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Tra
quadri d'autore e ironia
di
Isabella Maria
Zoppi
Torino, Folk Club, 25 gennaio 2008. Locale strapieno,
atmosfera allegra, un pubblico che sembra condividere
la sensazione di essere stato in qualche modo invitato
a una festa. Le aspettative sono grandi, gli artisti
che stanno per esibirsi sono preceduti dal passaparola
di una fama che li vuole abili intrattenitori, garanti
di divertimento sicuro.
Si sa che ci saranno
ospiti importanti, primo fra tutti Antonio
Marangolo, già sassofonista di Paolo
Conte, Vinicio Capossela, Francesco Guccini. Ma, soprattutto,
si è lì per scoprire come si sono evolute
le vicende di cinque stralunati musicisti piemontesi,
insieme da diversi anni e arrivati ora finalmente
a concretizzare un vero cd, grazie alla produzione
illuminata e generosa di Daniele Lucca.
Infatti, questa sera la Banda Elastica Pellizza
presenta in anteprima nazionale l’opera
prima "La parola che consola"
(Incipit/Egea), distribuito a partire dall’8
febbraio. La Banda vive l’evento come una vera
pietra miliare. In camerino la tensione è alta,
e i cinque salgono in scena divorati dall’emozione
tanto da dimenticarsi di accordare gli strumenti per
il brano d’apertura, Ridi,
cavallo di battaglia di ormai tanti concerti.
Tuttavia, ecco che al volo scende in campo la grazia
strampalata di Daniele Pellizzari,
frontman nonché autore di testi e
musiche, e il piccolo incidente immediatamente si
trasforma in quella che sembra una gag da consumata
padronanza del palco. Da lì in avanti, ogni
chiacchiera tra una canzone e l’altra, ogni
presentazione di un nuovo ospite, saranno condotte
con l’elegante, ironico distacco di un allampanato
clown bianco che, a mano a mano che il concerto avanza,
perde in trepidazione e guadagna in intensità,
mentre la voce si scalda e dà il meglio dei
suoi timbri bassi e ammiccanti.
Pochi gesti misurati e divertiti, e parole in libertà,
che il cantante snocciola con una convinzione falsamente
assente, rendendo partecipi parimenti compagni d’avventura
e pubblico, e intanto la scaletta si srotola nell’inossidabile
entusiasmo generale. Perché la Banda Elastica
coinvolge e diverte – e gli applausi sono sfrenati
– mentre canta di piccole storie, di voci minime,
di scene quotidiane quasi invisibili, e le racconta
con toni surreali, con parole piccole e grandi, con
un linguaggio che in bocca a Daniele Pellizzari, in
un misto di italiano, francese, spagnolo, piemontese
e pugliese, diventa strumento efficace per dipingere
piccoli quadri d’autore e d’ironia. Come
quello che vede uno sfortunato fidanzato di robusto
appetito condividere la tavola con la ragazza sempre
a dieta (Tres bon), quello
che ripercorre le vicende di una nostrana quanto improbabile
rinascita new age (Il chakra della lumaca),
o ancora quello che fa rivivere le vicende dell’astronauta
Navarro, in omaggio a Mario Marenco (Orbito).
Il concerto è lungo, le corde all’arco
della Banda Elastica Pellizza non sono poche, e gli
ospiti son tanti. L’ironia, accentuata anche
dalle incursioni di una rappresentanza della Bandakadabra
di Gipo Di Napoli, si stempera in
una leggera dolcezza con canzoni come la bella Ninna
oh, cui presta la voce Elena
Mammone; oppure si fa graffio deciso, come
accade per esempio in brani come Stile,
Cani, o Pollo,
con Massimo Rosada al flauto. Strappa
il sorriso Mi ma, con l’ausilio
di Marco Spiccio al pianoforte. Ma
ci sono anche momenti in cui la leggerezza suggerisce
piccoli spunti di riflessione.
Convince sempre più l’interpretazione
di Abbiam vestito Sarah,
con il flamenco di Marco Perona e
le percussioni di Luis Casih; conquistano
La parola che consola e
Et voilà! Monsieur Hulot,
con la partecipazione di un ispirato Antonio Marangolo;
commuove la minimale Dietro ogni parola,
con Massimo Lupotti al bassotuba:
non a caso, si tratta del brano che chiude un album
dedicato al potere taumaturgico del linguaggio.
Una scommessa riuscita, una Banda che si presenta
matura alla sua prima prova importante, una serata
che rimanda a casa il pubblico divertito e soddisfatto,
con un sorriso spontaneo sulle labbra – e in
qualche strana, piccola e misteriosa maniera, anche
un po’ consolato.
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