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Le BiELLE RECENSIONI
Maria Pierantoni Giua: "Giua"

Giua, il suono del nuovo che avanza
di Giorgio Maimone

E' qualche anno che attorno a Maria Pierantoni Giua si parla e si cerca una risposta. E' il fatto nuovo della discografia italiana? Qualcuno su cui puntare a occhi chiusi? O solamente una "favorita dalla luna", una che ha saputo infilarsi, con buoni appoggi e buona fortuna, nel giro che conta? Gli appoggi, è innegabile, ci sono. quando dietro la produzione artistica si legge il nome di Beppe Quirici, se la produzione generale è di Adele di Palma, la revisione dei testi di Gianluca Martinelli, autore indissolubile da Carlo Fava, quando la lista dei collaboratori e ospiti è lunga una paginata e annovera nome come Fausto Mesolella, Marco Fadda, Armando Corsi, non può certo dire che si tratti della stessa trafila che tocca a un autoprodotto. Anche perché dietro c'è la Sony.

Ma poi c'è soprattutto lei, Maria Pierantoni Giua, in arte solo Giua e un pugno di canzoni che emozionano, divertono, stimolano, incuriosiscono, piacciono. Per la freschezza, per l'aria di nuovo, per quel qualcosa di impalpabile che pure si percepisce nell'aria, per tutto questo e altro ancora Giua rischia di essere il fatto nuovo della musica italiana.

”Giua” è anche il titolo del disco, segno di impudenza e di coscienza. Un album che suona cristallino quando serve, ma che sa approfondarsi nelle parentesi morbide dei gorghi all’occorrenza. Musica che, a partire dalle radici italiane, sa di fado e di America Latina quanto basta per dare spezia al costrutto.

Morbidamente acustico, sottilmente romantico, meditativo di straforo e con quel tanto di misterioso che crea il caso. I testi di Maria non seguono linee regolari: piuttosto spirali o piani inclinati. Accennano, sussurrano, lasciano intendere: con quel tanto di impreciso che colpisce l’ascolto. Sono quadri con sfumature intense, dove i colori non si succedono in ondate regolari, ma là che un giallo, qui cede spazio all’essenzialità di un blu e ancora oltre si lascia andare al trasporto di un rosso.

Anima pittorica Giua che dipinge e dipinge bene e a volte usa le parole per continuare su spartito quello che ha accennato su una tela. Quindi, lette solo su carta, le sue frasi non prendono, non colpiscono.

Non è poesia se non a tratti. Ma sono canzoni, fatte per il canto, per essere cantate e Giua, se una cosa è certa al mondo, sa cantare e dà l’impressione, cantando, di rincorrere la gioia.

Se lasciamo andare l’inizio troppo pop di “Si abbassa la luna”, che però potrebbe essere agevolmente trasmesso dalle radio, abbiamo subito un brivido di piacere al secondo brano: “Aprimi le braccia” fa capire che non siamo di fronte a qualcuno di passaggio. Maria è qui per stare, come in effetti sta da qualche anno sulla breccia, in attesa del momento del decollo. Che forse è giunto.

Morbidamente” è sensuale soavità in una storia d’amore, forse mista; “La casa ubriaca” sembra la Mia Martini degli esordi, quando le canzoni gliele scriveva Claudio Baglioni (provate ad ascoltare “La vergine e il mare” e ditemi se non sentite un comune intendere). “Organizza la notte” è il delicato incedere che chiude l’album e prepara al sonno.

“Streghe” e “Ortiche” sono puro divertimento. Nel resto c’è un po’ di Mina, un po’ di Mannoia e molta, moltissima Maria Pierantoni Giua. Origini venezuelane, provenienza genovese (Rapallo), autrice in proprio di canzoni che meritano ben più di un ascolto. E una presenza scenica, un magnetismo nel canto, che non bisogna dimenticare.


Manca "Petali e mirto", la canzone con cui ha vinto Recanati, ed è un peccato. Ne mancano anche altre, ma più di tanto non ce ne stavano. La tendenza degli ultimi dischi tende ad asciugare i prodotti. Non so il perché, ma anche in questo caso l'album è corto come minutaggio. Di spazio vuoto nel supporto ne resta tanto, ma d'altra parte, perché sottilizzare? Quando le canzoni sono belle, quando ti restano in testa, quando ti viene da cantarle e quando ti fanno pensare lo scopo è raggiunto. Giua centra lo scopo.


Maria Pierantoni Giua
"Giua"

Camion Records / Sony Bmg - 2007
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Tracklist

1. Si abbassa la luna
2. Aprimi le braccia
3. Ortiche
4. Morbidamente
5. Terra e rivoluzione
6. Una casa ubriaca
7. Niente poteva andar meglio
8. Streghe
9. Tremore lucido
10. Organizza la notte


Testi: Maria Pierantoni Giua e Gianluca Martinelli. Tranne Ortiche (con Vera Pierantoni Giua) e Morbidamente (con Carlo Fava)
Musiche: Maria Pierantoni Giua

Hanno suonato:
Maria Pierantoni Giua
(voce e chitarra)
Elio Rivagli
(batteria e percussioni);
Beppe Quirici (basso e synth);
Stefano Melone (pianoforte e
tastiere); Martina Marchiori (violoncello); Fausto Mesolella (chitarra elettrica in Si abbassa
la luna): Claudio Borghi (chitarra elettrica); Marco Fadda
(percussioni in Niente poteva
andar meglio): Armando Corsi
(chitarra elettrica in Streghe);
Vittorio Marinoni (batteria in
Tremore lucido)
.


Sul web

www.giua.it
 
Ultimo aggiornamento: 11-06-2007
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