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Ascolti collegati

Teresa De Sio
A Sud, a sud, a sud |

Radicanto
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Musicanova
Quanno turnammo a nascere |

Eugenio Bennato
Sponda sud |

Capone
& Bung Bangt
Lisca di pesce |

Orchestra popolare
La notte della taranta |
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La
voce dell'anima della signora soul
di
Giorgio Maimone
La voce più di tutto mi colpisce. Sale stretta come
una ferita, si approfonda in un gorgo dell'anima che sa di ruggine,
di sale e di sole. Graffia e colpisce, si impenna e si abbassa come
il movimento delle mani su una tamorra, ma poi sa aprirsi in un
golfo caldo e scuro nel cuore di una Ninna nanna. Insomma è
Teresa De Sio. Quando la voce si fa anima che si trasforma di nuovo
in voce, in una serie di rimandi che sbalordisce e che confonde.
E' magia sciamanica che si dirama dal canto, che tintinna dalle
corde del mandolino suonato da Don Peppino De Trizio, che scorre
sulle corde delle chitarra e sulle pelli tese delle percussioni.
"Sacco e fuoco" è programmatico: è la storia
di un assalto in musica al cuore delle nostre passioni. Un album
rapido e veloce. Che si conclude come parte: con uno scatto d'orgoglio.
"Brigate di frontiera", un ripescaggio
da "Un libero cercare" del 1995, stimolato
dall'esito convincente dei concerti, sembra inventata per le Brigate
Lolli: "Ma guarda ancora esisto / ancora
insisto / mi vesto, mi svesto, / buon esito, resisto". E più
avanti: "Siamo ancora qui / scampati a un fuoco di fila / a
contarci a uno a uno / a raccontarci di un futuro. / Siamo fuochisti
e marinai / siamo gommisti e fornai / siamo cantanti, flautiste
e liutai / Abbiamo scale e martelli / abbiamo vele e pennelli /
abbiamo bussola, vento e bandiera // Siamo brigate di frontiera
/ che la frontiera non l'hanno vista mai".Ma
tutto il disco batte e batte bene su questi temi. Dall'iniziale
"Sacco e fuoco", preceduta dalla
breve intro di "A morte e zì Frangillo"
di Carlo D'Angiò, alla successiva "Non tengo
paura". Da "A figlia d'o rre"
fino a "Vulesse addeventare":
un album di dignità rabbiosa, di teste scosse a dire no,
di rifiuti e ribellioni.
"Teresa ringrazia (è detto all'interno della
copertina) chi non tiene paura, i briganti e le brigantesse
di tutte le epoche, la disobbedienza che è un metro per misurare
il mondo, l'intelligenza perché salverà la terra dai
cretini, ma caricati a salve, le femmine che vogliono vivere e amare
libere come pesci nel mare e poi finiscono fritte nella tielluzza.
Chi resta e resiste nella splendida e miserabile città di
Napoli, gli stati di grazia difficili da mantenere, la poesia e
lascienza che nulla sanno l'una dell'altra, ma entrambe possono
dirci cose sul cielo stellato. Chi ancora ha una bussola, un vento
e una bandiera. Chi non vuole tenere padrone. I piccoli musicisti
senza lavoro. La musica popolare. E infine il potere della passione,
la sola battaglia che non possiamo perdere". E noi ringraziamo
lei, per ogni riga scritta qua sopra, per ogni parola cantata in
canzone e per questa voglia inesausta di non allinearsi.
Insomma, se Teresa Batista era stanca di guerra, Teresa De Sio non
appoggia la bandiera, ma la tiene bella alta, come in "A
sud, a sud" e la fa garrire sui canti popolari, sui
concetti giusti, sulle battaglie sante. E' un disco perfetto quindi
"Sacco e fuoco"? Per niente. Ma è
un disco viscerale. E quando mai i visceri sono perfetti? Per definizione
sono imperfetti, sporchi, corrotti. I visceri si buttano. Ma si
possono anche buttare sul tavolo perchè contengono il coraggio
e la passione, due armi che in mano a Teresa non sono affatto scariche.
Sono i frutti migliori di quando la musica popolare si imparenta
alla musica d'autore e produce una miscela magica e salvifica. Ci
siamo, siamo a fianco di Teresa quando scrive (e canta, sopratutto
canta, alito di vento e rabbiosa tempesta): "E so passate
ll'anni e è sempre 'a stessa canzone / na vota era 'o Piemonte
e n'ata vota era 'o Burbone / ma pure chiste e mò, overo
so fietenti / chi 'o tene s'o mantene .... n'culo a chi nun tene
niente" ("Sacco e fuoco").
Oppure: "io mamma voglio fregarmene / di tutte le buone
maniere / voglio impostare la mia polvere / con la polvere del sole"
("Non tengo paura").
Poi ci sono le oasi: la africaneggiante "Ukellelle"
con il sublime controcanto di Esha Tizafy: "E chillu allora
sente a luntananza / Pensa ca ce po’ sta ancora speranza /
Cull’uocchie asciutte cerca addò sta a sponda / E gira
a varca e addreto verso terra / se ne torna", che ricorda
il modo asciutto con cui anche Gianmaria Testa racconta storie simili.
O ancora la "Ninna nanna" che
fa esclamare: "eccola Teresa, quella là!": "E
duorme duorme pure tu / Ca nun si cchiù criaturo / Duorme
duorme e sta sicuro / Ca ce stongh’ io vicino a te / Ca ce
stongh’io cu te". Una
canzone che sembra risalire ai tempi di "Pianoforte
e voce", dolce, intesa, calda e riposante, cantata
con quella voce, quella voce che avvolge e che trascina, che strappa
le cortine del tempo e ne fa trine e non polvere sottile.
Tutti i brani sono di Teresa, tranne due: l'inizio con "A
morte e zì Frangillo" e il prefinale con
"Tambureddu" che è di
Domenico Modugno. Zì Frangillo non aggiunge niente al disco
(e non è una partenza forte) Modugno sì, perché
trasformato in una macchina ritmica violenta, a cui la voce di Teresa,
come anche altrove, dà una mano rumoristica. A livello di
interpretazione è poi imperdibile il finale di "Vulesse
addeventare", quando il rapporto pesce/donna,
pescatore/uomo si capovolge e a turno ora l'uno ora l'altro si scambiano
mozzichi e brani di carne: "E o pigliasse a muozzeche e
m’o mangiasse / Isso
ca me vuleva magnà / E me vuleva tenè ‘nzerrata
dint’ a casa soia / Ma io m’o magno". E' puro
teatro popolare, commedia, sceneggiata.
Abbiamo aspettato sette anni il disco precedente e solo due anni
corrono tra "A sud a sud" e
"Sacco e fuoco", ma sono due
dischi di anime diverse. Il primo popolare e più giocoso,
questo cantautorale, con robuste radici popolari, e più scuro,
più incazzoso. Più indignato e battagliero.
In coda, per chiudere il tutto, l'inno epico di tutti noi "Brigate
di frontiera", che la frontiera non l'abbiamo
vista mai. Ma abbiamo visto una donna sulla collina che stringeva
una bandiera e la faceva ondeggiare a tempo. La bandiera era rossa,
la donna era Teresa: Teresa De Sio.
Teresa
De Sio
"Sacco e fuoco"
C.o.r.e./Edel - 2007
Nei negozi di dischi
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