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Un'operazione
suicida di puro amore
di
Antonio Piccolo
Era già ben visibile, assaporabile e godibile in
“Resistenza e amore” l’attaccamento di Alessio
Lega per la cultura d’oltralpe. Con naturalezza prosegue il
suo cammino, ma stavolta si tratta di un’esclusiva dichiarazione
d’amore. Esclusiva e intensa, accorta, apologetica.
Un’operazione
suicida per chi volesse sfondare nel mercato: tradurre e adattare
in italiano gli chansonniers francesi. Cosa vuoi che gliene importi
alla gente di Brel o Brassens, chiede lo scellerato produttore di
major. Ma non fa niente, intanto perché cosa vuoi che gliene
freghi ad Alessio Lega di sfondare nel mercato – e che infatti
mi dice: “Io vivo (in senso spirituale!) di questo”.
E poi è meglio fare dischi con un’etichetta piccola,
anche perché molto spesso le operazioni suicide nell’immediato
sono quelle che si imprimono nella memoria e non esauriscono mai
il loro valore artistico. E “Sotto il pavé della spiaggia”,
mano sul fuoco, è una di quelle.
Oltre che autore,
quindi, divulgatore. Un lavoro lodevole già in partenza per
l’intenzione, che sopperisce alle lacune linguistiche di chi
– come il sottoscritto – non può apprezzare il
repertorio originale per via della precaria conoscenza della lingua
francese. Senza contare che si tratta di canzoni mai adattate in
italiano. Intenzione che, però, non pretende un intento “didattico”,
rifuggendo dall’idea rischiosa di voler proporre un’antologia
rappresentativa. Invece Lega prende una mappata di canzoni che ama.
E si sente. Perché l’amore con cui canta, nel suo modo
d’intonare evocativo che ricorda vagamente Vecchioni, entra
automaticamente nel petto di chi ascolta. Che non può fare
altro che ricambiare.
Per essere
precisi, prende diciassette brani per cinque autori. Tre sono i
mostri sacri: Brel (quattro canzoni), Brassens (tre), Ferré
(quattro). Due sono gli autori della generazione successiva: Allain
Leprest (tre canzoni) e Renaud Séchan (tre).
Ed è bene specificare ancora. Abbiamo detto “divulgatore”,
ma chiariamo che si tratta di una definizione che ha anche valenza
artistica. Perché la traduzione non è un gioco da
ragazzi e qui non si corrono rischi: “Sotto il pavé
della spiaggia” ha un suono italiano, che combacia con la
melodia sia per metro che per effetto acustico, non si tratta di
una scopiazzatura da una lingua all’altra. Anzi, talvolta
la trasposizione non è solo di lingua, ma anche di senso:
per questo, dopo il verso de “La medaglia” di Renaud,
“l’amor di patria, quest’idea schifosa su cui
cago di cuore”, può partire l’inno di Mameli;
oppure in “Chissà” di Leprest, il personaggio
di De André prende il posto del personaggio di Brel, oppure
Anna Magnani sostituisce Collette.
A proposito
delle due canzoni citate, non possiamo far altro che ringraziare
Lega per la scoperta di Leprest e Rénaud. Perché,
se è bello ascoltare i tre mostri sacri - per cui rinnoviamo
l’amore di “La straniera” di Ferré e “La
scimmia” di Brel -, è pur vero che la loro sacralità
è conosciuta e riconosciuta (grazie a gente come Duilio Del
Prete, De André, Herbert Pagani e altri ancora, tutti devotamente
ringraziati nei “Crediti in forma di (p)rosa”). Invece,
è bello farsi venire la curiosità di approfondire
queste due “novità”, dopo aver ascoltato “Quando
si va dove?” di Renaud, affascinante dissertazione scettica
sul mondo della scuola con versi come “se davvero le elezioni
cambiassero la vita / sarebbe il voto, vecchio mio, la cosa più
probita”; oppure la scanzonata e irriverente “Le cose
schifose hanno un gran bel nome” di Leprest.
Cinque autori
che si incasellano perfettamente nello spirito di questo disco,
che è nel segno dell’anarchia, dell’antifascismo,
dell’anti-nazionalismo, del pacifismo. Insomma, in un segno
splendido, di cui “Né dio né stato” di
Leo Ferré è la perfetta canzone di chiusura. Preceduta
dall’unico inedito, tutto strumentale, “Il disordine
è uguale all’ordine meno il potere”, composto
da alcuni elementi dei MokaCyclope, che suonano egregiamente, con
arrangiamenti moderni, senza eccezionale inventiva, ma per nulla
invadenti – e questa ci pare la virtù più auspicabile
in un’operazione simile.
Il segno dell’anarchia
è dichiarato anche nella bomba “A” disegnata
sul cd da Lorenzo Sartori, che ha curato tutte le umanissime illustrazioni
di un elegante e simpatico booklet. Che ha un difetto, l’unico
del disco, che però va bonariamente segnalato: il cd è
incastrato nel cartoncino, e tirarlo fuori senza spaccare tutto
è un casino.
Alessio
Lega
"Sotto il pavé la spiaggia"
Nota - 2006
Nei negozi di dischi
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