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Le BiELLE RECENSIONI
Alessio Lega & Mocacyclope: "Zollette" (live)

Un "live" fragrante e appetitoso. Ma non dolce
di Giorgio Maimone

Adesso il panorama è completo: un disco di inediti, uno di cover, un live. Manca solo il "The best", ma diamo qualche anno di tempo. Alessio Lega è autore prolifico e adesso che ha iniziato a fare dischi non lo ferma più nessuno. Il live "Zollette" è stato registrato il 10 marzo 2006 all'auditorium comunale di Ponteranica (Bg) e c'è poi voluto più di un anno perché riuscisse a trovare la via della distribuzione. In mezzo è uscito il secondo disco di Lega coi Mokacyclope (o dei Mokacyclope col Lega?) ossia il contrastante "Sotto il pavé la spiaggia", in bilico tra la delizia del foie gras e la dissonanza del Pastis. "Zollette" è molto più commestibile, come si compete a un buon live e tuttavia si caratterizza per proporre una buona manciata di novità o curiosità. E' un esempio di come dovrebbe essere fatto un "Live": ottime canzoni, un po' di brani noti e qualcosa di nuovo. Obiettivo riuscito: segnatevi il titolo, ma non illudetevi di trovarci del dolce. Sono tempi amari ed anche i "Live" come questo si chiudono in amarezza.

Si inizia con "Venditor di sassi, ossia "Merchand des Cailloux" di Renaud Sechan, come sempre ottimanente tradotto da Alessio che si conferma uno dei migliori traduttori di canzoni francesi su piazza. Il brano di Renaud non è compreso in "Sotto il pavè" ed è un bizzarro proto-country in salsa armoricaine: grande canzone, ottima versione, splendida apertura di disco. Restiamo in terra di Francia con "Parigi val bene una mossa", classico leghiano degli anni pre-dischi, in una versione migliore di quella finita su "Resistenza e amore", ma ancora inferiore all'originale chitarra e voce che chissà se finirà mai su disco!

Restando in tema di classici troviamo subito dopo "Straniero", uno dei brani migliori del canzoniere leghiano, connubio di ottimo testo e perfetta resa musicale: "Sono venuto a sta città / Come straniero che non sa / Come un insulto al cielo nero / In questa pioggia ostile / Lo stile fosco dell’età / E la pietà per questa gente / In tutto questo niente, il vento / Che batte il mio pensiero // E me ne andrò, io mi dicevo / Di notte, come uno straniero / Andrò davvero io non devo / Niente a nessuno andrò leggero via".

Si procede con un'altra prelibatezza del ricco menù di "Zollette" (18 tracce, l'ultima realmente fantasma, in quanto inesistente, e intitolata alla Scaramanzia, per non far chiudere il disco con 17 tracce per un totale di 69'29"): "Canzone dei pirati", ossia "Pirataskaja Liricheskaja" di Bulat Okudzava, uno di quei personaggi che potrebbero benissimo essere inventati e che invece, trattandosi del Lega, ti devi prendere la briga di andare a cercare e, meraviglia delle meraviglie, persino trovare! Bulat Okudzhava (nato a Mosca nel 1924), insieme a Aleksander Galich e a Vladimir Vysotskij, fu il più importante autore di quel movimento di protesta comunemente chiamato “la rivoluzione del magnetofono” che, negli anni 70-80, fece traballare l’Unione Sovietica. I grandi temi di questi autori furono la protesta contro il regime, la satira contro sua la corruzione, la denuncia dell’odio etnico e razziale covato dalla classe politica, le persecuzioni di cui quest’ultima era ancora capace, e poi, specialmente in Okudzhava, la critica antimilitarista. Sfido chiunque ad andare oltre a una conoscenza (superficiale) di Vysotskij. Ma qui andiamo oltre. E la canzone, brechtiana nel suo incedere, funziona molto bene.

Procediamo con un'altra squisitezza: "Non ho denari, non ho paesi, non ho tesori, non ho città" è forse la canzone col titolo più lungo. Ed è anche un glorioso ripescaggio dal canzoniere di Alfredo Cohen, misconosciuto cantautore omosessuale e anarchico degli anni '70: un unico disco all'attivo, "Come barchette dentro un tram" (e anche qui come titolo andiamo sul lungo) del 1977, peraltro con produzione e arrangiamenti di Franco Battiato e Giusto Pio. La canzone ripresa dal Lega, che prosegue la strategia di attenzione ai cantanti "minori" del periodo, come il Fanigliulo di "A me mi piace vivere alla grande", un classico delle esibizioni di Alessio dal vivo, è tuttora attuale, ben costruita su un ritmo di sarcastica marcetta. Non lascia indifferenti.

Possiamo procedere celermente su "Resistenza e amore" e "Rachel Corrie" che restano abbastanza simili alle versioni (belle) presenti sul primo disco del Lega, fatta salva la lunga coda di 1'50" in fondo alla seconda canzone che ne esalta la assoluta drammaticità e arriviamo ai 7'20" di "Gorizia" una delle più celebri canzoni della musica popolare politica. Ne ricordiamo una versione strepitosa dei Les Anarchistes su "Figli di origine oscura". Quella dei Mocyclope e di Alessio si pone sulla stessa linea. Grande lavoro alla chitarra elettrica di Rocco Marchi, interpretazione di gran classe. Voce giusta e giusta incazzatura. Ferro e metallo ardente direttamente dalla classe operaia. Epica.

Se "Vigliacca!" è bellissima, ma già conosciuta, "Il Lupo" di Henri Tachan (giuro, non so chi sia nemmeno lui) è un'altra esclusiva di questo live: tutta da ascoltare. E' un altro dei motivi per acquistare questo disco. La traduzione, non vale più nemmeno la pena di dirlo, è perfetta.Piccolo angolo dedicato a Genova, prima col suo cantautore eponimo, Fabrizio De André e la sua "Canzone del maggio", nella versione finita su "Storia di un impiegato" e quindi abbastanza lontana dal canto del maggio francese da cui è derivata. Buona la versione di Alessio. Poco significativo l'arrangiamento, pigro. Si passa subito a "Dall'ultima galleria (Genova)" di Alessio Lega, dedicata a Carlo Giuliani, qui in una versione leggeremente più lunga e veloce di quella presente su "Resistenza e amore" ma anche meno violenta.

Ci avviciniamo al finale, ma abbiamo ancora due brani: "Chissà" è l'unico estratto da "Sotto il pavé la spiaggia" ed è di Allen Leprest, scritta in coppia con Richard Galliano. Non rientra tra le mie preferenze assolute, ma ha un gran testo. Infine "Zolletta" (lettera a Enzo G.Baldoni), la cosiddetta title track che chiude l'album e lo nobilita una volta di più. L'anima del Lega, fumettaro a sua volta e fumettofilo convinto, trova tutte le caratteristiche per esprimersi al meglio: il ricordo, Milano, l'antimilitarismo, i fumetti, il passato e il presente, un po' di tristezza e molta voglia di riscatto. Ammettiamolo, era molto facile scadere nel patetismo e farsi prendere la mano nel ricostruire una vicenda come quella del giornalista free lance italiano, ostaggio ucciso durante la guerra in Iraq. Lega maneggia la materia con pudore, con emozione frenata e grande, al proposito, l'idea dell'intercalare "Vabbè, Baldoni", che rende l'idea di un discorso in diretta con qualcuno presente, che ci può ascoltare (o leggere) ed eventualmente rispondere. Non serve parlare oltre, basta leggere. Il giudizio complessivo sul disco? Non l'avete capito? Questo è un'imperdibile! Da 5 stelle.

Zolletta (di Alessio Lega)

C'è come un lampo d'ironia
Che aggiusta il naso tra gli occhiali
E son tornati tutti uguali
I giorni qui che via per via

Traverso viale Papiniano
Parcheggiati come spine
In gola a tutte le mattine
Fanno mercato clandestino

Di una tristezza vietnamita
Che serba amore anche a chi muore
C'è una zolletta di dolore
Appassionata della vita

C'è qui Zolletta che si scioglie
In un caffè di Monte Nero
Il fricchettone un po' in pensiero
Lo zapatista con le doglie

E siamo qui che ti scriviamo
Del dilagare dell'agosto
Nell'obbiettivo sovraesposto
Come tre passeri su un ramo

Tu ragazzaccio straordinario
T'è parsa proprio una trovata
Sbatterci in faccia la giornata
Testimoniare in solitario

Con la tua foto tutta mossa
Che ci confonde ogni certezza
E mo' la consapevolezza
E’ sbigottita, zuppa e scossa

Ci resta aperta sulle mani
La scelta fra il colera e il tifo:
Fra i bombardieri americani
E i tagliagole che fan schifo

Per questo tu te ne sei andato
A curiosare in mezzo al fuoco
Lasciando al mondo sconcertato
Tutta la serietà del gioco

Vabbè Baldoni qui Milano
Conserva ancora il tuo passaggio
Come il sorriso del coraggio
Che spero ci fiorisca in mano

Vabbè Baldoni, statti bene
Qui per non piangere ridiamo
E al tuo sorriso ci sperriamo
Che un po' da piangere ci viene

Vabbè Baldoni, senza fretta
Ci rivediamo certamente
Sai che non mollo facilmente
Ti aspetto. Sempre tua. Zolletta.



Alessio Lega & Mokacyclope
"Zollette"
(live)
Altromercato - 2007
Disponibile nei negozi del commercio equo e solidale

Ascolti collegati


Alessio Lega
Sotto il pavé la spiaggia

Alessio Lega
Resistenza e amore

Max Manfredi
Live in blu

Mariposa
Domino Dorelli

Les Anarchistes
Figli d'origine oscura

Tetes de bois
Ferré, l'amore, la rivolta

Tracklist

1. Parole
2. Venditor di sassi (Renaud)
3. Parigi val bene una mossa
4.Straniero
5.Canzone dei pirati (Okudzava)
6.Non ho ricchezze, non ho paesi, non ho tesori, non ho città (Alfredo Cohen)
7.Resistenza e amore
8.Rachel Corrie
9.Gorizia
10.Vigliacca (Lega-Spiccio)
11.Il lupo (Tachan)
12.Canzone del maggio (De André)
13.Dall'ultima galleria (Genova)
14.presentazione musici
15.Chissà (Prest-Galliano)
16.presentazione Zolletta
17.Zolletta (lettera a Baldoni)
18. scaramanzia



Musicisti
Alessio Lega (voce e chitarra)

I Mocacylope:
Rocco Marchi (basso e chitarra)
Gianluca Giusti (pianoforte e tastiere)
Mimmo Mellace (batteria)

Ospiti
Maria Elena Lega (voce)
Max Trisotto (chitarra, basso e mix)




Sul web

Sito ufficiale
 
Ultimo aggiornamento: 18-07-2007
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