Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.

 














 
Le BiELLE RECENSIONI
Massimo Priviero: "Rock & Poems"
Gli anni '70 a colpi di chitarre e di poesia
di Giorgio Maimone


Ascolti collegati


Massimo Priviero
Il testimone

Massimo Priviero
Dolce resistenza

Ligabue
Nome e cognome

Gang
Controverso

Graziano Romani
Storie della via
Emilia

Bruce Springsteen
Magic

Musicisti:
Massimo Priviero Vocals, Acoustic Guitars, Harmoniva
Alex J. Cambise Acoustic & Electric Guitars, Bass, Backing Vocals
Onofrio La Viola Piano, Hammond, Keyboards
Fabrizio Mele Drums

Lorenzo Marra, Stefano Fisa Accordion
Giancarlo Galli Dobro Guitars
Lisa Petti Backing Vocals

Testi e musica di Massimo Priviero

Arrangiamenti e produzione:
Massimo Priviero / Alex J. Cambise


Tracklist

1. Blowing in the wind
2. The sound of silence
3. Resistance
4. Chimes of freedom
5. Ol ‘ 55
6. The promises land
7. The great pretender
8. Desperado
9. Marchin’ On
10. Have you ever seen the rain
11. Lily of the west
12. We shall overcome

C'è chi un disco del genere lo fa solo per divertirsi. E a volte si diverte solo lui. E, fortunatamente c'è anche chi lo fa "non per piacer suo / ma per dar piacere a iddio". Quest'ultimo è il caso di Massimo Priviero con "Rock & Poems". Un disco che è molto più di un semplice album, piuttosto una collezione, una antologia di tanto del meglio che la musica a stelle e strisce ci ha lasciato nel corso degli ultimi 50 anni. Si parte con "Blowin' in the wind" a cui viene restituita la "g" finale che, in realtà non ha mai avuto e si finisce 51'44" dopo con "We shall overcome", traditional celeberrimo anche prima della rivisitaziione springsteniana.

"A spingermi - dice Priviero - è stata la voglia di tornare all’inizio, di rendere omaggio alle canzoni che sono state un po’ la salvezza e dannazione della mia vita. Inizia con Blowing in the wind, perché è stata la prima canzone che ho imparato sulla chitarra. Non credo che si possa parlare di un disco di cover, di raschiatura del fondo del barile, ma è stata un’operazione un po’ folle, perché mettere le mani sui classici vuol dire andare al fronte senza l’elmetto in testa. C’è molta emozione e molta energia".

Emozione ed energia che si sentono percorrere la schiena del disco, sempre sul filo del brivido leggero, sia nei pezzi più calmi che in quelli più grintosi, anche se la grinta Priviero, in fondo, non l'abbandona mai. Le versioni sono contemporaneamente molto fedeli agli originali, ma anche molto vicine allo stilo di Massimo, per cui, anche quando (e capita due volte) si passa attraverso pezzi suoi (Resistence e Marchin' on, ossia rispettivamente Dolce resistenza e La strada del Davai) la differenza non si avverte. Non c'è lo scalino atteso e il flusso di buon rock & roll verace non si interrompe.

"Io penso - ci ha detto ancora Massimo - che ci sia un legame tra i pezzi ed è la quantità di poesia che tutte queste canzoni avevano dentro, il che dà un unitarietà alla cosa. Molti di questi brani hanno tematiche che ritornano: visioni oniriche di speranza e libertà (The promised land, Have you ever seen the rain), dall’altra le poetica della solitudine (Desperado, Old ’55). Due temi che rappresentano bene il mio orizzonte aurorale. Ho scelto quindi brani che mi rappresentassero e assieme a me parlassero di tutta una generazione".

L'obiettivo è stato completamente raggiunto. Poi a qualcuno potranno piacere di più alcune rivistazioni e altri invece si concentreranno
su altre. Come pure vi sarà chi si appellerà al reato di lesa maestà. In fin dei conti lo stesso Priviero l'ha anticipato, dicendo che "toccare i classici è da incosciente. Come andare in guerra senza l'elmetto".

Senza metterci l'elemetto possiamo a nostra volta esprimere le nostre preferenze: al primo posto la lenta ballata di Lily of the west, brano tradizionale ripreso da decine di autori tra cui Joan Baez, Bob Dylan, The Chieftains, Peter, Paul and Mary e Mark Knopfler. La versione di Massimo è lenta e solenne, vagamente alla Van Morrison, lunga e rilassata. Con la voce che giustamente vibra di accenni epici nel narrare la vicenda, una delle murder ballads più conosciute, del giovane che ama Flora, conosciuta come Lily of the west, la scopre infedele, ne ammazza l'amante e in galera si scopre ancora innamorato di lei.

Altri pezzi forti sono "The promised land" da Springsteen e "Desperado" degli Eagles, "Ol' 55" di Tom Waits e "Chimes of freedom" di Bob Dylan. Meno convincente, ma è un parere del tutto personale, la Blowing in the wind iniziale, specie da un punto di vista dell'arrangiamento, troppo muscolare. Blowin' sopravvive a tutto: tanto a Peter, Paul & Mary che al reggae del Budokan o al rock di Before the flood e anche qui non è affatto male, ma nel bigoncio ci sono fichi più succulenti.

Curioso peraltro ascoltare nel giro di poco tempo due riproposte degli anni '70 come il progetto Slowfeet di Franz Di Cioccio e Rock & Poems
di Priviero, animati entrambi dalla passione profonda per quegli anni, per anni di profonda trasformazione e profondi mutamenti, in cui tutto sembrava ancora possibile e le strade aperte per andare. Ora gli obiettivi sono minimi, gli spostamenti quasi proibiti, ma Priviero e Di Cioccio ci invitano ognuno a modo proprio a continuare a sognare. E a non aver paura di ricordare.



Massimo Priviero
"Rock & poems"

Universal - 2007
In tutti i negozi di dischi

Sul web

Sito ufficiale
Ultimo aggiornamento: 09-12-2007
HOME