
Ascolti collegati

Gian
Gilberto
Monti
Maledette Canzoni |

Fosca, Bernando, Santese
Ballata di fine inverno |

Claudio Lolli
Ho visto degli zingari felici |

Daniele Sepe
Suonarne 1 x educarne 100 |

Alessio Lega
Sotto il pavè la spiaggia |

Giorgio Gaber
La mia generazione ha perso |
Musicisti:
Giangilberto Monti: voce
Marco Mistrangelo : contrabbasso
Johannes Bickler: batteria
Diego Baiardi: pianoforte
Massimo Germini: chitarra classica e acustica, bouzouki, mandolino
Jessica Lombardi: piva emiliana, flauto dolce
Simone Mongelli: percussioni
Fabio Ottolina: chitarra acustica
Simeone Pozzini: fisarmonica
Caroline Tallone: ghironda
Roberto Carlotti: fisarmonica e arrangiamenti in "Casinò
Italia" e "La mia razza"
Testi ed ideazione di GianGilberto Monti
collaborazione negli arrangiamenti: Massimo Germini
Musiche: Ubi Molinari (1,2,4,6,7,11)
GiangilbertoMonti (5, 8, 9)
Gaetano Liguori (10)
M;auro Pagani (3)
"Dopo il piombo" è tratta da uno scritto di Oliviero
Ponte di Pino
Canzoni tratte dallo spettacolo di GianGilberto Monti: "Un
po' dopo il piombo"
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Tracklist
1. Ce n'est qu' un début
2. Cattivi maestri
3. La mia razza
4. Cara mamma, Milano
5. Tarantella parlamentare
6. Una bella coppia
7. Nei secoli fedele
8. In nome del popolo italiano
9. Morgan
10. Dopo il piombo
11. Casinò Italia
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«E’
un disco di canzoni che ho composto nell’arco di 30 anni.
Tutte inedite tranne una. Una sorta di The best dei miei inediti,
che si snoda attorno a un tema: quello di ricordare come eravamo
30 anni fa. Se vogliamo è un disco di passioni, di grandi
passioni, d’amore. Anche perché pure il nostro rapporto
con la politica è stato un rapporto d’amore».
Giangilberto Monti inquadra così il suo ultimo disco “Ce
n’est qu’ un début”, uno di quegli album
che fa scintille in mano come un fuoco di artificio.
Erano ormai molti anni che che J.J. Monti non faceva un album intero
di canzoni inedite: gli ultimi erano stati dedicati alla canzone
francese (con ottimi risultati). Ora, con questa canzoni tratte
dallo spettacolo "Un po’ dopo il piombo",
abbiamo il ritorno alla grande tradizione cantautorale, a quella
migliore e più sana. Ottimi testi, temi importanti, una sorta
di filo (rosso) che percorre tutto l’album.
Si parla di politica e si parla di anni ’70 e parlando di
allora si parla di ora. Dal terrorismo (ma visto anche attraverso
la storia d’amore tra Renato Curcio e Mara Cagol) fino all’antipolitica
(una “Tarantella parlamentare”
che sembra essere stata scritta adesso, tanto pare in linea con
i proclami grilliani degli ultimi tempi: «E
pensa che invece doveva finire sul mio primo disco, si parla del
1978. Ma non mi è staa censurata. Solo sconsigliata»),
dal Generale Dalla Chiesa a colloquio con Aldo Moro (“Nei
secoli fedele”) ai “Cattivi
maestri” della canzone omonima (dove si adombra
il rischio di aver "confuso il pano e le rose"), da Milano
raccontata in una lettera alla madre (“Cara mamma,
Milano”) come "una grande esperienza ...
luminose a attraente / poi diventa feroce / e divora tutto quello
che accade". Fino a “Dopo il piombo”,
scritta su musica di Gaetano Liguori e partendo da un testo di Oliviero
Ponte di Pino: "Avevo vent'anni un po' dopo il piombo / sognavo
di notte le spiagge o il Congo / ma non dirò mai a nessuno
che era / di tutta una vita la più bella età",
ricordandosi da vicino di Paul Nizan.
Sono undici canzoni, che, da un lato sembrano scritte oggi, dall'altro
si portano dietro non solo frasi, idee e modi di dire di allora,
ma anche musiche, sensazioni e quasi gli odori. Forse perché
il tutto si ricolloca con maggior precisione all'interno del più
ampio contenitore dello spettacolo, oppure perché abbiamo
percorso gli stessi anni nella stessa città ed è facile
riconoscere frasi, voci, tic, sensazioni lasciate sulle strade degli
anni '70, sul "tappeto dove ci rotolavamo / nelle cucine
dove tutti fumavamo" anche perché, come scrive
nella canzone che dà il titolo all'album: "è
rimasto nello specchio / come un'ombra quel profumo / era bello,
era tutto / il profumo dell'inizio",
Ma ancora di più è in "Una bella
coppia", una normale canzone d'amore, che si
respira ancora più il senso di quei tempi, appoggiato sulle
ali morbide di una chitarra che arpeggia nella notte: "litigando,
camminando da una stanza all'altra /improvvisando un tango / potevamo
essere una bella coppia /come quelle che non si lasciano mai",
ma tutto quanto in essa è assolutamente in ordine (e non
a posto): si parla di viaggi per il mondo, di cena "tra un
budino ed un ti amo" e di "una notte senza te". A
sufficienza per stracciare i cuori.
In totale una grande kermesse musical-canora che ripercorre sul
filo leggero (e rosso) della memoria i nostri anni di piombo in
questa città. Il bello è che l’album vive benissimo
anche senza lo spettacolo da cui le canzoni sono tratte o a cui
sono ispirate. «Questa è la mia differenza con Gaber.
Lui pensava a canzoni finalizzate allo spettacolo, io penso a canzoni
che possano assolutamente vivere di vita propria».
Il tessuto musicale preparato per l’occasione è suntuoso,
pur facendo parte di un lavoro artigianale, Giangilberto ha allineato
una squadra composta da Contrabbasso, batteria, pianoforte, chitarre,
bouzouki, mandolino, piva e flauto dolce, percussioni, fisarmonica,
ghironda: sostanzialmente la formazione che lo accompagnava in "Maledette
canzoni", con la partecipazione pregnante di Simeone
Pozzini (già con Van De Sfroos) alla fisarmonica.
Per l'occasione la Carosello ha deciso di distribuire il disco solo
in via digitale, per cui dal 23 ottobre è possibile trovarlo
su I-tunes e gli altir principali shop digitali
Canzoni dolenti o raccolte, intime e intense: la politica raccontata
con pudore e con amore. Profondo, ferito, ricucito. Come tutte quelle
sensazioni che non si lasciano dimenticare, nonostante di acqua
sotto i ponti, anche sporca, anche putrida, ne è passata
tanta in questi tre decenni. Ma la nostalgia e la passione resta,
anche perché, come direbbe Jannacci, “alura gh’avevi
vint’ann”.
GianGilberto
Monti
"C'est n'est qu'un début"
Carosello - 2007
Sui ITunes e sui principali shop digitali
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