Vinicio Capossela:
"Da solo"
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Le cose più grandi di noi
Il primo pensiero è che si tratti di un disco
da solista. Un uomo, la sua voce e il pianoforte.
E invece gli strumenti “inconsistenti”
si fanno man mano più consistenti: dei bicchieri,
una sega, il theramin, un piano giocattolo, fino agli
ottoni e alle ance. È il regno del circo con
tutta la sua magia, dove Mr Pall incontra Mr Mall
e il gigante il mago o viceversa, ma sempre In clandestinità.
Non era facile dare seguito a un disco tanto amato
come Ovunque proteggi, ma la sfida sembra vinta. Dodici
tracce tra intimità e solitudine, non malinconico,
ma intenso e pensato attorno alle relazioni con le
cose più grandi di noi. C'è un po' di
jazz, un po' di Cohen, molti treni, un po' di west
e un po' di metropoli. Molta anima. Pensato a Milano
e registrato in America. Tra gli ospiti i Calexico,
il violoncellista Mario Brunello e Pascal Comelade,
ma ci suonano anche Zeno De Rossi, Ernico Gabrielli
dei Mariposa, Frank London e Ne Il gigante e il mago
una banda con 15 musici e 3 ospiti.
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Vinicio
par lui-même
«Si
intitola "Da solo", perché
presuppone che io ne sia ineramente responsabile.
E' stato registrato e mixato a Milano da Taketo Gohara
e New York da Jd Foster e Andy Taub. E' stato scritto
nella mia casa di Milano con vista sulla Stazione Centrale
ed è pensato attorno alle relazioni con le cose
più grandi di noi». .(segue)
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L'avvicinamento
Bisogna
dire che è stato
molto abile. Del suo
nuovo album Da solo non
si è saputo praticamente
niente fino al momento
dell’uscita, tranne i
labili e destabilizzanti segnali disseminati da Capossela
stesso: «Il nuovo album - dichiarava a giugno
ad America Oggi, quotidiano per la comunità
italiana negli Stati Uniti - è un disco per
piano e strumenti inconsistenti,
ossia quegli elementi che possono stare intorno
al pianoforte e dargli un’aura, del pulviscolo
sonoro. Voce e pianoforte sono
centrali in questo disco che è soprattutto
di ballate. Gli strumenti
inconsistenti fanno da
coro, danno spazio e profondità.
Rivestono il pianoforte come
un maglione». (segue)
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"Ovunque
proteggi":
un disco obliquo e rimbalzante
E’
un magnifico disco obliquo e rimbalzante. E’ un disco
“abbracciante” come lo ha definito lo stesso Capossela,
ma soprattutto “è un disco”, ossia un’opera
compiuta con un inizio e una fine, un senso di marcia, delle
istruzioni per l’uso che partono dalla copertina e finiscono
all’ultima nota dell’ultimo solco un’ora,
11 minuti e 58 secondi dopo. Anzi, partono ancora prima perché
Vinicio, facendo parziale violenza a se stesso, ha parlato
del disco, lo ha presentato la sera del 19 gennaio a Milano,
nella ex chiesa sconsacrata di San Carpoforo e ha fatto percepire
l’affetto e le aspettative che nutre per questo lavoro.
Diciamolo subito che sennò ci scappa fuori: se non
è un capolavoro, poco ci manca. (segue)
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Chi
è Vinicio?
«C’è
un momento in cui il romanzo, l’argomento o il semplice
spunto contemporaneo non bastano: bisogna attingere direttamente,
abbeverarsi alla fonte. Da una parte ci sono le epoche, il
barocco, il neoclassico, il moderno: e poi c’è
la pietra. Ecco, c’è un momento in cui vieni
ad amare la pietra. La pietra, le chiese di pietra e le parole
scagliate come pietre». “Ovunque proteggi”
inizia da qui, dalla pietra. Dall’unica cosa che trascende
e per ciò stesso sconfigge - il trascorrere del
tempo. «Le religioni, e in generale le Scritture, sono
piene di visioni, di profeti e di allucinazioni. Esse sono
la madre di tutte le allucinazioni. Basti pensare alla scrittura
biblica; in ciò che è biblico sono comprese
la Creazione, L’Apocalisse.. sono visioni enormi, il
crogiuolo da cui nascono uomini e dei». (segue)
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"Da
Solo" , racconta Capossela
Le
evocazioni di questo disco nascono dalla voce e dal pianoforte.
C’è un’idea di intimità e di solitudine,
lontani i fragori, la mitologia, gli artifici. Ci sono brani
che crepitano vicino a un fuoco fatato, altri in una stanza
realisticamente assediata dallo scorrere dei tram. Tram che
avrebbe potuto figurare anche in copertina, parafrasando l’Alone
in San Francisco di Thelonious Monk. Monk in effetti, per
il suo pianismo solo, potrebbe sottendere a questo lavoro,
e per il suo arrangiamento per fiati di “Abide with
me”, “Sopporta con me”, un titolo che si
potrebbe quasi usare a didascalia. E del resto la forma dell’inno
- e del cerimoniale - è più volte ripresa. E’
"Da solo" un disco di inni, per quando la battaglia
è già passata ed è stata anche già
persa, ma ne conserva l’epica e talvolta l’atteggiamento
(segue)
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