Di
cose fantastiche e meravigliose
di
Lucia
Carenini
Fra gli ultimi lavori di Dino
Buzzati spicca "I miracoli di Val
Morel", pubblicato nel 1971 e non
più ristampato. Il libro è
una raccolta pittorico-narrativa di inverosimili
ex-voto preceduto da una spiegazione che
narra la fantasiosa storia di quando lo
scrittore avrebbe per caso scoperto l’esistenza
del santuario che li raccoglie e del suo
strano custode. I finti miracoli, che
nell'invenzione sarebbero attributi dalla
tradizione popolare a Santa Rita, furono
ispirati a Buzzati da un piccolo santuario
alle pendici di Valmorel nel Bellunese,
chiamato Madonna del Parè e da
una via Crucis a cui la gente dei dintorni
attribuiva poteri miracolosi. Sulla falsariga
della fede popolare si collocano quindi
"I miracoli di Valmorel": nello
scritto l'autore trova il Santuario in
un grande maso colmo di ex-voto, poi non
lo troverà più, come fosse
scomparso nel nulla. Eppure, "il
paese di Valmorel esisteva ancora, tale
e quale. Esistevano i colli, le ripe scoscese,
le vecchie casere, le modeste rupi affioranti,
il Col Visentin, esisteva intatto l'incanto
del tempo dei tempi"...
E
l'incanto dei tempi esiste in questo nuovo
cd della Piccola Bottega, che al lavoro
di Buzzati è ispirato. "Il
disco dei miracoli" non
smentisce le premesse poste dai Baltazar,
che costruiscono, pietra su pietra, un
lavoro maturo, ricercato, fatto di morbida
e delicata poesia. Di trama tenue in trama
tenue, il tessuto del disco si ispessisce
e regala attimi di puro piacere come nell'iniziale
"La bella Listilina",
quella che profuma di mandorla, ma è
tutto il disco a regalare languori convincenti
e attimi di dolcezza senza zucchero.
Sulle
tracce di Buzzati i Baltazar snocciolano
nove piccoli ex-voto in forma di canzone
e altri quattro in forma di musica che
ci portano per mano tra l'incantesimo
e l'incanto al suono di chitarre, fisarmoniche,
glockenspiel, contrabbasso, flauti e archi.
Per chi conosce il libro di Buzzati, ascoltando
"il Colombre", con quel suo
ritmo argentino, sembra di vederlo avvicinarsi
quel mostro, "che dobbiamo chiamare
così perché meraviglioso
non già perché apportatore
di sventure" e che "si è
sempre distinto da questa orribile incarnazione
dell'inferno in quanto non ha mai fatto
male ad alcuno. Lo spavento dei marinai
alla sua vista, grandissimo, non autorizza
ad attribuirgli azioni disonorevoli.".
Ma
sono le canzoni cantate quelle in cui
meglio si sviluppa la vena musicale e
poetica del gruppo. Arricchita per l'occasione
da un quintetto d'archi, la Piccola Bottega
gioca leggiadra con esseri immondi, formiche
mentali, misteri profondi, sorrisi di
strega, pettirossi giganti, labirinti
e fantasmi.
I testi sono deliziosi, limati e cesellati
senza peraltro cadere mai nella leziosità.
Parole seducenti che si mescolano con
melodie altrettanto seducenti, con le
loro radici ben piantate nella tradizione
popolare e con le ali che volano alte,
ad afferrare quella dimensione teatrale
che già ben s'intravvedeva nelle
"Canzoni in forma di filore",
il loro disco d'esordio.
Difficile dire cosa colpisca di più,
tra la sapienza con la quale si sono dosati
gli ingredienti, la delicatezza e la grazia
nel porgere, la capacità di costruire
le scene nelle scene, di pennellare, di
miniare, di veleggiare alto con le parole.
antata quasi sforzandosi. Una canzone
d’autore, con la A maiuscola, una
riuscitissima seconda prova. La speranza
è che possa volare lontano.
Piccola
Bottega Baltazar
"Il disco dei miracoli"
D'Autore/Azzurra Music - 2007
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