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"Sunshine
Superman" è un dvd doppio di lunghezza spropositata,
quasi 5 ore! Ed è un'opera magnifica che prende in esame
40 anni della vita di Donovan, ma soprattutto un decennio fondamentale
per la musica e per tutti noi. "Sunshine Superman" nasce
così: un’opera globale ed enciclopedica non solo su
Donovan, il trovatore hippy degli anni ‘60, ma su tutto il
periodo: da Bob Dylan, ai Beatles, con cui Donovan andò a
meditare in India.
Donovan è sempre una delizia. Un personaggio che
è un piacere sentire parlare e che, nonostante sia una leggenda
della musica, assolutamente disponibile. Il dvd è completamente
in inglese, l'intervista pure (ma ve la facciamo solo sentire).
Qui c'è la versione tradotta, ma c'è comunque dentro
tanto Donovan. Lo stesso che si trova nelle 5 ore di "Sunshine
Superman". Nell’immediato, oltre al dvd, in
vendita da oggi in tutto il mondo, anche un cd doppio: Ritual
groove.
Il doppio dvd Sunshine Superman è una sorta di monumento
della tua arte, importante sia dal punto di vista concettuale che
da quello stilistico. Da dove viene l’idea di farlo?
L’idea di una retrospettiva è venuta nel 2005, a quarant’anni
circa dall’inizio della mia carriera musicale. Un paio d’anni
prima di questo, mi era stato chiesto dal regista ……….
a Vienna se avessi intenzione di fare un documentario. Questo regista
ha fatto documentari per Miles Davis in Montreal, Tom Waits, Marianne
Faithful, Freddy Mercury, insomma è un grande regista di
musicisti, un vero appassionato. Mi chiese: “Vuoi farlo?”
e io risposi: “Certo”. E lui mi disse che nel giro di
tre settimane sarebbe venuto a intervistarmi. Quando venne a casa
mia, si recò nel seminterrato, si guardò intorno e
mi chiese: “E questo cos’è?”, gli risposi:
“Bè, è il mio archivio.” e lui trovò
film, fotografie, poesie. Impiegammo sei anni a mettere insieme
tutto il materiale. Diventammo amici e lui mi disse che quello che
stavamo trattando era storia della società, un ritratto del
mio lavoro, un film per il futuro, per giovani musicisti che possano
imparare da questo lavoro. Quindi, Beatrice, diventò molto
più di un documentario musicale, diventò una sorta
di finestra su un mondo. Quindi questa fu l’idea. E quando
cominciammo, lui scrisse il film e io parlai della mia storia.
Considerata l’abbondanza d materiale e la facilità
con cui riesci a raccontare storie del tuo passato, hai mai pensato
di scrivere tutto questo, e anche qualcosa in più, in un
libro?
Oh, certo. Scusa, ho dimenticato di dirtelo, ma ho scritto un libro
nel 2005, ma non è diventato un best seller (ridiamo). L’autobiografia
di Donovan si può trovare forse in Amazon ed è un
libro molto interessante, perché per molti anni avevo scritto
aneddoti e storie e diari facendo una specie di cronaca, di storia
di ciò che succedeva nella mia vita e quando scrissi il libro,
il mio editore a Londra, Mark Booth di Random House, disse: “E’
troppo lungo, è “Guerra e pace”, questo libro
ha 700 pagine, non vogliamo tutte queste pagine!” “Ok”,
gli dissi e così la storia nel mio libro arriva solo fino
al 1970. Tratta dei miei inizi e degli anni 60 soltanto. Invece
il documentario arriva dritto fino ai giorni nostri, quindi ho scritto
un libro, ma solo fino al ’70, perché era troppo difficile
per me. Vedi, un libro è qualcosa di estremamente personale
ed era difficile per me assorbire, lavorare e analizzare ciò
che successe negli anni 70, 80, 90. Sono riuscito a focalizzare
solo i 40, 50 e 60.
Quindi per te è più personale scrivere un
libro che scrivere una canzone?
Si, perché mentre scrivevo ho dovuto imparare la tecnica
che ci vuole per scrivere un libro, mentre conosco da sempre la
tecnica per scrivere una canzone: primo verso, secondo verso, ritornello
(chorus), terzo verso, ritornello (chorus) e chiusura. In una sceneggiatura
è primo atto e secondo atto. Un libro invece è un
albergo con 300 camere su dieci piani. E’ molto interessante,
diventa estremamente personale. Ogni camera contiene una storia
diversa, sai. Quindi il libro è stato molto difficile per
me, ma il documentario no perché c’era lo sguardo di
questo splendido regista sulla mia vita.
Nel dvd dici che ogni volta che qualcuno parla di Donovan
come di un imitatore di Bob Dylan, dimentica che anche Bob Dylan
affonda le radici nella musica irlandese e più in generale
europea e che quindi voi due avete radici comuni. Non si tratta
quindi di imitazione, ma di un sentire comune.
Nel mondo esterno a quello musicale ci fu in effetti un misunderstanding
e io passai per imitatore, ma all’interno del mondo musicale
la faccenda era molto chiara. Il mondo interno bohemien capì.
La poesia nel cafè bohemien era promossa da Jack Kerouac,
il poeta americano. Kerouac influenzò sia me che Bob. La
musica nei club folk bohemien era di Woodie Guthrie, che indossava
un buffo cappello (ridiamo) e suonava un’armonica e cantava
temi sociali. Conobbi la musica di Bob Dylan solo dopo avere conosciuto
quella di Guthrie, ma la loro immagine era così simile e
il modo in cui Bob cantava ricordava quello di un uomo vecchio (lo
imita e ridiamo). C’era una grande similitudine di stile fra
loro. Era buffo. Vedi, nel documentario sorrido mentre canto una
canzone a Bobby e Bobby è affascinato. Fu Joan Baez ad avvicinare
Bobby e Donovan, fu lei a presentarmelo. Quindi la radice comune
è Woody Guthrie e la tradizione scozzese e irlandese, le
canzoni che Bobby imparò quando era a New York con il cantante
irlandese Leon Clunsy (Clancy?).
Dopo il tuo grande successo negli anni 60 e 70, il pubblico
perse un po’ le tue tracce, nonostante tu continuassi a scrivere
canzoni e produrre dischi…
Incisi 10 album negli anni 70. Di questi, il pubblico ne conosce
7, gli altri 3 saranno disponibili sul mio sito web molto presto.
Negli anni 70 io e Linda ci rincontrammo. Ci eravamo conosciuti
nel 1965 ed era stato un momento straordinario, ma lei aveva un
bambino con Brian Jones dei Rolling Stones e sarebbe stato molto
difficile per lei venire via con me e fu impossibile anche perché
la mia fama stava crescendo molto, così ci separammo. Ma
da allora ho scritto ogni canzone per lei, dal mio cuore e finalmente
un giorno ci rincontrammo e facemmo figli nostri. Ma la storia degli
anni 60 era arrivata all’ultimo capitolo, come un libro. E
quest’ultimo capitolo era il 1970 quando cose incredibili
si erano dischiuse al mondo attraverso i dieci anni bohemien appena
trascorsi. Definisco gli anni 60 la decade bohemienne, perché
la cultura bohemienne pervase la cultura popolare, come un grande
esercito dell’amore che penetrò il cuore di milioni
e milioni di persone attraverso la musica, la poesia, la filosofia,
la letteratura, la meditazione. Negli anni 70, io e Linda ricademmo
uno fra le braccia dell’altro di nuovo e cominciammo ad avere
figli, quindi smisi di fare tour e incisi 10 album, ognuno dei quali
cominciava con l’ecologia, Greenpeace e l’esplorazione
dell’idea bohemienne. Io e Linda cominciammo a cantare insieme,
a casa, di Greenpeace e di ecologia. Nel mio album del 1974 parlavo
di inquinamento e di crisi energetica, che è ciò che
sta accadendo ora. Bohemian precorreva gli eventi e forse le persone
non erano ancora pronte a recepire il messaggio che conteneva. Oggi
(fra una settimana al momento dell’intervista, quindi oggi
se la pubblichi oggi) sarò intervistato alla televisione
inglese e se mi chiederanno cosa penso della situazione attuale,
di cosa stia accadendo, dirò loro: “Vi avevamo avvisato
di tutto questo quarant’anni fa, perché non avete ascoltato?
(ride) Vi avevamo detto che stavate avvelenando il pianeta, via
avevamo parlato di energia alternativa e vi avevamo detto che dovevate
rendervi conto che il pianeta necessitava di comprensione”.
Il segreto del documentario è che c’è una risposta
che abbiamo trovato e questa risposta è insegnare ai ragazzi
a meditare, perché nel futuro ogni scuola avrà studenti
che meditano. Alla fine del documentario, quando David Lynch mi
presenta è straordinario il documentario tratta di storia,
ma la storia è adesso. La storia di Donovan è adesso.
Qual è l’eredità, cosa ho fatto e lasciato,
qual è il messaggio? Il messaggio era pace e amore, ma il
nuovo messaggio, che poi è a sua volta vecchio, è
che tu sei ciò che pensi. Se pensi qualcosa, puoi diventare
quella cosa. Il giorno stesso che ti svegli e pensi di poter essere
qualcuno, diventi quel qualcuno. Quindi, gli studenti stanno studiando
se stessi, il loro modo di pensare e come i loro processi di pensiero
influenzino il loro umore per tutta la giornata. I nostri pensieri
ci possono tenere ostaggio di direzioni negative. Questo è
il segreto degli anni 60, l’esplorazione del mondo interiore,
dapprima attraverso le droghe, che erano molto pericolose (ride).
Ma molto divertenti…
Erano divertenti e buone, ma temporanee. Bisognava trovare un modo
più permanente di penetrare il mondo interiore, perché
l’intero ventesimo secolo è stato permeato dal concetto
di esplorazione del mondo interiore, perché il mondo esterno
è noioso. Non voglio andare su Marte o su Nettuno, non voglio
andare su un’altra galassia, perché ci posso andare
nei miei sogni, voglio andare dove ci sono i libri segreti, dentro
la mente umana, che ha tutto questo potenziale. Gli studenti che
stanno provando la meditazione nelle scuole dove si fa, stanno sperimentando
il futuro.
Probabilmente la mia generazione deve molto alla tua in
termini di eredità di visione non esclusivamente opportunistica
della vita, non di solo sfruttamento e profitto.
Di che generazione sei?
Sono del 70.
Grazie. Grazie di avere detto questo. Credo che le canzoni di Donovan
siano sempre attuali perché non hanno età, né
sesso, non c’è maschile o femminile. Ho scoperto questo
nella mia musica e probabilmente devo averlo portato con me da un’altra
vita, Beatrice. Devo averlo portato con me da qualche altro posto,
perché la mia musica prende dentro l’interiorità
delle persone.
Beat Café del 2004 ha segnato un po’ il tuo grande
ritorno. Critica e pubblico sono stati concordi nel definirlo un
grande disco. Le prossime tappe cosa prevedono?
Mentre stavo finendo il documentario, tutta la mia concentrazione
era su quel compito. Ma stavo anche pensando ad un nuovo album doppio,
che è finito adesso e si chiama Ritual Groove. E’ un
album doppio con 24 canzoni, di cui una è ascoltabile su
internet. Mi hanno detto che non si usa più fare album doppi,
ma ho insistito che lo volevo doppio (ride). Ho la mia etichetta
e il mio sito web donovan.ie, che ha riaperto e su cui Ritual Groove
avrà una sua pagina. Ritual Groove è pronto e sarà
acquistabile su Amazon, dove la gente potrà acquistare un
vero cd (ride) o canzoni singole. Ma l’evento che riguarda
Ritual Groove è che ho capito che non è solo un album,
ma una colonna sonora. La colonna sonora di un film che non è
ancora stato girato. Ho incontrato molti giovani cineasti che mi
hanno chiesto della mia musica e ho parlato con David Lynch, che
è un mio caro amico, del fatto che ogni canzone del nuovo
album ha un tema e il sound di Donovan e ogni canzone punta a un
film. Quindi abbiamo deciso di aprire l’album ai cineasti.
L’idea di Ritual Groove è che ogni canzone è
un piccolo film, ma i film non sono ancora stati girati finché
i giovani cineasti del mondo non entreranno nel progetto. Per il
momento è un progetto, Beatrice, ma i fan di Donovan possono
comunque avere il cd, la sua musica. Ma i cineasti possono pensarlo
anche in un altro modo, dato che siamo nei tempi di youtube e myspace…
Sai che avevamo sognato internet negli anni 60?
Davvero?
L’abbiamo sognato. L’avete perché l’abbiamo
sognato. Tutto ciò che volevamo era comunicazione totale
in un istante ovunque nel pianeta. Io e i Beatles pensavamo che
si potesse realizzare con un satellite. “Dobbiamo comprare
un satellite”, pensavamo. Ma i satelliti negli anni 60 erano
solo militari, non ce n’erano di civili e quindi non sapevamo
come fare. Ma non l’abbiamo dovuto fare noi, l’avete
fatto voi (allude alla mia generazione e ride). L’hanno fatto
le nuove generazioni. Era un’invenzione militare all’inizio,
ma le applicazioni che voi usate ora vengono da Steve Jobs e Bill
Gates, che erano ragazzi poveri in un garage con un paio d’idee.
Ed è quello che eravamo anche noi, ragazzi poveri in un garage
con un paio di chitarre. Ritual Groove può essere un cd,
un insieme di film, un sito web, o una poesia se vuoi leggerlo così.
Non voglio pensare al nuovo cd come al nuovo disco di Donovan, ma
vorrei che ciascuno lo pensasse in un modo diverso. Ritual Groove
sarà sul mio sito web prima di Natale.
Parte del tuo successo,oltre al tuo modo di cantare e alle
tue canzoni, è dovuto alla tua tecnica chitarristica. Di
chi ti ritieni debitore? Chi sono stati i tuoi maestri?
Qual è la mia ispirazione? Bè, sai, mio padre mi leggeva
poesie quando ero molto piccolo e io sentivo cose straordinarie
in queste poesie. Mi leggeva poesie dei romantici, poesie scritte
durante la rivoluzione industriale William Blake, Coleridge, Wordsworth
e anche Shakespeare, che era di un’epoca precedente. Io sentivo
la musica delle parole e sentivo che era qualcosa di molto potente
e quando crebbi e andai a scuola, seppi che altri padri non leggevano
poesie ai loro figli. Io credevo che fosse naturale per chiunque
avere poesia nella propria vita. Poi l’idea della poesia dormì
in me fino ai miei quattordici anni, quando ricominciai a leggere
poesie a scuola e ad ascoltare musica. Il mio papà socialista,
con la sua poesia romantica, mi aveva letto poemi di nobili pensieri,
mi aveva fatto capire che la poesia è un grande dono fatto
all’umanità, che un poeta può dire la verità
e la verità era pericolosa. E quando, da giovane, sentii
Woody Guthrie e Kerouac, compresi che quello era ciò che
dovevo fare. Quindi ascoltare Guthrie, Kerouac e i poeti romantici
dell’età vittoriana e poi sentii il jazz, Dio mio!
Quando sentii Billie Holiday sentii il grido dell’umanità,
sentii il grande cuore dell’umanità. Quando presi la
chitarra, seppi che avevo un dono in questo senso. Poi sentii the
Heavenly Brothers, Buddy Holly e infine i Beatles. Quando sentii
i Beatles, pensai: “Questi sono miei amici!” Sapevano
davvero qualcosa di musica popolare, che io avevo bisogno d’imparare,
e io sapevo qualcosa del folk e della poesia che loro avevano bisogno
d’imparare. Così ci trovammo. Queste sono le persone
e le cose che mi hanno influenzato.
E ora? Che musica ascolta il Donovan del 2008? E che musica
ti piace?
Di recente il fado portoghese, con quell’incredibile musicalità.
Musica nuova? Ascolto Devendra Banhart, il ragazzo californiano
che sta facendo una specie di nuovo folk psichedelico.
Si. Lui ha lanciato insieme a Coco Rosie, Johanna Newsom, Vashti
Baryian, il movimento informale del pre-war folk. Ti senti un po’
il capostipite dei nuovi cantanti folk hippies?
Si, penso di essere un po’ una sorta di professore per loro,
anche se non mi sento particolarmente simile a un professore. Ho
senz’altro un’influenza su di loro. Ma come posso descrivere
quello che ho dato? Diciamo che forse gli ho passato la concentrazione
e il coraggio e la voglia di sperimentare. Nel mio nuovo album continuo
a sperimentare e questi giovani artisti vedono nella mia musica
qualcosa da cui imparare. Si può imparare dalla mia musica
e questo mi rende molto orgoglioso.
Che chitarra suoni?
E’ una chitarra acustica fatta su misura per me. Si chiama
Kelly (ride).
Grazie Donovan.
Grazie a te, Beatrice. E quando verrò in Italia l’anno
prossimo in tour, e lo farò, vieni a conoscermi di persona.
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