| Oltre
il muro sta l’umanità.
Di qua del muro
di Giorgio Maimone
È una perfetta esemplificazione di cosa voglia
dire fascismo. Anche se la politica nel film compare solo
di sfuggita, sotto forma di corruzione.
Una banda di ladruncoli adolescenti si intrufola in un condominio
di lusso a Città del Messico. Così di lusso
da essere separato dalla città da un’altissimo
muro, controllato ovunque da telecamere, con un battaglione
di guardie private in servizio 24 ore su 24.
I primi due ladri vengono uccisi subito, il terzo riesce a
scappare e da lì parte la caccia all’uomo. I
ricchi si trasformano in belve assetate di sangue e ogni buon
borghese si arma per completare la strage, ovviamente da nascondere
alla polizia.
I cadaveri vengono smaltiti tra i rifiuti e le regole della
civile democrazia cancellate.
Chi non ci sta viene recluso all’interno della zona.
Si ribella solo un adolescente, che ha la stessa età
del ragazzo in fuga (16 anni) e che lo aiuta a nascondersi
dalle bande di vigilantes.
Non è solo Città del Messico. Il virus del giustizialismo
è presente tra di noi, nelle ronde padane, nella tolleranza
zero, nel razzismo ormai nemmeno più strisciante.
La zona è il film di un esordiente, ma è un
colpo allo stomaco, duro, insistente. Un tarlo che si insidia
nella coscienza. Chi non si oppone accetta l’imbarbarimento.
La frase: "Allora, chi vota per andarlo a cercare?"
Da
vedere: Per avere meno paura del diverso e per capire
che se si costruiscono gabbie, per quanto d'oro, a qualcuno
toccherà stare dentro.
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