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Le BiELLE Interviste
Donovan: "Una retrospettiva come una sorta di finestra sul mondo"
"Io e Dylan? Veniamo tutti e due da Woody Guthrie"
di Giorgio Maimone e Beatrice Rioda


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"Sunshine Superman" è un dvd doppio di lunghezza spropositata, quasi 5 ore! Ed è un'opera magnifica che prende in esame 40 anni della vita di Donovan, ma soprattutto un decennio fondamentale per la musica e per tutti noi. "Sunshine Superman" nasce così: un’opera globale ed enciclopedica non solo su Donovan, il trovatore hippy degli anni ‘60, ma su tutto il periodo: da Bob Dylan, ai Beatles, con cui Donovan andò a meditare in India.

Donovan è sempre una delizia. Un personaggio che è un piacere sentire parlare e che, nonostante sia una leggenda della musica, assolutamente disponibile. Il dvd è completamente in inglese, l'intervista pure (ma ve la facciamo solo sentire). Qui c'è la versione tradotta, ma c'è comunque dentro tanto Donovan. Lo stesso che si trova nelle 5 ore di "Sunshine Superman". Nell’immediato, oltre al dvd, in vendita da oggi in tutto il mondo, anche un cd doppio: Ritual groove.

Il doppio dvd Sunshine Superman è una sorta di monumento della tua arte, importante sia dal punto di vista concettuale che da quello stilistico. Da dove viene l’idea di farlo?

L’idea di una retrospettiva è venuta nel 2005, a quarant’anni circa dall’inizio della mia carriera musicale. Un paio d’anni prima di questo, mi era stato chiesto dal regista ………. a Vienna se avessi intenzione di fare un documentario. Questo regista ha fatto documentari per Miles Davis in Montreal, Tom Waits, Marianne Faithful, Freddy Mercury, insomma è un grande regista di musicisti, un vero appassionato. Mi chiese: “Vuoi farlo?” e io risposi: “Certo”. E lui mi disse che nel giro di tre settimane sarebbe venuto a intervistarmi. Quando venne a casa mia, si recò nel seminterrato, si guardò intorno e mi chiese: “E questo cos’è?”, gli risposi: “Bè, è il mio archivio.” e lui trovò film, fotografie, poesie. Impiegammo sei anni a mettere insieme tutto il materiale. Diventammo amici e lui mi disse che quello che stavamo trattando era storia della società, un ritratto del mio lavoro, un film per il futuro, per giovani musicisti che possano imparare da questo lavoro. Quindi, Beatrice, diventò molto più di un documentario musicale, diventò una sorta di finestra su un mondo. Quindi questa fu l’idea. E quando cominciammo, lui scrisse il film e io parlai della mia storia.

Considerata l’abbondanza d materiale e la facilità con cui riesci a raccontare storie del tuo passato, hai mai pensato di scrivere tutto questo, e anche qualcosa in più, in un libro?

Oh, certo. Scusa, ho dimenticato di dirtelo, ma ho scritto un libro nel 2005, ma non è diventato un best seller (ridiamo). L’autobiografia di Donovan si può trovare forse in Amazon ed è un libro molto interessante, perché per molti anni avevo scritto aneddoti e storie e diari facendo una specie di cronaca, di storia di ciò che succedeva nella mia vita e quando scrissi il libro, il mio editore a Londra, Mark Booth di Random House, disse: “E’ troppo lungo, è “Guerra e pace”, questo libro ha 700 pagine, non vogliamo tutte queste pagine!” “Ok”, gli dissi e così la storia nel mio libro arriva solo fino al 1970. Tratta dei miei inizi e degli anni 60 soltanto. Invece il documentario arriva dritto fino ai giorni nostri, quindi ho scritto un libro, ma solo fino al ’70, perché era troppo difficile per me. Vedi, un libro è qualcosa di estremamente personale ed era difficile per me assorbire, lavorare e analizzare ciò che successe negli anni 70, 80, 90. Sono riuscito a focalizzare solo i 40, 50 e 60.

Quindi per te è più personale scrivere un libro che scrivere una canzone?

Si, perché mentre scrivevo ho dovuto imparare la tecnica che ci vuole per scrivere un libro, mentre conosco da sempre la tecnica per scrivere una canzone: primo verso, secondo verso, ritornello (chorus), terzo verso, ritornello (chorus) e chiusura. In una sceneggiatura è primo atto e secondo atto. Un libro invece è un albergo con 300 camere su dieci piani. E’ molto interessante, diventa estremamente personale. Ogni camera contiene una storia diversa, sai. Quindi il libro è stato molto difficile per me, ma il documentario no perché c’era lo sguardo di questo splendido regista sulla mia vita.

Nel dvd dici che ogni volta che qualcuno parla di Donovan come di un imitatore di Bob Dylan, dimentica che anche Bob Dylan affonda le radici nella musica irlandese e più in generale europea e che quindi voi due avete radici comuni. Non si tratta quindi di imitazione, ma di un sentire comune.

Nel mondo esterno a quello musicale ci fu in effetti un misunderstanding e io passai per imitatore, ma all’interno del mondo musicale la faccenda era molto chiara. Il mondo interno bohemien capì. La poesia nel cafè bohemien era promossa da Jack Kerouac, il poeta americano. Kerouac influenzò sia me che Bob. La musica nei club folk bohemien era di Woodie Guthrie, che indossava un buffo cappello (ridiamo) e suonava un’armonica e cantava temi sociali. Conobbi la musica di Bob Dylan solo dopo avere conosciuto quella di Guthrie, ma la loro immagine era così simile e il modo in cui Bob cantava ricordava quello di un uomo vecchio (lo imita e ridiamo). C’era una grande similitudine di stile fra loro. Era buffo. Vedi, nel documentario sorrido mentre canto una canzone a Bobby e Bobby è affascinato. Fu Joan Baez ad avvicinare Bobby e Donovan, fu lei a presentarmelo. Quindi la radice comune è Woody Guthrie e la tradizione scozzese e irlandese, le canzoni che Bobby imparò quando era a New York con il cantante irlandese Leon Clunsy (Clancy?).

Dopo il tuo grande successo negli anni 60 e 70, il pubblico perse un po’ le tue tracce, nonostante tu continuassi a scrivere canzoni e produrre dischi…

Incisi 10 album negli anni 70. Di questi, il pubblico ne conosce 7, gli altri 3 saranno disponibili sul mio sito web molto presto. Negli anni 70 io e Linda ci rincontrammo. Ci eravamo conosciuti nel 1965 ed era stato un momento straordinario, ma lei aveva un bambino con Brian Jones dei Rolling Stones e sarebbe stato molto difficile per lei venire via con me e fu impossibile anche perché la mia fama stava crescendo molto, così ci separammo. Ma da allora ho scritto ogni canzone per lei, dal mio cuore e finalmente un giorno ci rincontrammo e facemmo figli nostri. Ma la storia degli anni 60 era arrivata all’ultimo capitolo, come un libro. E quest’ultimo capitolo era il 1970 quando cose incredibili si erano dischiuse al mondo attraverso i dieci anni bohemien appena trascorsi. Definisco gli anni 60 la decade bohemienne, perché la cultura bohemienne pervase la cultura popolare, come un grande esercito dell’amore che penetrò il cuore di milioni e milioni di persone attraverso la musica, la poesia, la filosofia, la letteratura, la meditazione. Negli anni 70, io e Linda ricademmo uno fra le braccia dell’altro di nuovo e cominciammo ad avere figli, quindi smisi di fare tour e incisi 10 album, ognuno dei quali cominciava con l’ecologia, Greenpeace e l’esplorazione dell’idea bohemienne. Io e Linda cominciammo a cantare insieme, a casa, di Greenpeace e di ecologia. Nel mio album del 1974 parlavo di inquinamento e di crisi energetica, che è ciò che sta accadendo ora. Bohemian precorreva gli eventi e forse le persone non erano ancora pronte a recepire il messaggio che conteneva. Oggi (fra una settimana al momento dell’intervista, quindi oggi se la pubblichi oggi) sarò intervistato alla televisione inglese e se mi chiederanno cosa penso della situazione attuale, di cosa stia accadendo, dirò loro: “Vi avevamo avvisato di tutto questo quarant’anni fa, perché non avete ascoltato? (ride) Vi avevamo detto che stavate avvelenando il pianeta, via avevamo parlato di energia alternativa e vi avevamo detto che dovevate rendervi conto che il pianeta necessitava di comprensione”. Il segreto del documentario è che c’è una risposta che abbiamo trovato e questa risposta è insegnare ai ragazzi a meditare, perché nel futuro ogni scuola avrà studenti che meditano. Alla fine del documentario, quando David Lynch mi presenta è straordinario il documentario tratta di storia, ma la storia è adesso. La storia di Donovan è adesso. Qual è l’eredità, cosa ho fatto e lasciato, qual è il messaggio? Il messaggio era pace e amore, ma il nuovo messaggio, che poi è a sua volta vecchio, è che tu sei ciò che pensi. Se pensi qualcosa, puoi diventare quella cosa. Il giorno stesso che ti svegli e pensi di poter essere qualcuno, diventi quel qualcuno. Quindi, gli studenti stanno studiando se stessi, il loro modo di pensare e come i loro processi di pensiero influenzino il loro umore per tutta la giornata. I nostri pensieri ci possono tenere ostaggio di direzioni negative. Questo è il segreto degli anni 60, l’esplorazione del mondo interiore, dapprima attraverso le droghe, che erano molto pericolose (ride).

Ma molto divertenti…

Erano divertenti e buone, ma temporanee. Bisognava trovare un modo più permanente di penetrare il mondo interiore, perché l’intero ventesimo secolo è stato permeato dal concetto di esplorazione del mondo interiore, perché il mondo esterno è noioso. Non voglio andare su Marte o su Nettuno, non voglio andare su un’altra galassia, perché ci posso andare nei miei sogni, voglio andare dove ci sono i libri segreti, dentro la mente umana, che ha tutto questo potenziale. Gli studenti che stanno provando la meditazione nelle scuole dove si fa, stanno sperimentando il futuro.

Probabilmente la mia generazione deve molto alla tua in termini di eredità di visione non esclusivamente opportunistica della vita, non di solo sfruttamento e profitto.

Di che generazione sei?

Sono del 70.

Grazie. Grazie di avere detto questo. Credo che le canzoni di Donovan siano sempre attuali perché non hanno età, né sesso, non c’è maschile o femminile. Ho scoperto questo nella mia musica e probabilmente devo averlo portato con me da un’altra vita, Beatrice. Devo averlo portato con me da qualche altro posto, perché la mia musica prende dentro l’interiorità delle persone.

Beat Café del 2004 ha segnato un po’ il tuo grande ritorno. Critica e pubblico sono stati concordi nel definirlo un grande disco. Le prossime tappe cosa prevedono?

Mentre stavo finendo il documentario, tutta la mia concentrazione era su quel compito. Ma stavo anche pensando ad un nuovo album doppio, che è finito adesso e si chiama Ritual Groove. E’ un album doppio con 24 canzoni, di cui una è ascoltabile su internet. Mi hanno detto che non si usa più fare album doppi, ma ho insistito che lo volevo doppio (ride). Ho la mia etichetta e il mio sito web donovan.ie, che ha riaperto e su cui Ritual Groove avrà una sua pagina. Ritual Groove è pronto e sarà acquistabile su Amazon, dove la gente potrà acquistare un vero cd (ride) o canzoni singole. Ma l’evento che riguarda Ritual Groove è che ho capito che non è solo un album, ma una colonna sonora. La colonna sonora di un film che non è ancora stato girato. Ho incontrato molti giovani cineasti che mi hanno chiesto della mia musica e ho parlato con David Lynch, che è un mio caro amico, del fatto che ogni canzone del nuovo album ha un tema e il sound di Donovan e ogni canzone punta a un film. Quindi abbiamo deciso di aprire l’album ai cineasti. L’idea di Ritual Groove è che ogni canzone è un piccolo film, ma i film non sono ancora stati girati finché i giovani cineasti del mondo non entreranno nel progetto. Per il momento è un progetto, Beatrice, ma i fan di Donovan possono comunque avere il cd, la sua musica. Ma i cineasti possono pensarlo anche in un altro modo, dato che siamo nei tempi di youtube e myspace… Sai che avevamo sognato internet negli anni 60?

Davvero?

L’abbiamo sognato. L’avete perché l’abbiamo sognato. Tutto ciò che volevamo era comunicazione totale in un istante ovunque nel pianeta. Io e i Beatles pensavamo che si potesse realizzare con un satellite. “Dobbiamo comprare un satellite”, pensavamo. Ma i satelliti negli anni 60 erano solo militari, non ce n’erano di civili e quindi non sapevamo come fare. Ma non l’abbiamo dovuto fare noi, l’avete fatto voi (allude alla mia generazione e ride). L’hanno fatto le nuove generazioni. Era un’invenzione militare all’inizio, ma le applicazioni che voi usate ora vengono da Steve Jobs e Bill Gates, che erano ragazzi poveri in un garage con un paio d’idee. Ed è quello che eravamo anche noi, ragazzi poveri in un garage con un paio di chitarre. Ritual Groove può essere un cd, un insieme di film, un sito web, o una poesia se vuoi leggerlo così. Non voglio pensare al nuovo cd come al nuovo disco di Donovan, ma vorrei che ciascuno lo pensasse in un modo diverso. Ritual Groove sarà sul mio sito web prima di Natale.

Parte del tuo successo,oltre al tuo modo di cantare e alle tue canzoni, è dovuto alla tua tecnica chitarristica. Di chi ti ritieni debitore? Chi sono stati i tuoi maestri?

Qual è la mia ispirazione? Bè, sai, mio padre mi leggeva poesie quando ero molto piccolo e io sentivo cose straordinarie in queste poesie. Mi leggeva poesie dei romantici, poesie scritte durante la rivoluzione industriale William Blake, Coleridge, Wordsworth e anche Shakespeare, che era di un’epoca precedente. Io sentivo la musica delle parole e sentivo che era qualcosa di molto potente e quando crebbi e andai a scuola, seppi che altri padri non leggevano poesie ai loro figli. Io credevo che fosse naturale per chiunque avere poesia nella propria vita. Poi l’idea della poesia dormì in me fino ai miei quattordici anni, quando ricominciai a leggere poesie a scuola e ad ascoltare musica. Il mio papà socialista, con la sua poesia romantica, mi aveva letto poemi di nobili pensieri, mi aveva fatto capire che la poesia è un grande dono fatto all’umanità, che un poeta può dire la verità e la verità era pericolosa. E quando, da giovane, sentii Woody Guthrie e Kerouac, compresi che quello era ciò che dovevo fare. Quindi ascoltare Guthrie, Kerouac e i poeti romantici dell’età vittoriana e poi sentii il jazz, Dio mio! Quando sentii Billie Holiday sentii il grido dell’umanità, sentii il grande cuore dell’umanità. Quando presi la chitarra, seppi che avevo un dono in questo senso. Poi sentii the Heavenly Brothers, Buddy Holly e infine i Beatles. Quando sentii i Beatles, pensai: “Questi sono miei amici!” Sapevano davvero qualcosa di musica popolare, che io avevo bisogno d’imparare, e io sapevo qualcosa del folk e della poesia che loro avevano bisogno d’imparare. Così ci trovammo. Queste sono le persone e le cose che mi hanno influenzato.

E ora? Che musica ascolta il Donovan del 2008? E che musica ti piace?

Di recente il fado portoghese, con quell’incredibile musicalità. Musica nuova? Ascolto Devendra Banhart, il ragazzo californiano che sta facendo una specie di nuovo folk psichedelico.
Si. Lui ha lanciato insieme a Coco Rosie, Johanna Newsom, Vashti Baryian, il movimento informale del pre-war folk. Ti senti un po’ il capostipite dei nuovi cantanti folk hippies?
Si, penso di essere un po’ una sorta di professore per loro, anche se non mi sento particolarmente simile a un professore. Ho senz’altro un’influenza su di loro. Ma come posso descrivere quello che ho dato? Diciamo che forse gli ho passato la concentrazione e il coraggio e la voglia di sperimentare. Nel mio nuovo album continuo a sperimentare e questi giovani artisti vedono nella mia musica qualcosa da cui imparare. Si può imparare dalla mia musica e questo mi rende molto orgoglioso.

Che chitarra suoni?

E’ una chitarra acustica fatta su misura per me. Si chiama Kelly (ride).

Grazie Donovan.

Grazie a te, Beatrice. E quando verrò in Italia l’anno prossimo in tour, e lo farò, vieni a conoscermi di persona.

Su Bielle
Intervista audio

Sul web
Intervista effettuata il 29-09-2008
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