Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.

 














 
Le BiELLE RECENSIONI
Massimo Priviero: "Rock & Poems"
Canzoni di protesta in chiave rock
di Giorgio Maimone


Ascolti collegati


Massimo Priviero
Il testimone

Massimo Priviero
Dolce resistenza

Ligabue
Nome e cognome

Ligabue
In giro

Graziano Romani
Storie della via
Emilia

Gang
Controverso

Musicisti:
Massimo Priviero Vocals, Acoustic Guitars, Harmoniva
Alex J. Cambise Acoustic & Electric Guitars, Bass, Backing Vocals
Onofrio La Viola Piano, Hammond, Keyboards
Fabrizio Mele Drums

Lorenzo Marra, Stefano Fisa Accordion
Giancarlo Galli Dobro Guitars
Lisa Petti Backing Vocals

Testi e musica di Massimo Priviero

Arrangiamenti e produzione:
Massimo Priviero / Alex J. Cambise


Tracklist

1. Blowing in the wind
2. The sound of silence
3. Resistance
4. Chimes of freedom
5. Ol ‘ 55
6. The promises land
7. The great pretender
8. Desperado
9. Marchin’ On
10. Have you ever seen the rain
11. Lily of the west
12. We shall overcome

C'è chi un disco del genere lo fa solo per divertirsi. E a volte si diverte solo lui. E, fortunatamente c'è anche chi lo fa "non per piacer suo / ma per dar piacere a iddio". Quest'ultimo è il caso di Massimo Priviero con "Rock & Poems" .

E se non bastasse il titolo, basta sentire le canzoni. Sono rock arrabbiati e grintosi, stradaioli e "bastardi", quel tipo di musica che si suona e si compone solo quando si ha l'esigenza di dire delle cose e non si può aspettare che vengano in forma più pulita, perché vorreb dire più mediata e quando si vogliono dire cose "fuori dai denti" non si ha tempo di aspettare. E' come mollare un cazzotto o, per risalire alla storia della nostra musica, a quell'uppercut "che ti fulmina sul ring".

E, in effetti, Lino abbandona le atmosfere soffici e sofisticate del suo folk-blues di stampo anglosassone, quelle che lo rendono così simile al grande Bert Jansch, per menare fendenti chitarristici contro "L'assessôr" (questo almeno l'ho riconosciuto!), emblema delle trame e dei compromessi in cui si perde la politica locale. D'altra parte Lino lo aveva anticipato: "è un disco di protesta. Il primo della mia carriera" contro "a chei che a disin “tant a fasin distès" (quelli che dicono "tanto fa lo stesso)", a cui il disco è dedicato. E, di conseguenza, ne ha per tutti. "Hey Joe" è il brano più lento dell'album: una riflessione in forma di ballata sui vecchi tempi che stanno per sparire e sul mondo antico cancellato dal progresso.

Ma
"Fûr da pîts" è un rock blues incendiario, che non si può ascoltare senza vibrare dentro. Il tono convinto di Straulino e l'energia profusa fanno agio sulle difficoltà di comprensione. La canzone si riferisce alla mobilitazione contro l'elettrodotto Würmlach-Somplago che stanno costruendo sulle montagne della Carnia. Contro l'elettrodotto, che dovrebbe portare energia dalla stazione di smistamento di Würmlach in Austria fino alla stazione elttrica di Somplago (Udine) sono state raccolte migliaia di firme di cittadini e valligiani preoccupati per l'impatto ambientale e anche perché l'elettrodotto sarebbe costruito in base alle esigenze non del territorio, ma dell'importazione di energia in Italia. Straulino comunque fa molto di più: con questo brano ruvido e denso lancia un inno, una provocazione da urlare in faccia a tutti quelli che ci danno fastidio: Fûr da pîts / Fûr dai cojuns. E non ci sono equivoci possibili.

In "Creit freit" invece la penna della chitarra sembra essere stata presa da John Fogerty. Uno swamp blues in stile New Orleans che non sarebbe spiaciuto ai Creedence Clearwater Revival. Trascinante e avvolgente, con la voce di Lino ad insinuarsi nei varchi lasciati aperti dalla musica. Purtroppo il testo mi resta completamente oscuro e non sono riuscito a trovarne tracce in rete. Preferisco lasciare vagare i pensieri e seguire canto e chitarre e ritmica. Il piacere vola alto.

I due brani rimanenti sono quelli che battono probabilmente più sul versante carnico, con qualche venatura indipendentista, immagino. "La cuestion de lenghe" più o meno dice che "il friulano non è mai stato una variante dell'italiano / piuttosto è l'italiano che è nato come variante del friulano", giocato sul filo del paradosso. E' peraltro buffo che proprio la canzone che pone la questione della lingua sia la più comprensibile del lotto per chi non parla la lingua furlana. Sulla questione delle lingua, in Friuli, c'è stato negli ultimi tempi un ricco dibattito sui giornali in rapporto a una nuova legge.

Infine "La provincie di Tumieç" (La provincia di Tolmezzo) si riferisce al sogno tramontato di avere una provincia carnica dopo il referendum in merito del 2004. Il referendum ebbe esito negativo, in quanto sia il Gemonese che il Tarvisiano si opposero al distacco dalla provincia di Udine con percentuali elevate (83,3% di no), a differenza della Carnia che invece votò in favore del distacco (71,8% di si, con l'eccezione del comune di Rigolato, 53,7% no). Senza entrare nello specifico politico, per cui occorrerebbe capire a fondo il testo, resta il profilo musicale. Buono, più che buono. Ottimo. Lino esprime il disorientamento, la rabbia e la giusta incazzatura di chi ritiene che vada data una voce e una direzione alla protesta. O quantomeno la dignità del canto. E la voce di Lino Straulino arriva forte e chiara. Bel tempo stabile all'estremo oriente d'Italia.




Massimo Priviero
"Rock & poems"

Universal - 2007
In tutti i negozi di dischi

Sul web

Sito ufficiale
Ultimo aggiornamento: 09-12-2007
HOME