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BiELLE Eventi

Vinicio Capossela: "Da solo"

Condannato alla genialità

di Giorgio Maimone

Le cose più grandi di noi
Il primo pensiero è che si tratti di un disco da solista. Un uomo, la sua voce e il pianoforte. E invece gli strumenti “inconsistenti” si fanno man mano più consistenti: dei bicchieri, una sega, il theramin, un piano giocattolo, fino agli ottoni e alle ance. È il regno del circo con tutta la sua magia, dove Mr Pall incontra Mr Mall e il gigante il mago o viceversa, ma sempre In clandestinità. Non era facile dare seguito a un disco tanto amato come Ovunque proteggi, ma la sfida sembra vinta. Dodici tracce tra intimità e solitudine, non malinconico, ma intenso e pensato attorno alle relazioni con le cose più grandi di noi. C'è un po' di jazz, un po' di Cohen, molti treni, un po' di west e un po' di metropoli. Molta anima. Pensato a Milano e registrato in America. Tra gli ospiti i Calexico, il violoncellista Mario Brunello e Pascal Comelade, ma ci suonano anche Zeno De Rossi, Ernico Gabrielli dei Mariposa, Frank London e Ne Il gigante e il mago una banda con 15 musici e 3 ospiti.

 

 

 

 

 

Vinicio par lui-même

«Si intitola "Da solo", perché presuppone che io ne sia ineramente responsabile. E' stato registrato e mixato a Milano da Taketo Gohara e New York da Jd Foster e Andy Taub. E' stato scritto nella mia casa di Milano con vista sulla Stazione Centrale ed è pensato attorno alle relazioni con le cose più grandi di noi». .(segue)

L'avvicinamento

Bisogna dire che è stato molto abile. Del suo nuovo album Da solo non si è saputo praticamente niente fino al momento dell’uscita, tranne i labili e destabilizzanti segnali disseminati da Capossela stesso: «Il nuovo album - dichiarava a giugno ad America Oggi, quotidiano per la comunità italiana negli Stati Uniti - è un disco per piano e strumenti inconsistenti, ossia quegli elementi che possono stare intorno al pianoforte e dargli un’aura, del pulviscolo sonoro. Voce e pianoforte sono centrali in questo disco che è soprattutto di ballate. Gli strumenti inconsistenti fanno da coro, danno spazio e profondità. Rivestono il pianoforte come un maglione». (segue)

 

 

 

 

Vinicio Capossela e ...

"La pagina di Vinicio"

"Canzoni a manovella"

"Ovunque Proteggi"

Parole e canzoni: dvd+libro

"Da Solo" l'origine dei brani secondo Vinicio

"Da Solo": presentazione di Vinicio

"Da Solo: the story faced man"

"Ovunque proteggi":
un disco obliquo e rimbalzante

E’ un magnifico disco obliquo e rimbalzante. E’ un disco “abbracciante” come lo ha definito lo stesso Capossela, ma soprattutto “è un disco”, ossia un’opera compiuta con un inizio e una fine, un senso di marcia, delle istruzioni per l’uso che partono dalla copertina e finiscono all’ultima nota dell’ultimo solco un’ora, 11 minuti e 58 secondi dopo. Anzi, partono ancora prima perché Vinicio, facendo parziale violenza a se stesso, ha parlato del disco, lo ha presentato la sera del 19 gennaio a Milano, nella ex chiesa sconsacrata di San Carpoforo e ha fatto percepire l’affetto e le aspettative che nutre per questo lavoro. Diciamolo subito che sennò ci scappa fuori: se non è un capolavoro, poco ci manca. (segue)

Chi è Vinicio?

«C’è un momento in cui il romanzo, l’argomento o il semplice spunto contemporaneo non bastano: bisogna attingere direttamente, abbeverarsi alla fonte. Da una parte ci sono le epoche, il barocco, il neoclassico, il moderno: e poi c’è la pietra. Ecco, c’è un momento in cui vieni ad amare la pietra. La pietra, le chiese di pietra e le parole scagliate come pietre». “Ovunque proteggi” inizia da qui, dalla pietra. Dall’unica cosa che trascende ­ e per ciò stesso sconfigge - il trascorrere del tempo. «Le religioni, e in generale le Scritture, sono piene di visioni, di profeti e di allucinazioni. Esse sono la madre di tutte le allucinazioni. Basti pensare alla scrittura biblica; in ciò che è biblico sono comprese la Creazione, L’Apocalisse.. sono visioni enormi, il crogiuolo da cui nascono uomini e dei».
(segue)

"Da Solo" , racconta Capossela

Le evocazioni di questo disco nascono dalla voce e dal pianoforte. C’è un’idea di intimità e di solitudine, lontani i fragori, la mitologia, gli artifici. Ci sono brani che crepitano vicino a un fuoco fatato, altri in una stanza realisticamente assediata dallo scorrere dei tram. Tram che avrebbe potuto figurare anche in copertina, parafrasando l’Alone in San Francisco di Thelonious Monk. Monk in effetti, per il suo pianismo solo, potrebbe sottendere a questo lavoro, e per il suo arrangiamento per fiati di “Abide with me”, “Sopporta con me”, un titolo che si potrebbe quasi usare a didascalia. E del resto la forma dell’inno - e del cerimoniale - è più volte ripresa. E’ "Da solo" un disco di inni, per quando la battaglia è già passata ed è stata anche già persa, ma ne conserva l’epica e talvolta l’atteggiamento
(segue)

 

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