| Commedia
bizzarra di talento
di Giorgio Maimone
Ottima la fotografia, bravi gli attori, eccezionale
la colonna sonora, di talento il regista (che è anche
sceneggiatore), ma Il Treno per il Dajeeling è tuttaltro
che un film perfetto.
È un’opera eccentrica ed asimmetrica, un film
di viaggio che ci porta attraverso l'India a seguire il pellegrinaggio
di tre fratelli, sulle tracce della madre che da tempo si
è trasferita in India, in gran parte a bordo del coloratissimo
treno del titolo, il Darjeeling Limited.
Anderson non perde l’abitudine, come ne I Tennenbaum
di sviluppare film collettivi, che indagano sui meccanismi
complessi (e a volte perversi) delle famiglie, qui resi al
meglio dalle tipologie di fratelli tratteggiati.
E tra l'altro si toglie lo sfizio di usare per piccoli camei
attori celebri come Anjelica Houston e Bill Murray.
È un film molto pop che richiama irresistibilmente
un’estetica anni ‘60, non cercata eppure proposta,
nei motivi musicali, nei ricordi di altri viaggi in India,
nella ricerca di spiritualità che pure è uno
dei temi accennati dal film.
Accennati e non affrontati, perché Il treno per il
Darjeeling fa della leggerezza la sua cifra distintiva. Tra
i contenuti speciali un documentario e un corto che fa da
prologo: Hotel Chevalier.
La frase: "Hai intenzione di bere tutto lo sciroppo
per la tosse?" "E' un modo stupido per ubriacarmi"
Da
vedere: Per la bizzarria dell'insieme, per il gusto
di Anderson di giocare per sovrapposizione, di immagini, situazioni,
soluzioni.
|