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Pietre
miliari ... ma non pietre al collo
di
Leon Ravasi
Quante volte avremo sentito "Che cosa c'è"
o "La gatta" o "Il cielo in na stanza"? Millanta
che tutta notte canta. Non per niente sono pietre miliari della
canzone d'autore italiana. E Sapore di sale? O Senza fine? Per l'appunto.
Lo dice il titolo stesso: senza fine. E allora avevamo bisogno di
un'altra versione delle stesse canzoni? Bisogno no, francamente.
Forse non lo avrei comprato un disco così nel 2007 a quasi
50 anni dalla prima edizione de "La gatta" (1961), ma
avendolo ricevuto in gentile omaggio devo dire invece di averlo
goduto, amabilmente goduto.
Gino Paoli
canta rilassato e l'accompagnamento alle sue spalle è di
grande qualità. D'altra parte la rilettura del proprio repertorio
in chiave jazz è un passaggio che ai grandi autori prima
o poi capita. E se va bene è solo jazz! In America può
esserci la rilettura country, quella reggae e altre ancora. In Italia
è capitato col repertorio di Lucio
Battisti, con quello di Vecchioni, con quello di Tenco, con
Jannacci e, sporadicamente, con tutti gli altri.
Paoli ci prova in prima persona e dal vivo: il risultato è
buono, ottimo, eccellente a volte, mai noioso. Certo è merito
dei talenti jazzistici che lo accompagnano che, non a caso, sia
chiamano Enrico Rava alla tromba (e ascoltatevi "Sassi"
per capire cosa vuole dire!), Rosario Bonaccorso al contrabbasso
(e qui il brano sarebbe "La gatta")
oppure la partecipazione del tutto speciale di Renato Sellani al
piano in un classico senza tempo come "Stardust".
O ancora vogliamo parlare del duetto/duello tra Danilo Rea e Flavio
Boltro in "I fall in love too easily"?
Roberto Gatto inoltre innerva del ritmo delicato necessario tutte
le composizioni.
Il risultato è il classico disco di gran classe, nobilitato
inoltre dal fatto di essere dal vivo e di riportare gli applausi
del pubblico del Teatro di Soresina (Cremona), dalla splendida acustica.
Il disco, come se fosse un vero classico del jazz, è stato
prodotto dalla Blue Note e non dala SonyBmg per cui incide solitamente
Gino Paoli.
Vogliamo trovare un difetto? Eh sì, perché in fin
dei conti siamo qui per quanto. Forse da un repertorio dipanatosi
in oltre mezzo secolo di buona musica si poteva trovare lo spazio
anche per inserire qualcosa della faccia meno conosciuta, ma non
meno nobile del Paoli cantautore, togliendo magari la zavorra di
qualche evergreen internazionale che, sinceramente, sono stati sentiti
più de La Gatta e la formazione qui allineata, pur perfettamente
in tema, non è in grado di darne una lettura più che
corretta. E' vero, sono solo tre brani e non sono neanche male,
ma, a questo punto, voce italiana per voce italiana che canta in
inglese, gli stessi brani preferisco sentirli da Mario Biondi che
da Gino Paoli.
Ci sono dei brani del repertorio di Paoli degli anni a cavallo tra
il '70 e l'80, o ancora prima, negli anni del suo ritiro provvisorio
della musica per andare a fare l'oste a Levanto, che sono praticamente
introvabili e che poteva essere qui una buona occasione per rispolverare:
parliamo di "Ha tutte le carte in regola"
di Piero Ciampi (1980) o di "Il manichino"
(Canton de piedra) di Joan Manuel Serrat. Ma tutto sommato potrebbero
essere minuzie e, visto il tempo ridotto in cui è stata messa
in piedi l'operazione, forse non ci sarebbe stato il tempo di provare
canzoni che sarebbero state nuove praticamente per tutti. E poi
si sarebbe dovuto cambiare il titolo: "Pietre miliari ... e
altri sassi". Ma chissà, magari un'altra volta ...
Resta quindi questo ottimo album con pochissime riserve. Tra i grandi
classici trovo un po' sacrificato "Senza fine"
che non riesce a sviluppare fino in fondo un suo motivo d'essere
in questa nuova versione, soprattutto nel cantato, mentre ottima,
ma quando mai non lo è stata, è "Il
cielo in una stanza".
Gino
Paoli, Rava, Rea, Gatto, Boltro, Buonaccorsi
"Milestones"
Blue Note - 2007
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