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GianMaria Testa
Da questa parte del mare |
Musicisti:
Giampaolo Felici: voce, contrabbasso, mandolini, chitarra elettrica
Luca Venitucci: pianoforte, fisarmonica
Jacopo Battaglia: batteria e percussioni
Geoff Farina: chitarra elettrica
Luca T. Mai: sax baritono
Marco Camporeale: trombone
Ludovico Valori: trombone
Luca D'Amato: tromba
Alessandro Federico: clarinetto
Alberto Sàrcina: bombardino
Massimo Pupillo: basso
Fabiano Marcucci: contrabbasso
Valerio Borgianelli: vibrafono, percussioni
Aleksander "Zar" Karic: mandolino
Testi e musica di Giampaolo Felici
o tradizionali o con Luca Venitucci
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Tracklist
1.Miniera
2.M'affaccio alla finestra
3.Parole controvento
4.Quel ritmo americano
5.Sinno me moro
6.Buon Natale
7.Chimera
8.Beatrice
9.Nessuno
10. Chi sa perché
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Bel
disco, a cui non fa difetto un eccesso di furbizia. Gli Ardecore,
sorta di piccolo supergruppo, nato da una costola degli Zu più
Geoff Farina (dei Karate), ensamble modulare in grado di declinarsi
in diverse formazioni, hanno fatto una scelta peculiare che, nel
giro di due dischi, è stata in grado di trasformarli in una
band di culto. Riprendendo vecchi (in)successi degli anni '20/30
con un nuovo sound, sporcato di rock e di contaminazione e arrivando
fino a offrire un prodotto che, nel suo genere, è unico:
un folk rock anticato in salsa romana.
Operazione
interessante, ben condotta e altrettanto astuta, che ha fatto
di loro un gruppo adorato in riva al Tevere e anche dotato di
molto airplay alternativo. Il risultato? Piacevole, non c'è
dubbio. Anche perché l'inutilità di riprendere una
canzone stra-frequentata come "Sinnò me
moro" (di Giannetti-Germi-Rustichelli, colonna
sonora del film "Un maledetto imbroglio" di Pietro Germi
(1959) e su cui Gabriella Ferri ha forse scritto la parola fine)
viene riscattata da una versione "sporca", nera e impreziosita
dall'uso delle percussioni.
La stessa cosa si potrebbe dire per "Miniera"
che, solo un anno fa, Gianmaria Testa ha riscatta da decenni di
anonimato (Bixio e Cherubini la scrisserò nel 1927) e che
viene resa più incisiva dalle violente percussioni da strada
che si innestano sul ritmo di tango originale. "M'affaccio
alla finestra" subisce un trattamento analogo,
pur arrivando in forma anonima da un tradizionale dell'ottocento.
"Quel ritmo americano" era
invece un cavallo di battaglia di Gabré, nei cafè
chantant di inizio secolo (1923). Anche "Beatrice"
e "Nessuno" sono due tradizionali
riarrangiati.
Per cui, tirando le somme, gli originali degli Ardecore sono solo
"Parole controvento", "Buon
Natale", "Chimera"
(che è quasi solo musicale) e "Chissà
perché".Stando al criterio di prevalenza
sempre citato dal Club Tenco come musa ispiratore, quindi il disco
non doveva partecipare alla categoria "opera prima",
anche perché è il secondo disco, ma a quella "interpreti".
Non è andata così e "Chimera"
ha vinto la Targa Tenco per l'opera prima , il giorno prima di
essere messo in commercio (in ottobre), altra stranezza per un
concorso dove si dovrebbero votare le opere uscite entro luglio.
Evidentemente era scritto che dovessero vincere gli Ardecore.
Che peraltro, questo va detto, sono un ottimo gruppo e un premio
se lo meritano, provenendo non dal giro della major, ma dal circuito
indipendente.
Tra i brani
orginali "Buon Natale" è
forse il migliore, sempre costruito secondo lo schema bandistico-rock
che a molto richiama alcune cose di Tom Waits (e non siamo molto
lontani). Voce sgranata, bella interpretazione grintosa, incedere
percussivo potente, piacevoli suoni sporchi. Un punk folk bandistico
regionale: "Chi si trucca, chi si salva alle elezioni
/ chi fa gli affari suoi e va a Sanremo a vendere le canzoni"
dice una frase profetica del brano.
Tra i brani tradizionali invece ottimo l'effetto di "Quel
ritmo americano" accelerato e caricato a livello
di interpretazione, rispolverando la passione per il jazz degli
esordi all'antica italiana e con qualche piacevole distorsione
attualizzante. Il loro gusto comunque è decadentemente
estetizzante, ma l'immedesimazione nel periodo e nello stile è
felicemente riuscita. "Chimera" è
un ottimo disco di piacevole ascolto, suonato e cantato da gente
che ha un'idea di estetica musicale ben precisa in mente e che
la sa esprimere con tutta la forza della propria convinzione.
Forse suonava più innovativo il primo disco, anche per
l'effetto novità, ma nel secondo va compreso il bonus notevole
dei brani di loro composizione, così metamorfici da essere
in grado di compenetrarsi perfettamente con la tradizione. Una
sicurezza.
Ardecore
"Chimera"
Il manifesto cd - 2007
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