Non
fosse vera sarebbe ben studiata. Libro di testo
di
Giorgio Maimone
Ottimo
lavoro. Tutto su un disco solo, ma efficace, ben raccontato,
documentato e corredato. Forse un po' troppo incentrato sull'Italia.
Però questo è anche un merito. Insomma, un libro
da leggere senza starci a pensare molto. Rispetto al lavoro
che c'è dietro, anche iconografico, non è nemmeno
caro.
Coloratissimo e molto mosso il libro parte con una
dotta prolusione del professor Franco Fabbri, all'epoca 17enne,
ma già attento osservatore delle cose della musica.
Il suo capitolo si intitola "A chi piaceva Lovely Rita"
e ricostruisce, più o meno con esattezza, che ... stiamo
festeggiando l'anniversario sbagliato! L'ellepì di
Sgt Pepper infatti in Italia non dovrebbe essere arrivato
prima della metà di giugno e non dopo il 20. Di grande
interesse, e non solo di costume, la rilettura della stampa
d'epoca, le suddivisioni tra i generi, scoprire quali erano
considerati gli alfieri del beat (Beatles e Equipe 84), del
folk (Donovan e Gian Pieretti), del rythm &blues (Ray
Charles, Otis Redding, James Brown, Wilson Picket e ... Rocky
Roberts!), della protesta (Nomadi, ossia le canzoni di Guccini,
e Dylan).
Curioso anche gettare un occhio alle classifiche di vendita
del periodo e ai primi giudizi sul Sgt Pepper (Rita Pavone,
che non aveva nemmeno visto il disco, prende il titolo come
se fossero tre canzoni diverse, Gian Pieretti fa lo strafottente,
positivi in genere gli altri). Dopo il capitolo di Franco
Fabbri il libro prende la strada della cronologia degli eventi,
a partire dal 1966 (e non solo quelli relativi ai Beatles),
intervallati con dei pop up su singoli argomenti: da L'ultimo
valzer a Candelstick Park, alla stagione dell'amore a San
Francisco, a Good vibration dei Beach Boys (ottimo capitolo)
e a tutta la lunga saga sul fatto che Paul fosse morto, con
i mille segnali seminati (?) qua e là nell'opera dei
Beatles.
Bisogna avere pazienza ed aspettare oltre la metà del
libro per arrivare a parlare dell'argomento centrale del libro:
Sgt Pepper's Lonely Hearts Club Band. Ma l'attesa (forse un
po' troppo lunga, ma immagino ci fosse un "chilometraggio"
di pagine da riempire) è ampiamente compensata. Canzone
per canzone, nell'ordine dell'album, ne viene raccontata la
genesi, le idiosincrasie, le passioni. Così si scopre
che John detestava il modo di comporre di Paul che parlava
quasi sempre in terza persona: "Scrive come fosse un
romanziere!" e che amasse invece comporre canzoni in
prima persona, che parlassero esattamente di lui e delle sue
esperienze. Che George è stato del tutto astratto dal
lavoro tranne per il brano che gli competeva (e che non piaceva
a nessuno, per questo è finito in apertura della facciata
B). Che la scaletta iniziale era diffferente, pur con le stesse
canzoni.
E poi che Penny Lane e Strawberry fields forever avrebbero
dovuto fare parte del disco, con cui hanno diversi punti di
contiguità. Che l'idea di concept andava e veniva e
in buona parte è maturata per caso. Che per John Lennon
la sua Good Morning Good Morning è una "merdata".
Che "Being for the benefit of Mr.Kite si riferisce a
fatti reali, anzi a un manifesto sul circo che John aveva
appeso in camera e che veniva ritenuta da George Martin uno
dei "pezzi forti" del disco.
Che Ringo ha voluto togliere dalla With a little help from
my friends che ha cantato la frase "cosa succederebbe
se cantassi stonato / mi tirerebbero i pomodori", per
paura che glieli tirassero sul serio (è stata sostituita
da "ti alzeresti e usciresti con me"). Eccetera,
eccetera, eccetera. Lavoro forse maniacale, ma maniacalmente
interessante per chi si beve musica, Beatles e tutto quello
che gira loro attorno come me.
Tirando le fila: soldi ben spesi, libro ben scritto e divertente.
Distante quel tanto che basta dall'evento per evitare toni
elegiaci. Scritto con un sorriso e letto abbondando in sorrisi.
Ne vale la pena.
Sgt
Pepper - La vera Storia
di Riccardo Bertoncelli e Franco Zanetti
Giunti, 2007
189 pagine
€ 14,50
Nelle librerie
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