"Demorettizzarlo"
è impossibile! Ma funziona
di Shaz Moughi
E' lui: è Nanni Moretti con tutti i suoi tic,
le sue idiosincrasie, i suoi scatti d'ira e le sue dolcezze.
Appena un po' temperato, perché in questo caso non
è Michele Apicella, ma Pietro Paladini, manager in
carriera (lavora comunque nel cinema), a cui, un brutto giorno,
muore per un incidente domestico la moglie. Visto che era
assente al momento dell'incidente viene rimproverato dalla
figlia Claudia, di 7/8 anni. Da quel momento Nanni/Piero decide
di non staccarsi più dalla bambina , invece di andare
a lavorare, resta ad aspettarla davanti a scuola, seduto su
una panchina. Inizialmente per un giorno, poi per due, tre,
finché non diventa un abitudine.
Pietro non va più a lavorare, ma è il lavoro
che viene a trovare lui. E la panchina in cui si è
isolato per fermare il tempo, bloccare il dolore e proteggere
la bambina, diventa meta di un pellegrinaggio inesausto. Lo
vengono a trovare capi, grandi capi e colleghi, segretarie,
cognate, fratello, amici e conoscenti. E, a poco a poco, Nanni/Pietro,
diventa una presenza famigliare per tutta la piazza: gli studenti
che vanno a scuola, le mamme, il baracchino del bar al centro
del giardino, la bella ragazza col cane che passa ogni mattino,
il ragazzino down che è convinto che il lampeggiare
della macchina di Pietro quando si apre e si chiude sia una
strizzata d'occhi riservata a lui e anche gli abitanti della
piazza che, non passerà molto tempo e lo inviteranno
a cena.
Tutto questo in assenza costante del dolore. Sia
da parte del padre che della figlia. E, incamminatasi così
la storia avrebbe potuto continuare ancora a lungo (Pietro
non solo non perde il lavoro ma viene promosso e riesce persino
ad avere una fugace storia di sesso, quasi catartica) se non
ché la bambina, prima di Natale, chiede al padre un
regalo: di non restare più nella piazza perché
in classe iniziano a prenderla in giro. Il film finisce qui.
Con un sorriso. Ma i sorrisi nel corso del film in realtà
sono tanti, anche se "Caos calmo"
viene rubricato sotto la voce "drammatico".
Il dramma in realtà resta sempre fuori dalla storia.
E' marginale, tangente. Incostante. Forse troppo. E' un po'
una rimozione. Ma di sicuro la moglie del film non era tanto
amata. Si respira aria di distanza. Tutto un altro climax
drammatico rispetto a quello, peraltro molto forte, che Nanni
stesso ci aveva fatto respirare ne "La stanza del figlio".
Nanni in questo caso è attore e collaboratore alla
sceneggiatura. Ma la sua presenza carismatica è talmente
forte che, per tutti noi, resterà un film di Nanni
Moretti.
Parte della critica sottolinea negativamente la sua partecipazione
a un film così "intimamente borghese" e quindi
lontano dalla cinematografia di Nanni, altri invece riconoscono
la prova d'attore, peraltro alle prese con un personaggio
a lui così affine e reso ancora più affine dalle
elaborazioni morettiane sulla sceneggiatura. Il libro di Sandro
Veronesi peraltro facilitava l'identificazione: il personaggio
Pietro, per passare il tempo, elencava in puro stile Nick
Hornby, le varie ricorrenze della vita: case in cui ho abitato,
linee aeree con cui ho volato, posti in cui non metterò
più piede.
Enfatizzata oltre ogni dire la scena di sesso tra Nanni e
Isabella Ferrari non sfugge invece a una sostanziale banalità
e forse anche parziale inutilità, se si vuole porre
l'accento sull'aspetto di catarsi dal dolore. Ne resta un
buon film, ben recitato, che si lascia seguire con partecipazione,
servito da una colonna sonora superba che alterna brani dei
Radiohead a musiche originali di Paolo Buonvino (già
nelle colonne sonore dei film di Muccino), basati su un quartetto
d'archi e un pianoforte, mentre sui titoli di coda passa,
senza lasciare eccessiva traccia, un brano inedito di Ivano
Fossati: "L'amore trasparente".
Inutile dire che la scena della panchina è già
divenuta rapidamente una metafora a cui si appoggia l'intera
società italiana. La scelta di chi decide di fermarsi.
Non perfetto, ma da vedere. Più che Silvio Orlando,
come spalla, spicca Alessandro Gassman, qui nel ruolo del
fratello di Pietro. Non perfetto, ma senz'altro un film da
vedere. In attesa di sapere come lo accoglieranno a Berlino,
dove è in concorso per l'Orso d'Oro.
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