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Le BiELLE RECENSIONI
Dente: "Non c'è due senza te"

 

 

 

 

 


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Lo so: gli si può correre dietro con un tarello o amarlo. Destino dei geni? O destino di quelle persone insopportabili che non sapete dove collocare. Dente (e non è il vero nome) è disarmante: una chitarrina, suonata sdren sdren, una voce non memorabile e quasi nient'altro. La prima canzone è raggelante: "Canzone di non amore". Si pensa di non essere su un disco, ma sul demo di un esordiente e non destinato a fare grande strada. Già alla seconda ("Baby building") qualcosa scatta. Non siamo sul piano dell'assoluta normalità. E, soprattutto, provate a scollarvela di dosso "Baby building": impossibile! Eppure è fatta di niente.

Ma ha un ritornello ribaldo "Ma che begli occhi che hai / chissà come m vedi bene" che, fateci caso, contiene anche semanticamente, uno scarto dalla norma. Non è la bellezza degli occhi che fa vedere bene. "Poi mi regalerai un bacio lungo dall'Emilia all'Africa / io ti darò un cesto di stelle di plastica / e la mia povertà / e niente di niente di niente ci toccherà". Gli ingredienti restano gli stessi: povertà assoluta di mezzi, testi che sembrano buttati lì a caso tra le semplicità della vita, ma che sono molto meno a caso di quanto sembri e una voce che accenna appena al motivo, quasi in falsetto. Incredibile. Eppure piace.

Non tutto è come "Baby building": le due successive sono ancora più scarne e al limite della noia. Limite che però non viene mai raggiunto e anzi, scansato sempre con l'agilità di un torero. "La battaglia delle bande" e "Dxg" sono fragili fragili di struttura, ma in grado di farsi ascoltare proprio per questa situazione di straniamento. Insomma, spesso ti sembra di sentire l'amico, non proprio dotato, che in casa ti fa sentire le sue composizioni solo chitarra e voce. Poi, di colpo c'è lo scarto del tipo: "Io per lei ho fatto finta di non capire / come mi abbia spezzato le costole / quando mi ha abbracciato a metà". Prosit! .

"Non è poi la fine del mondo se / non sei poi la fine del mondo" è l'inizio de "La fine del mondo", quasi più tenue delle precedenti. La noia sta per avere la meglio quando parte "Canzone pop" che è più di quello che promette. Rirmo vivace e piglio verace: "Dicono dei sentimenti / che sono simili ai fiori / infatti quelli finti / non diventano veri mai". La canzone, pop o meno, funziona e si incista nella memoria, scavando la strada anche per le altre a venire. Anche perché subito sopo segue "Stella" che è uno dei brani che funziona meglio. Con la batteria a dare un po' meno senso di vuoto e di musica dall'interno di una stanza. Insomma "sembra quasi una canzone normale": Dente assomiglia al tenero Giacomo quando si chiede: "è stato un calo di fantasia / o la pioggia mi ha lavato via / quando hai chiuso la porta di casa tua", ma la tenera "Stella" segna il suo cielo di canzone non cometa.

"La presunta cecità di Irene" è già un brano più pretenzioso, che riesce a mantere alte le pretese: "Irene è molto bella e ha le spalle più piccole degli occhi / gli occhi non hanno una fine / e ha molto biondi i capelli, ha due mani e molte gonne". Poche righe, ma di un testo molto bello, che tratta senza indugio la poesia.

28 agosto
dal fischio morriconiano è una trama tenue che ricorda ilprimo De Gregori, ma, per carità, prendete queste affermazioni con bene ficio d'inventario: la chitarrina di Dente fa quel che può nel deserto dei suoi suoni, sostenuta solo dal raddoppio costante della voce.

"Diecicentomille" è tutto sommato prescindibile. Niente che non si sia già detto per i brani precedenti, con qualche trovata in meno. L'esilità arriva fino al punto di mostrare lo scheletro. "Oceano", invece, dall'alto dei suoi 5 minuti è il brano più lungo di un album che allinea ben 6 canzoni su 13 che durano 2 minuti e una manciata di secondi. D'effetto il ritornello in un altro brano minimalista, ma esattamente come tutti gli altri, anzi, qui il sinth interviene a irrobustire un po' la struttura.

Il penultimo brano, "Scanto di sirene" è quello che contiene la frase che dà il titolo al disco ("Non c'è due senza te" e non è un errore, è un gioco di parole), ma non al brano stesso. 2'46" molto mossi e ben giocati: "Dio come piove alla stazione di Piacenza / guarda che hai un diamante infilato nella lingua"). Merita la title track. Il finale è della morbidissima "Chiedo", che chiunque altro avrebbe chiamato "Scusa", perchè è il termine ripetuto e ricorrente: "Scusa se ho la faccia come il culo / scusa se non ti ho capito / scusa per gli inviti, le colline e le feste di paese /scusa per i cambi di stagione che vivo ad ogni mese / scusa per la mia felicità ogni primo di gennaio / scusa tutto quello che bevuto e che non ho taciuto". Bella!

L'impressione di fondo è quella di una serie di polaroid o di fotografie scattate col telefonino. Ogni tanto, "per carità o per amore", si infila un guizzo di genio che illumina tutto. Non c'è sempre bisogno della Canon digitale con le ottiche di ricambio da battaglia delle Maldive: quello che conta è lo scatto, lo stato d'animo che sta dietro e quello che riesce ad arrivarci. Dente, a sprazzi, morde (e vabbé, scusate il gioco di parole, ma ce l'avevo tra i polpastrelli dall'inizio!) e convince con i suoi quadretti minimalisti.

Di sicuro sa scrivere, conosce l'arte di fare un ritornello degno e come tirar fuori qualche trovata. Restano tanti dubbi: anche di Battisti (ma pure di Dylan) si diceva all'inizio "scrivono belle canzoni, ma per carità che non le cantino loro! E poi solo chitarra e voce!". Sono diventati Dylan e Battisti: Dente per ora è Dente e questo basta e il disco sottilmente vi si infila in testa. A me piace. Poi, per ora, non so dire che sarà di lui. Ascoltatelo.


Dente
"Non c'è due senza te"

Jestrai Records - 2007
Nei negozi di dischi o ai concerti

Tracklist

1. Canzone di non amore
2. Baby building
3. La battaglia delle bande
4. Dxg
5. La fine del mondo
6. Canzone pop
7. Stella
8. La presunta cecità di Irene
9. 28 agosto
10. Diecicentomille
11. Oceano
12. Scanto di sirene
13. Chiedo


Testi e musiche: Dente

Hanno suonato:
Dente: canto, chitarra acustica
GIanluca Giambini: spazzole, polistirolo e batteria (1, 7, 9, 11)
Andrea Cieplli: sint (10,11,12,13) e pianoforte (2, 13)

Produzione artistica: Dente


Sul web
www. jestrai.com
www.amodente.it
 
Ultimo aggiornamento: 30-07-2007
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