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Musicisti:
Francesco Camattini (voce, chitarra)
Alessandro Sgobbio (arrangiamenti, pianoforte,
cori)
Giorgio Sclavo (chitarra)
Enrico Lazzarini (arrangiamenti, contrabbasso,
cori)
Max Pieri (batteria, percussioni)
Nicolò Bossini (chitarra elettrica e acustica,
arrangiamenti)
Alessandro Corradi (chitarra elettrica)
Marco Massarenti (basso eletrico)
Luca Gandolfi (batteria)
Antonio Marangolo (arrangiamenti, sax soprano,
tenore, baritono, tastiere)
Achille Succi (sax soprano)
Daniele Giardina (tromba)
Jimmy Villotti (chitarra)
Glauco Zuppiroli (contrabbasso)
Paolo Mozzoni (batteria)
Cesare Vincenti (chitarra elettrica)
Alberto Miodini (arrangiamenti e direzione d'orchestra)
Lorenzo Micheli (arrangiamenti,
chitarre)
Alberto Orlandi (corno)
Roberto Ughetti (trombone)
Marco Cotelli (tromba)
Dian Camara (percussioni africane)
I Musici di Parma: Guido Felizzi, Paolo Mora,
Nicila Tassoni, Larisa Aliman, Caprice Carlo d'Alessandro,
Roberto Ilacqua, Lorenzo Tagliazucchi (violini),
Luca Serpini, Alessandro pandolfi (viole), Gregorio
Buti, Sophie Norbye (violoncelli), Fabio Torrembini
(contrabbasso), Benedetto dall'Aglio (corno),
Marco Ignoti (clarinetto), Francesca Gabrielli
(flauto), Erik Zavaroni (tuba), Guido Araldi (percussioni)
Testi e musiche:
Francesco Camattini
tranne 7 e 8 (Testo tratto da "La vita è
sogno" di Calderon de la Barca)
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Tracklist
1. Fine della storia
2. La preda
3. La verità ti prego
sull'amore
4. Il poprato
5. Il traghetto di Caronte
6. Son felice
7. Poco reparo
8. Eco e Narciso
9. La caduta
10. ¿Que es la vida?
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Bel
disco. Uno di quelli che si incollano al lettore e
fai fatica a staccarli. Lo so che non è bello
far paragoni, però è facile e poi almeno
si capisce bene che cosa si intende. Allora mettiamola
così, Camattini ha una voce che nel timbro
ricorda vagamente il Lucio Dalla dei primi tempi e
musicalmente si destreggia ottimamente tra swing,
canzone d'autore, echi di fanfare e passi di tango
con un inizio che sta tra Baccini e Caputo e una fine
che tocca il melodramma. Tutto questo per dire che
il lavoro è piacevole, swingante, ben suonato,
ben cantato, ben costruito e, cosa poco comune, Camattini
è capace di porgere temi pesanti con leggerezza
ed eleganza.
Una
cura particolare è dedicata all'aspetto grafico
del prodotto. Come nel lavoro precedente, copertina
e libretto sono illustrati da Rossana Capasso che
questa volta gioca l'esterno sui toni del rosso lasciando
un rigoroso fondo bianco all'interno per conferire
la massima leggibilità ai testi. Scelta quanto
mai azzeccata, viso l'alto peso specifico che le parole
hanno in quest'opera.
Camattini parte con swing e ironia, poi cambia marcia
e, pur continuando a proporre musicalità orecchiabili,
comincia ad occuparsi di temi più tosti e infila
lì una doppietta di canzoni sull’emigrazione:
quella di ieri, dall’Italia verso la Germania
e quella di oggi, dall’Adriatico verso l’Italia.
Ma se il primo dei due brani viaggia su note scanzonate
- magistralmente arrangiate da Antonio Marangolo -
e racconta la disavventura tragicomica di un tizio
pugliese che negli anni ’50 rovescia la sua
valigia piena di frutta e altre delicatezze alimentari
per le scale della stazione di Francoforte, il secondo
pezzo parte con un altro registro. I toni sono più
cupi, tutti giocati su pianoforte e chitarra elettrica,
con uno struggente finale di contrabbasso. In più,
la metafora dell'arca di Caronte per definire il gommone
è forse quanto di più indovinato si
potesse trovare. Gli immigrati di oggi sono dannati
senza speranza e vengono traghettati da un inferno
a un altro inferno, altro che arance, mandorle e dolcetti
portati da casa! E quando lo scafista punta il mitra
e li fa tuffare a due miglia dalla costa, per quelli
che non sanno nuotare, è azzeccato il rimando
leopardiano sul fatto che a loro non sia "per
niente dolce naufragare". Sì, nei testi
il ragazzo lavora di lima, ma non solo, vola tra citazioni
colte e accenni di canto in altre lingue, latino compreso.
Ma il bello è che gli viene naturale, senza
spocchia alcuna. Probabilmente nel biberon la mamma
gli scioglieva i miti greci al posto dei biscotti
al Plasmon....
Il viaggio prosegue con ritmi di fanfara e considerazioni
sulla vita in bilico tra l’ironico e il surreale,
ma solo per introdurre un breve brano tratto da un
testo di Calderon della Barca che prelude a una sorta
di ritorno a quello che era il tema del lavoro precedente
di Camattini: il mito.
Stavolta è il turno di Eco e Narciso, sempre
raccontato con grazia e leggerezza, seguito da un
brano sulla caduta degli angeli, suonato con un’orchestra
di 18 elementi e con un arrangiamento da opera. I
toni sono colti e melodrammatici quanto basta: in
fondo siamo a Parma, si respira la stessa aria che
respirò Giuseppe Verdi. Sì, è
la stessa aria che fa stagionare prosciutti e culatelli,
ma questo si evince di più dalla prima parte
del disco, quella con l'appeal più scanzonato.
La Caduta è un brano tosto. Ma ci sta.
In chiusura un altro breve testo da Calderon della
Barca, che recita che la vita è una frenesia,
un’ombra, una finzione e chiude idealmente il
cerchio iniziato con la prima canzone, quella che
dà il titolo al disco e che invita a costruirsi
la propria favola per migliorare la realtà.
A completare il tutto, il videoclip di "La verità
ti prego sull'amore", delicato e accurato nella
realizzazione e nel montaggio.
Insomma, alla domanda “lo consiglieresti ai
tuoi amici?” la risposta è un sì.
Forte e sicuro.
Francesco
Camattini
"Fine della storia"
Radar - 2007
Nei negozi di dischi
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