| Valerio
Mastandrea e Giuseppe Battiston,
duetto da commedia all’italiana
di Giorgio Maimone
La vecchia, buona e santa commedia all’italiana
non è mai morta. Nonostante i tanti precoci funerali
periodici. Certo non siamo più negli anni d'oro, ma
la pianta da ancora frutti.
Ma ogni tanto c’è bisogno di film intelligenti
e ben fatti come questa opera del giovane regista Gianni Zanasi,
per ricordarci che in Italia si può fare del buon cinema
divertente, senza dover passare dai cinepanettoni di Boldi
e De Sica.
Merito degli attori che sono bravi, anzi tra il meglio che
la commedia contemporanea possa offrire (Valerio Mastandrea
e Giuseppe Battiston), ma anche di una sceneggiatura che sta
in piedi, in grado di far sorridere e far pensare.
Un chitarrista 35enne in crisi fa rotta verso casa, in Romagna,
per trovare lla famiglia: un padre industriale che si è
ritirato dall’attività (ciliegie sotto spirito)
lasciando tutto in mano all’altro figlio, una sorella
istruttrice di delfini, una madre che frequenta corsi di autostima
per sfuggire alla depressione.
L’arrivo del figliol prodigo non sarà indolore,
anche perché si muoverà nell’ambiente
famigliare con la grazia di un elefante in cristalleria.
La fabbrica è sulla via del fallimento, il matrimonio
del fratello pure, la sorella (forse) è omosessuale
e persino suo padre non è il suo vero padre. Toni agrodolci
con un pizzico di malinconia, ma una prevalenza di sorrisi.
La frase: Michela:sei venuto qui perchè avevi
bisogno di noi
Stefano:sì...ma
non di tutti insieme...
Da
vedere: Per nutrire meno sfiducia sul futuro del
cinema in Italia. E poi è un piacere vedere gli attori
giusti utilizzati in ruoli giusti.
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