| Il
potere non logora: preserva
di Giorgio Maimone
Giulio Andreotti: Il divo. L’uomo che si è
fatto potere, che si è incarnato nell’essenza
stessa del potere.
Paolo Sorrentino ha preso la vicenda umana e politica del
divo Giulio e ne ha fatto un film. Questo film, dove Andreotti
è interpretato con geniale mimesi da Toni Servillo,
è andato a Cannes, dove, assieme a Gomorra ha fatto
urlare alla rinascita del cinema italiano.
È cinema di impegno, sociale e civile dove sfilano
come mostri i politici che hanno governato per cinque lunghi
decenni. E ci sono tutti: da Cirino Pomicino a Franco Evangelisti,
da Scotti a Forlani, da Cossiga a Sbardella tutti chiamati
col loro nome e somiglianti, come maschere da commedia dell’arte,
al prototipo politico del democristiano, uniformemente convinti,
tanto per usare una delle molte citazioni andreottiane, che
«bisogna perpetrare il male per salvaguardare il bene».
Quando poi si confonde il bene con gli interessi di casta.
Un film che non procede per scatti realistici, ma assemblando
materiali in forma allegorica e grottesca, con una macchina
da presa nervosa e una colonna sonora narrante.
La versione in due dischi offre il Dietro le quinte, il trucco
e gli effetti speciali e un’intervista al regista Sorrentino.
Tutto valore aggiunto.
La frase: "Ho la coscienza di essere di statura
media, ma se mi giro attorno non vedo giganti…"
Da
vedere: Per riflettere sulla Prima Repubblica. Ma
anche sulla seconda, sulla terza, sulla quarta ... sul potere.
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