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Enrico Deregibus: "Dizionario completo della canzone italiana"


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Mi piacciono i libri di Deregibus: lo apprezzo e lo stimo come critico discografico tra i più equilibrati. Ma non mi piace questo "Dizionario completo della canzone italiana" per la prosopopea del titolo, per l'impostazione più pettegola che attenta ai dati musicali, per la sostanziale inutilità di fondo, per le esclusioni e le inclusioni che non condivido, per la copertina e per una sorta di ecumenismo di facciata che continua a non convincermi.

"Dal 1958 al 2006, da Modugno a Fabri Fibra" dichiara uno strillo di copertina denunciando in realtà subito uno dei suoi limiti. Fabri Fibra? Canzone? Italiana? Ma di che cazzo si sta parlando? Fabri Fibra è un coglione! Allora è il dizionario dei coglioni? Il dubbio ti torna più forte quando, aprendo all'ultima pagina vedi che si chiude con Zucchero, Zero e Zarrillo! Siamo a posto! Vabbè, contentiamoci: in effetti c'è scritto che si tratta dalla "canzone italiana" e non d'autore (ma qualcuno mi spiega cosa c'entra l'hip hop con la canzone italiana? Forse un po' di chiarezza anche nei termini non sarebbe male). E quindi via con i Claudio Villa, gli Al Bano e i Reitano (ci sono!) e anche con quel mafioso di Tony Renis su cui una persona che ha fatto il festival di Mantova in reazione al Sanremo con Tony Renis forse avrebbe dovuto avere il buon gusto di sorvolare. Transeat. Qui il Buongusto è solo Fred (anzi Bongusto).

Ne esce un pastrocchio acritico, dove non si capisce che differenza ci sia, visto che l'impaginazione è solo alfabetica, tra Ombretta Colli e Fabio Concato o tra Mondo Marcio e Maria Monti. Non si affronta nessun discorso musicale, non si parla di generi, non si tentano approcci almeno sociologici che giustifichino o che spieghino perché in un certo periodo sono fiorite certe tendenze. Manca insomma tutto quel contorno che era stato uno dei pregi maggiori del lavoro di Deregibus nel libro dedicato a De Gregori: "Quello che non so lo so cantare".

Insomma, non c'è contesto, non c'è storia, c'è solo elenco: questo non toglie che alcune schede siano fatte come dio comanda. Ivano Fossati o Eugenio Finardi per dirne due (oh, guarda caso, entrambe fatte da Deregibus!). Ma se usciamo dalle schede curate personalmente da Enrico il risultato, purtroppo cambia, e di parecchio. Paolo Benvengù, cantautore, ex leader degli Scisma, produttore, personaggio non di secondo piano del nuovo rock viene liquidato in dieci righe scarse, meno di quanto riservato a Orietta Berti e Claudio Cecchetto (ma sì! Proprio quello di "Gioca-jouer").

Vogliamo parlare di esclusioni? I Luf non si sa nemmeno chi siano, di Alessio Lega c'è scritto che "collabora spesso con Isa", i Lou Dalfin prendono lo stesso spazio di Cecchetto, Maieron, gli Arbe Garbe, gli Zuf de Zur, Lino Straulino, gli Flk, i Kosovni Odpadki, Andrea Del Favero, la Sedon Selvadie non vengono presi in considerazione, tagliando fuori dalla canzone italiana tutto quello che è Friuli, Carnia e territori di confine, dove opera la vitalissiima etichetta Nota di Walter Colle (che tra Collage e Colli ci sarebbe pure stato bene). Ratti della Sabina niente, Stefano Saletti nisba, Ardecore non pervenuti

Se prendiamo il lancio stampa poi leggiamo frasi come "La più straordinaria (? Perché?) e affidabile opera mia uscita in libreria in Italia (il senso del ridicolo no, eh?), lo strumento più completo per conoscere e capire i protagonisti di tutta la musica del nostro Paese (tutta? Siamo sicuri? Le minoranze mi pare che languano assai) : un lavoro di passione e competenza durato anni". Potevano forse prendersi un po' di tempo in più e mettere almeno le discografie di tutti quelli di cui si parla (e non solo di alcuni. Cosa significa? Serie A e serie B? Ma allora perché metterli quelli di serie B?).

Dice molto meglio Deregibus nell'introduzione: "Bisogna essere dei cafoni per fare un dizionario della canzone. Perché manca questo e manca quello, perché quell'altro non ha abbastanza spazio, perché ... insomma è un casino. Non è stato facile scegliere e in qualche caso il sottoscritto ha faticato anche a mettersi d'accordo con se stesso./.../ Comunque fin da subito chiedo scusa a tutti quelli che non ho inserito e che lo meritavano. Ma anche agli altri, per carità". Deregibus scrive poi che ha cercato di usare parametri oggettivi e ammette che il rap è entrato un po' di sfroso (e male fece!). Infine si chiede se c'era bisogno di un dizionario così quando in internet si trova di tutto. La risposta che si dà Deregibus, ovviamente è sì, la nostra è no.

A chi può interessare? Agli addetti ai lavori? Le sanno già queste cose. Al pubblico generico? C'è troppa roba. Facilità di consultazione? Ma se è un tomo di diversi chili? Vuoi mettere con la comodità di Google? Deregibus invita a non prendere parti del libro per metterle in rete. Stia tranquillo. Su Bielle scriviamo in modo diverso.


Dizionario completo della canzone italiana
a cura di Enrico Deregibus

Giunti - ottobre 2006
479 pagine - € 18,00
Nelle librerie


Sul web
www.giunti.it

Ultimo aggiornamento: 13-08-2007
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