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Musicisti:
Andrea Camerini (voce, cori);
Paolo Camerini (contrabbasso, basso)
Roberto Berini (batteria, percussioni, cori)
Hanno suonato:
Giacomo Anselmi (chitarre);
Fabrizio Siciliano (piano, tastiere)
Giuseppe La Stella (trombone)
Luca Peverini (violoncello)
Marcello Sirignano (violino,
viola, archi)
Gianluca Casadei (fisarmonica)
Eric Daniel (sassofono)
Mike Appelbound (tromba)
Micky Piperno (chitarre)
Silvia Battisti D'Amario (viola)
Prodotto da Laura Di Nitto e Nuove Tribù
Zulu
Musica: A.Camerini/R. Berini/P. Camerini ecctto "Da domani
cambio vita", "io vivo così" e "Il Dio
dentro" di A.Camerini/ R.Berini, P.Camerini e F.Siciliano
Testi di A. Camerini |
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Tracklist
1. “Da domani cambio vita”
2.“ Errante nel sole”
3. “Maria del mar”
4. “Controvento”
5. “Io vivo così”
6. “Sangue sacro”
7. “Signor Mandrake”
8. “La garanzia”
9. “Il sogno di Aurora”
10.“Angeli”
11.“Fuori”
12.“Figli del nostro domani”
13.“Il Dio dentro”
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Album
difficile da valutare quanto altri mai. Sembra, per l'esattezza,
un album iniziato con tante buone intenzioni, e poi finito in studio
in fretta, un po' alla "come viene viene", Questo ptorebbe
spiegare qualche insospettabile variazione di registri stilistici
e soprattutto qualche testo decisamente tirato via, Intendiamoci,
le Nuove Tribù Zulu, gruppo stradaiolo romano, primo artefice,
non sono mai stati preziosi artigiani della parola, non lavorano
di intarsio e di bulino, ma fanno buona musica. Questo disco è
diviso in due: una prima parte piuttosta buona, una parte centrale
tediosa e faticosa, un finale di nuovo in crescita. Insomma, ci
sono delle buone canzoni, ma non tutto è all'altezza.
Il
gruppo dei due fratelli Camerini (Andrea e Paolo, niente a che vedere
con Alberto) e di Roberto Berini propone la sua miscela di musica
che parte dal folk, sfiora la patchanka e vaga un po' per le strade
del mondo in questo terzo disco della serie che segna, tutto sommato,
una tappa in avanti nella loro storia, prendendo spunto da un recente
viaggio in Kwa Zulu Natal in Sudafrica dove, per conto della Fnsi
(Federazione Nazionale della Stampa Italiana), il gruppo ha condotto
una serie di laboratori con i bambini presso l’ Afrika Cultural
Center per il progetto “A Song For Peace".
L'inizio
è più che buono: "Da domani cambio
vita" è folk carico, ingenuamento populista,
ma in senso buono ("Ho visto gente che cacciava via tutti
gli ipocriti / ristabiliva nelle piazze pace e verità").
Nella canzone anche una citazione da stornello romano ("Questa
canzone è semplice e intonata / ma non basta fa 'na serenata"
citazione da "Tanto pe' cantà" di Nino
Manfredi). "Errante nel sole"
vola un po' più alta e tenta anche la carta di un testo che
flirta con la metafisica ("Il cielo si è aperto
e il mio cavallo non lo sa / destino sofferto - assenza di gravità").
Il risultato è molto gradevole.
Il terzo brano
è forse il migliore del disco: "Maria del
mar". Introduzione lenta e d'atmosfera con ottimi
colori di leggere percussioni e quindi un'esplosione di felicità
finale di pura musica latino-americana. Una delizia. Il clima da
leggera favola richiama proprio le escursioni brasiliane dell'altro
Camerini (Alberto). Ottimi gli impasti vocali e la struttura del
brano, che si coniuga benissimo con i climi estivi. Se avesse goduto
di un adeguato airplay avrebbe spopolato anche sulle spiagge.
Scorre
tranquilla, ma forse un po' anonima "Controvento",
mal sostenuto da un testo un po' tetro ("Maledetto quel
giorno che non ho sparato / per primo al suo petto / Benedetto è
il nome di quello che invece / non ebbe pietà / io mi porto
nel cuore il tuo marchio / ed un fiore ormai marcio").
Storia di amore e di coltello o di ordinaria malavita.
"Io
vivo così" è canzone sdoppiata,
con buona musicalità, ma un testo pretenzioso: "Io
vivò così / un po' bohemien / l'amore è qui
adesso ed è eterno / ... / Io non fumo più e nont
rovo Dio in un bicchiere di assenzio". Bella comunque
l'interpretazione molto sentita.
La stessa sensazione
che dà "Sangue sacro"
che peraltro è meglio riuscita, C'è un po' questo
clima da afflato universale, vagamente new-agista, ma la musica
è avvolgente e pregnante. Per chi ci crede è consolante
e misterica al punto giusto. Se ci si lascia trascinare la canzone
fa l'effetto del fiume: levigata, scorrevole e profonda.
"Signor Mandrake" invece è
una cazzatiella. Mandrake come mago, come capo mafioso, come simbolo
del malaffare, ma il tutto chiuso dentro una successione di parole
banali e una musichetta circense che fatica a trovare un suo senso.
Insomma: non diverte, non è comica, non porta alcuna denuncia
particolare. Un brano inutile.
Non mi piace nemmeno il pezzo successivo: "La garanzia",
che su un impatto rock anni '70 butta lì un po' di frasi
nel mucchio, in un brano che ha scarsissima dinamica melodica, al
servizio di un testo che è un lungo elenco: "Suono
e quindi sono / un pirata, un esorcista / un eremita, un illusionista
/ un poeta / un missionario / un astronauta, un fachiro indiano
/ una vibrazione che esplode d'amore". Noiosetto anziché
no.
"Il sogno di Aurora" è
un brano che avrebbe potuto tranquillamente essere tagliato fuori
dalla scaletta senza colpo ferire: rima baciata e consunta (perfetto/letto,
movimento/vento, sole/colore). La musica è quasi più
noiosa della cantilena del testo. Il testo punta sulla favoletta,
ma questa volta la magia non c'è. Il disco è pure
lungo: un colpo di forbici avrebbe fornito un aiuto all'ascolto.
"Angeli" ci riprova con la stessa
formula ma con musica più pacata: le rime sono ancora baciate
e scontate (dita/vita, colori/cuori, mare/danzare, accendere/sorprendere/difendere),
mentre il tema questa
volta è fastidiosamente puntata sul versante spirituale.
La canzone non lievita. Come un soufflé sgonfio.
Con "Fuori" abbiamo qualche
segnale di ripresa dopo una parte centrale molto mal messa. Il brano
è lento e intenso e non manca di qualche "gancio"
adatto ad attirare l'attenzione. Il disco riprende quota come dimostra
la successiva lunga e coinvolgente "Figli del nostro
domani" che propone sonorità un po' desuete,
quasi psichedeliche o progressive. Pare di essere precipitati negli
anni '70, periodo in cui, peraltro, si faceva dell'ottima musica
("Operai lavorano al destino della terra / tracciano le
rotte di una nuova umanità / lascia sussurrare il movimento
della terra / lascia che dall'acqua nasca un'altra identità").Unalunga
coda strumentale porta la canzone asuperare i 5 minuti, acuendo
la sensazione di straniamento temporale. Buon brano.
Il finale è appannagio de "Il Dio dentro".
In alcuni momenti sembra di sentire Claudio Rocchi nel pieno del
suo trip indiano (anche la Nuova Tribù Zulu è reduce
da una viaggio in India), però gli spunti non sono male:
"Il diavolo povero cornuto / un'invenzione congegnata per
controllare./ Cercavamo la dissonanza e il passaggio delle comete
in cielo / ci immergevamo nei laghi stellari / contemplando l'immutabile".
Anche qui il tema della spiritualità è centrale, forse
più che in altre canzoni, ma il mezzo usato per esprimerlo
funziona. La canzone è potente e rappresenta un degno finale.
Come
dicevamo all'inizio ne esce un disco-panino, con testa e coda da
apprezzare e parte centrale poco indovinata: la lunghezza globale
dell'opera (poco meno di un'ora) poteva consigliare maggior equilibrio
nella scelta dei pezzi. Oppure ancora è stata la fretta di
chiudere il prodotto cattiva consigliera. Non avendo mezzi per saperlo
resta un disco bicipite, dove i momenti piacevoli si alternano a
quelli meno riusciti. Il progetto zingaro-folk-rock comunque è
meglio racchiuso nella prima parte dell'album. Buono a metà.
Nuove
Tribù Zulu
"Gente del cielo"
Moletto/Venus - 2007
Nei negozi di dischi
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