Sotto
la paglia: ci sono piaciuti
Angelica
Lubian: "Conservare in luogo fresco e asciutto"
Non solo conservare, ma proteggere con attenzione. Siamo nell'ambito dei panda:
femmine cantanti (e autrici) in via d'estinzione. Angelica Lubian l'avevo
sentita al concorso "L'artista che non c'è", indetto da L'Isola
che non c'era. Comemembro della giuria l'avevo votata e sostenuta con forza.
Ovviamente non ha vinto. Ma è arrivata al primodisco dove conferma
tutto il buono che aveva fatto intendere da quei primi due brani. Angelica
c'è. E potrà fare sempre meglio. Ma già "Conservare
in luogo fresco e asciutto" pratica graffi belli e decisi: personalità,
grinta, carica e cose da dire. Io ci scommetto.
Marisa Sannia: "Rosa de papel"
Ci sono dischi che già da prima di ascoltarli senti che ti piaceranno.
Perché ti piace l'artista o il progetto o l'autore. O forse solo perché
lo senti. In questo caso mi piaceva tutto prima dell'ascolto: l'artista è
Marisa Sannia, scomparsa quest'anno quando ancora la si stava scoprendo, l'ispirazione
è Federico Garcia Lorca, uno dei migliori poeti spagnoli, il progetto
si intitol "Rosa de papel", incrocio tra i versi
di Lorca e la musica e la voce della Sannia. L'ascolto non ha smentito di
un'unghia il piacere dell'ascolto. Pochi strumenti ma tutti usati con attenzione
e cura. Voce appropriata, belle canzoni e belle poesie. Peccato che sia l'ultimo.
Ettore Giuradei: "Era che così"
Il debutto di Ettore Giuradei mi aveva fatto rizzare le antenne. Finalmente,
ho pensato, siamo di fronte a qualcosa di nuovo che parte dal rock, arriva
al teatro, percorre le strade oblique della poesia. Il disco si chiamava "Panciastorie"
ed è ancora tra i miei preferiti. Poi ho visto Giuradei dal vivo e
tutte le considerazioni positive si sono moltiplicate per cento. Impagabile
sul palco, matto come il miglior Jannacci, in grado di dar luogo a performance
trascinanti. Altissima era l'attesa per il secondo disco, così altra
che questo "Era che così" l'ho tenuto a
lungo sotto la paglia prima ancora di ascoltarlo. Poi qualche ascolto timido
e un po' di delusione. Non era così forte come mi attendevo, ma la
paglia compie miracoli. Il disco lasciato ancora a decantare, a poco a poco
sta assumendo tutti i suoi colori e i suoi sapori. Come un vino invecchiato
che ha bisogno di tempo per ossigenarsi e rinvenire. Così, passo per
passo, sta facendo il suo percorso. Sempre obliquo e sghembo, sempre non assimilabile
nè avvicinabile a niente. Diamogli ancora un po' di tempo. Potrebbe
esplodere.
Giulia
and the Dizzyness: "After the Alpha-Decay"
Giulia Millanta è brava, canta bene e con cognizione di causa e il
disco è molto piacevole. Purtroppo canta in inglese, come fanno in
molti a inizio carriera. Lei dice che le viene naturale scrivere e cantare
nella lingua di Albione: "l'inglese è una scelta-non-scelta ...
ho iniziato a scrivere testi e mi è uscito l'inglese..forse perchè
è una lingua che conosco bene, che ho sempre parlato, e soprattutto
è la lingua che ho ascoltato nelle canzoni fin da piccola. Ho scritto
testi anche in italiano e in spagnolo, l'altra lingua che parlo con fluidità,
avendo vissuto lungamente in Spagna, ma alla fine la lingua per me piu naturale,
strano a dirlo, è l'inglese. Niente vieta che magari domani mi svegli
e mi metta a scrivere in italiano". Il discorso musicale comunque è
più che maturo e l'illusione d trovarci di fronte a un'epigona di Joni
Mitchell più che concreto. Giulia e i Dizzyness vengono dalla Toscana,
per chi vuole ascoltarti (e meritano!) l'indirizzo è www.myspace.com/giuliamillanta
Paolo Tocco: "Anime
sotto il cappello"
Considerazioni
più che positive per questo debutto discografico, pieno di grinta e
di qualità. Qualche incertezza sui testi, troppo imbevuti di degregorismi,
ma una lucida e attenta regia musicale. Paolo Tocco scrive testi e musiche
e li suono assieme ai Banditi, una band, più o meno stabile di sette
elementi che servono a vestire degli appropriati colori i brani. Suoni e parole
arrivano da Chieti e già questo è motivo di gioia e interesse.
La buona musica deve arrivare da tutti gli angoli d'Italia. Bizzarra la scelta
di non riportare i testi, ma pensieri derivati dalle canzoni (sotto forma
di poesia) nel libretto. Devo ancora pensarci se l'idea mi piace o no. Mi
piace che il libretto porti qualcosa in più, non mi convince che porti
qualcosa in meno (ossia i testi). Forse doveva esserci spazio per entrambi.
Per onestà di cronaca segnaliamo, in un quadro del tutto positivo,
qualche incertezza vocale, che Paolo dice voluta, ma che ... insomma ... ricorda
da vicino la performance di Tricarico a Sanremo :-). Ma la stoffa c'è.
Ed è buona stoffa. Sui mercati non ne troverete tante così.
Venite gente! Comprate, comprate, comprate!
La
Banda di Piazza Caricamento: "Babelsound"
Il discorso sulle bande multietniche italiane è lungo e non può
essere confinato solo qui, in un piccolo spazio sotto la paglia. Dopo i precusorsi
Orchestra di Piazza Vittorio
di Roma e contemporaneamente all'Orchestra di via Padova di Milano (molto
bravi) abbiamo questa Banda di Piazza Caricamento di Genova.
Genova crocevia di culture e di popoli da sempre, porto di mare con le porte
sempre aperte sul mondo doveva forzatamente ospitare un'esperienza di questo
tipo: ed ecco mettersi insieme 18 persone di 12 nazioni differenti, da Rwanda
al Brasile, dalla Germania al Sudan sotto la direzione di Davide Ferrari.
Gli strumenti sono quelli delle rispettive tradizioni. Il risultato è
scintillante. Grandi canzoni, ottima musica, ricco libretto. Ben vengano iniziative
simili! Servono a contrastare la marcia di chi piglia le impronte digitali
ai bimbi rom!
Banda Putiferio: "Attenzione,
uscita operai"
Disco coraggioso a cui non manca niente. Anzi,
ha pure un po' di più rispetto al necessario. Oltre al cd la confezione
prevede un libro della collana Contagi, edito da No Reply che aggiunge racconti
(di Andrea Bajani, Valter Binaghi, Giorgio Falco, Franz Krauspnehaar, Marino
Magliani, Lucca Ricci) alle canzoni a cui hanno contribuito Sergio Berardo
dei Lou Dalfin, Fiamma Fiumana, Gang, Paolo Milanesi, Lorenzo Monguzzi dei
Mercanti di Liquore, Alberto Morselli, Steve Piccolo, Antonio Rezza e gli
Yo Yo Mundi. Il tema è quello del lavoro. In altre epoche si sarebbe
parlato di disco militante e in effetti spira una bella aria retrò.
Piccolo grande disco.
Levia Gravia: "Il contributo"
Oh,
ecco un altro bel disco! Uno di quelli che si può mettere sugli scaffali
più in vista ed ascoltare con grande piacere. I Levia Gravia sono un
gruppo che fa ottima musica e, per completare l'opera, la correda di buoni
testi, il tutto riunito in un'elegante confezione con un libretto completo
in ogni sua parte. Tutto il necessario per metterci di buon umor. Se ci aggiungiamo
che la prima canzone "Cinque soldati" prende subito abbiamo il quadro
completo. Fabio Raiola e Alfonso De Chiara hanno composto, arrangiato e prodotto,
ma il risultato è un disco di un gruppo che suona musica gentile, con
il primo De Gregori nell'anima e un'attitudine delicata al porgere che potrebbe
ricordare i Sulutumana.
Davide Vietto:"Nivoro"
Nulla so di Davide Vietto. Il disco è
poco più che un demo, ma convince. La voce è forte e l'approccio
è sanamente rock. Davide presenta questo "Nivoro" con le
collaborazioni diAndrea Mosso,Dario Balducci,Stefano Amen (ecco la garanzia)
e quindi esce dal crogiuolo torinese. Su My
Space si presenta così: "Riflessioni sulla società..su
sentimenti come l'amore, l'ansia di sentirsi soli e impotenti di fronte al
potere...alla vita, ....rifletto su me stesso..su di voi...e l'unico desiderio
è gridarvelo!!! Quando salgo sul palco...di fronte a voi vorrei essere
nudo..per rendere l'idea...nessuna maschera...anche se spesso mi spaventa".
Il disco è robusto e ben costruito. D'altra parte tra gli "amici"
troviamo Gianluca Bargis, Federico Sirianni, Matteo Castellano ... tutta gente
di cui abbiamo già parlato bene. Merita più di un ascolto.
Luca Serio Bertolini: "Manca la polvere da sparo"
Grinta,
carica, voglia di farsi ascoltare. Luca Serio Bertolini ci spara un disco
che si impone, memore delle lezioni di Davide Van De Sfroos e dei Modena City
Ramblers. I Modena peraltro partecipano come ospiti con: Arcangelo “Kaba”
Cavazzuti, batteria, Antonio "Rigo" Righetti, asso e Luca Giacometti,
banjo e bouzouki.Con Luca suonano Gianmaria Iori (basso), Arcangelo Cavazzuti
(batteria), Andrea Fontanesi (pianoforte, fisarmonica), Alessio Berrè
(violino) e Luigi Del Villano (sax). Insieme fanno una bella macchina da guerra.
Luca viene da Reggio Emilia ed è nato a Bologna nel 1976.
Su
My space viene ricordato
che prima dell'esordio folk-rock solista, Luca ha fatto parte per 4 anni degli
Jaele (rock italiano) con cui ha inciso 4 album. La title track "Manca
la polvere da sparo" è anche il brano migliore del lotto.
Marco Messineo: "Scatola Nera"
Rock.
E che altro? E con una gran grinta
Valerio Piccolo: "Manhattan Session"
Il
ragazzo c'è. E' uno serio che sa suonare. Molto intimista e un po'
rarefatto. Ha alle spalle una bella produzione e il suo disco è curato
in modo professionale. Forse lo scheletro delle canzoni è ancora un
po' tenue, ma ci sarebbe da scommettere che il ragazzo si farà. Per
ora ha le "spalle un po' strette".
Via Medina: "Via Medina"
Magnifica la copertina, molto bel le le voci
che però, per eccesso i confidenza, finiscono col coprire la musica.
E' bello, Via Medina, ma non in moo uniforme. Ogni tanto stanca e quache passaggio
risulta noioso, ma cresce con gli ascolti successivi. Anche qui solo il tempo
...
Asteriskos: "Asino siculo"
Al primo ascolto avevo gridato al miracolo!
Sembrava uno di quei prodotti che per magia di tanto in tanto arrivano dalla
Sicilia. Dopo i primi brani però lo schema tende un po' a ripetersi
e l'effetto magia sfuma in una leggera cortina di noia. Qualità altissime,
manca un po' di disciplina e di produzione, per variare il messaggio. Che
comunque resta autenticamente popolare.
38° parallelo: "Instabili terre"

Taranteana: "Sacc'
na canzucella alla ruvescia"
E'
probabile che quello che mi succede con Celentano mi capiti anche con la musica
napoletana. Mi sembrano quasi tutti belli gli ultimi album che mi capitano
sotto mano. Questi della Taranteana non so nemmeno bene chi siano, ma quelli
che ringraziano le carrozzerie e i bar mi stanno tanto simpatici. Il disco
sta bbuono dall'inizio alla fine (e sono 12 pezzi!). Sono canti popolari teanesi,
come dice Sergio Romano nella breve introduzione all'album. Ottime le voci
femminili e la strumentazione. Quasi inesistente l'apparato note sul disco.
Cercate di saperne di più. Io farò altrettanto.
AAVV: "L'accolita
dei Rancorosi - Omaggio a Vinicio Capossela"
Disco
coraggioso e da premiare anche per questo motivo. Omaggi a Capossela non ce
ne sono ancora e questo è un'esempio di come, dal basso, può
partire la spinta per fare e fare bene. E il manufatto nonè per niente
artigianale come potrebbe essere. ci sono Bugo, i Bevano est, gli Aut, Robert
Carrieri, Federico Sirianni, i C|O|D e altri a interpretare canzoni note e
meno note del nostro nuovo piccolo principe. Il risultato finale è
più che buono. Per averlo cercate su
www.irancorosi.com. E non perdetelo!
Stefano Giaccone
(e altri): "Come un fiore"
C'è
Stefano Giaccone, ma non è solo: con lui Dylan Fowler, Airportman,
Art,Ale Malaffo, Gigi e Tomi dei Perturbazione. Il risultato è Come
un fiore, un disco di canzoni sulla morte (un bel temino leggero!). Sul morire
di solitudine, di isolamento, di povertà, di droga, di vuoto. Contro
tutto questo ecco un disco che gronda vita e umanità nel senso pieno
delle parole. Dieci canzoni con un tema comune forte come un macigno, due
sole "prese in prestito": "Adesso sì"
di Sergio Endrigo (ma l'aveva scritta Lucio Battisti) e "Albion"
di Chris Wood. I testi delle canzoni (da non dimenticare) sono sul sito www.la-locomotiva.com.
Lautari: "Arrè"
Secondo
disco nel giro di poco più di un anno per i Lautari, il gruppo siciliano
scoperto e sostenuto da Carmen Consoli. Confermate tute le buone impressioni
dell'esordio, che,anzi, ne escono rafforzate. Undici brani che partono dalla
tradizione della musica popolare, nonostante la masterizzazione sia stata
fatta a New York. Tra i "tradizionali" si segnala "La
Malarazza" di Domenico Modugno in cui la voce solista è
quella di Carmen Consoli, mentre in "Cantu di la curuna"
(altro motivo popolare) al canto troviamo un'altra nostra amica di lungo corso:
Rita Botto.
Sotto
la paglia: ci sono piaciuti ... un po' meno
Meg:
"Psycodelice"
Un disco inutile
che poco aggiunge al (poco) che sappiamo di Meg. Se non confermare che non
ci interessa lei, non ci interessa il suo progetto, non ci interessano le
canzoni che canta e non ci interessa come le canta. Sicuramente avrà
spazio e tempo per trovare altri estimatori, ma non per rinverdire un passato
che è proprio tutto passato, quando militava con onore nei 99 Posse.
Che vi devo dire? A me queste canzoni sembrano pop inutilmente presuntuoso.
Non argomento, insomma, per queste pagine.
Bugo: Contatti
Bugo
è un dispiacere, perché è uno su cui avrei puntato a
inizio carriera. Uno di quelli che sembravano veraci e, nella loro "veracitudine",
fuori come un balcone. Stonato, improbabile, pessimo chitarrista, ma indiscutibilmente
geniale. Disco dopo disco (i migliori erano quelli autoprodotti), il talento
è sembrato andarsi spegnendo, per lasciare spazio a un pop molto più
tranquillo e di serie, forse utile per avere più successo a livello
radiofonico, ma che buttava in un cestino il discorso della creatività.
"Contatti", tranne qualche guizzo, non fa che confermare
questa tendenza. Ovvero le qualità (forse) ci sono, ma il ragazzo si
occupa di altro. Vaghi echi battistiani con "C'è crisi"
come la migliore del mazzo.
Giovanni Allevi:
Evolution
Più
che altro una "Involution" e preoccuante anche. Giovanni Allevi
in veste di direttore d'orchestra, con l'orchestra sinfonica I Virtuosi italiani,
affoga nella maniera. Le composizioni si fanno noiose e si incistano su forme
standardizzate che non hanno niente della freschezza dei primi dischi. D'altra
parte quando un pianista vende dischi come noccioline ed è assurto
al rango di rock star ha il dirito di fare ciò che crede meglio. E
noi abbiamo il diritto di strafottercene. Come in questo caso.
Chantango: "Bestiario
d'amore"
Troppi
stilemi, troppa forma, troppa formalina. Un cadavere musicale in buono stato.
Quando mollano e si concedono, quando si rilssano, il risultato arriva. Perché
sono bravi e conoscono il loro mestiere. Ma questo disco è museale,
tanto quanto il precedente poteva nvece sollecitare interesse.
Corrado Sciò:
"Storie da Barr(i)o"

Pilar: "Femminile singolare"
Stefano Centomo: "Respirandoti"
Mah,
che dire? A me non piace. Non credo che abbia le "stimmate" per
puntare a passare per canzone d'autore. Insomma, c'è di peggio ...
ma c'è anche tanto di meglio.
Un rock un po' da pestoduro.Non è di
sicuro il mio genere preferito, ma qualcosa, gratta gratta, sotto la crosta
della superficie c'è. Da riascoltare in altre occasioni.
Luca Bussoletti: "E' soltanto un salto nel vuoto"
Rock
classico con inseri in inglese. Pop senza arte né parte. Per carità,
segnatevi "Gli insetti" ed evitatela accuratamente.
Massimo De Ciechi: "Questo strano viaggio"
Opera ambiziosa anziché no. Massimo
De Ciechi scrive anche poesie e ha pubblicato un libro dei suoi canti lirici.
In questo disco però, più che poesia, si assiste a una successione
di brani pop, neanche tanto corrivi. Ma sempre pop resta. Buona la prima canzone
che fa sperare in una diversa evoluzione del discorso, ma è un fuoco
di paglia.
Giuliano Dottori: "Lucida"
Intendiamoci,
non ha assolutamente niente che non vada questo cd. Suona molto bene e le
atmosfere sono costruite con cura. Ma se devo dire che è il tipo di
musica che mi fa sognare no, non lo è. O meglio, la musica sì,
il canto meno. E' corretto, quasi oltre il limite, levigato fino a sfiorare
il pop, ma emoziona solo in qualche passaggio, come "Endorfina",
molto bella. Se vogliamo un ibrido tra nuovo rock alla Afterhours e atmosfere
più morbide con reminiscenze di country Usa. Per chiarire ancora meglio
è un magnifico disco da 6/7, gli manca un nulla per salire al gradino
superiore. Prometto di riascoltarlo, però: i numeri ci sono.
I Nuovi Trovieri: "Gira
ra rova"
Musica
popolare tradizionale. in senso stretto. Forse bisognerebbe amare più
questa che quella di derivazione irlandese. Eppure, per quanto siano bravi,
dopo un po' insorge il senso del dejà vu. Sono 28 canzoni, tra cui
Donna Lombarda o la Canzone delle uova
o La sposa morta, tutte di tradizione popolare.
Suonati e cantati con molta passione da Gianni Ghé (voce), Gianfranco
Calorio (voce e chitarra), Raffaella Scala (violino), Giorgio Penotti (voce,
sax soprano e flauto), Daniela Caschetto (basso) e Massimo Grecchi (batteria).
Ma è proprio materiale per appassionati. Molto ben eseguito.