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Bertoncelli/Zanetti: "Sgt Pepper La vera storia"


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Ottimo lavoro. Tutto su un disco solo, ma efficace, ben raccontato, documentato e corredato. Forse un po' troppo incentrato sull'Italia. Però questo è anche un merito. Insomma, un libro da leggere senza starci a pensare molto. Rispetto al lavoro che c'è dietro, anche iconografico, non è nemmeno caro.

Coloratissimo e molto mosso il libro parte con una dotta prolusione del professor Franco Fabbri, all'epoca 17enne, ma già attento osservatore delle cose della musica. Il suo capitolo si intitola "A chi piaceva Lovely Rita" e ricostruisce, più o meno con esattezza, che ... stiamo festeggiando l'anniversario sbagliato! L'ellepì di Sgt Pepper infatti in Italia non dovrebbe essere arrivato prima della metà di giugno e non dopo il 20. Di grande interesse, e non solo di costume, la rilettura della stampa d'epoca, le suddivisioni tra i generi, scoprire quali erano considerati gli alfieri del beat (Beatles e Equipe 84), del folk (Donovan e Gian Pieretti), del rythm &blues (Ray Charles, Otis Redding, James Brown, Wilson Picket e ... Rocky Roberts!), della protesta (Nomadi, ossia le canzoni di Guccini, e Dylan).

Curioso anche gettare un occhio alle classifiche di vendita del periodo e ai primi giudizi sul Sgt Pepper (Rita Pavone, che non aveva nemmeno visto il disco, prende il titolo come se fossero tre canzoni diverse, Gian Pieretti fa lo strafottente, positivi in genere gli altri). Dopo il capitolo di Franco Fabbri il libro prende la strada della cronologia degli eventi, a partire dal 1966 (e non solo quelli relativi ai Beatles), intervallati con dei pop up su singoli argomenti: da L'ultimo valzer a Candelstick Park, alla stagione dell'amore a San Francisco, a Good vibration dei Beach Boys (ottimo capitolo) e a tutta la lunga saga sul fatto che Paul fosse morto, con i mille segnali seminati (?) qua e là nell'opera dei Beatles.

Bisogna avere pazienza ed aspettare oltre la metà del libro per arrivare a parlare dell'argomento centrale del libro: Sgt Pepper's Lonely Hearts Club Band. Ma l'attesa (forse un po' troppo lunga, ma immagino ci fosse un "chilometraggio"
di pagine da riempire) è ampiamente compensata. Canzone per canzone, nell'ordine dell'album, ne viene raccontata la genesi, le idiosincrasie, le passioni. Così si scopre che John detestava il modo di comporre di Paul che parlava quasi sempre in terza persona: "Scrive come fosse un romanziere!" e che amasse invece comporre canzoni in prima persona, che parlassero esattamente di lui e delle sue esperienze. Che George è stato del tutto astratto dal lavoro tranne per il brano che gli competeva (e che non piaceva a nessuno, per questo è finito in apertura della facciata B). Che la scaletta iniziale era diffferente, pur con le stesse canzoni.

E poi che Penny Lane e Strawberry fields forever avrebbero dovuto fare parte del disco, con cui hanno diversi punti di contiguità. Che l'idea di concept andava e veniva e in buona parte è maturata per caso. Che per John Lennon la sua Good Morning Good Morning è una "merdata". Che "Being for the benefit of Mr.Kite si riferisce a fatti reali, anzi a un manifesto sul circo che John aveva appeso in camera e che veniva ritenuta da George Martin uno dei "pezzi forti" del disco.

Che Ringo ha voluto togliere dalla With a little help from my friends che ha cantato la frase "cosa succederebbe se cantassi stonato / mi tirerebbero i pomodori", per paura che glieli tirassero sul serio (è stata sostituita da "ti alzeresti e usciresti con me"). Eccetera, eccetera, eccetera. Lavoro forse maniacale, ma maniacalmente interessante per chi si beve musica, Beatles e tutto quello che gira loro attorno come me.


Tirando le fila: soldi ben spesi, libro ben scritto e divertente. Distante quel tanto che basta dall'evento per evitare toni elegiaci. Scritto con un sorriso e letto abbondando in sorrisi. Ne vale la pena.



Sgt Pepper - La vera Storia
di Riccardo Bertoncelli e Franco Zanetti

Giunti, 2007
189 pagine
€ 14,50
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Ultimo aggiornamento: 01-06-2007
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