| Incontro
Dori Ghezzi e Elena Valdini, curatrice del libro "Volammo davvero",
(un dialogo ininterrotto) pubblicato per la Bur dalla Fondazione
De André, il 1 febbraio, 4 giorni prima del reading presentazione
per Fabrizio al Teatro Dal Verme e col libro ancora caldo di stampa,
appena uscito e testimone di pietra del nostro conversare. Calma
soddisfazione è il clima che si respira: tanto correre, ma
le scadenze sono state rispettate: c'è il libro e ci sarà
una magnifica serata in ricordo di Fabrizio. Sul palco Gianmaria
Testa, Nicola Piovani e Danilo Rea, più tanti, tantissimi
ospiti ed amici di Faber.
Dori: Siamo molto soddisfatti della piega che sta prendendo il tutto.
C’è molto interesse. Poi chi partecipa lo fa con uno
spirito straordinario.
Raccontacela
un po’ allora la serata. Come è nata l’idea?
Dori: L’idea,
come tutte le idee è nata un po’ per caso. Un bel giorno
quando meno te lo aspetti ti viene, la butti lì, convinta
o non convinta che sia qualcosa che può prendere piede e
corpo. Infatti Elena più di me si ricorda il momento in cui
ha detto “ma perché non raccogliere tutto quello che
viene detto, tutto quello che nasce intorno a Fabrizio e al suo
ricordo, tutto quello che si dice attorno al pensiero, alle opere,
ai temi per cui Fabrizio è stato sviscerato e quindi una
cosa che sembrava in un primo momento quasi irraggiungibile, perché
o vengono fatte già col concetto di conserviamo registriamo,
documentiamo oppure andare a ritroso nel tempo e recuperare dall’immensa
mole del materiale uscito. E quindi ci ha messo poveretta, tre anni
a raccogliere il materiale che è ovviamente incompleto, però
sufficiente per farne un libro di 460 pagine, assolutamente non
noiose, a nostro avviso. C’è stata ovviamente una necessaria
opera di selezione per restituire una freschezza, che in un libro
apparentemente di atti poteva mancare. E questo ovviamente non vuole
essere un libro di atti.
Elena: Un libro
di atti sarebbe stato più accademico che altro. Inve questo
si legge come si legge un racconto, un romanzo, c’è
anche da dire che il lavoro è stato tantissimo, ma lo spunto
è nato durante una pausa pranzo. Eravamo qui a berci il caffè
, si stava ragionando attorno a quello che stava accadendo e ci
siamo chieste perché non raccogliere queste voci. Era il
novembre del 2004 e allora ho detto che ci si poteva anche provare
ed è iniziata. I primi sei-otto mesi sono passati a ricostruire
una mappa geografica: capire cosa era successo, dove e quando nei
5 anni passati dalla scomparsa di Fabrizio. Di che cosa si trattava,
chi aveva partecipato, contattare gli organizzatori, tornando indietro
dal ‘99/2000. La fondazione nasce il 18 febbraio del 2001
…<
… in occasione del compleanno di Fabrizio? Il giorno prima.
Dori: Sì,
ma anche quello è stato casuale, Quando ci ha dato l’appuntamento
il notaio era il giorno prima del compleanno di Fabrizio. (ridiamo).
Guarda la coincidenza.
Chi
c’è dentro nel libro? Solo grossi personaggi o …
Dori: Illustri
personaggi ed illustri sconosciuti. Chiunque abbia espresso concetti
interessanti.
Vecchioni
diceva nelle sue lezioni che Fabrizio non era un cantautore, in
quanto non si scriveva da solo musiche e testi. Quindi filologicamente
non poteva rientrare nel lotto. Era provocatorio.
Dori: Io trovo
che non sia neanche offensivo dire cantautore. Anzi lui si riteneva
esattamente in cantautore: non pensava di essere niente di più.
Qualcuno ha detto di avergli sentito dire: “sono un poeta”.
Non è vero! Lo escludo proprio categoricamente.
Parliamo
della serata, nel senso del Dal Verme. La serata come si svolgerà?
Dori: Gallione
è il regista e sta cercando di dare forma alla cosa. Noi
sappiamo chi sono i partecipanti e cosa faranno. Ci sono ospiti
in platea e anche loro potranno intervenire sul palco o, come nel
caso di Fernanda Pivano ci avvicineremo noi. Ammesso che tutti confermino
la loro presenza ci saranno tanti amici di Fabrizio, come Paolo
Villaggio: loro sono stati amici per tanti anni, amici di infanzia
quasi. Nel libro interviene con una specie di Amarcord, tratto da
dichiarazioni sparse che ha fatto in giro, in televisione o ai giornali.
La serata poi sarà condotta da Lella Costa e Neri Marcoré
che canterà anche una canzone: così non è più
neanche una novità, forse era meglio non dirlo (ride)
Beh,
non sappiamo cosa canterà. Quindi la sorpresa resta.
Dori: Poi ci
saranno alcuni musicisti, collaboratori di Fabrizio come Nicola
Piovani che, tra l’altro è la prima volta che riusciamo
a coinvolgere per fare qualcosa assieme su Fabrizio. Poi Gianmaria
Testa che è un artista che già conoscevo e già
stimavo, ma comunque questa è l’occasione per averlo
conosciuto meglio, avvicinato e devo dire che è veramente
straordinario sotto tutti i punti di vista.
E’
quasi un’investitura questa?
Dori: Sì,
sì. E’ umanamente straordinario. E’ stato come
se entrambi stessimo aspettando questo momento che finalmente è
arrivato. Poi ci sarà anche Danilo Rea che già due
anni fa ha aperto la serie di concerti, che spero che sarà
numerosa che noi ogni anni faremo all’Agnata, legati al timing
jazz di Fresu e di Berchidda. E Danilo Rea è venuto per primo
a suonare nel prato dell’Agnata, questo immenso prato verde
ed è stato un momento indimenticabile. Da allora lui sta
portando ing iro dei concerti dove suona la musica di Fabrizio in
chiave jazzistica, riveduta e corretta, ma molto delicata, molto
interessante.
Hai
citato l’Agnata, l’agriturismo sardo tuo e di Fabrizio.
Va avanti allora? E’ un po’ di tempo che non ne sentivo
parlare.
Dori: Esiste.
E’ in piena attività . Va avanti per conto suo, anche
se io non sono presente ormai. Diciamo che chi ci lavora, giustamente,
se l’è molto fatta sua. E’ a loro somiglianza.
Ma
c’è ancora traffico degli “orfani di Fabrizio”,
di gente che va in pellegrinaggio?
Dori: Gente
ce n’è. Però è gente che ci ritorna.
Non è solo che va a curiosare, ma proprio si affeziona, si
trova bene e ci ritorna. Questa è la cosa positiva. In questo
modo mi fa capire anche che non è una bieca speculazione,
ma che è un posto dove ci si può trovare bene.
Senti,
la prima volta che ti ho cercato per un’intervista mi hanno
detto che eri in sala di registrazione. Abbiamo un altro scoop per
le mani? Dori Ghezzi sta tornando a cantare?
Dori: No, non
mi riguarda mai. Ci sono tante cose da seguire.
Peccato,
poteva essere interessante
Dori: Non direi
proprio interessante. Certo che nella vita non si sa mai, uno rincoglionisce
a un punto tale che può decidere un giorno di ritornare a
cantare. Ma nel mio caso, dovesse capitare, datemi una botta in
testa (ridiamo).
Parlando
sempre di dischi: Direzione ostinata e contraria uno e due. Centosei
brani, ma ne mancano alcuni. Capisco magari quelli per cui non c’erano
i diritti e altre scelte come Verdi pascoli che è stato giusto
escludere. Ma “Il
chimico” e “Il blasfemo”! Questo non dovevate
farmelo!
Dori: Ho dovuto
per forza sacrificare qualcosa. Perché non ci stavano proprio
fisicamente. Dimmi che ho fatto una soluzione che condividete.
Tranne
quei due brani …
Dori: Avrei
dovuto eliminarne altre che avrebbero provocato altri dolori. Perché,
se toglievo il Malato di cuore? O Un medico? Non sarebbe stato brutto
allo stesso modo?
E il
Fannullone anche non c’è.
Dori: No, quella
è un’altra questione. Ci sono altri problemi. Ci sono
alcuni brani che non appartengono al catalogo Sony Bmg. Sono ancora
Karim. Laddove lui le aveva reinterpretate le canzoni del primo
periodo, come Via del Campo, Amore che vieni, amore che vai e altre
potevamo inserirle. Il Fannullone, invece, come altri brani, non
è nostra, perché Fabrizio non l’ha mai rifatta
e quindi ora sono brani Polygram, cioè Universal. E loro
ogni tanto escono con queste canzoni.
Ma
quelle voi non potete riprenderle.
Dori. No. Sono
due parrocchie diverse. Quindi vedi che si spiegano alcune esclusioni?
Tranne
“Il chimico” … Però ammetto che è
una questione di preferenze personali.
Dori: Non è
stata una scelta facile, ma andava fatta. Perché tanto un
terzo volume non ci sarà! E poi così resta un motivo
per cui la gente possa decidere di andarsi a prendere il concept
così com’è.
Senti,
ma non hai mai pensato di mettere in piedi un’operazione che
io personalmente non sono mai riuscito a fare. Ossia fare “il”
cd di Fabrizio De André. Uno solo che raccolga l’essenziale?
Dori: No, io
non sono in grado di farlo. Provaci tu! E’ difficile già
tralasciare qualche brano. No, non posso farcela. Nel primo In direzione
ostinata e contraria ci siamo detti facciamo una selezione di quelli
che sono stati i successi maggiori, anche se a mio parere era più
interessante il secondo…
…
che poteva sembrare, se il primo era “il meglio”, “il
peggio di Fabrizio De André”.
Dori: E grazie
a dio non è stato così. Anzi a me sembra quasi più
interessante.
Altri
progetti della Fondazione? Altre iniziative?
Dori: Io quando
mi concentro su qualcosa cerco di seguire una cosa sola per volta.
Certo ci sono tante attività che proseguono per i fatti loro,
come questo progetto con l’Università di Siena con
cui si è creato questo filo continuo. Loro hanno reso Fabrizio
oggetto di studio e stanno analizzando il repertorio in ordine cronologico,
anche rimasterizzandolo e curandolo. C’è poi il progetto
con i Conservatori: il primo sarà quello di Genova. Però
soprattutto cerchiamo di andare con calma. Di frenare la situazione,
perché c’è davvero tanto in giro. A volte mi
preoccupo un pochino, vorrei non esagerare, non creare sovrapposizioni
eccessive di eventi.
Ho
fatto un breve calcolo. Su Fabrizio sono usciti 60 libri e la sua
produzione discografica è già maggiore ora post-mortem
che prima.
Dori: Per l’appunto.
Sapessi a quante cose ho detto no. E non ultimo in questi giorni
… Non si può. Non si deve. Sui libri poi non abbiamo
alcun potere. Se uno vuole pubblicare e trova un editore può
fare quello che vuole senza chiedere pareri a noi. Io posso ancora
cercare di controllare la Sony: il resto è incontrollabile.
Senti,
hai detto questo è il nostro primo libro. Nel senso che ce
ne sono altri in programma.
Elena: ognuno
fa un libro sperando che possa vivere il più a lungo possibile.
Adesso vorremmo farne uno ogni 5 anni. Certo che al pensiero di
ricominciare, dopo tutto il lavoro fatto, le ore e ore con le cuffie
nelle orecchie a digitare … insomma posso dire che questo
libro mi esce un po’ dalle orecchie (ride).
Dori: Ricordiamoci
comunque della bella postfazione di Dario Fo. Avremo anche delle
bellissime testimonianze da parte di Erri de Luca che verrà
lunedì sera in Teatro …
…
e Beppe Grillo no?
Dori: Beppe
aspetto che sia lui ad averne voglia. Io capisco che sia stato talmente
forte il loro rapporto che magari deve arrivare il momento che lui
si senta pronto a ricordarlo. Io la vivo così e lascio che
sia lui un giorno, quando ne avrà voglia, a scegliere di
fare qualcosa.
Non
ti ho chiesto niente sul disco di Luvi …
Dori:Buono.
Alcune cose che non condivido, altre invece valide. Una gran bella
voce. Ma soprattutto non pensavo che l’avrebbe mai fatto.
Con l’aiuto di Claudio Fossati invece. Si sono trovati e si
sono aiutati a vicenda.
Intervista
rilasciata il 1 febbraio 2007
|