Il
dramma che non esclude lo humour
di
Luca Bartolini
"Sicko" efficace crasi di sick(malato) e KO, è un
film di cui è molto difficile parlare senza cedere alle lusinghe
di quelle che potrebbero sembrare frasi
facili e retorica. Moore in questo film
cambia efficacemente approccio nell'affrontare il problema che presenta,
ed evita di andare a sbattere contro i mulini a vento.
Negli Stati Uniti è comunque un diritto costituzionale possedere
armi, ecco perchè "Bowling at Coloumbine" ha avuto
più impatto da noi in Europa. "Fahrenheit 9/11" colpiva
duro la politica della Casa Bianca, ma
in patria è servito a
pochissimo, perchè anche di fronte a tragici e macroscopi errori
lo "United we stand", veniva prima di tutto. Quindi le due
precedenti opere hanno si fatto di Moore
un fenomeno ma, se hanno contribuito
ad accarezzare e rafforzare le opinioni
di chi già in partenza
la pensava come lui, purtroppo non hanno
smosso di un centimetro (anzi) le convinzioni
di chi non ne condivideva le posizioni. Con "Sicko" Moore
sembra aver capito il trucco e dei 50
milioni di americani che non hanno copertura
sanitaria di cui 18000 destinati quest'anno
a morire senza cure, parla pochissimo,
all'inizio, semplicemente come premessa.
Non perchè questo fatto non rappresenti un dramma, ma perchè per
l'americano medio risulterebbe solo una "predica" già sentita,
riguardante persone che non sono in un
modo o nell'altro capaci di inserirsi in quello che è il sistema
consolidato ed accettato. Invece parlare delle difficoltà dell'americano
comune nell'ottenere una copertura assicurativa, parlare delle persone
assicurate a cui, grazie a vizi di forma o a vere e proprie forzature,
vengono negate dalle loro stesse assicurazioni cure necessarie per
sopravvivere (letteralmente), far vedere che addirittura i volontari
dell'11 settembre vengono lasciati a loro stessi o raccontare una classica
famiglia americana "proud
to be" ridotta a vivere nello scantinato della figlia perchè abbandonata
dalla propria assicurazione di fronte
alla malattia; per quello stesso americano contento del sistema sono
veri e propri pugni nello stomaco. Il film scorre e vediamo una compagnia
di assicurazione negare cure, che lo avrebbero salvato, ad un padre
di famiglia suo assistito e malato di cancro, condannandolo a morte.
Vediamo una bambina di 18 mesi lasciata
morire perchè la copertura sanitaria della madre non copriva
le spese in quell'ospedale ma solo in
quello convenzionato, giusto per citare
le cose più atroci.
Cose degne dei periodi più bui della nostra storia recente
che stanno succedendo ora, sotto i nostri
occhi, in quella che viene chiamata la
più grande
democrazia del mondo. Certo si potrebbe
dire che Moore come al solito taglia
con l'accetta e mette di fronte il
nero e il bianco senza sfumature e senza
contraddittorio, ma quante sfumature
e quanto beneficio del dubbio merita
un sistema che produce orrori di quel
tipo che puzzano neanche troppo poco
di selezione etnico-sociale? Un sistema dove se sei una persona che
ha la possibilità economica
e preferibilmente WASP vivi e dove se
sei povero e malato, non hai altra possibilità che
togliere il disturbo, è senz'altro un sistema subdolo e meschino
di mantenere un determinato ordine culturale
e sociale. Di fronte alla disperazione
impotente delle persone vittime dell'ingiustizia,
di fronte a uomini e donne ai quali è stata
tolta qualsiasi dignità ti
viene da piangere tanto sale la rabbia,
a quel punto il regista sembra quasi
salvarti da se stesso. Il suo stile documentaristico
rimane un marchio di fabbrica inconfondibile,
il montaggio serrato e sempre teso a
mettere alla berlina il grottesco di
certi personaggi, unito al suo modo di raccontare le cose come uno
che è appena
piovuto dalla luna ti strappano un sorriso
più di una volta
nonostante quello che stai vedendo.
Contraltare al sistema americano lo fanno
le sanità perfettamente funzionanti di Canada, Francia, UK e
(udite udite), Cuba, che avrà i suoi problemi ma continua ad
avere una delle sanità migliori del mondo. In Italia, la notizia è di
pochi giorni fa, abbiamo la seconda sanità d'Europa, dovremmo
esserne contenti. Certo fare finta che
tutto vada bene sarebbe da stupidi, ma
spero che nell'affrontare i problemi
della nostra malasanità, anche
chi in buona fede invoca sempre il mercato,
prima di proporre le proprie ricette,
si guardi questo film.
Vediamo benissimo
in Sicko cosa succede se la sanità che ha come fine
ultimo la cura della salute dei cittadini, è gestita da società private
quotate in borsa il cui fine ultimo è invece distribuire ricchezza
agli azionisti. Anche un bambino capirebbe
i rischi derivanti da questa distorsione
che non può che produrre
mostruosità come
i bonus produzione ai medici con la più alta percentuale di
rifiuto copertura spese ai propri assicurati.
Visto che in Italia si sente sempre più parlare
di polizze copertura in caso malattia,
che lasciano il sottinteso che in caso
di necessità sarebbe
meglio rivolgersi ai privati, il rischio
dell'instaurarsi di uno stato di cose
dove esiste una sanità privata
accessibile a chi può, più affidabile, è dietro
l'angolo ed è tutto da scongiurare. Il film tocca di striscio
un altro tema scottante quando il "vecchio laburista fiero di
esserlo", ci ricorda che esistono due modi di controllare la gente,
farle avere paura e indebitarla; perchè la gente indebitata è demoralizzata
e ricattabile. Noi con il credito al
consumo siamo a buon punto. (ma quello
richiederebbe un film a parte).
A fine film Alida Guevara dice che più un paese produce ricchezza
più questa ricchezza dovrebbe essere utilizzata per far stare
meglio i propri abitanti. Se questa frase
ci sembra ancora banalmente logica facciamo ancora in tempo a salvarci.
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