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Cosa
cantano i comici nei dischi?
di
Leon Ravasi
Cosa ci fa un comico in un disco? Ci canta. D'accordo, ma
cosa canta? Canzoni. Non solo. A volte anche monologhi, racconta
barzellette, interpreta sceneggiate. Forse ha figli da mantenere?
O costosi vizi come il latte di mandorla e la spuma biondissima
da bere a iosa? Non lo so e non lo voglio sapere. Mi chiedo solo,
ma senza neanche tanto impegno, perché Paolo Rossi ha sentito
il bisogno di replicare e di tornare al Festival di Sanremo? E'
vero che ci è tornato in una delle migliori edizioni di sempre,
per quanto riguarda le canzoni (e i vincitori) ed è vero
che anche la prima volta ci era andato con Enzo Jannacci (che è
sempre qualcosa che ne vale la pena) anche se "I soliti accordi"
(1994) non è una canzone da ricordare in modo particolare.
Questa volta lo spunto è stato Rino Gaetano.
Il
brano che Paolo Rossi ha portato al Festival infatti è un
provino fatto (e scartato) da Rino Gaetano. Inedito quindi, come
prescrive il regolamento baudiano, ma non del tutto nuovo. Ci ha
messo le mani sopra Mauro Pagani che ha fatto l'arrangiamento
e curata la direzione d'orchestra. Il risultato è positivo:
il brano è piacevole, canzonettaro il giusto, qualunquista
solo una punta, ma senza disturbare nessuno. E' la classica canzone
che se la leggi da destra o da sinistra non cambia segno. "Divertimento
intelligente" l'ha definita Mauro Pagani. La metterei di più
sotto il versante del divertimento. Che c'è.
Se si pensa di trovare qualcosa di graffiante invece, si sbaglia
bersaglio. E' molto più graffiante il resto del cd che, in
buona parte è la registrazione dal vivo di una serata dello
spettacolo "Chiamatemi Kowalski Evolution"
(Palazzo dei congressi di Lugano, gennaio 2007). Altre 4 canzoni
invece sono tratte dal precedente cd di Paolo Rossi, "Canzonacce"
che risale al 1993 e "Io sono allegro"
è tratto da Pace e male dei Tetes de Bois
che, a loro volta sono andati a Sanremo a cantare con Paolo vestito
per l'occasione da garibaldino.
Insomma, per essere un album è fatto un po' in fretta e furia
e lascia pensare che non ci fosse niente diappositamente preparato
e che si sia colta un'occasione al volo. Questo se vogliamo parlare
della genesi merceologica del progetto, dietro al quale c'è
una business woman con Claudia Mori (ricordate
che Paolo Rossi è stato ospite da Celentano in tv? Certi
rapporti vanno avanti nel tempo).
Proviamo però ad analizzare il disco. E' un brutto disco?
No. E' che forse non è un album, ma una raccolta disparata
di pezzi: alcuni centrati, altri esilaranti, altri meno. Ad esempio
il "Messaggio dal manicomio di Baden Baden"
è spassoso. 13'43" di puro reportorio Rossi (e non si
finge nemmeno che sia una canzone). "Abdul"
è una delizia in puro stile Jannacci (autori Paolo Rossi,
Giampiero Solari e Bruno De Franceschi), giocato sull'equivoco tra
il mediano Abdul, che gioca "riserva già nel Gabul",
arrivato col trenino per giocare col pallone, arrivato a Milano
per giocare col Milan e i contatti con i milanesi e il dialetto
("che brutta lingua, mi scusi!").
Interessante
è anche "Ginnastica",
tradotta da Sergio Secondiano Sacchi da un brano di Vladimir Visotskij,
dal premio Tenco del '92, dedicato al poeta russo e inserito nel
"Volo di Volodja" (Ala Bianca - 1993).
Poi "Tornar", meraviglioso brano
di Fernando Maldonado Rivera, tradotto da Vinicio Capossela, lo
stesso Paolo Rossi e Giampiero Solari, già incisa nel 1993,
ma tornata di moda perché è la stessa "Volver",
cantata da Carlos Gardel che dà il titolo all'ultimo film
di Almodovar. La versione di Rossi-Capossela è strepitosa
(e dal vivo).
Cosa ne resta allora, considerato tutto? Un piacevole esercizio
di stile da parte di un comico. Molto gradevole, ma imperdibile
solo nel duetto con Capossela. Paolo Rossi? Lo preferiamo a teatro.
La televisione e i cd, come dire, lo fanno più piccolo. Colpa
del formato!
Paolo
Rossi
"In Italia si sta male (si sta bene anziché no"
Sony Bmg - 2007
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