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Le BiELLE RECENSIONI
Ma'arìa: "Sugnari"
Ma quant'è bella la musica popolare! Se è d'autore
di Leon Ravasi


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Musicisti:
Valeria Cimò (voce, tammura, tamburello)
Matilde Politi (voce, chitarra, fisarmonica, tamburello, marranzano)
Lajos Zsivkov (chitarra, kaval, percussioni)

Ospiti:
Maurizio Curcio(basso acustico)
Francesca Guccione (violino)
Massimo Laguardia (tamorra, dun-dun)

Arrangiamenti;Ma'arìa


Testi e musiche: Valeria Cimò (tranne 6,11 e 12: Valeria Cimò e Matilde Politi)
Il video incluso di Tammuramuta è progettato da Noami Sapienza su testo e musica di Valeria Cimò.

Tracklist

1. Sugnari (V. Cimò)
2. Palermu (V. Cimò)
3. Abballarò (V. Cimò)
4. ‘Mparannu a vulari (V. Cimò)
5. U’ Pisciuzzu (V. Cimò)
6. Aspittari (V. Cimò-M. Politi)
7. Quattru fimmini (V. Cimò)
8. A’ taverna (V. Cimò)
9. Beddu di matri (V. Cimò)
10. Sigrita (V. Cimò)
11. E ti pari nenti (V. Cimò-M. Politi)
12. Principessa (V. Cimò-M. Politi)
1. Mari (V. Cimò)
2. Canò Canò (V. Cimò)
3. Tammura muta (bonus video-track) (V. Cimò)

Come bello sentire un disco e non saperne assolutamente niente! Tanto più bello se è un disco di musica popolare, dove "nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma" come nei migliori principi della chimica elementare e come dovrebbero aver detto, stando a internet, sia Anassagora che Lavoisier che Einstein. E almeno uno dei tre non è stato originale. I Ma'arìa (ma che razza di nome?) sono bravissimi e trasformano adeguatamente la materia a disposizione che è poi musica popolare, come forma, ma scritta ora e quindi d'autore. Ne deriva un disco ricco di 14 canzoni di sopraffina bellezza e di conturbante malia. Merito di due grandi voci femminili e di un adeguato accompagnamento sia ritmico che armonico.

Cerchiamo di saperne di più: il gruppo è siciliano, come ci informano le note di Folkclub Ethnosuoni. "In quest'opera prima la poesia dialettale di Valeria Cimò si unisce alla abilità strumentale di Matilde Politi e Lajos Zsivkov in una miscela insolita quanto efficace. Ma.arìa significa stregoneria, incantesimo, e la formula magica mescola nella pozione: voci, poesia dialettale, corde, pelli, fiati, fisarmonica e marranzano, terra e un filo di ironia. Le parole raccontano frammenti di vita reale, ninna nanne, favola, sogno e alchimia". Valeria Cimò firma tutti i brani (tre assieme a Matildo Politi) e suona il tamburello o la tamorra. Matilde Politi canta e suona la chitarra, la fisarmonica, il caval, il dun-dun e le castagnette, Lajos Zsikov (tipico nome siciliano, peraltro) suona darbouka, chitarra, dun-dun, marranzano. Oltre a loro solo qualche ospite sparso. Eppure l'effetto è di grande fascino e per niente scarno. Un piacere assoluto per le orecchie e, forse, anche per gli occhi. La copertina comunque (dipinti della stessa Valeria Cimò) è di gran classe e lascia presagire le magie musicali che stiamo andando ad ascoltare.

Dice la storia che i Ma'arià si sono formati nel dicembre del 2004: due anni di piccolo cabotaggio, poi l'esplosione nel 2006 e l'incisione del disco per Folkclub Ethnosuoni ultimata in settembre. Valeria Cimò, dopo gli studi in archeologia approda all’arte nel campo visivo, compone liriche in dialetto e studia tamburello e tammura. Matilde Politi, antropologa, cantante, musicista e attrice, porta avanti una ricerca pluriennale sulla musica tradizionale siciliana e del Mediterraneo. Lajos Zsivkov, percussionista polistrumentista ungherese, vive e lavora a Palermo. Dedito allo studio della poliritmia africana e delle percussioni mediorientali.

Il risultato è di esplosiva beltà. Sapete? Quando la bellezza vi coglie impreparati e tutti vi inonda. Quando il senso sembra solo la ricerca della malia della musica che si miscela con il piacere delle storie raccontate. "Sugnari" è una canzone solo per voci e percussioni, dal fascino arcano e dall'esito certo. Un tappeto di suoni che ti porta a vagare per le stanze del sogno, sulla spinta della piacevolissimo suono della lingua siciliana. Pozione magica officiata dall'alternanza delle due voci.

"Palermu" è canto per chitarra, tamburello e voce: "Palermu d'oru spugghiato ddu' soli / di li canzuna cu l'aranci e i ciura". Ricordando i canti popolari e costruendoci sopra nuove vicende. Le contraddizioni violente e magnifiche della città e una canzone parimenti divisa in due tempi: il primo lento e sussurrato, il secondo accelerato. Piacevolissima è la "Abballarò" che segue. Protagonista il mercato di Ballarò, quello che ha dato nome alla trasmissione televisiva. La musica, bizzarramente ricorda "La balilla" di Giorgio Gaber, ma, forse proprio per questo la resa è perfetta: il mercato è lì davanti a noi, lo possiamo guardare, girare per le bancarelle, acquistare o meno.

La canzone che segue "'Mparannu a vulari" è il punto più altro del disco. Solo una chitarra notturna che accompagna le due voci femminili, amalgamate a perfezione, che raccontano una storia d'amore. E il cuore, involontariamente, è pronto a lasciarsi trascinare da questi "occhiuzzi duci / occhiuzzi cirasi". Una canzone che non vuole e che non può terminare, perché appena il disco si avvicina ai solchi finali è naturale riportarla all'inizio e prolungare ancora per 2'45" la malia d'amore. D'altra parte, come recita la frase di accompagnamento e spiega sul libretto: "quando non è un diversivo, l'alpre evade dalle gabbie".

Una delizia anche "U' pisciuzzu" che, parola loro, "è il cugino terrone dell'uselin de la comare". Vagamente jazzata, ricorda alcune cose dei Pentangle: le voci alla Jaqui McShee, la chitarra di Renbourn e le percussioni di Terry Cox. Clima che viene replicato e prolungato nella successiva "Aspittari", autodefinito "blues siculo". Di classe.

"Quattro fimmine" è una magnifica folk song moderna, veloce e ritmica, dove il violino di Francesca Guccione fornisce quel colore in più che ancora mancava alla pozione magica delle due fatucchiere e del gitano ungherese. Coinvolgente. "A' taverna" è canzone di percussioni, polifoniche e sovrapposte. Sia lo schema numerico, sia il modus narrativo rimandano alla tradizione popolare: quattro sono gli amici (la speranza, la prudenza, la libertà e il vino) e quattro sono i padroni (l'amore, la compagnia, la bilancia e il letto).

"Bedda di matri" rallenta nuovamente il ritmo e aggiunge un basso acustico alla fisarmonica, alla chitarra e alla voce. "Sigrita" è un breve attimo di sola voce. "E ti pari nenti" è ancora dolcezza acustica. "Principessa" invece stupisce per un motivo tutto suo: è l'unico testo in italiano. Delicatissima la "Mari" del prefinale e "CanòCanò" si assume il compito di chiudere, prima della ghost track che è una riedizione di "Sigrita". Alle 14 canzone segue la quindicesima che è una traccia video: "Tamurramuta", curata da Noemi Sapienza e interpretata da Sara Giuranna: raro esempio di filmato assegnato a una canzone muta, il cui testo viene solo scritto in sovrimpressione e interpretato col linguaggio dei segni da Sara Giuranna, attrice specializzata in azioni di questo tipo.

Dopo 57' circa la pozione è terminata: gli ingredienti sono stati inseriti, le fatucchiere sono soddisfatte, il risultato è stato raggiunto. Ma'arìa è una bellissima realtà e "Sugnari" mantiene l'assunto del titolo. Un album per sognare, facendosi trasportare sulle ali della malia delle voci, della poesia dei testi, dei ricami chitarristici e degli inserti percussivi. Ma quanto è bella a musica popolare! Anche quando è nuova e d'autore, come in questo caso. Imperdibile.


Ma'arìa
"Sugnari"

Folkclub Ethnosuoni - 2007
In qualche negozio di dischi o sul sito

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Sito ufficiale
Ultimo aggiornamento: 18-11-2007
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