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Musicisti:
Massimo Priviero Vocals, Acoustic Guitars, Harmoniva
Alex J. Cambise Acoustic & Electric Guitars, Bass, Backing
Vocals
Onofrio La Viola Piano, Hammond, Keyboards
Fabrizio Mele Drums
Lorenzo Marra, Stefano Fisa Accordion
Giancarlo Galli Dobro Guitars
Lisa Petti Backing Vocals
Testi e musica di Massimo Priviero
Arrangiamenti e produzione: Massimo Priviero / Alex J.
Cambise
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Tracklist
1. Blowing in the wind
2. The sound of silence
3. Resistance
4. Chimes of freedom
5. Ol ‘ 55
6. The promises land
7. The great pretender
8. Desperado
9. Marchin’ On
10. Have you ever seen the rain
11. Lily of the west
12. We shall overcome
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C'è
chi un disco del genere lo fa solo per divertirsi. E a volte si
diverte solo lui. E, fortunatamente c'è anche chi lo fa "non
per piacer suo / ma per dar piacere a iddio". Quest'ultimo
è il caso di Massimo Priviero con "Rock & Poems".
Un disco che è molto più di un semplice album, piuttosto
una collezione, una antologia di tanto del meglio che la musica
a stelle e strisce ci ha lasciato nel corso degli ultimi 50 anni.
Si parte con "Blowin' in the wind" a cui viene restituita
la "g" finale che, in realtà non ha mai avuto e
si finisce 51'44" dopo con "We shall overcome", traditional
celeberrimo anche prima della rivisitaziione springsteniana.
"A spingermi
- dice Priviero - è stata la voglia di tornare all’inizio,
di rendere omaggio alle canzoni che sono state un po’ la
salvezza e dannazione della mia vita. Inizia con Blowing
in the wind, perché è stata la prima
canzone che ho imparato sulla chitarra. Non credo che si possa
parlare di un disco di cover, di raschiatura del fondo del barile,
ma è stata un’operazione un po’ folle, perché
mettere le mani sui classici vuol dire andare al fronte senza
l’elmetto in testa. C’è molta emozione e molta
energia".
Emozione ed energia che si sentono percorrere la schiena del disco,
sempre sul filo del brivido leggero, sia nei pezzi più
calmi che in quelli più grintosi, anche se la grinta Priviero,
in fondo, non l'abbandona mai. Le versioni sono contemporaneamente
molto fedeli agli originali, ma anche molto vicine allo stilo
di Massimo, per cui, anche quando (e capita due volte) si passa
attraverso pezzi suoi (Resistence e
Marchin' on, ossia rispettivamente
Dolce resistenza e La strada
del Davai) la differenza non si avverte. Non c'è
lo scalino atteso e il flusso di buon rock & roll verace non
si interrompe.
"Io
penso - ci ha detto ancora Massimo - che ci sia un legame tra
i pezzi ed è la quantità di poesia che tutte queste
canzoni avevano dentro, il che dà un unitarietà
alla cosa. Molti di questi brani hanno tematiche che ritornano:
visioni oniriche di speranza e libertà (The
promised land, Have you ever seen the rain), dall’altra
le poetica della solitudine (Desperado, Old ’55).
Due temi che rappresentano bene il mio orizzonte aurorale. Ho
scelto quindi brani che mi rappresentassero e assieme a me parlassero
di tutta una generazione".
L'obiettivo è stato completamente raggiunto. Poi a qualcuno
potranno piacere di più alcune rivistazioni e altri invece
si concentreranno
su altre. Come pure vi sarà chi si appellerà al
reato di lesa maestà. In fin dei conti lo stesso Priviero
l'ha anticipato, dicendo che "toccare i classici è
da incosciente. Come andare in guerra senza l'elmetto".
Senza metterci l'elemetto possiamo a nostra volta esprimere le
nostre preferenze: al primo posto la lenta ballata di Lily
of the west, brano tradizionale ripreso da decine
di autori tra cui Joan Baez, Bob Dylan, The Chieftains, Peter,
Paul and Mary e Mark Knopfler. La versione di Massimo è
lenta e solenne, vagamente alla Van Morrison, lunga e rilassata.
Con la voce che giustamente vibra di accenni epici nel narrare
la vicenda, una delle murder ballads più conosciute, del
giovane che ama Flora, conosciuta come Lily of the west, la scopre
infedele, ne ammazza l'amante e in galera si scopre ancora innamorato
di lei.
Altri pezzi forti sono "The promised land"
da Springsteen e "Desperado"
degli Eagles, "Ol' 55" di
Tom Waits e "Chimes of freedom"
di Bob Dylan. Meno convincente, ma è un parere del tutto
personale, la Blowing in the wind iniziale,
specie da un punto di vista dell'arrangiamento, troppo muscolare.
Blowin' sopravvive a tutto: tanto a Peter, Paul & Mary che
al reggae del Budokan o al rock di Before the flood e anche qui
non è affatto male, ma nel bigoncio ci sono fichi più
succulenti.
Curioso peraltro ascoltare nel giro di poco tempo due riproposte
degli anni '70 come il progetto Slowfeet di Franz
Di Cioccio e Rock & Poems di
Priviero, animati entrambi dalla passione profonda per quegli
anni, per anni di profonda trasformazione e profondi mutamenti,
in cui tutto sembrava ancora possibile e le strade aperte per
andare. Ora gli obiettivi sono minimi, gli spostamenti quasi proibiti,
ma Priviero e Di Cioccio ci invitano ognuno a modo proprio a continuare
a sognare. E a non aver paura di ricordare.
Massimo
Priviero
"Rock & poems"
Universal - 2007
In tutti i negozi di dischi
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