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BiELLE Film
"Come Harry divenne un albero": una fiaba cinese in terra d'Irlanda


Titolo originale:
How Harry Became a Tree

Regia:
Goran Paskaljevic
Sceneggiatura:
G. Paskaljevic, Stephen Walsh, Christine Gentet
(dal racconto Lao Dan di Yang Zhengshung)
Fotografia:
Milan Spasic
Cast:
Colm Meaney, Adrian Dunbar, Cillian Murphy, Kerry Condon
Genere:
Grottesco
Durata: 100 minuti. Produzione: Irl/Ita/GB/Fra 2001
Distribuzione: Istituto Luce

L'odio è l'unica medicina possibile?
di Francesco Scarrone

Come Harry divenne un albero. Come, Harry divenne un albero? E’ stato per caso, una Kafkiana metamorfosi consumatasi nottetempo all’insaputa della sua stessa ignara vittima, oppure, studiata e sentita, pensata e partorita in giorni e giorni di meditabonda metabolizzazione della mutazione?

O ancora, è disegno divino o bilanciamento universale di forze contrapposte?

Per dare una compiuta risposta a questa domanda, bisogna forse partire da un passo indietro all’impronta della storia: cioè dalla storia stessa. Dal suo regista, dagli sceneggiatori, e ancor prima, dal suo autore: Yang Zhengguang.

Il fiabesco adattamento di una novella cinese alla più fiabesca delle terre europee, l’Irlanda, non può comunque ignorare una fila chilometrica di molliche di pane che menano sin laddove dimora, d’estremo oriente, una filosofia antichissima e millenaria: il Tao. Quell’abbraccio di bianco e di nero, puntinato di nero e di bianco, che individua il mondo, e l’universo tutto, come una contemperazione bilanciata di opposti elementi. Il bene e il male, tanto per intenderci, l’odio e l’amore.

Il fuoco, si alimenta della stessa fiamma che lo consuma. Così è Harry, che dopo la perdita prematura del figlio primogenito e della moglie, trova la propria ragione di sopravvivere, nell’edificarsi e combattere un nemico. Unica fiamma, che l’alimenta e lo consuma. Il fato poi, supponendo ci sia un fato, o forse, più ancora, una ragione ordinatrice, che non già alle bizzarrie della sua natura, ma ad un perfetto equilibrarsi di cose, persone ed eventi, rende conto della propria opera, fa il resto: ponendo, sulle braccia tese del bilancere, i destini di tutti. Fino a condurre alla morte, di George l’odiato nemico. Ma che ne può essere del bene senza il male, dell’odio, senza l’amore, della luce senza il buio: cosa rimane da fare, se il tuo nemico muore, se diventa terra, concime, nutrimento? Non resta che vivere, farsi radice, ramo, pianta.

Fu così, che Harry divenne un albero.

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Ultimo aggiornamento: 8-03-2007
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