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Le BiELLE RECENSIONI
Milagro Acustico: "I storie o cafè di lu furestiero novo"
Folk d'autore ma forse fin troppo pulito
di Leon Ravasi


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Musicisti:
Daniela Barra (voce)
Dario Esposito (batteria)
Andrea Pullone (chitarra, baglama)
Bob Salmieri (sax alto, flauti, clarinetto, ney, baglama, percussioni)
Piero Piciucco (contrabbasso, mandolino)
Carlo Colombo (congas e bongos)
Francesco Consaga (flauto, sax)
Andrea Alberti (grand piano Steinway)
Andrea Rosatelli (basso elettrico)
Abdalla Mohamed (ney, darbuka)
Paci Kalipada Adhikary (tabla, voce)
Nour-Eddine (darbuka, duf, tar e ghayta)
Papa Kanoute (kora)
Jamal Ouassini (violino)
Papa Yery Samb (djambe)
Francesca Brilli (voce su 11)
Daniele Gonciaruk (voce recitante)
Donatella Ciraolo (cori)


Testi e musiche di Bob Salmieri (eccetto 2 musiche di p. Kanouté e 4 arrangiamento di A. Mohamed)

Tracklist

1. Ricordo o me nomi
2. Dioulo
3. Sanghe meu
4. U spusaliziu
5. Terra umilissima
6. Duci velenu
7. Profughi
8. Lu munnu brucia
9. Salvate Hasankeyf
10. A storia i me Patri
11.Tesekkur Arkadas
12.Rubaiyyat
13. Signori si chiude

Non c'è niente che non vada in questo bel disco del Milagro Acustico, l'ensamble multienico che ruota attorno a Bob Salmieri, anzi, se proprio si vuole trovare un difetto è che tutto quanto, ma proprio tutto è esattamente al suo posto, ossia dove lo si vorrebbe trovare. Ne esce, a tratti, la sensazione di un'opera callifragica, troppo come "dovrebbe essere" e un po' meno come "potrebbe essere". Ma, lo vogliamo specificare subito, stiamo cercando il pelo nell'uovo.

Lo scopo dichiara da Salmieri è di quelli giusti: capire che c'è un'unica area musicale, forse anche linguistica, ma comunque di comune sentire, tra le due sponde del Mediterraneo (o meglio tra le quattro sponde). Una musica che si aggira per il mare, prende le vele e salpa, sotto forma di tarantella da Napoli, si evolve con le tamorre siciliane, diventa taranta nel Salento e man mano che si avvicina all'Africa e all'Asia minore prende forma e sostanza da quei climi, da quelle terre.

Un viaggio che negli ultimi tempi hanno intrapreso in molti, con buoni e a voltottimi esiti, in cui si fanno strada due forme di pensiero: una è quella, per semplificare, espressa da Eugenio Bennato, che afferma che non è necessario prendere la strumentazione locale (darbouke, oud e quant'altro) per fare incontrare la musica etnica mediterranea perché
"questi legami - dice Bennato - secondo me sono soprattutto legate alla sonorità di alcune lingue e di alcune sonorità vocali. Per gli strumenti direi che è talmente ricco il nostro sud o il mio bagaglio musicale che non ho bisogno di mutuare darbuke o altro dall’area mediterranea che tra l’altro sono abbastanza sfruttate. Io invece sono sempre stato attratto dalle storie e dalle voci". L'altra strada è proprio quella indicata dal Milagro acustico, ma non solo, che nella sua formazione propone baglama, ney, congas, darbuka, tabla, duf, tar e ghayta, djambé e kora però a suonarle chiama esponenti proprio di quella tradizione musicale.

Il risultato è una musica anche suntuosa in certi momenti e comunque molto ricca di suggestioni che, per converso, in altri momenti può quasi raggelarsi nell'effetto cercato (e puntualmente trovato). Insomma il limite è quello di una certa perfezione formale e di qualche accenno di estetismo, in un disco che allinea momenti coinvolgenti ad altri che lasciano più freddi. Un ruolo principale lo gioca la voce di Daniela Barra che in pratica contiene in se e moltiplica i pregi e i difetti del disco. Voce pulita e nitida, non sempre calda ed espressiva. Come dire, si trovano i colori ma non il calore che si vorrebbe avere ascoltando musica mediterranea e questo è un po' il tema del disco ascoltato come assieme, peraltro come meritatamente cerca di essere questo "I storie o cafè di lu furestiero novo", un titolo che è anche una collocazione logistica e un'ambientazione letterario.

Il caffè come spazio di destini incrociati e da sempre luogo di incontro di differenti culture, soprattutto nelle città portuali. Però, paradossalmente, proprio questo empito unitario dell'opera è quello che a gioco lungo può stancare. Per cui un'opera pensata e prevista come monolitica, si fa apprezzare quasi di più nelle sfaccettature. "U spusaliziu" è infatti brano valido e piacevolissimo a prescindere, come pure "Duci velenu" e "Tesekkur Arkades", cantato in arabo, si insinua liquidamente negli interstizi dello spirito per oltre 7 minuti di puro piacere, ma i 65' minuti e spiccioli dell'intera opera risultano impegnativi all'ascolto continuativo.

Cercando di tirare le fila: un ottimo disco e un lavoro meritorio, indubbiamente un lavoro d'autore sulla musica popolare, con belle venature di stampo jazz, e sulla voglia di raccontare storie attraverso le canzoni. Forse più intelligente che di cuore. Ma non è detto che sia un difetto.

Milagro acustico
"I storie o cafè di lu furestiero novo"

Cni/RaiTrade - 2006
Sul sito Cni o in qualche negozio di dischi

Su Bielle

Sul web

Sito ufficiale
Ultimo aggiornamento: 26-12-2007
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