Luca
Barbarossa è personaggio raro. Educato, colto, con idee sul
ruolo del cantautore e su presente e futuro della musica. Starlo
ad ascoltare diventa un piacere. E molte delle sue idee sono condivisibili:
da quelle su Sanremo e sulla letargia della discografia italiana,
alla necessità di trovare nuovi sistemi comunque per comunicare.
Che siano le radio, internet, MySpace o quant'altro possa servire
allo scopo. Se remunerativo bene, altrimenti anche senza andare
incontro al mercato. Comunicare è un'esigenza troppo alta.
Luca allora, finalmente un disco nuovo: “Vie delle storie
infinite”
Esce venerdì
25 aprile. Il 15 aprile ha debuttato nella distribuzione digitale.
Si scarica legalmente insomma
Erano
cinque anni che non uscivi con un album di inediti.
Ho battuto
il mio record
Come
mai?
Tanti motivi.
In questi anni ho lavorato molto sul live, meno sui dischi, anche
perché i dischi come sai sono materia controversa ultimamente.
Non
rendono nulla
E non hai
più molti compagni di viaggio quando vuoi realizzare un
nuovo progetto, Io da artigiano quale sono con le piccole etichette
indipendenti ho fatta molto più fatica di quanta ne può
fare una multinazionale. Però poi ci ho lavorato per tre
anni. Ero partito con altre produzioni. Poi ho cercato molto sia
il suono che i musicisti che andassero bene. Poi ho individuato
in Adriano Pennino il musicista che andava bene per questo progetto,
Ci abbiamo lavorato insieme ed è venuto come volevo. Però,
prometto, la prossima volta ci metto di meno. Mi sento un po’
in colpa (ridiamo)
Che
tipo di progetto è venuto fuori? Cantautorato acustico?
E’
un disco molto acustico, non perché manchino le chitarre
elettriche ma perché è un disco “suonato”,
suonato da essere umani di grane talento: discesi musicisti!
Genere
raro …
Genere raro
e ancora più raro è che ci si trovi insieme in un
grande studio di registrazione a suonare tutti insieme e non a
sovrapporre le varie parti, ma un vero ensemble dal vivo, in presa
diretta, Ognuna di queste canzoni è un vero live in studio,
E questo ha fatto sì che questi arrangiamenti, queste canzoni
avessero un’anima. Vicino a quello che avevo scritto.
Come
una serie di piccoli live in studio
E’
un disco di studio, ma è concepito per essere suonato insieme.
Come si fa nel jazz, come si fa nella musica classica., Come si
fa nella musica. Punto! Oramai il computer ce l’ha fatta
dimenticare questa abitudine, Mi rendo conto di come i costi di
produzione siano più elevati, dallo studio di registrazione
al coinvolgere pià persone, ma sono felicissimo di avere
fatto questa scelta e di aver scelto musicisti italiani e molti
napoletani, visto ch Napoli è una splendida risorsa umana
e non solo una discarica. C’è un bello staff meridionale
di cui vado particolarmente fiero.
Le
canzoni sono nate negli ultimi cinque anni o sono tutte dell’ultimo
periodo?
Sono nate
negli ultimi tre anni e sono tutte nate per questo progetto. Le
prime che ho scritto sono state superate dalle cose più
recenti, In un progetto su parte sempre in un modo e si finisce
in un altro. Il nucleo centrale di questo progetto era costituito
da Via delle storie infinite, la canzone
che non a caso dà il titolo al disco e da Un
altro giorno che è la seconda traccia del
disco. Attorno a questo ho poi costruito le altre.
"Via
delle storie infinite" ha un titolo molto intrigante ed evocativo.
Di cosa parla?
Parla delle
storie di ieri , degli amori di ieri, è una conversazione
con una persona amata con la quale non si sta più insieme
ma è un amore infinito che non passa, che ci accompagna
non come tormento ma come formazione. Le vere passioni, i veri
amori, le cose che ci hanno toccato l’anima per fortuna
le portiamo con noi. Sono le proteine, sono le cellule. Impariamo
anche ad amare grazie agli amori vissuti ieri. Quindi è
una canzone di ricordi, di suggestioni, di immagini, di stato
d’animo. Come tutte le canzoni poi va sentita. Parlarne
è sempre difficile e anche patetico.
E
le altre? Io non ho ancora sentito il disco, me lo porti tu in
questo momento ...
Un altro giorno è la canzone
dell’abbandono. Non riesce a fingere anche se ci prova.
Invece no è la canzone della passione,
della scelta, le scelte difficili che poi si rivelano le più
importanti. Nel mio caso la scelta di fare musica. La scelta di
avere inseguito le mie passioni a fronte di percorsi probabilmente
più semplici, ma anche più piatti, più omologati.
Scelte che ti complicano la vita, ma delle quali oggi vado fiero.
Greta
è una storia d’amore con una donna molto più
giovane. Una ragazza che sfugge ai luoghi comuni che si dicono
sui giovani, che ascolta Jacques Brel. E’ un anziana ragazza
(ridiamo) e il suo modo d’essere mi fa ben sperare. E’
come se la sua innocenza riscattasse e salvasse il mondo intereo.
Aspettando il 2000 è una canzone
generazionale, dissacrante, divertente ed amara. E Dio non è
è chiaramente una canzone che parla della strumentalizzazione
della religione e della fgede che è in atto da diversi
anni.
Tu
oltre a fare musica la ascolti. Che tipo di musica ami?
Ascolto non
moltissimo perché sono per un ascolto attento e non distratto.
Ascoltare attentamente presuppone avere tempo. In questi ultimi
anni ho ascoltato molto i Coldplay, gruppo che mi piace molto,
il mio gruppo di riferimento. E comunque ascolto sempre un rock
tollerabile, biologico.
Amichevole
per le orecchie
Non amo questo
rumore di fondo che ci siamo abituati ad avere nei ristoranti,
nei taxi, ovunque, Questo utilizzo dissennato di un sottoprodotto
della musica che è in realtà una sorta di fastidio
mentre stai parlando. Preferisco vivere, andare ai concerti, ascoltare
dischi.
Nella
tua formazione invece chi ha contato? James Taylor?
Proprio.
Pensa che per il mio compleanno mi hanno regalato il biglietto
per il suo concerto. L’ennesimo.
Ci
ho preso in pieno
Hai azzeccato
subito. Ho visto tutti i suoi concerti che sono passati da Roma,.
La mia cultura musicale, se ce n’ho (ridiamo) viene da lì:
la west coast americana, gli Eagles,. Neil Young, moltissimo Neil
Young, Corsby Stills &Nash, Carol ing. Abbiamo frequentato
questa musica da quando facevo con un mio amico molto caro il
musicista di strada, abbiamo girato in lungo e in largo l’Europa
suonando Teach your children o Love
the one you ‘re with …
Non
ti è mai venuta voglia di fare un album di cover?
Sì,
mi piacerebbe molto. Sono sempre in dubbio perché le versioni
originali sono incredibili ancora oggi, perché quei dischi
sono dischi storici, Bisognerebbe trovare un modo. Però
non ti nascondo che la tentazione c’è stata.
Tu
parlavi prima delle difficoltà che ci sono a fare dischi
e della miglior possibilità di andare in giro a suonare.
La situazione è davvero così critica? O è
peggiore ancora?
La situazione
non è buona, per parafrasare Celentano. Comunque questa
è la nostra vita. E’ un esigenza quella di esprimersi
che non può fare i conti solo col mercato. Noi dobbiamo
tentare di comunicare le nostre emozioni. Se c’è
vendita bene, se non c’è vendita pazienza. Importante
è la radio, perché le nostre idee arrivano. Così
come internet, Myspace, il sito, la distribuzione digitale. Veicolare
le nostre idee è importante. Un mondo senza idee non è
un mondo tollerabile, non è divertente. Bisogna trovare
un modo, pur non remunerativo per fare arrivare le idee. Se si
chiama disco continuerò a fare i dischi, se si chiama file
farò i file.
Tu
hai fatto molti Festival di Sanremo, vero?
Sette. Incredibile!
Quest’anno
Sanremo è stata messa pesantemente in discussione. Dal
punto di vista degli ascolti perché come vendite è
poi andata bene. Cosa ne pensi di una manifestazione così.
Ci andresti ancora?
Sanremo è
sempre una grande opportunità per un cantante. Fare ascoltare
una canzone a dieci milioni di persone.
Poi
nel tuo caso sei emerso proprio a Sanremo con “Roma spogliata”
Sì,
è stato il mio debutto nell’81. Sai, non è
che capita sovente di presentare un disco di fronte a 10 milioni
di persone. Se anche c’è crisi degli ascolti e invece
che davanti a dieci la presenti a otto milioni, sono sempre tanti!
Io la sera faccio i concerti e al massimo sono 3-4000 e se vado
nei club qualche centinaio. Dire a dieci milioni di persone “Ascoltate
questa cosa che ho da dirvi” è già un miracolo!
Affinché avvenga questo bisogna fare i conti con le ansie
da prestazione che una rete televisiva ha. Sanremo è un
compromesso tra le esigenze televisive e quelle musicali. Direi
che in Italia parliamo un po’ troppo di Sanremo e un po’
poco di musica. Non diamo a Sanremo tutta la croce della musica
italiana. Se la musica è rappresentata solo da Sanremo
c’è qualcosa che non va o se il mondo discografico
si aggrappa solo Sanremo come ultimo baluardo promozionale c’è
qualcosa che non va. Noi dobbiamo creare delle altre occasioni.
Non perché abbiamo qualcosa in particolare contro Sanremo
ma proprio perché farebbe bene al nostro ambiente non andare
in letargo durante l’anno, per risvegliarsi solo in questa
settimana di fine febbraio.
Manifestazioni
come X-Factor o Amici? Dove si cercano i talenti in tv …
Se cercano
i talenti vanno bene. Se cercano di stupire con effetti speciali
no. La cultura de reality non mi appartiene, però so ad
esempio che a X- Factor c’è stato uno sforzo per
portare giovani che sanno fare che sanno esprimersi. Spesso ho
visto solo giochettini televisivi.
Adesso
che abbiamo il disco cosa ti attende? Il tour?
Un tour promozionale
nei club con chitarra e voce e un intervistatore con me sul palco
e io racconto in un intreccio continuo tra vita e musica. Questo
fa sì che venga fuori uno spettacolo che sia confidenziale
sì, ma anche brillante,m perché non ci prendiamo
troppo sul serio. Bisogna anche spiegare alcune cose, i retroscena
che ci sono dietro le canzoni, ma anche ricordare aneddoti che
stanno dietro le mie canzoni, la mia storia che sono anche coloriti.
Molti
cantautori hanno il libro nel cassetto. E tu?
(Ride) Io
non l’ho fatto. Di questo almeno non potete accusarmi. Proprio
zero., Già faccio fatica a scrivere canzoni. Il libro è
una canzone lunghissima.