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Le BiELLE RECENSIONI
Massimo Chiacchio: "Sasso"


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Tracklist

1. Sasso
2. Pornostar
3. Meltemi
4. Povero angelo
5. Lizard
6. Viaggio in Sicilia
7. Pensa lontano
8. Sarà che
9. Lady Day
10. Sasso

Testi e musiche di Massimo Chiacchio (8 e 10 testo di Francesco Chiacchio)

Hanno suonato:

Massimo Chiacchio (voce, chitarra acustica, armonica)
Marco Barsanti (batteria)
Leo Boni, Marco Fontana (chitarra)
Fabrizio Mocata ((pianoforte, fisarmonica)
Francesca Taranto (basso, voce)
Nico Gori (sax soprano,
sax tenore e clarinetto)
Gianfilippo Boni (pianoforte)
Pejman Tadayan (sitar)

Con la partecipazione di:

Massimiliano Larocca (7),
Vania Bonacchi (4),
Goran Kuzminac (2)
Massimo Erlacher (10)

Produzione e arrangiamento
di Gianfilippo Boni e Massimo Chiacchio

La malia della voce bassa
di Leon Ravasi
Ho lasciato il disco a maturare sotto la paglia per diversi mesi e trovo che gli abbia fatto bene. Con calma, coltivandolo con cura, è riuscito a perdere il fortissimo retrogusto deandreiano e ad assumere una marcata identità propria. A dire il vero il dischetto non ha fatto nulla di tutto ciò: sono state le nostre orecchie a depurarsi. Pertanto in questo giro di ascolti ferragostano "Sasso" ha acquistato valenze molto più forti. Resta la derivazione deandreieana, ineludibile, visto anche la tonalità bassa della voce di Chiacchio, ma all'interno di un album di valore, con un'ottima cornice musicale.

In cabina di regia, peraltro, accanto allo stesso Chiacchio, ci sta anche Gianfilippo Boni, anima d'unione dei fermenti in musica che si agitano attorno a Firenze (Del Sangre, Larocca) oltre che cantautore in proprio. Anche Massimo Chiacchio, come Mazzoni, per restare in zona, non è di primo pelo: ha i capelli bianchi, "una moglie, un figlio e tre gatti/ ... / e c'ho pure un età che i giochi sono fatti / e un lavoro di una certa serietà" come ricorda in "Lizard", dove butta lì anche "Vorrei essere un musicista / uno serio, insomma un artista / e se io fossi un tipo ameno / potrei anche andare a Sanremo".

Sinceramente mi sembra che Chiacchio abbia qualche carta in più quando resta attorno alle cose proprie e sbrodoli un po' quando si avventura in territori più lontani come "Meltemi", dove si lascia andare a frasi effettistiche e esoticheggianti come "porta odori e spine di sabbia, incroci di Grecia e blu di Turchia" oppure "si apre ad ombre di muri bianchi, di reti al sole e di bouganville", per poi chiudere con la banalità delle rime baciate "vento vento sei come un lamento / di mutamento, di pentimento / vento vento io non mi oriento / cento spade, spade d'argento".

Ma fatta giustizia sommaria (con esecuzione sul posto) del brano peggiore del lotto, le perle da salvare non sono poche: in ordine di preferenza trovo ottima "Pensa lontano", tratta da Lettere da una città bruciata di Erri De Luca, musa fino a poco tempo fa impensabile della nuova canzone d'autore italiana. Brano molto intenso e solenne a cui dà una mano non secondaria la voce epica e tesa di Massimiliano Larocca: "Non è che fosse proprio anni formidabili / è il respiro del tempo che ha cadenza labili / erano temporali di umori e di amori gesti di oltranza / tra gli scudi e la prima fila il vuoto misurava la distanza". Piccolo riassunto delle ansie di una generazione. Sublime.

"Povero angelo" si avvale della voce emozionante di Vania Bonacchi che si miscela a meraviglia col vocione di Massimo. Altra canzone solenne di dolore e sofferenza: "visto da qui sembra un foglio a quadretti / questo giorno opaco di giorni maledetti / e neanche un volo / non ti ci puoi tuffare / che i secondini stanno fuori a controllare".

E quindi la delizia di "Sarà che", delizioso swing, dove impazza il clarino di Nico Gori, mentre Massimo duetta con Francesca Taranto. Una canzone col sorriso incorporato da godersi prima di cena, girando nel bicchiere pigramente un aperitivo con ghiaccio: "Sarà che stasera mi manca qualcosa / sarà certamente la solita cosa / ma questa sera è una sera di cera / sarà questa fiamma di luna a dirmi com'era / sarà questa luna in fiamme a dirmi se c'era". Il testo è di Francesco Chiacchio che, immagino, possa essere il figlio e di sicuro è l'autore del magnifico booklet e degli splendidi disegni di copertina.

Divertente è anche la già citata "Lizard" che pigia di più sui pedali del country, con un bel controcanto di armonica e un testo nostalgico-ironico in cui stona la frase "ho sublimato perfino il suo bidet" messa lì tanto per fare rima con "parquet" e "non c'è" (parole con l'accento ce ne stanno tante, non in italiano, come "cliché" per esempio che avrebbe pure avuto più senso).

"Lady day" ripercorre con delicatezza la storia di Billie Holiday, usando accenni simili a quelli del libro "Una canzone per Billie Holiday" di Alexis De Veaux (ed. Selene). "La ragazza ascoltava il blues / cotone bianco, anima nera / nei bordelli di Baltimora / grattava i pavimenti Eleonora (era il vero nome di Billie - NdR) / la ragazza ascoltava il blues".

Ancora da ricordare le due versioni di "Sasso", la prima più mossa e moderatamente country, la seconda introdotta da un bel recitativo ("Tutta sera ha parlato / col suo accento di valigie pronte / con gli occhi affilati / stretti in due virgole di vino nero. / Le sue parole come falangi aperte e tese / erano le forbici della morra / e noi muti, di carta / ad ascoltare / era una luce che tagliava via / l'ombra del dubbio dalle pareti" di Francesco Chiacchio) e con una squisita aria jazzy, dove si erge titanico Nico Gori a accompagnare tutti i sogni della notte, specie nel lungo finale di sola musica. "Questa penna è un sasso, la porta non si apre / annusiamo come cani il vento ed il suo passo / coltiviamo la conoscenza e l'immaginazione / con gesti di abitudine fermiamo il motore / e aspettiamo il segnale che ci faccia ripartire". Un altro ottimo brano. Meglio nella seconda versione.

Qualche dubbio lo lascia invece "Pornostar", dove ad aiutare Massimo arriva una vecchia conoscenza come Goran Kuzminac. Il brano, antimilitarista e impegnato, fondamentalmente è banale: il pilota che preme il grilletto per punire il popolo cattivo e "la caramella vola / la caramella della pace / che sa di Coca cola". Un pilota che è "il prodotto deperibile / è il fascista balneare /è la fiaccola distratta / della pornostar in cima al mare". Grande invece l'orchestrazione e, ancora una volta, Nico Gori.

Resta "Viaggio in Sicilia" e anche qui gli entusiasmi miei personali sono molto mitigati. Le immagini di Sicilia non sono fresche ("La Sicilia è lontana la Sicilia gente strana / ci si arriva solo dal mare e madonne sulla marina / barcollando risalendo e piegando uscendo dalle chiese / pregando e piangendo le mani giunte alle offese"). La visione del commesso viaggiatore potrebbe provocare rimostranze sindacali ("Un commesso viaggiatore in valigia ha un sacco di bugie / cento donne immaginate mai un libro di poesie / un commesso viaggiatore nasconde sempre tracce di rossetto / ha due santi sul cruscotto e la foto della moglie accanto al letto"). Eppure l'inizio non era male ("Credo che ti porterei per un giorno al mare / e starcene seduti a guardarlo andare e ritornare / ti aggiusterei la sciarpa e le pieghe del cappotto / e sotto un cielo tenero dirti quello che non ti ho mai detto"). Troppi temi in una canzone sola e un andamento da ballata vecchioniana.

Restano sette belle canzoni e tre discrete, il che eleva il risultato nettamente sopra la media degli ascolti. Bisogna avere tempo, lasciarlo maturare, farselo rotolare addosso a lungo. La voce così smaccatamente deandreiana può essere un handicap: l'impressione del clone è persistente (soprattutto in "Meltemi" che, non a caso, è il brano che meno mi convince). Ma la personalità è forte e le canzoni, strada facendo si impongono e affascinano. Difficilmente vi lascerà indifferente. E questo mi sembra un grandissimo pregio.


Massimo Chiacchio
"Sasso"

Autoprodotto - 2007
In pochi negozi di dischi (contatti mail o sul sito)



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Sito ufficiale
 
Ultimo aggiornamento: 15-08-2007
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