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Le BiELLE RECENSIONI
Teresa De Sio: "Sacco e fuoco"

 

 

 

 





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La voce più di tutto mi colpisce. Sale stretta come una ferita, si approfonda in un gorgo dell'anima che sa di ruggine, di sale e di sole. Graffia e colpisce, si impenna e si abbassa come il movimento delle mani su una tamorra, ma poi sa aprirsi in un golfo caldo e scuro nel cuore di una Ninna nanna. Insomma è Teresa De Sio. Quando la voce si fa anima che si trasforma di nuovo in voce, in una serie di rimandi che sbalordisce e che confonde. E' magia sciamanica che si dirama dal canto, che tintinna dalle corde del mandolino suonato da Don Peppino De Trizio, che scorre sulle corde delle chitarra e sulle pelli tese delle percussioni. "Sacco e fuoco" è programmatico: è la storia di un assalto in musica al cuore delle nostre passioni. Un album rapido e veloce. Che si conclude come parte: con uno scatto d'orgoglio.

"Brigate di frontiera", un ripescaggio da "Un libero cercare" del 1995, stimolato dall'esito convincente dei concerti, sembra inventata per le Brigate Lolli: "Ma guarda ancora esisto /
ancora insisto / mi vesto, mi svesto, / buon esito, resisto". E più avanti: "Siamo ancora qui / scampati a un fuoco di fila / a contarci a uno a uno / a raccontarci di un futuro. / Siamo fuochisti e marinai / siamo gommisti e fornai / siamo cantanti, flautiste e liutai / Abbiamo scale e martelli / abbiamo vele e pennelli / abbiamo bussola, vento e bandiera // Siamo brigate di frontiera / che la frontiera non l'hanno vista mai".Ma tutto il disco batte e batte bene su questi temi. Dall'iniziale "Sacco e fuoco", preceduta dalla breve intro di "A morte e zì Frangillo" di Carlo D'Angiò, alla successiva "Non tengo paura". Da "A figlia d'o rre" fino a "Vulesse addeventare": un album di dignità rabbiosa, di teste scosse a dire no, di rifiuti e ribellioni.

"Teresa ringrazia (è detto all'interno della copertina) chi non tiene paura, i briganti e le brigantesse di tutte le epoche, la disobbedienza che è un metro per misurare il mondo, l'intelligenza perché salverà la terra dai cretini, ma caricati a salve, le femmine che vogliono vivere e amare libere come pesci nel mare e poi finiscono fritte nella tielluzza. Chi resta e resiste nella splendida e miserabile città di Napoli, gli stati di grazia difficili da mantenere, la poesia e lascienza che nulla sanno l'una dell'altra, ma entrambe possono dirci cose sul cielo stellato. Chi ancora ha una bussola, un vento e una bandiera. Chi non vuole tenere padrone. I piccoli musicisti senza lavoro. La musica popolare. E infine il potere della passione, la sola battaglia che non possiamo perdere". E noi ringraziamo lei, per ogni riga scritta qua sopra, per ogni parola cantata in canzone e per questa voglia inesausta di non allinearsi.

Insomma, se Teresa Batista era stanca di guerra, Teresa De Sio non appoggia la bandiera, ma la tiene bella alta, come in "A sud, a sud" e la fa garrire sui canti popolari, sui concetti giusti, sulle battaglie sante. E' un disco perfetto quindi "Sacco e fuoco"? Per niente. Ma è un disco viscerale. E quando mai i visceri sono perfetti? Per definizione sono imperfetti, sporchi, corrotti. I visceri si buttano. Ma si possono anche buttare sul tavolo perchè contengono il coraggio e la passione, due armi che in mano a Teresa non sono affatto scariche.

Sono i frutti migliori di quando la musica popolare si imparenta alla musica d'autore e produce una miscela magica e salvifica. Ci siamo, siamo a fianco di Teresa quando scrive (e canta, sopratutto canta, alito di vento e rabbiosa tempesta): "E so passate ll'anni e è sempre 'a stessa canzone / na vota era 'o Piemonte e n'ata vota era 'o Burbone / ma pure chiste e mò, overo so fietenti / chi 'o tene s'o mantene .... n'culo a chi nun tene niente" ("Sacco e fuoco"). Oppure: "io mamma voglio fregarmene / di tutte le buone maniere / voglio impostare la mia polvere / con la polvere del sole" ("Non tengo paura").

Poi ci sono le oasi: la africaneggiante "Ukellelle" con il sublime controcanto di Esha Tizafy: "E chillu allora sente a luntananza / Pensa ca ce po’ sta ancora speranza / Cull’uocchie asciutte cerca addò sta a sponda / E gira a varca e addreto verso terra / se ne torna", che ricorda il modo asciutto con cui anche Gianmaria Testa racconta storie simili. O ancora la "Ninna nanna" che fa esclamare: "eccola Teresa, quella là!": "E duorme duorme pure tu / Ca nun si cchiù criaturo / Duorme duorme e sta sicuro / Ca ce stongh’ io vicino a te / Ca ce stongh’io cu te"
. Una canzone che sembra risalire ai tempi di "Pianoforte e voce", dolce, intesa, calda e riposante, cantata con quella voce, quella voce che avvolge e che trascina, che strappa le cortine del tempo e ne fa trine e non polvere sottile.

Tutti i brani sono di Teresa, tranne due: l'inizio con "A morte e zì Frangillo" e il prefinale con "Tambureddu" che è di Domenico Modugno. Zì Frangillo non aggiunge niente al disco (e non è una partenza forte) Modugno sì, perché trasformato in una macchina ritmica violenta, a cui la voce di Teresa, come anche altrove, dà una mano rumoristica. A livello di interpretazione è poi imperdibile il finale di "Vulesse addeventare", quando il rapporto pesce/donna, pescatore/uomo si capovolge e a turno ora l'uno ora l'altro si scambiano mozzichi e brani di carne: "E o pigliasse a muozzeche e m’o mangiasse /
Isso ca me vuleva magnà / E me vuleva tenè ‘nzerrata dint’ a casa soia / Ma io m’o magno". E' puro teatro popolare, commedia, sceneggiata.

Abbiamo aspettato sette anni il disco precedente e solo due anni corrono tra "A sud a sud" e "Sacco e fuoco", ma sono due dischi di anime diverse. Il primo popolare e più giocoso, questo cantautorale, con robuste radici popolari, e più scuro, più incazzoso. Più indignato e battagliero.

In coda, per chiudere il tutto, l'inno epico di tutti noi "Brigate di frontiera", che la frontiera non l'abbiamo vista mai. Ma abbiamo visto una donna sulla collina che stringeva una bandiera e la faceva ondeggiare a tempo. La bandiera era rossa, la donna era Teresa: Teresa De Sio.


Teresa De Sio

"Sacco e fuoco"

C.o.r.e./Edel - 2007
Nei negozi di dischi


Tracklist

A morte e zì Frungillo
Sacco e fuoco
Non tengo paura
A figlia d'o rre
Amèn
Ukellelle
Due ore al giorno
Ninna nanna
Vulesse addeventare
Tambureddu

Bonus track:
Brigate di frontiera



Musica e testi di Teresa De Sio eccettoA morte e zì Frungillo (Carlo D'Angiò) e Tambureddu (Modugno/ Romagnoli/ Modugno)

Musicisti

Teresa De Sio (voce, chitarra acustica, tamorra)
Max Rosati (chitarra acusica, chitarra 12 corde, chitarra elettrica, chitarra classica)
Giuseppe Don Peppino De Trizio (mandolino)
Her (violino)
Upapadia (percussioni, tamorra, voce)
Mario Guarino (basso elettrico)
Fred Casadei (basso elettrico)
Luca Trolli (batteria)
Vito De Lorenzi (batteria e tamorra)
Peppe Voltarelli (voce)
Esha Tizafy (voce)

Produzione artistica: Maria Laura Giulietti e Teresa De Sio
Arrangiamenti: Max Rosati e Teresa De Sio

 


Sul web

Sito ufficiale
 
Ultimo aggiornamento: 21-06-2007
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