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BiELLE INTERVISTE
Dori Ghezzi: ricordando con calma
di Giorgio Maimone

Incontro Dori Ghezzi e Elena Valdini, curatrice del libro "Volammo davvero", (un dialogo ininterrotto) pubblicato per la Bur dalla Fondazione De André, il 1 febbraio, 4 giorni prima del reading presentazione per Fabrizio al Teatro Dal Verme e col libro ancora caldo di stampa, appena uscito e testimone di pietra del nostro conversare. Calma soddisfazione è il clima che si respira: tanto correre, ma le scadenze sono state rispettate: c'è il libro e ci sarà una magnifica serata in ricordo di Fabrizio. Sul palco Gianmaria Testa, Nicola Piovani e Danilo Rea, più tanti, tantissimi ospiti ed amici di Faber.

Dori: Siamo molto soddisfatti della piega che sta prendendo il tutto. C’è molto interesse. Poi chi partecipa lo fa con uno spirito straordinario.

Raccontacela un po’ allora la serata. Come è nata l’idea?

Dori: L’idea, come tutte le idee è nata un po’ per caso. Un bel giorno quando meno te lo aspetti ti viene, la butti lì, convinta o non convinta che sia qualcosa che può prendere piede e corpo. Infatti Elena più di me si ricorda il momento in cui ha detto “ma perché non raccogliere tutto quello che viene detto, tutto quello che nasce intorno a Fabrizio e al suo ricordo, tutto quello che si dice attorno al pensiero, alle opere, ai temi per cui Fabrizio è stato sviscerato e quindi una cosa che sembrava in un primo momento quasi irraggiungibile, perché o vengono fatte già col concetto di conserviamo registriamo, documentiamo oppure andare a ritroso nel tempo e recuperare dall’immensa mole del materiale uscito. E quindi ci ha messo poveretta, tre anni a raccogliere il materiale che è ovviamente incompleto, però sufficiente per farne un libro di 460 pagine, assolutamente non noiose, a nostro avviso. C’è stata ovviamente una necessaria opera di selezione per restituire una freschezza, che in un libro apparentemente di atti poteva mancare. E questo ovviamente non vuole essere un libro di atti.

Elena: Un libro di atti sarebbe stato più accademico che altro. Inve questo si legge come si legge un racconto, un romanzo, c’è anche da dire che il lavoro è stato tantissimo, ma lo spunto è nato durante una pausa pranzo. Eravamo qui a berci il caffè , si stava ragionando attorno a quello che stava accadendo e ci siamo chieste perché non raccogliere queste voci. Era il novembre del 2004 e allora ho detto che ci si poteva anche provare ed è iniziata. I primi sei-otto mesi sono passati a ricostruire una mappa geografica: capire cosa era successo, dove e quando nei 5 anni passati dalla scomparsa di Fabrizio. Di che cosa si trattava, chi aveva partecipato, contattare gli organizzatori, tornando indietro dal ‘99/2000. La fondazione nasce il 18 febbraio del 2001 …<

… in occasione del compleanno di Fabrizio? Il giorno prima.

Dori: Sì, ma anche quello è stato casuale, Quando ci ha dato l’appuntamento il notaio era il giorno prima del compleanno di Fabrizio. (ridiamo). Guarda la coincidenza.

Chi c’è dentro nel libro? Solo grossi personaggi o …

Dori: Illustri personaggi ed illustri sconosciuti. Chiunque abbia espresso concetti interessanti.

Vecchioni diceva nelle sue lezioni che Fabrizio non era un cantautore, in quanto non si scriveva da solo musiche e testi. Quindi filologicamente non poteva rientrare nel lotto. Era provocatorio.

Dori: Io trovo che non sia neanche offensivo dire cantautore. Anzi lui si riteneva esattamente in cantautore: non pensava di essere niente di più. Qualcuno ha detto di avergli sentito dire: “sono un poeta”. Non è vero! Lo escludo proprio categoricamente.

Parliamo della serata, nel senso del Dal Verme. La serata come si svolgerà?

Dori: Gallione è il regista e sta cercando di dare forma alla cosa. Noi sappiamo chi sono i partecipanti e cosa faranno. Ci sono ospiti in platea e anche loro potranno intervenire sul palco o, come nel caso di Fernanda Pivano ci avvicineremo noi. Ammesso che tutti confermino la loro presenza ci saranno tanti amici di Fabrizio, come Paolo Villaggio: loro sono stati amici per tanti anni, amici di infanzia quasi. Nel libro interviene con una specie di Amarcord, tratto da dichiarazioni sparse che ha fatto in giro, in televisione o ai giornali. La serata poi sarà condotta da Lella Costa e Neri Marcoré che canterà anche una canzone: così non è più neanche una novità, forse era meglio non dirlo (ride)

Beh, non sappiamo cosa canterà. Quindi la sorpresa resta.

Dori: Poi ci saranno alcuni musicisti, collaboratori di Fabrizio come Nicola Piovani che, tra l’altro è la prima volta che riusciamo a coinvolgere per fare qualcosa assieme su Fabrizio. Poi Gianmaria Testa che è un artista che già conoscevo e già stimavo, ma comunque questa è l’occasione per averlo conosciuto meglio, avvicinato e devo dire che è veramente straordinario sotto tutti i punti di vista.

E’ quasi un’investitura questa?

Dori: Sì, sì. E’ umanamente straordinario. E’ stato come se entrambi stessimo aspettando questo momento che finalmente è arrivato. Poi ci sarà anche Danilo Rea che già due anni fa ha aperto la serie di concerti, che spero che sarà numerosa che noi ogni anni faremo all’Agnata, legati al timing jazz di Fresu e di Berchidda. E Danilo Rea è venuto per primo a suonare nel prato dell’Agnata, questo immenso prato verde ed è stato un momento indimenticabile. Da allora lui sta portando ing iro dei concerti dove suona la musica di Fabrizio in chiave jazzistica, riveduta e corretta, ma molto delicata, molto interessante.

Hai citato l’Agnata, l’agriturismo sardo tuo e di Fabrizio. Va avanti allora? E’ un po’ di tempo che non ne sentivo parlare.

Dori: Esiste. E’ in piena attività . Va avanti per conto suo, anche se io non sono presente ormai. Diciamo che chi ci lavora, giustamente, se l’è molto fatta sua. E’ a loro somiglianza.

Ma c’è ancora traffico degli “orfani di Fabrizio”, di gente che va in pellegrinaggio?

Dori: Gente ce n’è. Però è gente che ci ritorna. Non è solo che va a curiosare, ma proprio si affeziona, si trova bene e ci ritorna. Questa è la cosa positiva. In questo modo mi fa capire anche che non è una bieca speculazione, ma che è un posto dove ci si può trovare bene.

Senti, la prima volta che ti ho cercato per un’intervista mi hanno detto che eri in sala di registrazione. Abbiamo un altro scoop per le mani? Dori Ghezzi sta tornando a cantare?

Dori: No, non mi riguarda mai. Ci sono tante cose da seguire.

Peccato, poteva essere interessante

Dori: Non direi proprio interessante. Certo che nella vita non si sa mai, uno rincoglionisce a un punto tale che può decidere un giorno di ritornare a cantare. Ma nel mio caso, dovesse capitare, datemi una botta in testa (ridiamo).

Parlando sempre di dischi: Direzione ostinata e contraria uno e due. Centosei brani, ma ne mancano alcuni. Capisco magari quelli per cui non c’erano i diritti e altre scelte come Verdi pascoli che è stato giusto escludere. Ma “Il chimico” e “Il blasfemo”! Questo non dovevate farmelo!

Dori: Ho dovuto per forza sacrificare qualcosa. Perché non ci stavano proprio fisicamente. Dimmi che ho fatto una soluzione che condividete.

Tranne quei due brani …

Dori: Avrei dovuto eliminarne altre che avrebbero provocato altri dolori. Perché, se toglievo il Malato di cuore? O Un medico? Non sarebbe stato brutto allo stesso modo?

E il Fannullone anche non c’è.

Dori: No, quella è un’altra questione. Ci sono altri problemi. Ci sono alcuni brani che non appartengono al catalogo Sony Bmg. Sono ancora Karim. Laddove lui le aveva reinterpretate le canzoni del primo periodo, come Via del Campo, Amore che vieni, amore che vai e altre potevamo inserirle. Il Fannullone, invece, come altri brani, non è nostra, perché Fabrizio non l’ha mai rifatta e quindi ora sono brani Polygram, cioè Universal. E loro ogni tanto escono con queste canzoni.

Ma quelle voi non potete riprenderle.

Dori. No. Sono due parrocchie diverse. Quindi vedi che si spiegano alcune esclusioni?

Tranne “Il chimico” … Però ammetto che è una questione di preferenze personali.

Dori: Non è stata una scelta facile, ma andava fatta. Perché tanto un terzo volume non ci sarà! E poi così resta un motivo per cui la gente possa decidere di andarsi a prendere il concept così com’è.

Senti, ma non hai mai pensato di mettere in piedi un’operazione che io personalmente non sono mai riuscito a fare. Ossia fare “il” cd di Fabrizio De André. Uno solo che raccolga l’essenziale?

Dori: No, io non sono in grado di farlo. Provaci tu! E’ difficile già tralasciare qualche brano. No, non posso farcela. Nel primo In direzione ostinata e contraria ci siamo detti facciamo una selezione di quelli che sono stati i successi maggiori, anche se a mio parere era più interessante il secondo…

… che poteva sembrare, se il primo era “il meglio”, “il peggio di Fabrizio De André”.

Dori: E grazie a dio non è stato così. Anzi a me sembra quasi più interessante.

Altri progetti della Fondazione? Altre iniziative?

Dori: Io quando mi concentro su qualcosa cerco di seguire una cosa sola per volta. Certo ci sono tante attività che proseguono per i fatti loro, come questo progetto con l’Università di Siena con cui si è creato questo filo continuo. Loro hanno reso Fabrizio oggetto di studio e stanno analizzando il repertorio in ordine cronologico, anche rimasterizzandolo e curandolo. C’è poi il progetto con i Conservatori: il primo sarà quello di Genova. Però soprattutto cerchiamo di andare con calma. Di frenare la situazione, perché c’è davvero tanto in giro. A volte mi preoccupo un pochino, vorrei non esagerare, non creare sovrapposizioni eccessive di eventi.

Ho fatto un breve calcolo. Su Fabrizio sono usciti 60 libri e la sua produzione discografica è già maggiore ora post-mortem che prima.

Dori: Per l’appunto. Sapessi a quante cose ho detto no. E non ultimo in questi giorni … Non si può. Non si deve. Sui libri poi non abbiamo alcun potere. Se uno vuole pubblicare e trova un editore può fare quello che vuole senza chiedere pareri a noi. Io posso ancora cercare di controllare la Sony: il resto è incontrollabile.

Senti, hai detto questo è il nostro primo libro. Nel senso che ce ne sono altri in programma.

Elena: ognuno fa un libro sperando che possa vivere il più a lungo possibile. Adesso vorremmo farne uno ogni 5 anni. Certo che al pensiero di ricominciare, dopo tutto il lavoro fatto, le ore e ore con le cuffie nelle orecchie a digitare … insomma posso dire che questo libro mi esce un po’ dalle orecchie (ride).

Dori: Ricordiamoci comunque della bella postfazione di Dario Fo. Avremo anche delle bellissime testimonianze da parte di Erri de Luca che verrà lunedì sera in Teatro …

… e Beppe Grillo no?

Dori: Beppe aspetto che sia lui ad averne voglia. Io capisco che sia stato talmente forte il loro rapporto che magari deve arrivare il momento che lui si senta pronto a ricordarlo. Io la vivo così e lascio che sia lui un giorno, quando ne avrà voglia, a scegliere di fare qualcosa.

Non ti ho chiesto niente sul disco di Luvi …

Dori:Buono. Alcune cose che non condivido, altre invece valide. Una gran bella voce. Ma soprattutto non pensavo che l’avrebbe mai fatto. Con l’aiuto di Claudio Fossati invece. Si sono trovati e si sono aiutati a vicenda.

Intervista rilasciata il 1 febbraio 2007

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