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La notte della Taranta 2005 |

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Musicisti:
Valeria Cimò (voce, tammura, tamburello)
Matilde Politi (voce, chitarra, fisarmonica, tamburello, marranzano)
Lajos Zsivkov (chitarra, kaval, percussioni)
Ospiti:
Maurizio Curcio(basso acustico)
Francesca
Guccione (violino)
Massimo Laguardia (tamorra, dun-dun)
Arrangiamenti;Ma'arìa
Testi e musiche: Valeria Cimò
(tranne 6,11 e 12: Valeria Cimò e Matilde Politi)
Il video incluso di Tammuramuta è progettato da Noami Sapienza
su testo e musica di Valeria Cimò.
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Tracklist
1. Sugnari (V. Cimò)
2. Palermu (V. Cimò)
3. Abballarò (V. Cimò)
4. ‘Mparannu a vulari (V. Cimò)
5. U’ Pisciuzzu (V. Cimò)
6. Aspittari (V. Cimò-M. Politi)
7. Quattru fimmini (V. Cimò)
8. A’ taverna (V. Cimò)
9. Beddu di matri (V. Cimò)
10. Sigrita (V. Cimò)
11. E ti pari nenti (V. Cimò-M. Politi)
12. Principessa (V. Cimò-M. Politi)
1. Mari (V. Cimò)
2. Canò Canò (V. Cimò)
3. Tammura muta (bonus video-track) (V. Cimò)
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Come
bello sentire un disco e non saperne assolutamente niente! Tanto
più bello se è un disco di musica popolare, dove "nulla
si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma" come nei
migliori principi della chimica elementare e come dovrebbero aver
detto, stando a internet, sia Anassagora che Lavoisier che Einstein.
E almeno uno dei tre non è stato originale. I Ma'arìa
(ma che razza di nome?) sono bravissimi e trasformano adeguatamente
la materia a disposizione che è poi musica popolare, come
forma, ma scritta ora e quindi d'autore. Ne deriva un disco ricco
di 14 canzoni di sopraffina bellezza e di conturbante malia. Merito
di due grandi voci femminili e di un adeguato accompagnamento sia
ritmico che armonico.
Cerchiamo di saperne di più: il gruppo
è siciliano, come ci informano le note di Folkclub Ethnosuoni.
"In quest'opera prima la poesia dialettale di Valeria
Cimò si unisce alla abilità strumentale di Matilde
Politi e Lajos Zsivkov in una miscela insolita quanto efficace.
Ma.arìa significa stregoneria, incantesimo, e la formula
magica mescola nella pozione: voci, poesia dialettale, corde,
pelli, fiati, fisarmonica e marranzano, terra e un filo di ironia.
Le parole raccontano frammenti di vita reale, ninna nanne, favola,
sogno e alchimia". Valeria Cimò firma tutti i
brani (tre assieme a Matildo Politi) e suona il tamburello o la
tamorra. Matilde Politi canta e suona la chitarra, la fisarmonica,
il caval, il dun-dun e le castagnette, Lajos Zsikov (tipico nome
siciliano, peraltro) suona darbouka, chitarra, dun-dun, marranzano.
Oltre a loro solo qualche ospite sparso. Eppure l'effetto è
di grande fascino e per niente scarno. Un piacere assoluto per
le orecchie e, forse, anche per gli occhi. La copertina comunque
(dipinti della stessa Valeria Cimò) è di gran classe
e lascia presagire le magie musicali che stiamo andando ad ascoltare.
Dice la storia che i Ma'arià si sono formati nel dicembre
del 2004: due anni di piccolo cabotaggio, poi l'esplosione nel
2006 e l'incisione del disco per Folkclub Ethnosuoni ultimata
in settembre. Valeria Cimò, dopo gli studi in archeologia
approda all’arte nel campo visivo, compone liriche in dialetto
e studia tamburello e tammura. Matilde Politi, antropologa, cantante,
musicista e attrice, porta avanti una ricerca pluriennale sulla
musica tradizionale siciliana e del Mediterraneo. Lajos Zsivkov,
percussionista polistrumentista ungherese, vive e lavora a Palermo.
Dedito allo studio della poliritmia africana e delle percussioni
mediorientali.
Il risultato è di esplosiva beltà. Sapete? Quando
la bellezza vi coglie impreparati e tutti vi inonda. Quando il
senso sembra solo la ricerca della malia della musica che si miscela
con il piacere delle storie raccontate. "Sugnari"
è una canzone solo per voci e percussioni, dal fascino
arcano e dall'esito certo. Un tappeto di suoni che ti porta a
vagare per le stanze del sogno, sulla spinta della piacevolissimo
suono della lingua siciliana. Pozione magica officiata dall'alternanza
delle due voci.
"Palermu" è canto per
chitarra, tamburello e voce: "Palermu d'oru spugghiato
ddu' soli / di li canzuna cu l'aranci e i ciura". Ricordando
i canti popolari e costruendoci sopra nuove vicende. Le contraddizioni
violente e magnifiche della città e una canzone parimenti
divisa in due tempi: il primo lento e sussurrato, il secondo accelerato.
Piacevolissima è la "Abballarò"
che segue. Protagonista il mercato di Ballarò, quello che
ha dato nome alla trasmissione televisiva. La musica, bizzarramente
ricorda "La balilla" di Giorgio Gaber, ma, forse proprio
per questo la resa è perfetta: il mercato è lì
davanti a noi, lo possiamo guardare, girare per le bancarelle,
acquistare o meno.
La canzone che segue "'Mparannu a vulari"
è il punto più altro del disco. Solo una chitarra
notturna che accompagna le due voci femminili, amalgamate a perfezione,
che raccontano una storia d'amore. E il cuore, involontariamente,
è pronto a lasciarsi trascinare da questi "occhiuzzi
duci / occhiuzzi cirasi". Una canzone che non vuole e che
non può terminare, perché appena il disco si avvicina
ai solchi finali è naturale riportarla all'inizio e prolungare
ancora per 2'45" la malia d'amore. D'altra parte, come recita
la frase di accompagnamento e spiega sul libretto: "quando
non è un diversivo, l'alpre evade dalle gabbie".
Una delizia anche "U' pisciuzzu"
che, parola loro, "è il cugino terrone dell'uselin
de la comare". Vagamente jazzata, ricorda alcune cose
dei Pentangle: le voci alla Jaqui McShee, la chitarra di Renbourn
e le percussioni di Terry Cox. Clima che viene replicato e prolungato
nella successiva "Aspittari",
autodefinito "blues siculo". Di classe.
"Quattro fimmine" è
una magnifica folk song moderna, veloce e ritmica, dove il violino
di Francesca Guccione fornisce quel colore in più che ancora
mancava alla pozione magica delle due fatucchiere e del gitano
ungherese. Coinvolgente. "A' taverna"
è canzone di percussioni, polifoniche e sovrapposte. Sia
lo schema numerico, sia il modus narrativo rimandano alla tradizione
popolare: quattro sono gli amici (la speranza, la prudenza, la
libertà e il vino) e quattro sono i padroni (l'amore, la
compagnia, la bilancia e il letto).
"Bedda di matri" rallenta
nuovamente il ritmo e aggiunge un basso acustico alla fisarmonica,
alla chitarra e alla voce. "Sigrita"
è un breve attimo di sola voce. "E ti
pari nenti" è ancora dolcezza acustica.
"Principessa" invece stupisce
per un motivo tutto suo: è l'unico testo in italiano. Delicatissima
la "Mari" del prefinale e
"CanòCanò" si
assume il compito di chiudere, prima della ghost track che è
una riedizione di "Sigrita".
Alle 14 canzone segue la quindicesima che è una traccia
video: "Tamurramuta", curata
da Noemi Sapienza e interpretata da Sara Giuranna: raro esempio
di filmato assegnato a una canzone muta, il cui testo viene solo
scritto in sovrimpressione e interpretato col linguaggio dei segni
da Sara Giuranna, attrice specializzata in azioni di questo tipo.
Dopo 57' circa la pozione è terminata: gli ingredienti
sono stati inseriti, le fatucchiere sono soddisfatte, il risultato
è stato raggiunto. Ma'arìa è
una bellissima realtà e "Sugnari"
mantiene l'assunto del titolo. Un album per sognare, facendosi
trasportare sulle ali della malia delle voci, della poesia dei
testi, dei ricami chitarristici e degli inserti percussivi. Ma
quanto è bella a musica popolare! Anche quando è
nuova e d'autore, come in questo caso. Imperdibile.
Ma'arìa
"Sugnari"
Folkclub Ethnosuoni - 2007
In qualche negozio di dischi o sul
sito
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