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Le BiELLE RECENSIONI
Francesco de Gregori: "Left&Right"
Ma quant'è noioso questo live?
di Antonio Piccolo


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Mix

Musicisti:
Francesco De Gregori: chitarra acustica e armonica a bocca
Alessandro Arianti: tastiere
Lucio Bardi: chitarra acustica ed elettrica
Paolo Giovenchi: chitarra acustica ed elettrica
Guido Guglielminetti: basso e contrabbasso elettrico
Stefano Parenti: batteria
Alessandro Valle: dobro e pedal steel guitar

Fonico di sala: Gianmario Lussana
Fonico di palco: Enrico Belli

Prodotto da Guido Guglielminetti e Gianmario Lussana
Illustrazione di copertina: Stefano Borghi
Progetto grafico: Spazio360°
Grazie a Andrea Sembiante, Sandro Frascogna
Grazie a Dario Arianti

Tutte le canzoni sono di Francesco De Gregori
tranne "Il bandito e il campione" (parole e musica di Luigi Grechi)

Registrato su due piste dai canali left & right del mixer di sala

Tracklist

1. Numeri da scaricare
2. Compagni di viaggio
3. Un guanto
4. Mayday
5. La leva calcistica della classe '68
6. L'agnello di Dio
7. La donna cannone
8. Caldo e scuro
9. Vai in Africa Celestino
10. La valigia dell'attore
11. Buona notte fiorellino
12. Il bandito e il campione

Fedele testimonianza del tour, ciò che rimbalza alle orecchie è ancora una volta la totale assenza di inventiva per quanto riguarda la sezione ritmica (davvero un paradosso se pensiamo che il produttore è un bassista). Un problema che qui si ingigantisce, non per condizione congenita, ma per la compassionevole testardaggine degli autori del disco. Mi spiego. Finché il pezzo dura 4 minuti, il fatto che batteria e basso facciano una cosa banale e ripetitiva riesci anche ad accettarlo o comunque a non soffrirne più di tanto. Ma se invece mi rifili ben cinque polpettoni che durano dai 6 ai 7 minuti, l'ascolto è intollerabile.

La mossa, oltre che testarda, è appunto compassionevole perché assolutamente controproducente: “Numeri da scaricare” country-blues e “Un guanto” country, tanto per dire, scivolerebbero via in maniera assolutamente piacevole se avessero una durata ragionevole. Ma arriva la zappata sui piedi, tanto più che nei 2-3 minuti di troppo di ogni brano non succede nulla. Si va avanti a giri d'accordi del tutto vuoti, talvolta qualche modestissimo pseudo-assolo, per pochi secondi la zampata dei vecchi leoni (Giovenchi su “Un guanto”, Bardi su “Caldo e scuro”) ma neanche il tempo di pensare "ah, ecco che succede qualcosa" che già è finito.

Diceva bene Andrea Scanzi sulla fissazione di De Gregori per i live: crede di essere Paolo Conte, ma è tutta un'altra storia. Anche Paolo Conte dilata, anche lui trasforma un'habanera in un valzer, uno swing in un tango e via dicendo. Ma nella dilatazione c'è un lavoro completo di riscrittura, dove non manca niente e non c'è niente di troppo. Invece, in questo disco ci si autocompiace di riuscire a fare cosa, ad andare a tempo? I musicisti si suonano addosso, De Gregori si canta addosso, più dilaniato che mai (basta!) dopo aver dimostrato di avere ancora un talento vocale enorme e personale in "Calypsos". Perché? Non si può improvvisare un valzer di 6 minuti come per “Compagni di viaggio” (il momento più basso dell'intero disco) e “Caldo e scuro”, mettendo una chitarra che da il tempo e gli altri strumenti che seguono con il pilota automatico! Ma il divertimento del suonare, dov'è?

Non è un caso che
“Mayday” e la rivestita “Vai in Africa, Celestino!” siano le cose migliori di questo disco. Belle asciutte, grintose, senza orpelli inutili e, vivaddio, con cambiamenti di ritmo, passo e sonorità all'interno stesso della traccia. E un Giovenchi che risorge. Sarebbero state perfette in "Mix", un live che - seppure mancasse inefficacemente delle tastiere - era largamente superiore per le qualità sopraddette, cioè asciuttezza, grinta ed essenzialità. Un live sostanzialmente più umile, che comunicava con il pubblico e non con se stesso. E che, infatti, aveva anche una versione migliore de “L'agnello di dio”, il cui modello è qui ripreso, solo in maniera più confusa e biascicata, moncata di espressività.

Probabile che a contribuire a quest'effetto di mancanza di comunicatività sia anche questa scelta di registrare dal mixer di sala (ma quanto siamo fighi!), che ti pare di sentire un bootleg, anche se ben mixato. Perché mi stupisce che anche “La valigia dell'attore” perda di potenza rispetto al tour (sarà questo cantare storpiato e storpioso, non so).

Per il resto, che vuoi dire. “La leva calcistica della classe 1968” senza lode e senza infamia, “La donna cannone” nell'ennesima identica versione, “Buonanotte fiorellino” blues giustificata dal fatto di essere un divertissment, “Il bandito e il campione” che finisce su disco proprio nel momento in cui è tornata quasi uguale all'originale (mentre in questi anni aveva indossato vesti un po' diverse). Poi tanto rock soporifero.

E poi le canzoni, che sono di Francesco De Gregori, dunque sono bellissime. E quindi hanno un istinto di sopravvivenza congenita.

Fortuna loro, con un padre così ingrato.


Francesci de Gregori
"Left & Right" Documenti dal vivo (il cd)

Sony/Bmg - 2007
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Ultimo aggiornamento: 23-11-2007
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