|

Ascolti collegati

Teresa De Sio
A Sud, a sud, a sud |

Capone
& Bung Bangt
Lisca di pesce |

Musicanova
Quanno turnammo a nascere |

Daniele Sepe
Suonarne 1 x educarne 100 |

Pino Daniele
Io vivo qui |

Avion Travel
Danson Metropoli |
|
Grandi
storie dai confini a sud del mondo
di
Giorgio Maimone
E’ un disco che si porta dentro il sole. Dalla prima
traccia fino all'ultima. Un disco che dà un'impressione di
serenità e di dolcezza che pervade le dieci tracce. Ricco
di voci e di impressioni provenienti dal sud del mondo, da molto
più a sud di Napoli, la sponda ancora più lontana,
dall'altra parte del Mediterraneo. Ma più che l'Africa, in
questo disco gentile, dominano i bambini, i colori tenui, mischiati
con dei rossi intensi e improvvisi. Come sei dai cieli di Van Gogh
si passasse all'istante alle case dell'Alfama di Lisbona. Acquerelli
e olii intensi. Colori a mano e inattesi guazzi. Eugenio Bennato
domina con estrema calma questo magma musicale brulicante.
Non è mai stato un cantante in senso stretto Eugenio. Nei
Musicanova cantava Teresa De Sio, successivamente a lungo la sua
voce è stata sua moglie Pietra Montecorvino. In questo caso
invece la voce trainante è la sua. Calma, sicura, delicata:
soprattutto solare. Ed è bello seguirlo, ascoltarlo e pensare
che siamo di fronte a una persona che ha ancora tante storie da
cantare e da contare. Ed ha pure le parole e le musiche per farlo.
Dopo 16 album e oltre 30anni di attività (che diventano esattamente
40 se includiamo gli anni della Nuova Compagnia di Canto Popolare)
Eugenio Bennato sembra nato a una nuova freschezza interpretativa.
Forse anche aiutato dal tema, molto sentito, forse dalla pausa di
quattro anni che si è preso dal precedente "Che
il mediterraneo sia", disco peraltro sullo stesso
solco dell'attuale.
Ma i tempi sono
cambiati e si sente in giro un'aria migliore. Soprattutto tra i
giovani, che sono i naturali destinatari di questo album. “Posso
dire che questo lavoro ha sicuramente a che vedere con i miei viaggi,
con le continue tournée nel mondo, con il continuo confronto
fra le mie radici e le etnie di altri popoli lontani. Questo nuovo
lavoro é un prosieguo del percorso precedente, è un
allargamento dell’orizzonte mediterraneo a più lontane
latitudini,e in particolare alla intensa e misteriosa Africa, dove
colloco una mitica sponda che custodisce la fonte di tutte le leggende,
e il segreto di un suono battente primitivo che attraverso deserti
e mari viaggia e si diffonde e arriva fino a noi, fino alle nostre
sponde, che risuonano così di antiche tammorre e chitarre,
nelle campagne ricche di arte e di cultura. Da Napoli al Gargano
alla Calabria quelle voci quelle melodie e quei balli mi portano
ad Algeri, a Orano a Casablanca, e poi più in là al
Cairo, in Etiopia, in Mozambico. Ogni tappa è una scoperta
e un riconoscimento, lungo il filo di un’emozione e di un’idea
, in un percorso alternativo rispetto alla devastante logica del
business e dell’appiattimento globalizzante, contro la quale
silenziosamente combattono i tamburi di ogni villaggio”. Così
Eugenio sul sito racconta "Verso sud".
Ma, attenzione, non aspettatevi un album di musica etnica. Non ci
sono darbouke o oud: solo un paio di chitarre battenti e delle percussioni,
che in un paio di occasioni si allargano negli interventi dell'Orchestra
del Cairo. E voci, molte moltissime voci. Registrate un po' ovunque:
in Africa, come nelle campagne del napoletano, tra gli immigrati
di ultima generazione come tra i bambini di una scuola elementare
etiopica. Una polifonia vocale che rende ricca di colori la trama
mentre i ritmi mediterranei danno calore alle sonorità dei
musicisti.
Musica popolare? Sì, ma anche musica d'autore e, sotto certi
aspetti, quasi musicoterapia. Ossia la ricerca di una cultura magica
che si disvela sotto il manto della nostra civiltà. Sono
buone vibrazioni che, a volte si esplicitano nella circolarità
della danza e che molto spesso trovano nelle intersezioni delle
voci la ragione intima del proprio esistere. Non dà mai l'impressione
di un disco scarno, perché è denso di sensibilità
popolare sia nei brani vivaci come "Ritmo di contrabbando"
o "Alla festa della taranta",
sia nei lenti riflessivo come "Angeli del sud"
o "Canzone per Beirut".
Ogni canzone ha una sua storia e ogni canzone si riferisce a un
differente Sud del mondo: "Luna napolitana"
parte dal Golfo, utilizzando il napoletano come calata, ma gradatamente
si trasferisce dall'altra parte del mondo, aprendosi a un'escursione
nella musica (e nel canto) brasiliano. "Sponda
sud" è stata registrata praticamente in
diretta, il giorno stesso in cui è stata scritta, col il
coro dei bambini etiopi. "Canzone per Beirut"
ugualmente costruita quasi in diretta in Libano, partendo da una
scritta in inglese vista sul muro "Can't stop stars from shining
or Beirut from raising" che inizia a martellare in testa ad
Eugenio finché diventa canzone, delicata, triste e assolutamente
presente. Quasi giornalismo canoro.
"Lucia e la luna" è invece
un canto popolare tradizionale, una sorta di conta della zona del
Gargano, che Bennato rivitalizza trasformandola in un inno alla
persistenza del dialetto, della ricchezza delle lingue e delle tradizioni
popolari. "Ogni uno" mantiene
ugualmente un andamento da filastrocca, mentre "Italia
minore" indaga sull'infinito sud che ci portiamo
dentro anche noi e "Angeli del sud"
chiude in dolcezza un album tutto vissuto come nella trama di una
fiaba.
Ecco, tutto il disco è parlato con parole molto semplici,
con frasi adatte a farsi capire da chiunque, senza sovrastrutture
complicate o fughe nella poesia: è un linguaggio quotidiano,
con la luna, i cattivi, i buoni, i nomi e i cognomi delle persone
considerate (da Matteo Salvatore a Manu Chao). Tutto molto semplice
e lineare, tutto come si dovrebbe raccontare una storia a un bambino
per farsi ascoltare. E noi, bambini per sempre, ascoltiamo con passione
il cantastorie Eugenio che ci parla del mondo. Più a sud
del nostro sud del mondo.
Eugenio
Bennato
"Sponda sud"
Tarantapower/Radiofandango - 2007
Nei negozi di dischi
|