Completo?
Forse. Interessante? Poco
di
Giorgio Maimone
Mi
piacciono i libri di Deregibus: lo apprezzo e lo stimo come
critico discografico tra i più equilibrati. Ma non
mi piace questo "Dizionario completo della canzone italiana"
per la prosopopea del titolo, per l'impostazione più
pettegola che attenta ai dati musicali, per la sostanziale
inutilità di fondo, per le esclusioni e le inclusioni
che non condivido, per la copertina e per una sorta di ecumenismo
di facciata che continua a non convincermi.
"Dal 1958 al 2006, da Modugno a Fabri Fibra"
dichiara uno strillo di copertina denunciando in realtà
subito uno dei suoi limiti. Fabri Fibra? Canzone? Italiana?
Ma di che cazzo si sta parlando? Fabri Fibra è un coglione!
Allora è il dizionario dei coglioni? Il dubbio ti torna
più forte quando, aprendo all'ultima pagina vedi che
si chiude con Zucchero, Zero e Zarrillo! Siamo a posto! Vabbè,
contentiamoci: in effetti c'è scritto che si tratta
dalla "canzone italiana" e non d'autore (ma qualcuno
mi spiega cosa c'entra l'hip hop con la canzone italiana?
Forse un po' di chiarezza anche nei termini non sarebbe male).
E quindi via con i Claudio Villa, gli Al Bano e i Reitano
(ci sono!) e anche con quel mafioso di Tony Renis su cui una
persona che ha fatto il festival di Mantova in reazione al
Sanremo con Tony Renis forse avrebbe dovuto avere il buon
gusto di sorvolare. Transeat. Qui il Buongusto è solo
Fred (anzi Bongusto).
Ne esce un pastrocchio acritico, dove non si capisce che differenza
ci sia, visto che l'impaginazione è solo alfabetica,
tra Ombretta Colli e Fabio Concato o tra Mondo Marcio e Maria
Monti. Non si affronta nessun discorso musicale, non si parla
di generi, non si tentano approcci almeno sociologici che
giustifichino o che spieghino perché in un certo periodo
sono fiorite certe tendenze. Manca insomma tutto quel contorno
che era stato uno dei pregi maggiori del lavoro di Deregibus
nel libro dedicato a De Gregori: "Quello
che non so lo so cantare".
Insomma, non c'è contesto, non c'è storia, c'è
solo elenco: questo non toglie che alcune schede siano fatte
come dio comanda. Ivano Fossati o Eugenio Finardi per dirne
due (oh, guarda caso, entrambe fatte da Deregibus!). Ma se
usciamo dalle schede curate personalmente da Enrico il risultato,
purtroppo cambia, e di parecchio. Paolo Benvengù, cantautore,
ex leader degli Scisma, produttore, personaggio non di secondo
piano del nuovo rock viene liquidato in dieci righe scarse,
meno di quanto riservato a Orietta Berti e Claudio Cecchetto
(ma sì! Proprio quello di "Gioca-jouer").
Vogliamo parlare di esclusioni? I Luf non si sa nemmeno chi
siano, di Alessio Lega c'è scritto che "collabora
spesso con Isa", i Lou Dalfin prendono lo stesso spazio
di Cecchetto, Maieron, gli Arbe Garbe, gli Zuf de Zur, Lino
Straulino, gli Flk, i Kosovni Odpadki, Andrea Del Favero,
la Sedon Selvadie non vengono presi in considerazione, tagliando
fuori dalla canzone italiana tutto quello che è Friuli,
Carnia e territori di confine, dove opera la vitalissiima
etichetta Nota di Walter Colle (che tra Collage
e Colli ci sarebbe pure stato bene). Ratti della Sabina niente,
Stefano Saletti nisba, Ardecore non pervenuti
Se prendiamo il lancio stampa poi leggiamo frasi come "La
più straordinaria (? Perché?) e affidabile opera
mia uscita in libreria in Italia (il senso del ridicolo no,
eh?), lo strumento più completo per conoscere e capire
i protagonisti di tutta la musica del nostro Paese (tutta?
Siamo sicuri? Le minoranze mi pare che languano assai) : un
lavoro di passione e competenza durato anni". Potevano
forse prendersi un po' di tempo in più e mettere almeno
le discografie di tutti quelli di cui si parla (e non solo
di alcuni. Cosa significa? Serie A e serie B? Ma allora perché
metterli quelli di serie B?).
Dice
molto meglio Deregibus nell'introduzione: "Bisogna essere
dei cafoni per fare un dizionario della canzone. Perché
manca questo e manca quello, perché quell'altro non
ha abbastanza spazio, perché ... insomma è un
casino. Non è stato facile scegliere e in qualche caso
il sottoscritto ha faticato anche a mettersi d'accordo con
se stesso./.../ Comunque fin da subito chiedo scusa a tutti
quelli che non ho inserito e che lo meritavano. Ma anche agli
altri, per carità". Deregibus scrive poi che ha
cercato di usare parametri oggettivi e ammette che il rap
è entrato un po' di sfroso (e male fece!). Infine si
chiede se c'era bisogno di un dizionario così quando
in internet si trova di tutto. La risposta che si dà
Deregibus, ovviamente è sì, la nostra è
no.
A chi può interessare? Agli addetti ai lavori? Le sanno
già queste cose. Al pubblico generico? C'è troppa
roba. Facilità di consultazione? Ma se è un
tomo di diversi chili? Vuoi mettere con la comodità
di Google? Deregibus invita a non prendere parti del libro
per metterle in rete. Stia tranquillo. Su Bielle scriviamo
in modo diverso.
Dizionario
completo della canzone italiana
a cura di Enrico Deregibus
Giunti - ottobre 2006
479 pagine - € 18,00
Nelle librerie
|