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Antonio Gelsomino (a cura di): "A canzoni far rivoluzioni e far poesia?"


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Pochi e singoli divulgatori, lungo l’arco degli ultimi trent’anni, si sono impegnati per affermare l’immenso valore della canzone d’autore. Se si può sicuramente affermare che esso sia indiscusso ed indiscutibile, dannose mode da gossip negli anni ’90 hanno fatto traballare il suo spessore e la sua profondità, spingendo l’interesse dei fruitori del genere verso aneddoti biografici, privati, personali dei singoli cantautori.

È per questa ragione che un’opera come “A canzoni far rivoluzioni e far poesia? Interdisciplinarietà, impegno e letteratura nella canzone d’autore” risulta interessante, visti e considerati gli intenti e il metodo. Si tratta di una raccolta di saggi brevi e scritti, elegantemente edita dalle Edizioni San Marco dei Giustiniani e curata da Antonio Gelsomino, che ospita giornalisti e studiosi come Marzio Angiolani, Cesare Bermani, Paolo Jachia, Annino La Posta, Gianni Mura, Beppe Montresor e altri.

Apprezzabile è innanzitutto la volontà di esplicitare la molteplicità di radici e la multidirezionalità che sono proprie di quella che un po’ vagamente chiamiamo “canzone d’autore”: c’è spazio per analisi e commenti di singoli artisti, quali Battiato, Conte, De André, De Gregori, Fossati; c’è molto spazio dedicato alla canzone popolare e sociale; c’è spazio per percorsi più generici ed originali, come il rapporto fra canzone e romanzo; c’è spazio per i riferimenti e gli incontri della canzone d’autore, da Leonard Cohen a Bertolt Brecht. C’è, insomma, spazio per riflessioni di natura molto diversa.

Virtù che (sia detto per il futuro) diventa anche un po’ il difetto dell’opera. Nonostante il buon proposito di Gelsomino – che, tra l’altro, con il suo saggio sui Cantacronache realizza uno degli scritti più interessanti della raccolta – di voler separare in tre percorsi unitari i tredici articoli complessivi (primo: “La canzone fra didattica, ambiti disciplinari e generi”; secondo: “Percorsi d’impegno civile”; terzo: “Esempi di stile”), la raccolta risulta troppo eterogenea e quindi dispersiva, discontinua.

Probabilmente, gli scritti avrebbero avuto una collocazione più giusta inseriti singolarmente in riviste specializzate sulla canzone d’autore. Il problema è: come siamo messi a riviste? Tanto di cappello, quindi, all’operazione nel suo complesso, e che faccia da esempio a future iniziative editoriali. Perché dietro a questo libro c’è un’intuizione considerevole: ossia, che non è necessario dedicare libri interi a determinati aspetti della canzone d’autore, poiché uno scritto conciso ma denso può bastare. È il caso, per esempio, di Marzio Angiolani, che nel suo scritto “La canzone d’autore e la scuola” riesce ad offrire mille spunti di riflessione in quindici paginette, miscelando con perizia e competenza le sue argomentazioni e un po’ di sana vena polemica.

Bisogna saper sintetizzare, però, senza essere sbrigativi. Cosa che qui non riesce sempre a tutti, come a Pier Luigi Rosso e Andrea Podestà che, parlando dell’uso della tecnica vocale nella canzone d’autore (il primo) e delle tecniche linguistiche di ben quattro cantautori (il secondo), accelerano i passaggi e rendono riduttivi fino all’eccesso i loro ragionamenti.


A canzoni far rivoluzioni e far poesia?
a cura di Antonio Gelsomino

Edizioni San Marco dei Giustiniani, 2007
196 pagine
€ 18
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Ultimo aggiornamento: 11-04-2007
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