in cui lui è corretto raccontandoti
la sua vita. I minatori di frontale hanno davvero visto l’inferno.
Hanno lavorato davvero dove noi non vorremmo mai mettere piede
nemmeno da morti., Sono tornati a casa e alcuni sono morti di
mal della mina. E uno si chiede: cosa può spingere un uomo
a dedicarsi a un lavoro tanto estremo?
La pica,
tra l'altro, informatevi bene, è anche una malattia che
toglie il gusto. (Ci siamo informati: la pica è un disturbo
del comportamento alimentare caratterizzato dall'ingestione continuata
nel tempo di sostanze non nutritive: terra, sabbia, carta, gesso,
legno, etc.).
Io non ho
mai fatto tatuaggi, ma ho fatto prelievi di sangue e iniezioni.
Un chiudo che entra fa male. E quando lo togli stai bene. E’
come aver avuto dentro dei chiodi che si sono formati ed era ora
di toglierli per conficcarli dentro a questo disco., Non potevo
fare in questo momento un disco diverso da questo. Questa volta
i personaggi hanno nomi e cognomi: sono reali. L’Alain Delon
de Lenn esiste, il Cimino c’è, il costruttore di
motoscafi c’è. Avevamo parlato una volta di come
Le parole sognate dai pesci poteva ricordare
Spoon River. E questa è un’altra parata di personaggi.
Perché? Perché alla fin dei conti non è possibile
non riassumere il vivere che in persone e luoghi. Si fanno nomi
di luoghi: Nesso, Boffalora, Tresenda, Fuentes. Si va da Milano
alla Valtellina. C’è Milano, siamo arrivati a Milano.
… Si entra nel Duomo, non si ha più paura della grande
città. E’ come un C’era una volta in America
dei poveri. Loro vengono giù, sono in tre, hanno imparato
i colori delle tre linee del metrò e gli sembra di conoscere
Milano. Poi scoprono il carcere e c’è la redenzione
e La Madonnina non è più soltanto una cosa naif
di una canzone, ma forse possiamo anche entrare a ringraziarla.
I 40 passi nello specifico cosa sono
E’
lo spazio simbolico che permette a tre protagonisti della canzone
di entrare nel Duomo. Questa chiesa che per noi è forse
troppo grande. Forse per entrare ci vuole anche il Telepass
Adesso
l'ecopass. Sei stato profetico (ridiamo)!
E alla fine
dicono: è tutta per noi questa chiesa così grande
e forse per entrarci basta fare 40 passi
E’
un disco musicalmente molto vario che cambia atmosfere spesso
e percorre praticamente tutti gli stili americani ed europei.
Non ha paura
di contaminarsi
E
passi anche da una lingua all’altra, anche all’interno
della stessa canzone.
Questo mi
serve perché crea dei chiaroscuri
Usi,
mi sembra, sia la musica che la lingua come fossero strumenti
tutti di un narrare. Se per scrivere ti è necessario un
colore che è dato o da una viola o da una fisarmonica o
dal dialetto o dall’italiano, tu lo usi, perché è
necessario per narrare.
Non aggiungerei
altro.
(ridiamo)
Va bene così
come l’ha detto, Ci sono dei climi diversi nelle canzoni:
il Forestiero ha un colore “polveroso”
e ci vogliono chitarre che ricordano Ry Cooder. Lo scavezzacollo
Fil de ferr è un Pogues, musica
irlandese. Il costruttore di motoscafi è un po’ crepuscolare,.
Quindi richiede la ballata country. Il Cimino
è un Jesse James locale quindi non si può che ricorrere
al contro & western. L’Alain Delon de Lenn
è questo blues perché parla della terra dei bordelli.
Lo sciamano è un po’ andino
e un po’ altre cose. Il Puunt
è zydeco. New Orleans è
la grande canzone di grande respiro musicale, il capolavoro di
Alessandro Gioia. E’ riuscito a metterci questi suoni che
sembra esserci tutto e niente. Questi flussi di andata e ritorno.
Retha Mazur e Il Cavaliere
senza morte sono invece i capolavori di Anga, il
violinista. Che ha preso un pezzo trasformandomelo in qualcosa
di epico alla Jetro Tull. Bob Dylan ritorna in Loena
de picch, Bob Marley ne La Grigna.
La terza onda è la più
filosofica.
"La
terza onda" poteva anche essere il titolo dell'album, vero?
Poteva. Ma
non volevo parlare sempre solo di acqua e ho lasciato perdere.
Il minatore di Frontale voleva essere un po’ un canto nostro
e un po’ africano. E si ‘ riusciti a ricavare il suono
della mina. I suoni di questo disco hanno colpito un po’
tutti e soprattutto me quando l’ho sentito mixato finalmente.
Alessandro Gioia, Anga e Dario Caglioni hanno fatto il miracolo.
Dario
Caglioni soprattutto per il miraggio. E’ lui che ha lavorato
anche in Creuza de Ma?
Sì anche con
De André. Insomma per queste canzoni io musiche diverse
non avrei saputo farne. L’aiuto di strumenti d’epoca
prestatici dall’amico Lorenzo hanno fatto la differenza.
E’ stato un disco molto filologico e, musicalmente, un disco
costruito con grande rispetto di ogni sfumatura. Quando ieri per
la prima volta l’ho preso in mano mi sono sentito totalmente
appagato, perché finalmente ho dato una veste a tutta quella
roba che avevo in mente. Questo disco, anche se fossi stato su
un pianeta dove non c’erano gli impianti per ascoltarlo,
io avrei dovuto farlo per forza!
Anche
se, adesso, rifarlo dal vivo non sarà semplice. E’
così ricco!
Mah, dal vivo è
giusto cambiare un po’ qualcosa. Non puoi fare canzoni con
40 musicisti o con il coro lirico. Ma ho provato a fare anche
Il cavaliere senza morte solo con chitarra e violino e resta una
canzone che ha un suo perché. Le canzoni le puoi scarnificare
molto o infarcire di mille cose. Alcune nascono dal vivo. Nascono
nude. New Orleans, Il Cimino e Pica sono state suonate prima dal
vivo che su disco. E quindi sono figlie del live. Per le altre
ci sono luoghi più adatti a una e luoghi meno adatti. E
quando fai una scaletta di un concerto ne tieni conto.
Ci
sono almeno una quarantina di persone che suonano nel disco. Non
è quasi mai la stessa formazione. Tra un po’ invece
inizi il tour dal vivo e lì che formazione adotterai?
Ho una formazione
che per alcuni versi sarà simile a quella di questa estate.
Alla chitarra avrò un ragazzo che secondo me è molto
valido, straordinario. Ho avuto la possibilità di fare
concerti conlui ed è davvero straordinario. Versatilissimo.
Suona chitarre acustiche ed elettriche, slide, banjo. Si chiama
Francesco Piu.