Si è
detto spesso di Daniele Sepe, su queste colonne, che sarà
impossibile prenderlo vivo. Ogni disco è un salto mortale,
ogni disco è un cambio di pelle più o meno deciso.
E Brigada Internazionale non fa eccezione. Ecco Daniele tornare
nelle vesti di capobanda di una banda di caratura e proporzioni
internazionali, che mette in pratica a Napoli quello che già
stanno facendo l'Orchestra di piazza Vittorio a Roma, quella di
via via Padova a Milano e quella di Piazza Caricamento a Genova.
Daniele, un nuovo disco, un altro cambio di pelle?
Secondo me
è sempre la stessa. Questo lavoro non è molto diverso
da quello che ho sempre fatto. Non riesco a vedere bene i confini.
Come i daltonici. E’ una malattia della vista (ridiamo)
Briogada internazionale va sulla stessa onda dell'Orchestra
di Piazza Vittorio?
Quell’onda
parte da lontano, da Trasmigrazioni che è
il mio disco che segna l’inizio della voglia di volersi
confrontare con il fenomeno dell’immigrazione. Quel disco
fu il primo momento di questa avventura.
Siete
un gruppo permanente?
Siamo un
gruppo permanente, un sacco di persone che già lavoravano
assieme anche prima che ci fosse questa idea di mettere insieme
16 di noi e costituire la Brigada internazionale. In realtà
tra di noi c’è sempre stata collaborazione. Eravamo
semplicemente i musicisti che si trovano poi la sera a Napoli
a suonare in giro nei locali. E’ un progetto stabile con
tutti i problemi che può avere un progetto dove si trovano
16 persone insieme a suonare.
Ad
esempio andare in giro …
E’
dura, e’ dura …sono due furgoni che si muovo e il
problema vero è quando si arriva all’autogrill a
cercare di acchiapparli tutti (Ridiamo).
E
anche riuscire a pagare chi paghi lo spostamento
E’
abbastanza vero, ma è un grande piacere, perché
io personalmente se mi trovo in quattro sul palco mi sento solo.
So benissimo che la musica si può fare anche con numeri
più modesti, ma sono un uomo a cui piace la compagnia.,
Sono uno che preferisce sentirsi un disco di musica sinfoncia
piuttosto che un quartetto. E’ un esperienza che mi dà
molto piacere.
A
cosa altro stai lavorando?
C’è
un sacco di materiale vecchio che non ho mai pubblicato. Soprattutto
materiale jazzistico che reputo le cose peggiori mie. Per cui
me le tengo là e aspetto che diventino vecchio. Se dopo
5 o sei anni mi convincono ancora vuol dire che proprio da buttare
non sono. E però vorrei fare … c’è in
progetto di fare Truffe 3 che è già
pronto e un cofanetto col Manifesto per metterli tutti e tre assieme
a un prezzo popolare. Visto che gli altri due hanno problemi di
distribuizione con Polo sud e che molti dicono che sono le cose
migliori che ho fatto ho deciso di tirarli fuori.
Tu
come li vendi i dischi? Funziona internet?
Non ti so
dire perché le quantificazioni sono veramente difficili.
Mi arriva il bollettino della Siae ma non so capire. Arrivano
tre lire da internet. Questo è sicuro. Le cifre rispetto
a qualche anno fa sono molto inferiori. Per chiarire Viaggi
fuori dai paraggi ha venduto 42 mila copie, cifre di
tutto rispetto e fino a Jurnateri o Anime
Candide arrivavi a 18-20 mila copie. Oggi se arrivi a
5000 copie è un grande successo. Ma di sicuro la colpa
non è di internet. La colpa è di un iperproduzione
musicale. Ma di questo sono contento. Meglio che comprino un po’
di tutto che il solito mezzo milione di stronzate! Tanto se uno
campa con poco … quando mi sono pagato il vino, da mangiare,
la benzina per la bicicletta e mi posso comprare 20 dischi alla
settimana sono contento.
Il
giro dei concerti però è migliore
E’
migliore sì, ma io mi dimentico sempre di dire che abbiamo
portato i dischi da vendere e così come li porto li riporto
indietro, senza neanche aver aperto i cartoni. Ma perché
proprio so fesso e mi dimentico le cose (ridiamo)
Non
ho visto i consigli agli ascolti in questo disco. Come mai?
Non li ho
messi perché è stato fatto tutto con una gran fretta
e non essendo del Manifesto non avevo carta bianca sul libretto.
Abbiamo dovuto fare un po’ di battaglia per arrivare a quel
tipo di confezione e di libretto. Molto di più starà
sul sito di Brigate. Non penso che questo sarà l’ultimo
disco di Brigate.
"Suonarne
uno per educarne cento" doveva diventare uno spettacolo mi
avevi detto l'ultima volta ...
Non è
successo ed è fallito miseramente perché doveva
essere una cosa legata al festival del teatro a Napoli, ma il
titolo ha posto un po’ di problemi alla commissione. Li
ha un po’ spaventati.
Grazie Daniele allora e a presto
Grazie a
te. Hai sempre scritto cose troppo buone su di noi. Ma le ascolti
bene le cose e questo è abbastanza raro.