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Le BiELLE RECENSIONI
Rudy Marra: "Sono un genio ma non lo dimostro"

 

 

 

 


 

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Genio? Non lo so. Di sicuro geniale. Rudy Marra comparve all'improvviso al festival di Sanremo del 1991 con una canzone molto bella, "Gaetano", doppiata poco dopo da un album d'esordio molto interessante, "Come eravamo stupidi". Il genere? Cantautorato di quello nobile, ma senza padri precisi in mente. Con "Gaetano" Rudy Marra vinse il premio della critica a Sanremo. Successivamente, quattro anni dopo, nel 1995 uscì il secondo disco: "Sopa d'amour", che gli servì per battezzare il genere musicale proposto, ossia la "sopa", la zuppa, un mischione di nobili ingredienti dal quale usciva come per magia una combinazione artigianale e originale.

Nonostante qualche risultato in termini di notorietà e anche di vendite, dopo questo disco, Rudy Marra sparisce, va in immersione, lui che si è sempre considerato underground, e continua a lavorare sott'acqua per ben 12 anni. Nel frattempo si laurea in sociologia e, un anno fa, inizia a girare la voce che c'è un nuovo disco che si sta preparando per uscire: nel giugno 2006 esce il singolo che precede l'album; in dicembre "Sono un genio ma non lo dimostro" è presentato sul sito di Rudy e finalmente nel 2007 esce ufficialmente. Parallelamente (o niente o troppo: con Marra è la regola) esce anche un suo romanzo, "L'utente potrebbe avere il terminale spento" (ed. Zona).

Attesa meritata, per chi ha avuto la pazienza di aspettare (o la memoria necessaria per non dimenticarsi di lui). Sono dodici brani ostici e urticanti, come li descrive lo stesso Rudy e caratterizzati da quelle swingate di stile che fanno tanto "sopa". Ma la "sopa", spiega ancora Rudy "non è una semplice sommatoria di elementi da diverse tradizioni musicali: un pizzico di blues, uno di folk, un po' di rap. No, è la mia elaborazione personale sulla base della musica che gira intorno".

E allora che musica sentiamo in questo disco? Esattamente un pizzico di blues, uno zinzino di folk e una spezia di rap, partendo da una base post punk, ma il tutto frullato, sifonato e servito con l'arte inarrivabile dello chef: mastro Rudy Marra! Il risultato è ottimo, gli applausi sono dovuti, perché Rudy, che ha mantenuto una salutare capacità di incazzarsi anche crescendo, riesce davvero a essere peculiare: la voce soprattutto è caratteristica e aiuta a non smarrire mai il filo rosso dei brani. La musica è spesso energetica; quando serve si appoggia a ritmi latino-americani, altre volte è puro rock, altre ancora stringe l'occhio al pop e comunque e sempre non perde mai i contatti col mondo cantautorale. Se proprio volessimo fare un parallelo (che a Rudy danno fastidio) spenderemmo il nome di Rino Gaetano per l'ironia e a volte il sarcasmo con cui racconta le sue storie.

La più cattiva è "Trompe l'oeil": un talking blues o se preferite uun rap lento in cui se la prende con tutti, ma in particolare con l'intruppamento, le truppe cammellate, i signorsì: "Facciamo finta, eh, facciamo solo finta / che mi vengano in sogno le pecore in gregge / e i cani lupo che fanno da guardia / che tutto converga / sia in fila perfetta, sia senza difetto / sia dentro il recinto, respinto ogni attacco da fuori". Difficile essere d'accordo fino in fondo, perché Rudy che se ne catafotte di essere politicamente corretto, se la prende "con gli stilisti finocchi, l'inquinamento, gli americani e i talebani, i global, i no global, i glocal, i marchi, i parchi, i porci, i piercing, i girotondisti" facendo una marmellata che sfiora il qualunquismo. Bisogna prendere il buono, la voglia iconosclasta che spinge a inveire contro le radio ("e a vomitare su tutto quello che passa il dj"), sul Papa, ma anche sugli Imam, su vallettopoli e sulla tv. Violenza verbale pura in un pezzo molto ben congegnato. Che poi, come spiega il titolo, è un trompe l'oeil, un inganno "anche perché sono convinto che la maggior parte non sa nemmeno cos'è un trompe l'oeil!"

Le più belle sono: "L'ombra", un rock tirato con un magnifico bridge e un inciso di cemento a presa rapida, che è una sorta di "Bang Bang" 40 anni dopo. Di notevole spessore l'uso della voce, rauca e abrasiva, ma anche profonda e cupa, a seconda dei passaggi: una voce che non è facile dimenticare. E' una murder ballad su un omicidio commesso per troppo amore. Un cinque stelle senza indugio.

E poi due lentacci di grande atmosfera: "Il morso" a inizio disco e "Di viaggi, naufragi, salvataggi" verso la fine. "Amami e mangiami / mangiami e amami / ti prego" è l'invocazione della prima che lascia spazio alla tromba di Mirco Tagliazucchi e a largo orchestrale quasi waitsiano (andiamo avanti coi riferimenti ad altri cantanti che a Rudy non piacciono: è una facile scorciatoia, suggerisce). Non è Waits, è Rudy Marra: ma a parole come faccio a farlo intendere? Ascoltatelo allora, che è sempre la meglio cosa. "Là dove più forte si sente il desio suggimi la vita", parte ispirandosi a D'Annunzio e con delicatezza di tocco "Il morso" racconta in termini poetici e del tutto ineccepibili un pompino. Non c'è bisogno di versi o ammiccamenti, bastano le frasi. Basta l'amore che vi si cela. E la musica riveste il pompino di poesia.

Ancora più lenta è la seconda "E ... e mi lascio ingoiare / senza fare più resistenza / ah, succeda quel che succeda / ah, gira tutta la stanza". Dopo sbronza dura o depressione densa? Vale per entrambi gli usi. Ma c'è un grande finale: "Signori e signori / questa è la mia vita ... che purtroppo / credo / forse / penso / ho paura / è finita"

Ma se queste sono le mie preferite, "Sono un genio ma non lo dimostro" (la canzone) è perfetta."L'uomo mosca" è tra Kafka e Philip K. Dick, "Ognuno pensi per sé", con la partecipazione anche all'arrangiamento della Banda Osiris, è bandisticamente travolgente: il degno commiato da un disco di grande valore e da un interprete che speriamo di riuscire a non perdere ancora una volta di vista. D'altra parte io ho tutta la discografia italiana del cantautore di Galatina (Lecce) che ora vive a Modena! Ecco perché sono rimasto ad aspettarlo. Non da solo. La fama degli artisti sotterranei è più tenace e duratura di quelli che viaggiano sempre in pieno sole e col vento in poppa. Dovendo scegliere, Bielle preferisce "camminare sempre dal lato selvaggio della vita". Bentornato Rudy!

Rudy Marra
"Sono un genio ma non lo dimostro"

AlaBianca - 2007
Nei negozi di dischi


Tracklist

Amore di contrabbando
Trompe l'oeil (L'inganno)
Il morso
Theo e Vincent
Mio fratello Theo
Quello di cui ho bisogno
L'ombra
Barricate
Di viaggi, naufragi e salvataggi
L'uomo mosca
Ognuno pensi per sé

Musicisti
Mario Punzi (Batteria);
Roberto Melone (basso);
Rudy Marra (chitarra acustica);
Marco Formentini(chitarre);
Pedro Mena (charango e cavaquino);
Andrea Tofanelli (trombe);
Stefano Melone(hammond, synth, programmazione);
Deborah Leali, Antonella Melone, Alessandro Greggia, Stefano Melone (cori)
Marco Fadda (percussioni)
Amy Lancetta (sax)

Ospiti in "Ognuno pensi per sè": La Banda Osiris

Produzione artistica:
Stefano Melone e Rudy Marra

 




Sul web

Sito ufficiale
 
Ultimo aggiornamento: 22-04-2007
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