Titolo
Originale: Direktøren for det hele
Regia: Lars von Trier
Cast: Jens Albinus, Peter Gantzler, Fridrik
Thor Fridriksson, Benedikt Erlingsson, Iben Hiejle,
Henrik Prip, Mia Lyhne, Casper Christensen, Jean-Marc
Barr, Louise Mieritz
Genere: Commedia
Durata: 99 minuti. Produzione:
Danimarca, Svezia 2006.
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Il
boss di un'azienda ingaggia un attore disoccupato per fargli
prendere il suo posto
di
Alfredo Ranavolo
Prima di concludere la sua trilogia
americana (quella di Dogville e Manderlay per intenderci),
Lars Von Trier aveva bisogno di una “pausa di leggerezza”.
E così ecco Il grande capo, prima
vera incursione nella commedia del creatore (e più
grande traditore) del “Dogma”.
Una commedia a modo suo, ovviamente, che non tradisce gli
stilemi del cinema del regista danese. I soggiorni americani
non gli hanno lasciato addosso, insomma, alcuna traccia hollywoodiana.
Il presupposto e la storia intera sono molto teatrali: attore
di teatro è, infatti, Kristoffer (Jens Albinus), al
quale si rivolge Ravn (Peter Gantzler) per fargli interpretare
il ruolo di “grande capo” di un’azienda
informatica. Il perché è presto spiegato: il
capo non esiste. Ravn, vero padre-padrone dell’azienda,
lo ha inventato solo per scaricare su di lui la responsabilità
delle scelte difficili, per farne il catalizzatore di ogni
acrimonia da parte dei dipendenti. Perché lui, che
mal sopporta di non essere benvoluto, rischierebbe di cedere
di fronte a qualunque critica.
Ma ora c’è qualcuno che quel fantomatico capo
vuole proprio vederlo. Si tratta di Finnur, improbabile macchietta
islandese, in procinto di rilevare la società. È
questa l’ultima mossa sporca che Ravn vuole attribuire
al grande capo. Ma le cose si complicano leggermente rispetto
a quanto aveva previsto e Kristoffer sarà costretto
a interpretare il suo ruolo non solo davanti al futuro proprietario,
ma anche con tutti i dipendenti.
L’attore, dopo qualche difficoltà iniziale vi
si cala, per comprendere a poco a poco che si trattava di
una trappola. Per lui come per loro. Il susseguirsi di capovolgimenti
del finale è ancora proprio del teatro, tanto caro
al protagonista il cui idolo è l’immaginario
drammaturgo Gambini. Nome da non sottovalutare per il concludersi
della vicenda.
«In questo film non c’è bisogno di riflettere:
è una commedia. E come tale è innocua».
Con questo viatico di Lars Von Trier, il carismatico leader
di Dogma 95 inizia Il grande capo. «Non è importante
che in una commedia si rida molto, solo un po’: ma conta
la trama, la struttura» aggiunge nei contenuti speciali.
Gli esiti sono a tratti esilaranti. Decisamente inattesi.
Un capo comico o un capocomico? I movimenti di macchina sono
casuali gestiti dal computer. Non per tutti. Ma il film è
geniale.
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