|

Ascolti
collegati

Federico Sirianni
Dal basso dei cieli |

Massimo Lajolo
Distanze |

Giaccone e Congiu
Una canzone senza finale |

Francesco Sullo
Cinque canzoni |

Mattia Donna
Sul fianco della strada |

Stefano Amen
Stravecchio |
Tracklist
1. Al mezzanino
2. Querida
3. Ho capito che mi odio
4. Il ballo degli idioti
5. Campostanco
6. Elena lo sa
7. Non dormo piu
8. Erri Capone
9. Amo solo te
Hanno suonato:
Gianluca Bargis (voce, chitarra acustica, chitarra elettrica, armonica,
tastiera, basso elettrico)
Fabrizio Sanna (percussioni)
Marco Piccirillo (contrabbasso)
Matteo Castellano (organetto)
Fabrizio Scolletta (metallofono)
Stefano Amen (cori)
|
La
personalità del cantautore
di
Giorgio Maimone
Se
c'è qualcosa che non dice la verità è il titolo
di questo album. Nel senso che una cosa va soprattutto riconosciuta
a Gianluca Bargis: che la personalità c'è. Ossia che
in "Niente di personale" c'è molto di personale.
Fondamentalmente sconosciuto e al suo primo disco solista, dopo
un mini cd di cinque brani realizzato dal gruppo Ladeira do pelourinho
(il cd si chiama come il gruppo), prende le mossa dallo stesso humus
torinese dove fanno bella mostra di sé Massimo Lajolo o Stefano
Amen, ma anche tanti altri esponenti della musica d'autore (l'aggancio,
peraltro, è una garanzia: il primo a nominarmi Gianluca Bargis
è stato Federico Sirianni).
Se volessimo esagerare (ma lo vogliamo) spenderemmo il nome di J.J.Cale
per ricordare la musica di Gianluca: pochi strumenti, chitarra in
evidenza (elettrica) cone belle trame solistiche, voce pacata e
rallentata, ogni tanto un slide o uno sferragliare solatio di armonica.
Tutto in modo parco e con lentezza, un mondo rallentato dove si
infilano le perle della collana di queste nove canzoni, una più
bella dell'altra.
Bargis, dicevamo, ha personalità, un bellissimo tocco chitarristico
ed una voce bassa e usata sottovoce che colpisce sempre e che lascia
il segno. Non solo, ma con intensità crescente. Il disco
colpisce subito al primo ascolto, perché, pur pascolando
nel recinto del rock blues lo fa in modo personale, ma soprattutto
colpisce con gli ascolti successivi. E' una musica che si fa strada
e che si impone con la tranquilla forza della sua essenza. Quadri
intimistici, semplici, la poesia è lasciata ai suoni che,
anche nelle parole, rincorrono una musicalità diffusa.
L'inizio è subito molto forte. Siamo in pieno tex-mex con
"Il mezzanino", vaghi tocchi
morriconiani di chitarra, un'armonica remota in secondo piano e
una fisarmonica che divaga. Fossero fotografie le canzoni di Bargis
avrebbero una caratteristica di stile che le renderebbe uniche:
tutto sta in secondo piano. Uniche in Italia, perché in America
c'è, per l'appunto J.J.Cale che lavora in modo analogo. Non
c'è niente al proscenio, se non il palco vuoto e il vento
che su esso sposta i rowhide, gli arbusti del deserto. Molto forte
l'inizio: "Oste, diamoci da fare / portami calice e boccale".
Storie di "randagi nelle notte / tra il vino e l'agonia",
ma condotte con maestria.
"Querida" è ancora di
più tex-mex, dal linguaggio in giù: basso e batteria
incalzanti, chitarra solista e qualche nota di un simil-Hammond,
oltre a un coro da cani scossi dietro il quale dovrebbe celarsi
il buon Stefano Amen (l'unico discepolo conosciuto
di Luigi Grechi!: suo l'ottimo "Fammi
un euro di stravecchio"). "Sai mi querida / obliarti
non è quello che faccio / non è la verdad".
"Ho
capito che mi odio", terzo capitolo della saga:
contrabbasso e spazzole, chitarra e un fondo remoto di organetto
(Matteo Castellano, quello di "I
funghi velenosi"). "Questi viali di foglie croccanti
che non hanno termine / io in calzature di neve senza niente da
perdere / faccio la solita strada dal buio al tramonto / mentre
mi cola dagli occhi una vena di sangue (scaduto)".
Tempo dilatato allo stremo, estenuato peregrinare tra Porta Palazzo
e il Texas.
Molto più energetica "Il ballo degli idioti".
Batteria in evidenza, solista morriconiana e tanta stamina. Il brano
funziona ottimamente e anche lo stacco di atmosfera dalla stanchezza
estenuta di prima all'energia di ora ottiene l'effetto risveglio
sperato.
Per sottolineare ulteriormente il contratto, il brano successivo
è "Campostanco", un magnifico
blues lento: "Stanco come un vecchio stanco imbabolato
alla tv / stanco per il ronzio del frigo e di farci capolino /e
sentirsi meno stanco al fresco di una birra in più".
Stanco solo a sentirla, perché è perfetta! La canzone
che crea un'atmosfera. C'è tutto e niente. Vuoto, caldo,
pigrizia, afa, afasia.
"Elena lo sa" è chitarra
acustica che introduce a una situazione d'attesa: "il tempo
è solo un bosco di ricordi / e tutto quello che ai ricordi
sta davanti ricordo si farà / passerà".
"La vita sai va presa per il collo / prima che ti strozzi lei".
"Ed Elena non sa / che mi piace ascoltare / lo sfregolio che
fa / con la matita sul cartone". E l'arpeggio continua
il suo cammino per tutti i 4'30" della canzone, facendo scivolare
anche noi in mezzo a questo bosco di ricordi. Una delizia!
Come pure un grande pezzo è il successivo "Non
dormo più", dal piglio desertico, più
jjcaliano di quanto potrebbe fare lo stesso JJ Cale. "Non
dormo più / è questo è un fatto / che mi lascia
scosso / e perplesso". Chitarra, armonica e slide, per
quanto la slide non sia presente tra la strumentazione annunciata.
Non sembra un pezzo di un italiano, ma il testo è cucito
a meraviglia negli spazi musicali disegnati all'ombra dei cactus,
per i 6'03" per cui viene lasciata correre la canzone. Come
un rubinetto lasciato oziosamente aperto sul retro di una casa di
campagna. Ipnotica.
"Erri Cappone" non so chi sia
e, francamente, non lo si capisce dal testo. Quasi un tango per
raccontare che "Erri entra in quel giaccone / infila il
portone al calar del sole e calca la firma del tuo stesso scarpone
/corri / senza mai esitare". Storie normali di malavita
leggera.
Chiude degnamente uno splendido primo lavoro solistico la lenta
e intensa "Amo solo te". Anche
qui quasi solo chitarra acustica e armonica. Un'altra perla che
chiude nel migliore dei modi i poco più di 40 minuti in cui
si articola "Niente di personale".
Grande voce, ottima chitarra, belle idee musicali. Se tutti i demo
fossero fatti così sarebbe davvero un bell'ascoltare. Buone
nuove da Torino. Grande musica sotto la Mole, notoriamente provincia
dell'Oklahoma. Cercatelo.
Gianluca
Bargis
"Niente di personale"
Demo - 2007
In nessun negozio di dischi (contatti fabsanna@gmail.com)
|