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BiELLE Concerti
Shel Shapiro: Sarà una bella società

Storie, Sogni e Rock ’n Roll
di Lucia Carenini

Shel Shapiro è un personaggio affascinante. Con quel suo parlare strascicato che è qui da quarant’anni e sembra ancora "un iglesei appena arivatou da ingliteraa" - che non capisci bene se ci è o se ci fa, se è proprio così o se è un vezzo – e che però non gli impedisce di essere un ottimo narratore, a tratti un vero e proprio affabulatore, capace di intrattenere per due ore abbondanti una platea che lo sta ad ascoltare rapita. Lui che racconta la storia di un’epoca che è poi la sua storia, perchè l’ha vissuta e ci ha vissuto.

La storia è la storia del rock – dal Bill Haley di Rock Around the Clock fino ai REM. L’epoca è quella che va dalla ricostruzione post-bellica fino agli anni ’80. In mezzo ci sono fenomeni come Elvis, Jimi Hendrix, I Beatles e Bob Dylan. E c’è lui che c’era, che ha lisciato per un pelo i Fab Four quando tanto Fab non erano ancora e suonavano in una qualche bettola di Amburgo – “Avrei potuto raccontare ai miei figli che ci siamo incontrati. E che una sera John ha preso la chitarra e mi ha fatto ascoltare questa canzone – e accenna le note di Michelle. O che io ho preso la chitarra e glie ne ho fatta sentire una delle mie. Avrei potuto, ma non posso, perché non è successo, anche se sarebbe stato possible”.

Shapiro prende il canovaccio scritto con Edmondo Berselli e lo fa diventare in toto la sua storia. Dentro ci sono la nebbia di Londra, le macerie dei bombardamenti, la sua famiglia di ebrei russi fuggiti lontano che lo voleva medico, i dischi che arrivavano dall’America che allora era molto più lontana – quasi come un viaggio nello spazio di oggi, ma soprattutto la voglia di suonare e quella di ribellarsi, di cambiare il mondo. Almeno a cambiare la musica quei ragazzi ci sono riusciti.

Sarà una bella società non è teatro-canzone, si potrebbe definire documentario-canzone, ammesso che il genere esista. Forse se non esisteva se l'è inventato la premiata ditta Berselli-Shapiro. E ci hanno messo il senso della frattura col prima, lo spirito collettivo, quello che divideva il mondo in noi e in voi. “Non ci fidiamo di chi ha più di 30 anni” è una delle frasi-mantra dello spettacolo. Ci hanno messo l’incoscienza di una generazione uscita dal buio della guerra, una generazione che ha voglia di cambiare pensieri e costumi. E naturalmente ci hanno messo la scoperta del rock, la Colonna Sonora di questo cambiamento e l’ingresso di Shel in questo magico mondo, fino a diventare una rockstar.

Ma il rock non è è un fenomeno così semplice, è piuttosto un contenitore commune di tante esperienze diverse, così Shapiro prende e racconta, racconta e canta e cantando – più spesso accenni, a volte, poche, interi brani snocciola le sue storie che parlano di un ragazzo di Tupelo chiamato Elvis “che nessuno si era mai mosso in quell modo, mente cantava”, del blues di Baby Please Don’t Go, degli scanzonati Beach Boys di I get Around e del poeta Bob Dylan di Blowing in the wind, “che nessuno aveva mai cantato quelle cose così”.

E' un racconto di pancia, dove si mescolano stili di canto e stili di argomento. Sempre ottimamente supportato dai musicisti che lo accompagnano, Shel passa da toni bassi, quasi sussurrati a falsetti e all’urlo e snocciola uno dopo l’altra una selezione delle canzoni che hanno fatto la storia del rock. E noi ci perdiamo in Please Please Me e in Hey Joe, in Summertime Blues e in Lets’spend the night together, in The wall e in Losin’ my religion.

In mezzo a tutto questo c’è il racconto ironico della sua vita da star (l'inaugurazione del Piper, i primi posti in hit parade, ragazze ragazze e ancora ragazze, la Rolls comprata per andare a prendere all’aeroporto i genitori “arrivati da Londra a vedere cosa combinava questo strano figlio” e le copertine sui giornali “e non avevo ammazzato nessuno”) sottolineato dalle note dalla famosa chitarra Eko rossa a forma di freccia.

Un percorso, insomma, un viaggio attraverso quelli che sono stati gli anni più magici che si possano ricordare, per chi li ricorda. E chi non li ricorda perché non c'era? Beh, li può vivere attraverso il racconto di Shel

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Formazione:
Shel Shapiro:
voce, chitarre
Luigi Mitola: chitarra, mandolino
Daniele Ivaldi: chitarra
Alessandro Giulini: tastiere
Mario Belluscio: basso
Ramon Rossi: batteria

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Concerto del 16-01-2008
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