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Le BiELLE RECENSIONI
Maria Pierantoni Giua: "Giua"

Cronaca di una sorpresa annunciata. Gran disco
di Moka

Esordire con un disco che come unica indicazione porta il tuo nome è un segno di spegiudicatezza. Forse di autorevolezza. Magari di presunzione. Esordire con un ottimo disco, seppure dopo un'attesa di un paio d'anni, è un ottimo biglietto di presentazione. Maria Pierantoni Giua, in arte solo Giua, fa entrambe le cose. Entra nel circo della musica dalla porta principale, sponsorizzata da un team artistico e produttivo di primo livello e con un bel contratto con una major. D'altra parte la musica che viene proposta fa agio su tutto. "Giua", nel senso del disco, è un magnifico prodotto.

Ai testi ha dato una mano ovunque Gianluca Martinelli, paroliere sommo di Carlo Fava e, in un caso ("Morbidamente") anche lo stesso Carlo Fava. Ma, salvo riletture più approfondite, non sono i testi il punto forte di questo lavoro. Le musiche invece sono tutte della stessa Giua e musiche e interpretazione rappresentano quel podio d'oro da cui la corsa della cantantessa genovese verso l'affermazione è cominciata e, se i risultati successivi saranno all'altezza di questa prima prova, non potranno mancare.

Forse quello che toglie un po' di superlativi all'articolo e il necessario tono elegiaco è che la Giua era nell'aria da parecchio tempo e alcune di queste canzoni, anche se in forma non definitiva, erano già state ascoltate tra Festival di Mantova e altre occasioni pubbliche. Insomma: manca l'effetto sorpresa. "Giua" è un magnifico disco. Ma è una sorpresa annunciata.

Questo non toglie. Anzi, aggiunge. Essere all'altezza delle aspettative è compito improbo assai, ma la giovanotta (non arriva al quarto di secolo) è proprio brava e lo staff di accompagnamento (Beppe Quirici alla produzione artistica, Adele Di Palma e ancora Quirici alla produzione generale) è degno di una corazzata. D'altra parte quando il talento esiste merita di essere sostenuto.

Voce e chitarra, ma anche penna e pennello. Giua scrive e dipinge: i quadri all'interno del booklet sono opera sua, mentre sul sito se ne trovano in maggior numero. Anche in quel caso il talento si intuisce: i quadri sono caldi e delicati a un tempo e, in fin dei conti, hanno quel qualcosa che si ritrova anche nelle canzoni che, nella maggior parte dei casi, sono opera della penna di Maria e Gianluca Martinelli si è limitato all'utilissima funzione di editor.

Personalmente non sono tra quelli che impazziscono per il brano che apre l'album: "Si abbassa la luna", per quanto impreziosito dai giochi di chitarra di Fausto Mesolella non si distacca da una produzione standard di elevata qualità su un ritmo latino-americano. La voce si presenta subito, come un connubio tra le vette cristalline di una Mia Martini e le capacità di uno sprofondo di una Fiorella Mannoia. E scusate se è poco! Ma sono solo citazioni di comodo: pur a cavallo di un brano non eccezionale Maria si conferma originale se non unica.

Già "Aprimi le braccia" manda segnali differenti: i famosi aromi di basilico e di menta della ragazza di Rapallo, già tanto amata dalla critica. Vale la pena di ricordare che, chitarristicamente, oltre che al padre, Maria Pierantoni Giua deve ad Armando Corsi che i meno distratti ricorderanno nei magnifici due dischi dal vivo di Ivano Fossati. "Aprimi le braccia" ha aperture vertiginose e pochi spazi di pianura per assuefarsi e un magnifico suono acusticamente improntato e otttimamente orchestrato da Beppe Quirici.

Bizzarre questa "Ortiche" al cui testo ha messo mano una Vera Pierantoni Giua che al momento non so collocare. Testo imbarazzante nel passaggio chiave: "ma rido ancora di quella sera / mancava solo l'uomo che non c'era / casa per casa ho le formiche / ma so planare sopra le ortiche" e, nonostante questo, quanto mai piacevole: ritmata, dolce, zucchero di canna e odori di sole. Facciamo finta di averla ascoltata in portoghese, in attesa di capirla. Vale cinque stelle. Ma in portoghese!

"Morbidamente" invece è perfetta così: delicato acquerello appena accennato: ci si sono messi in tre (la Giua, Martinelli e Carlo Fava), ma hanno centrato tutti gli obiettivi: "Ho sentito la tua vita / domandare la mia carne / ho cercato le tue mani / già sapevo cosa farne. / E ho disegnato il tuo profilo / mentre ti lasciavi andare / il tuo profilo / morbidamente". Gioca a favore del brano anche qualche brivido saffico che la percorre clandestinamente. Un gioiello di acustica perfezione.

Dopo una vetta è naturale che la tensione scemi un poco, ma "Terra e rivoluzione" fa di tutto per non cedere terreno, però il testo è molto debole: "E' un momento di costruzione / è la nostra verità / siamo terra e rivoluzione / siamo che che si farà". Diciamo che è un brano di transizione. Sempre di buon livello, ma di transizione.

Anche perché subito dopo, scura e misterica, densa come una mesciua lasciata a raffreddare, ricca di legumi e di sapori è l'apoteosi di "La casa ubriaca", canzone che si fa fatica ad ascoltare senza lasciare che tracci segni nella tua anima. E senza desiderare immediatamente riascoltarla, anche se dura ben 5'20" su un disco che supera di una manciata di secondi i 40 minuti canonici dei vecchi lp. "A due sorsi dal mare / c'è una casa ubriaca / sono occhi a guardare / dove l'acqua si crepa"... "Di colori e misteri è il colore dei pesci / che nessuno li segua / tutti i segni che lasci / e sapere / sapere dove va questo mare / e dove va ad asciugare". Epica come un brano dei Waterboys: una "This is the sea" al pesto. Brano destinato a restare.

"Niente poteva andar meglio" potrebbe anche essere inteso come il disclaimer del disco. Il brano che serve per decantare dopo un'emozione tanto intensa. Breve e di buon umore. "Tagliano i denti tagliano / parole di vetro e i pensieri si sbagliano / tu scrivimi dall'ombra di un foglio".

Come pure il successivo "Streghe". "Che di streghe stronze / ce n'è pieno il mondo /e ci vuol poco per finire a fondo / ci vuol talento / determinazione / a semplificare la complicazione". E non ammetterai mai di desiderarmi / e sai che inevitabilmente / dovrai distrarmi con qualche bacio ardente". Una sorta di rock blues, ironico e disincantato, con Armando Corsi in gran forma alla chitarra elettrica ed una ritmica in primo piano.

"Tremore lucido" potrebbe essere un brano di Mina (un'idea per la signora della canzone italiana!), gran classe, latin-america e un pizzico di deliziosa noia. Quello che ci vuole. Parole solo come suono e senza segni particolari: "stoppa gialla, malva, marna, madido / sorte sorta senza calma, ispido". Si deve essere divertito il Martinelli, vocabolario alla mano. Ma il pezzo funziona maledettamente.

Come di prammatica si chiude su una nota introspettiva: un album portato avanti con tanta cura, non poteva evitare questo passaggio ulteriore. "Organizza la notte" già dal titolo si presenta come ninna nanna, affidata al solo pianoforte di Stefano Melone e alla voce della Giua. "Ci scompiglia la notte / sgroviglia distratte / le trecce già sciolte / e il poco che conta riparte". Buonanotte e buonissimo disco. Non sono portata per natura all'entusiasmo irrefrenabile, ma "Giua" come disco merita di venire ricordato e ascoltato ad esaurimento dei solchi. Mentre Giua come artista merita di essere considerata molto più della promessa. The next big thing? Potrebbe pure darsi ...


Maria Pierantoni Giua
"Giua"

Camion Records / Sony Bmg - 2007
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Tracklist

1. Si abbassa la luna
2. Aprimi le braccia
3. Ortiche
4. Morbidamente
5. Terra e rivoluzione
6. Una casa ubriaca
7. Niente poteva andar meglio
8. Streghe
9. Tremore lucido
10. Organizza la notte


Testi: Maria Pierantoni Giua e Gianluca Martinelli. Tranne Ortiche (con Vera Pierantoni Giua) e Morbidamente (con Carlo Fava)
Musiche: Maria Pierantoni Giua

Hanno suonato:
Maria Pierantoni Giua
(voce e chitarra)
Elio Rivagli
(batteria e percussioni);
Beppe Quirici (basso e synth);
Stefano Melone (pianoforte e
tastiere); Martina Marchiori (violoncello); Fausto Mesolella (chitarra elettrica in Si abbassa
la luna): Claudio Borghi (chitarra elettrica); Marco Fadda
(percussioni in Niente poteva
andar meglio): Armando Corsi
(chitarra elettrica in Streghe);
Vittorio Marinoni (batteria in
Tremore lucido)
.


Sul web

www.giua.it
 
Ultimo aggiornamento: 11-06-2007
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