Un
un mondo meraviglioso che aspetta soltanto
di essere vissuto
di
Alfredo
Ranavolo
Piccoli
maghi crescono. E cominciano ad affrontare
la vita. È quello che succede a
Rupert Grint, finora conosciuto solo come
Ron, l’amico di Harry Potter. E
che ora, invece, diventa protagonista
di In viaggio con Evie delicata commedia
inglese che racconta di Ben, un adolescente
timido e impacciato, soffocato da una
madre bigotta quanto ipocrita, che riempie
la testa del figlio di “parola di
Dio” e poi lo fa andare in giro
in macchina senza patente, mentre lei
sosta dall’amante.
Da qui il sottotitolo “Driving lessons”,
ma le lezioni che Ben prende cominciando
a lavorare per Evie (interpretata da un’invecchiata
Julie Walters), sono soprattutto di vita.
Attraverso questa attempata e scorbutica
attrice cui comincia a fare da assistente
scopre la capacità di trasgredire,
humus fondamentale sul quale crescere.
Come sia possibile disobbedire alla madre,
dire parolacce senza sentirsi mortalmente
in colpa, avere le prime esperienze sessuali
(non con la sua datrice di lavoro, ma
con una intraprendente ragazza di Edimburgo).
Ovviamente quel che sta accadendo a suo
figlio non può piacere alla madre,
che tenta di rinchiuderlo ancora nella
sua visione oscurantista delle cose e
della vita. Complice un padre, sacerdote
anglicano, sottomesso e che vede la sua
unica via di fuga da una mediocre realtà
nello studio degli uccelli.
In viaggio con Evie sfrutta un clichè
molto caro alla commedia in generale e
a quella inglese in particolare. Lo fa
con garbo e gusto, senza rinunciare a
una piccola dose di “pedagogismo”,
dispensata senza eccessi. Buon esordio
alla regia per lo sceneggiatore Jeremy
Brock.
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