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Le BiELLE Interviste
Daniele Sepe: "Con la Brigada per restare"
"Io, se mi trovo in quattro su un palco, so' solo"
di Giorgio Maimone


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Si è detto spesso di Daniele Sepe, su queste colonne, che sarà impossibile prenderlo vivo. Ogni disco è un salto mortale, ogni disco è un cambio di pelle più o meno deciso. E Brigada Internazionale non fa eccezione. Ecco Daniele tornare nelle vesti di capobanda di una banda di caratura e proporzioni internazionali, che mette in pratica a Napoli quello che già stanno facendo l'Orchestra di piazza Vittorio a Roma, quella di via via Padova a Milano e quella di Piazza Caricamento a Genova.

Daniele, un nuovo disco, un altro cambio di pelle?

Secondo me è sempre la stessa. Questo lavoro non è molto diverso da quello che ho sempre fatto. Non riesco a vedere bene i confini. Come i daltonici. E’ una malattia della vista (ridiamo)


Briogada internazionale va sulla stessa onda dell'Orchestra di Piazza Vittorio?

Quell’onda parte da lontano, da Trasmigrazioni che è il mio disco che segna l’inizio della voglia di volersi confrontare con il fenomeno dell’immigrazione. Quel disco fu il primo momento di questa avventura.

Siete un gruppo permanente?

Siamo un gruppo permanente, un sacco di persone che già lavoravano assieme anche prima che ci fosse questa idea di mettere insieme 16 di noi e costituire la Brigada internazionale. In realtà tra di noi c’è sempre stata collaborazione. Eravamo semplicemente i musicisti che si trovano poi la sera a Napoli a suonare in giro nei locali. E’ un progetto stabile con tutti i problemi che può avere un progetto dove si trovano 16 persone insieme a suonare.

Ad esempio andare in giro …

E’ dura, e’ dura …sono due furgoni che si muovo e il problema vero è quando si arriva all’autogrill a cercare di acchiapparli tutti (Ridiamo).

E anche riuscire a pagare chi paghi lo spostamento

E’ abbastanza vero, ma è un grande piacere, perché io personalmente se mi trovo in quattro sul palco mi sento solo. So benissimo che la musica si può fare anche con numeri più modesti, ma sono un uomo a cui piace la compagnia., Sono uno che preferisce sentirsi un disco di musica sinfoncia piuttosto che un quartetto. E’ un esperienza che mi dà molto piacere.

A cosa altro stai lavorando?

C’è un sacco di materiale vecchio che non ho mai pubblicato. Soprattutto materiale jazzistico che reputo le cose peggiori mie. Per cui me le tengo là e aspetto che diventino vecchio. Se dopo 5 o sei anni mi convincono ancora vuol dire che proprio da buttare non sono. E però vorrei fare … c’è in progetto di fare Truffe 3 che è già pronto e un cofanetto col Manifesto per metterli tutti e tre assieme a un prezzo popolare. Visto che gli altri due hanno problemi di distribuizione con Polo sud e che molti dicono che sono le cose migliori che ho fatto ho deciso di tirarli fuori.

Tu come li vendi i dischi? Funziona internet?

Non ti so dire perché le quantificazioni sono veramente difficili. Mi arriva il bollettino della Siae ma non so capire. Arrivano tre lire da internet. Questo è sicuro. Le cifre rispetto a qualche anno fa sono molto inferiori. Per chiarire Viaggi fuori dai paraggi ha venduto 42 mila copie, cifre di tutto rispetto e fino a Jurnateri o Anime Candide arrivavi a 18-20 mila copie. Oggi se arrivi a 5000 copie è un grande successo. Ma di sicuro la colpa non è di internet. La colpa è di un iperproduzione musicale. Ma di questo sono contento. Meglio che comprino un po’ di tutto che il solito mezzo milione di stronzate! Tanto se uno campa con poco … quando mi sono pagato il vino, da mangiare, la benzina per la bicicletta e mi posso comprare 20 dischi alla settimana sono contento.

Il giro dei concerti però è migliore

E’ migliore sì, ma io mi dimentico sempre di dire che abbiamo portato i dischi da vendere e così come li porto li riporto indietro, senza neanche aver aperto i cartoni. Ma perché proprio so fesso e mi dimentico le cose (ridiamo)

Non ho visto i consigli agli ascolti in questo disco. Come mai?

Non li ho messi perché è stato fatto tutto con una gran fretta e non essendo del Manifesto non avevo carta bianca sul libretto. Abbiamo dovuto fare un po’ di battaglia per arrivare a quel tipo di confezione e di libretto. Molto di più starà sul sito di Brigate. Non penso che questo sarà l’ultimo disco di Brigate.

"Suonarne uno per educarne cento" doveva diventare uno spettacolo mi avevi detto l'ultima volta ...

Non è successo ed è fallito miseramente perché doveva essere una cosa legata al festival del teatro a Napoli, ma il titolo ha posto un po’ di problemi alla commissione. Li ha un po’ spaventati.

Grazie Daniele allora e a presto

Grazie a te. Hai sempre scritto cose troppo buone su di noi. Ma le ascolti bene le cose e questo è abbastanza raro.

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Intervista effettuata il 26-11-2008
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